Inspiration Point. Quando l’ispirazione prende il volo Riflessioni personali e semiserie su frammenti di genesi scrittoria

di luciaguida

Le belle idee cui dare  forma narrativa ti arrivano quando meno te l’aspetti e se non le afferri prontamente ti abbandonano con altrettanta velocità. Come dire passato il treno, sprecata un’occasione. Per un’aspirante scrittrice part-time come me a volte è difficile anche mettere nero su bianco pensieri e spunti sul moleskine. Una volta mi è capitato di pensare a come sciogliere un nodo narrativo che mi impediva di progredire nella stesura di un racconto mentre guidavo in autostrada con i miei figli alla volta di Roma, in visita a persone care. Impossibile fermarmi su un cavalcavia a strapiombo su un viadotto lunghissimo senza piazzole di sosta. Provare, una volta giunta alla meta, a riprendere le fila del discorso non è stato semplice.  Altro sarebbe stato se avessi avuto a portata di mano il mio pc nel confortevole bozzolo di un luogo familiare e protetto. A parlare semplicisticamente rinunciare a uno spunto ispirativo è un po’ come fare la spesa cercando di tenere a mente quello che devi comprare: non sempre il risultato finale è quello che ti aspettavi. Una volta terminato di stilare la lista della spesa se pure dovesse capitarti di lasciarla  a casa da qualche parte ( come a me immancabilmente accade! ) la tua mente ha comunque messo in moto dei meccanismi cerebrali tali da permetterti, una volta nel supermercato, di ricordarne senza sforzo almeno l’80%. Ben altra cosa se, invece, hai pensato di affidarti completamente alle tue capacità mnemoniche: finirai inesorabilmente per acquistare, se ti va bene, un terzo di ciò che ti occorre, dirottando le tue energie su un’infinità di cose di cui potresti tranquillamente fare a meno.

” Se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé. “ E’ uno degli aforismi pluricitati di Virginia Woolf e mi sento di condividerlo in toto. Perché a mio avviso rispecchia allora come oggi quella che è la situazione di molte di noi. Per me scrivere richiede serenità mentale, una dose generosa di tempo a disposizione, la libertà di gestire quest’attività lontana da affanni contingenti come la preparazione del pranzo, l’accompagno di un figlio in palestra o la relazione commissionata dal capo che hai portato con te a casa per terminarla e consegnarla a lui in tempo. Ma quanti scrittori, aspiranti o veterani del campo, possono vantare di possedere una tale ampiezza di manovra? Pochissimi, certamente i più affermati; quelli che hanno avuto la possibilità di trasformare un passatempo rubato alle incombenze routinarie in un mestiere legittimato e consacrato dal favore dei lettori.

La mia unica consolazione, autentica e realmente sentita, alla comparsa di contrattempi simili a quello su citato, è che uno scrittore-lavoratore possieda, forse, maggiori chance di mantenersi con i piedi per terra. Può tastare con maggiore obiettività il polso della situazione e provare ad affabulare il suo pubblico con maggior verosimiglianza.

A patto, naturalmente, di concepire la scrittura come ciò che io chiamo “riflesso” della realtà più compiuta. Una dimensione in certo qual senso attendibile, arricchita tuttavia dal tuo miglior estro creativo. Una sfumatura di colore sui generis su una stoffa di sostanza, tessuta con un filo apparentemente  sottilissimo ma in realtà di ottima tenuta.

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