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Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Categoria: presentazione libro

La parola al recensore: ‘Romanzo Popolare’ visto attraverso gli occhi di Antonio Fresa per ‘Mentinfuga’

Cari amici, vi propongo stasera la recensione del mio ‘Romanzo’ fatta da Antonio Fresa per il periodico online dell’Associazione Culturale Mentinfuga.

Una prospettiva chiara e accurata verso cui guardare alla mia storia di provincia e alle vicende personali di gente comune ma non ordinaria.

Buona lettura

A presto

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ph. credits: foto di Luciano Onza

Romanzo Popolare: Lucia Guida

L’ultimo romanzo di Lucia Guida è ambientato a Pescara e racconta la storia di due famiglie che incrociano il proprio destino. Due donne che stringono una vera e duratura amicizia. Famiglia, amore, odio e violenza sono alcuni degli ingredienti che la scrittrice miscela con sicurezza in un romanzo dalla solida struttura.

Piccola premessa: come un’introduzione

Non si pretende qui di illustrare ai nostri lettori tutte le vicissitudini che la “forma romanzo” ha incontrato negli ultimi decenni. La smania sperimentale, e anche una sorta di spirito dell’epoca, avevano portato anche a parlare di morte del romanzo.
Con quell’espressione, ben evidentemente applicata a tanti linguaggi diversi, non s’intendeva evocare una profezia sulla scomparsa del romanzo.
Si voleva, piuttosto, segnalare la continua trasformazione di modi e forme che non consentivano più, con la forza di un canone, di assegnare o sottrarre valore alle opere proposte.
Sperimentazioni formali, linguistiche e anche più azzardate hanno permesso, invece, almeno ai lettori più affezionati, una selezione sempre più netta fra quello che amavano e quello che li lasciava poco convinti.
Insomma, il romanzo non è morto e sembra, anzi, avere buona salute ancora oggi.

Citazione 1
Visibilmente era la stessa di sempre. La sua infedeltà coniugale non aveva scalfito la sua affettuosità né la sua disponibilità di madre.
Sarebbe stata lei l’unica a fare i conti con un’unione che non la soddisfaceva più ma che non se la sentiva di infrangere. Sarebbe stata una donna a metà.
Una donna a un bivio imboccato a fronte alta e senza nessun ripensamento.
Salvezza e morte assieme, soltanto il tempo avrebbe potuto stabilirlo.

Il romanzo di Lucia Guida si presenta, data la breve premessa, quanto mai interessante e, mi si passi il termine, godibile per la volontà di ridare forza e spessore a unanarrazione rigorosa e ben strutturata.
Prima ancora di passare ad analizzare la vicenda, ci piace sottolineare la qualità dell’ambientazione e la descrizione dei personaggi.
C’è solidità nella scrittura di Lucia Guida che, lungi dal cadere nel formalismo, non impedisce il fluire di sensazioni e sentimenti che la vicenda induce.
La scrittrice sembra, infatti, aver trovato un equilibrio davvero notevole fra l’indignazione e il dolore che la vicenda suscita, e lo sforzo di onestà – si direbbe davvero sofferto date le tematiche trattate – nel presentare i diversi personaggi che si alternano sulla scena.

Citazione 2
Con l’ultimo briciolo di forza che le restava, Maria aveva tirato a sé una seggiola di legno dal fondo compatto, cercando di indirizzarvi il peso morto di un uomo che si dimostrava incapace di fare altro se non stringere a sé due bottiglie di Montepulciano. La sedia aveva scricchiolato ma era riuscita sostenere il peso che vi si era accasciato sopra senza parole, gli occhi socchiusi privi di espressione.
Maria aveva tamponato le gocce di sudore che le rigavano il viso disfatto con un fazzoletto tratto da una tasca del grembiule da cucina.
Matteo si era diretto verso la sua stanza con passo silenzioso.

