Messages in a Bottle – Messaggi in bottiglia

di luciaguida

“ Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E’ scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque,  e tagliavano come lame. “

A. Baricco, “ Oceano Mare ”

Si scrive sempre per una qualche ragione. Per mero “compiacimento del proprio ego” (cit.) o, all’opposto, per comunicare messaggi di varia tipologia, a livelli di partecipazione diversi dettati dalla mission (se è presente! ) dell’autore. Per la valenza terapeutica spesso contenuta nel mettere nero su bianco idee e situazioni ma anche per l’esigenza di condividere con altri stati d’animo, pensieri, riflessioni sulla vita sperando di poter raggiungere lo strato più profondo della sensibilità del lettore. Una sorta di atto estremo di egoismo o di pura generosità, a seconda della prospettiva da cui lo scrittore si pone attingendo dalla propria versatilità.

Per me è soprattutto la possibilità di provare a parlare di uomini e donne cogliendoli nella loro interiorità. Con un’attenzione particolare per una prospettiva au feminin, dovuta, forse, al fatto di trattare con maggior consapevolezza argomenti conosciuti.

Ci sono poi ragioni  inespresse, e cioè motivazioni più o meno consapevoli, che provengono dal vissuto e da tutto ciò che chi scrive ha avuto possibilità di esperienziare nell’immediato e nel tempo. Come ho già sostenuto, non credete mai  a un autore che vi racconti di aver concepito un’opera di pura fantasia. L’autobiografico c’è sempre, volenti o nolenti, costituendo il sostrato da cui partire prima di prendere il volo. Un aggancio realistico indispensabile, a mo’ di trampolino di lancio, per proseguire con scioltezza  e autonomia maggiori nell’intreccio narrativo.

Per il I Concorso Letterario “Donne che fanno testo” bandito dal Messaggero ho deciso di scrivere un racconto breve intitolato “Il mare dalla finestra” in cui le mie riflessioni scrittorie si fondono con idee, voci, immagini attinte dal quotidiano altrui e proprio, partendo dall’incipit proposto dalla giuria. Delinenando un’immagine femminile pronta a spezzare le catene prendendo le distanze da una storia affettivo-sentimentale insoddisfacente per riappropriarsi della sua vita con fragilità e insieme determinazione come spesso può accadere. Con una rinata consapevolezza personale a cui il destino ha deciso di dare una mano.

http://www.donnechefannotesto.it/pdf/Il%20mare%20dalla%20finestra%20.doc%20finale.pdf

“Viaggio in Jugoslavia. Zagabria: giovane donna in costume da bagno seduta su una delle terrazze che costeggiano gli argini del fiume Sava”, F. Patellani

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