Mestiere o passione?

di luciaguida

Postare a ritmi regolari non fa per tutti quelli che come me  possono a oggi considerare la scrittura soltanto un piacevolissimo passatempo, un arricchimento della propria vita, una sottile soddisfazione ma non il perno dell’universo intero. Chi mi conosce sa che la mia non è una posa ma un’effettiva necessità. E che fissare su un foglio di word i miei voli di fantasia è davvero una fatica immane, a cominciare dal reperire spazi e tempi idonei che non vadano a intaccare i miei mestieri di madre e docente. Forse è per questa ragione che ho lasciato che questa mia passione antica finisse nel dimenticatoio per moltissimo tempo, soffocata da esigenze più contingenti e immediate. Ma non è servito, perché come il fuoco che cova silenzioso sotto la cenere, il gran piacere dello scrivere è riaffiorato non appena la vita mi ha permesso di guardare con maggiore indulgenza alla vera me stessa, bisogni scrittori compresi.

Ieri sera ho terminato la stesura di una cosa un po’ più complessa di una silloge di racconti. E’ un romanzo che ora dovrò sottoporre a una paziente opera di labor limae prima di mandarlo per le vie del mondo e provare a pubblicarlo. Per una impatiens cronica come me la fatica in questo frangente è stata doppia. Da una parte  pensare a scrivere qualcosa che potesse interessare potenziali lettori nel mare magnum delle pubblicazioni di autori esordienti e/o emergenti; dall’altra la possibilità di intravvedere sempre a breve la parola “fine” in tutto quello che faccio. Una mera utopia, lo ammetto, e uno spigolo del mio carattere difficile da smussare. La vita mi ha insegnato che ci sono attimi dalla durata eterna e periodi lunghissimi bruciati nel breve interludio di un battito di ciglia. Il difficile sta nel ricordarsene al momento giusto cercando di tradurre la teoria in pratica reale.

La mia proposta di oggi per voi è una poesia scritta nel 2008 da vedere con semplicità come una finestra sulle sfumature e sulle pieghe nascoste del mio sentire

Buona lettura e a presto

 

Quaderno dell’anima

 

Se un giorno decidessi

di fermare

i miei pensieri peregrini

sceglierei un quaderno

piccolo, compìto, sottile.

Un quaderno discreto

per dare voce ai miei sogni,

del giusto formato

e nulla più.

Da conservare

sotto il cuscino

e da sfogliare spesso.

Lo riempirei di odori

e di profumi,

di colori  dalle mille

e più bizzarre

sfumature,

in un crescendo di sensazioni

visive, olfattive,

tattili.

Gli darei il gusto

forte e deciso

della speranza,

gridata a piena voce,

ma anche sussurrata

sommessamente

e poi

silenziosamente

taciuta.

Ma non per tema

di mostrarla, anzi:

per mantenerne sempre

impronta durevole

nel mio cuore,

serbandola

come

in un prezioso

tabernacolo.

E poi affiderei

la mia anima alla

brezza leggera

primaverile.

La mia anima

e i suoi guizzi infiniti,

pagine svolazzanti

di un piccolo quaderno

affidato a un soffio di vento

dispettoso, scherzoso,

in un giorno di marzo.

Odoroso di sole pioggia e nuvole

e alla fine

trionfo

di arcobaleno cristallino.

Lucia Guida

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photo by Jeannette Woitzik

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