I nostri lettori più affezionati sanno che il nostro tentativo è sempre quello di offrire tutti gli elementi utili a formarsi un’idea del testo che vanno a incontrare, senza però dissolvere la sorpresa e la scoperta.
Ci limitiamo, quindi, a una ricognizione generale che non intende avere pretese di completezza.
Lo spessore, la ricchezza e la complessità dei personaggi creati da Lucia Guida richiedono, infatti, una più attenta e partecipata lettura.

Palazzine e palazzi, cortili e strade: una cittadina come tante. In questo caso Pescara, nel 1965.
Le une sulle altre si alternano le luci della cucina e quelle delle altre stanze.
Le famiglie vivono la loro vita; le famiglie sembrano somigliarsi in quelle strade animate da poco.
Il lavoro, la scuola per i figli e tante donne, divise fra le esigenze della casa e la volontà di contribuire alla magra economia domestica.
Sollevando appena la testa, le luci che si avventurano verso la strada o nel cortile fanno presagire che tutto vada bene e che tutto andrà bene.
La famiglia Terenzi e la famiglia De Carlo potrebbero anche diventare amiche, scambiarsi qualche cortesia.
In fondo Teresa De Carlo si è trasferita da poco a Pescara per raggiungere suo marito e stabilirsi lì anche con i due figli: Lidia e Giacomo.
Le farebbe piacere stabilire qualche contatto, coltivare qualche rapporto.
Maria Terenzi è la madre di Matteo ed è sposata con Michele.
I personaggi ci vengono incontro e ci fanno conoscere le loro prerogative.
Solidale e capace di resistere alle difficoltà della vita, pieno di un reciproco rispetto, il rapporto che si struttura fra Maria e Teresa sembra la nota più positiva dell’intera storia.

Citazione 3
Ciò che Giselda desiderava era scomparire alla vista di chicchessia. Se avesse potuto, si sarebbe trasformata in aria dall’odore salmastro, come quella respirata in riva al mare da bambina, in un tempo che le sembrò troppo lontano. Aveva voglia di pace e di pulizia. Di tranquillità. Desiderava, forse, qualcosa che per lei non c’era. Non voleva che il suo citiletto, già così presente con i suoi guizzi impalpabili, ne avesse a soffrire in modo prematuro.

Potrebbe sembrare tutto semplice. Queste donne (Maria e Teresa), e altre che incontreremo (Giselda), nascondono, invece, segreti dolorosi e tragedie devastanti.
Hanno appreso da sempre a dissimulare, a celare, a rappresentare una serenità che non c’è.
La minaccia, sotto forma di un tradimento coniugale o di un’indicibile violenza domestica a causa di un marito alcolista, è continua e lo sforzo di controllare la situazione assume tratti che somigliano a un martirio.
Maria sopporta le violenze del marito e cerca di tenere il figlio Matteo al riparo dalla brutalità paterna.
Matteo cresce in una situazione che non gli consentirà di stabilire legami affettivi e scoprirà troppo tardi il suo bisogno d’amore e di stabilità.
La morte tornerà più volte a sconvolgere l’esistenza di queste donne che, in realtà, chiedevano amore, comprensione e affetto ed hanno, invece, incontrato uomini che hanno negato anche le loro emozioni.
La rinuncia all’amore, la violenza subita, l’abbandono nel momento più duro, una sorda cattiveria che si fa accanimento: tante tappe di un cordoglio che si stempera appena nella condivisione dell’amarezza del proprio destino.
Altra epoca? Altra Italia? Al centro, sempre, la difficile opera delle donne che chiedono di poter determinare la propria esistenza.

