La collana di conchiglie

di luciaguida

“La collana di conchiglie” è il secondo e ultimo racconto parte, con “Un mercoledì perfetto”, del volume di A.A.V.V Il cuore delle donne, a cura di RosaAnna Pironti presentato nel mio precedente post. Racconta a voce alta i pensieri di Maria e le azioni di Romina, la sua nipotina, còlti sommessamente in un’afosa giornata estiva trascorsa in riva al mare. Entrambe le protagoniste sono impegnate a infilare gesti e riflessioni come, appunto, conchiglie assemblate con cura certosina da mani bambine in un gioco senza tempo. In quest’ottica pacata tutto, anche il più piccolo particolare, assume un senso  certo, per alcuni versi rassicurante anche se mai rinunciatario.

Buona lettura

La collana di conchiglie

Era un ciottolo di mare color ambra lambito senza sosta e con dolcezza dall’acqua cristallina di quel mare senza età. La bimba smise di dondolare il secchiello arancio posandolo sulla sabbia umida della battigia e si chinò a raccoglierlo. Venato d’iridescente com’era a lei sembrava quasi magico. Il sasso fu scelto finendo  assieme a conchiglie di varia dimensione e foggia, rametti di legno contorti e bizzarri, fili d’alga avvolti da un velo di sabbia e acqua marina in quell’accogliente scrigno ambulante. Un ricco bottino di cui andare fiera una volta a casa, a testimonianza di una giornata proficua tra la brezza fresca e salmastra e ombrelloni azzurri sventolanti e ombrosi.

Maria sollevò lo sguardo dal libro seguendo indulgente le gesta della bimba concentrata in quel lavoro certosino.

“ Amare un nipote è amare un figlio proprio “ si disse. Quella piccola, figlia di sua sorella, arrivata d’ottobre dopo un parto difficile tra mille ansie, aveva da sempre avuto un posto speciale nel suo cuore. Manifestato con le tante piccole attenzioni con cui amava circondarla: un gioco, un libro a colori, una collanina acquistati per lei accanto al necessario per i propri ragazzi. Sospirò sommessamente. I suoi figli erano al momento lontani, in vacanza con il loro padre muniti di tutto, anche del superfluo. Consegnati a lui con un sorriso e con rigoroso senso del dovere come le toccava, ma anche con segreto rimpianto. Due settimane in cui la loro casa versava in un silenzio e un ordine innaturali non aspettando altro che di rivestirsi con il giubbino di Marta insolentemente gettato per traverso sullo schienale del divano in sala o i Topolino di Matteo disseminati dappertutto a marcare il territorio.

Quell’anno aveva avuto, durante la loro assenza, il privilegio di potersi occupare di Romina. Aveva costruito con lei castelli di sabbia abbelliti con tutto ciò che le onde avevano deciso di riportare a riva, secondo uno schema tramandato di generazione in generazione da sua madre a lei e a sua sorella, ai suoi ragazzi ed infine a quello scricciolo biondo e vivace di cinque anni. Ritrovando il gusto di narrare storie di bimbe dal nome stranamente assonante a quello della piccola tiranna, sdraiata con lei sul lettone, occhi semichiusi e capelli morbidi dall’odore di piume, prossima al sonno e decisa a sfuggirlo in ogni modo in una lotta vana dall’esito certo che culminava immancabilmente in un respiro rapido e regolare nella penombra accogliente della stanza. Erano state giornate trascorse ideando giochi nuovi per soddisfare la vanità di quella donnina attraverso monili di conchiglie infilate una ad una o di pratoline tenute insieme da sottili fili d’erba raccolte con dovizia ed entusiasmo nel parco e poi disposte ordinatamente su una panchina per poter essere intrecciate.

Erano, quelli, momenti in cui il trillo del cellulare perdeva d’importanza diventando ricordo di una quotidianità sospesa nel tempo; ricomparendo, però, in serata per riannodare i contatti con i suoi figli, impegnati in giorni di vacanza vissuti con entusiasmo in un’estate ormai agli sgoccioli che di lì a poco avrebbe ceduto il passo alla scuola, a risvegli frettolosi, al calcio ed alle lezioni di danza, a cento altri impegni programmati e altrettanti  gioie, crucci, soddisfazioni, frustrazioni  di adolescenti in crescita.

Ripensò fugacemente al periodo in cui entrambi i suoi figli, immersi nel liquido amniotico del suo grembo, avevano rappresentato per lei e per il loro padre un infinito mondo di progettualità futura, i loro guizzi di pensiero accompagnati dai movimenti lenti e regolari di quegli esserini felici di nuotare in un acquario confortevole e tiepido. C’era stato un tempo recente in cui aveva desiderato, accanto a un altro uomo di cui si era inaspettatamente innamorata, di mettere nuovamente in cantiere un’altra piccola vita. Ma il miracolo non si era compiuto. Col senno di poi era arrivata a ringraziare il destino per non averle permesso di concretizzare quel tenerissimo sogno. Chiuse gli occhi per il riverbero del sole. Ogni volta che riandava a quello che avrebbe potuto essere e che tuttavia non era stato si sentiva come una farfalla stanca di volare consapevole del lungo cammino che l’aspetta ancora.

Una manina gentile ma decisa la riportò alla realtà tirando un lembo di ciniglia azzurra del suo telo.
“ La collana, zia “.

“ Dopo pranzo, amore mio” le promise, chiudendo gli occhi al sole.

Il patio era un’oasi di frescura nel pomeriggio assolato. Di spalle alla brezza che soffiava dalla collina sul frinire delle cicale, Maria cominciò la sua opera di infilatura, costantemente monitorata dalla nipote che si trastullava con i suoi gingilli pulendoli con cura e sistemandoli per terra uno dopo l’altro come bravi soldati pronti per essere ispezionati. Una conchiglia bianca, una rigata, una bluastra; media, piccola, grande. “Questa è da scartare, non è forata a sufficienza”, le suggerì, rendendole meccanicamente quello che la bimba si era invece affrettata a porgerle.

Romina si fermò, incerta. Non sapeva come rimediare a quell’intoppo imprevisto. Ma fu solo un istante.  Con prontezza affiancò il ciottolo ambra e iridescente del mattino al guscio di madreperla scartato e tutto, finalmente, ebbe nuovamente un senso.

“Stanno bene insieme”, annunciò felice.

Poi continuò, serissima e coscienziosa, a catalogare le sue gioie.  *

Lucia Guida

* “La collana di conchiglie” in A.A.V.V., 2012, Il cuore delle donne, raccolta di racconti di autori vari a cura di RosaAnna Pironti Editore – Stampa Lulu.com 

“Bucket Brigade children on the beach” by Kay Crain

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