Citazione 4
Volte e volte in cui mi sono ritrovata per terra, ammaccata e dolorante, perché lui mi aveva fatto perdere i sensi. Alla fine non ce l’ho fatta più e ho deciso di dargli anch’io una lezione. Una di quelle che si ricordano finché campi.
 Una sera l’ho aspettato nella penombra di casa che rientrava, ciucco come al solito. In un angolo c’ero io. Non ho dovuto penare troppo per fargli perdere l’equilibrio. Prima di chiudere gli occhi l’ho visto stupirsi scoprendo l’espressione del mio viso. Ero seria e determinata. L’ho fatto per Matteo.
Per liberarlo. Ma non è bastato. O forse è stato troppo. La vita è una ruota che gira e Matteo di cattiverie ne ha avute per tutti.
Antonio Fresa, 24 aprile 2016

Lucia Guida
Romanzo Popolare
Amarganta, 2016
Pagine 174, € 12,50

 

L’articolo originale lo trovate qui

 

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ph. credits: larchivio.org

 

Presentazioni: Carmine Monaco intervista Lucia Guida sulle pagine di LiberArti Social Reader Writer Artist

Cari amici, la mia proposta di lettura per voi di oggi è la bella intervista realizzata da Carmine Monaco, critico letterario, scrittore e fondatore del sito LiberArti Social Reader Writer Artist, pagina culturale per cui da circa tre anni collaboro come autrice, per presentare il mio ‘Romanzo Popolare’.
Un modo per conoscere meglio me, il mio libro e Pescara, la città che a oggi mi ospita, degnamente ritratta dal fotografo freelance Guerino Di Francesco.

A presto

Lucia

 

Trabocco pescarese

foto di Guerino Di Francesco

Romanzo Popolare – Lucia Guida

di Carmine Monaco

 

In “Romanzo popolare”, il primo impatto emotivo avviene sbirciando da lontano Paolo e Teresa, una coppia di amanti clandestini il cui amore sta per finire, per volontà della donna. Che peso ha l’amore nella tua narrazione e perché hai scelto di raccontarlo?

Quello che io chiamo  Amore dsostanza  ha grande risalto nelle cose che scrivo, tanto da averne fatto una sorta di fil rouge sin dalla mia prima pubblicazione, una silloge di racconti intitolata ‘Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile’, aver segnato le scelte di vita della protagonista del mio romanzo d’esordio, ‘La casa dal pergolato di glicine’ ed essere arrivati alla narrazione di tipi di amore diversi intravisti come facce della stessa medaglia in ‘Romanzo popolare’.  E’ stato oggetto di molte mie riflessioni, estrinsecate poi in tante delle cose che ho nel frattempo elaborato. Un sentimento importante capace di segnare l’esistenza di chi l’ha provato, nel bene e nel male. Probabilmente occuparmene così tanto mi è servito per mettere a punto con maggior consapevolezza la mia personale idea su questo sentimento, oggi forse più disincantata di un tempo, certamente più realistica. Un tipo di amore forte, potente, in grado di rivoluzionare l’esistenza di un individuo anche se soggetto a leggi umane. Una tra tante quella della tempistica: non c’è amore che tenga a fronte di un approccio cronologico sbagliato, di una sincronia che non riesce a crearsi per un incontro d’anime se il momento non è quello giusto per entrambi.

Teresa è una donna decisa e determinata, non agisce per timore del giudizio della gente ma perché sa assumersi il peso delle sue responsabilità, soprattutto quelle familiari. Ritieni sia questo il profilo caratteriale più comune tra le donne di oggi?

Indubbiamente la decisione di Teresa di mettere fine alla sua relazione extraconiugale, tornando nei ranghi di moglie in un ménage familiare tradizionale, risente appieno dei tempi in cui ho collocato l’inizio della mia storia. Siamo negli anni sessanta, sterzare per cambiare radicalmente vita rivendicando maggiore considerazione per le proprie esigenze di donna non è ancora alla portata di tutte. Certamente non delle donne che non godono di piena autonomia, anche intesa come indipendenza economica. Probabilmente oggi c’è in teoria più ampiezza di manovra. Nell’attimo in cui una donna realizza di essere impastoiata in un rapporto affettivo-sentimentale o in una relazione amorosa che stentano a crescere ha maggiori possibilità di esigere il ‘diritto a essere felice’ rispetto al passato, anche a costo di assumersi, in virtù di un potere decisionale più concreto, la responsabilità di ‘tirare la carretta’ da sola, senza cioè appoggiarsi a una figura maschile di riferimento com’era una volta. Che poi non lo faccia, accontentandosi, magari, di scelte di comodo, istituzionalizzate e quindi accettate socialmente a occhi chiusi, è un altro discorso: checché se ne dica, una separazione o un divorzio non sempre rappresentano una garanzia in tal senso.  Il cammino verso la riconquista di un’autonomia anche affettiva oggigiorno è assai spesso in salita. Prova ne siano i tanti episodi di femminicidio o di violenza di genere che popolano la cronaca odierna.

Nel tuo romanzo è molto rilevante la quotidianità delle donne, la dimensione del loro impegno e la loro importanza nella vita delle persone che stanno loro intorno, e questo vale anche per Teresa. Quanta parte dei tuoi convincimenti personali ritroviamo nel romanzo?

La società italiana è ancora molto imperniata sulla figura femminile come elemento portante anche se fa talvolta fatica a riconoscerlo effettivamente come tale. In questo siamo piuttosto legati a schemi culturali tramandati di generazione in generazione che fanno leva su quelle che tu in precedenza hai chiamato ‘responsabilità’. Sono le donne a farsi spesso avanti accollandosi carichi che potrebbero con tranquillità delegare o, meglio, condividere paritariamente con il proprio compagno. Uno tra tanti? L’educazione dei figli che è ancora in maniera preponderante appannaggio femminile, in famiglia come a scuola. E qui parlo da madre e da docente anche in base alla mia esperienza. E’ una cosa bella? Probabilmente no, non completamente. Certamente anche questa scelta è influenzata da stereotipi e tipizzazioni talmente radicati nei tessuti sociali di appartenenza da sembrare quasi ‘naturali’. Capaci, però, di avvilire la creatività, l’estremo buonsenso e la velocità di pensiero propri di ogni donna.

La mia opinione è molto precisa a riguardo, appartenendo alla quarta generazione di donne lavoratrici della mia famiglia; credo nel potere di autoaffermazione femminile ma anche nella complementarietà dei ruoli, in una visione affettivo-relazionale tra uomo e donna sinergica che non sia mero frutto di strategie ma di una reale compartecipazione. In ‘Romanzo’ ho, però, cercato di calarmi nella prospettiva di Teresa e di Maria provando a immaginare a cosa entrambe pensassero, quali fossero le ragioni delle scelte intraprese. Personalmente ho un’idea della maternità costruttiva: una scelta fatta di chiarezza d’intenti e non soltanto un’occasione per rispondere al richiamo dell’orologio biologico che è un ciascuna. Oggi possiamo a pieno titolo decidere se diventare madri, portando avanti in maniera illuminata questa possibilità, se ce la siamo concessa. Non giudico, parimenti, chi questa occasione non ha voluto né potuto coglierla: madri si diventa, più che nascere. Io ne faccio più una questione di qualità che di mero genere di appartenenza.

Quando scrivi tendi ad essere neutrale rispetto alla narrazione, oppure finisci col parteggiare per uno o più dei tuoi personaggi e far fluire il loro punto di vista e i loro sentimenti, insieme ai fatti?

In ‘Romanzo Popolare’ ho cercato il più possibile di non essere di parte, di mantenere una prospettiva realmente empatica, probabilmente anche perché ‘Romanzo’ è il mio secondo lavoro, ha pochi agganci autobiografici e rappresenta, anche dal punto di vista scrittorio, la mia parte ‘cresciuta’. In genere, però, nella narrazione come nella vita reale, cerco di ‘assecondare’ i personaggi, facendoli esprimere come più loro vorrebbero. Per una questione di coerenza e coesione testuale ma anche perché ogni forzatura potrebbe costare cara. Parlando per immagini, mi piace prenderli per mano per seguirli laddove loro vogliono condurmi, senza pregiudizi di sorta.

Barca e reti da pesca, porto canale di Pescara

Nel tuo racconto assistiamo alla quotidianità asfissiante di una donna prigioniera di una situazione familiare pesante. Come avviene, in un romanzo simile, la fase della “documentazione”? Quali sono le tue fonti e il tuo materiale di riferimento?

Sono una buona osservatrice di quanto mi circonda, lo faccio sempre con molta attenzione e sono portata, per indole e per forma mentis, a ‘leggere tra le righe’ andando oltre l’apparenza. C’è anche da dire che la mia situazione lavorativa e il fatto di aver cambiato qualche volta in più luogo di residenza mi hanno permesso di avere sotto mano situazioni diversificate che ho conservato dentro di me per poterle al meglio descrivere qualora si fosse creata una possibilità narrativa ad hoc. Voglio, tuttavia, rassicurare i miei amici: sono gelosissima della mia e dell’altrui privacy, non sarei mai in grado di riportare cose, persone e situazioni facilmente identificabili.

L’ambientazione del tuo romanzo è a Pescara. Tu vivi a Pescara. Quindi hai seguito la regola aurea del parlare dei posti e delle cose che si conoscono bene. Vorrei chiederti di descriverci invece la tua Pescara “interiore”: quali sono i posti della tua città che per te hanno più importanza? Li hai descritti nel romanzo?

A dire il vero la mia è stata una scommessa fatta anche e soprattutto con me stessa; ho voluto parlare di un lato poco conosciuto, fatto di atmosfere sommesse, sottaciute, poco evidenti della città che mi ospita da circa trent’anni. Pescara mi ha ‘adottata’ e ‘cresciuta’ con grande disponibilità ma io sono comunque un’outsider, una figlia adottiva che può concedersi il lusso di girare in semianonimato dal momento che non è facilmente individuabile se non per questioni professionali e/o lavorative. La mia Pescara ‘interiore’ è la Pescara più antica e ricca di storia, quella del quartiere di Porta Nuova che ospita il nucleo più antico della città, reperti romani inclusi.  San Donato rappresenta la propaggine periferica di quest’ampia zona, un’area in cui ho deciso di restare nell’attimo in cui la mia vita si è maggiormente definita, così come a suo tempo qui avevo stabilito di vivere.

La storia di Teresa si proietta in (e viene influenzata da) tutte le altre storie narrate. Qual è il tuo rapporto di scrittrice con questo personaggio così forte e con tutti gli altri? Quali sono i personaggi di questo romanzo che ami di più e perché?

Teresa è una donna certamente arbitro del proprio destino. Resta con suo marito, un compagno di vita che è in grado di assicurare a lei e ai loro figli il meglio a cui loro possano aspirare, sacrificando la propria femminilità e rinunciando all’amore pur di non essere artefice del terremoto esistenziale delle sue due creature. Spinge Giacomo e Lidia a conquistarsi con dignità un posto nel mondo affidandosi a quella sorta di ‘livella’ sociale che all’epoca era costituita dalla scuola che garantiva a chiunque la possibilità di ottimizzare la propria esistenza grazie a un sistema meritocratico che funzionava. Provo molta tenerezza per Giselda: una donna-bambina, prigioniera della propria fragilità emotivo-sentimentale, che non riesce a sopravvivere se non all’ombra di una figura maschile, decidendo di immolare se stessa e il figlio che porta in grembo a un amore impossibile piuttosto che scommettere in un domani migliore, diverso anche se vissuto in solitudine. Lo stesso Matteo è il prodotto di scelte educative e affettive devastanti che non gli permettono di crescere e di evolversi in maniera matura, consapevole. Un figlio di donna amato e appoggiato sempre incondizionatamente da Maria, sua madre, principio e fine della sua rovina. Una figura emblematica, quest’ultima, facilmente rintracciabile anche ai giorni nostri in tutte quelle madri che hanno scientemente deciso di irreggimentare emotivamente i propri figli maschi, impedendo loro di crescere e di recidere il cordone ombelicale per vivere di esistenza propria.

 

Carmine Monaco per LiberArti – Social Reader Writer Artist, aprile 2016

Foto a corredo dell’articolo su LiberArti di Guerino Di Francesco e di delcampe.net

 

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Presentazioni d’autore: “Il gusto della vita” Luciana Ortu

Un anno di vita è un’occasione unica e irripetibile per mettere a punto ricette della tradizione sarda, riviste in un’ottica migliorativa e innovativa, ma soprattutto per metabolizzare il lutto per la perdita di una persona cara.
E’ quanto Laura, appassionata di archeologia nuragica, ottima cuoca e sposa novella cerca di fare, centellinando nel tempo e nel gusto sapori e odori familiari a cui è legata, ritmando le proprie giornate  attraverso la preparazione di manicaretti sfiziosi messi in opera con originalità, intraprendenza e morbidezza, col pensiero costantemente rivolto a suo padre, finito da poco.

La sua vita scorre lenta sul filo di dodici mesi, da gennaio a dicembre, scandita da episodi domestici e familiari solo all’apparenza banali; intrecciati, in realtà, in una trama robusta come quella che un tempo cresceva senza fretta sui telai delle nostre nonne, trasformando matasse di filo in metri di stoffa preziosa da utilizzare per evidenziare i momenti belli e meno belli della vita di una persona: un battesimo, una ricorrenza, un fidanzamento, un funerale.

Non c’è occasione che Laura e suo marito Josto si trovino impreparati a fronteggiare: da un invito a pranzo last minute all’ospitalità “forzata” e ingombrante di parenti vicinissimi al loro microcosmo coniugale. Lo fanno con impegno paritario, nell’azione e nei sentimenti, una sorta di fil rouge che pervade tutto il romanzo e che agisce da collante, testimoniando sulla bellissima storia d’amore e d’amicizia che è tra di loro.

Possiamo tranquillamente definire ‘Il gusto della vita’ come un romanzo di crescita: nei sentimenti, nella progressione esistenziale e, perché no?, nel gusto verso le cose semplici e appetitose concepite come una possibilità di salvezza in più per assaporare al meglio ( e, forse, con fatalità disincantata ma certamente esperita con sapienza ) anche i bocconi amari a cui, con puntualità, abbiamo necessità di tenere testa. Senza che questi ultimi diventino, però, sterili lotte contro i mulini a vento, ma costituiscano un’ottima occasione per affinare il nostro saper vivere, accettando di buon grado e con gratitudine anche ciò che è difficile da introiettare, ponendoci in un’ottica di progressione continua, lenta ma sistematica.
Luciana Ortu narra la sua storia utilizzando un linguaggio estremamente scorrevole ma ricercato e mai scontato, cercando di immedesimarsi al meglio nella filosofia esistenziale di Laura, protagonista e io narrante del romanzo che procede in maniera costante sul filo di una malinconia consapevole, venata da autoironia e senso delle cose, conferendo all’intreccio bagliori iridescenti simili a quelli che rendono cangiante, accrescendone la preziosità, la consistenza di una sciarpa di seta indiana.
‘Il gusto della vita’ è un’ottima opera di narrativa di esordio per la sua autrice, valorizzata con entusiasmo e coraggio da Amarganta Editrice, ce noeap rietina nata un anno fa che ha già al suo attivo svariate opere di genere letterario diverso.
Saporitissima appendice è, infine, quella rappresentata dalle ultime pagine del libro che contengono ricette sarde e italiane note e meno note, rivisitate con efficacia da Laura/Luciana, pronte per essere sperimentate in modo ottimale anche dal lettore.

 

L’autrice

Luciana Ortu è nata e vive in Sardegna. Adora leggere. Appassionata di archeologia, ama scoprire le storie della sua terra millenaria. Ha corretto le bozze e collaborato alle ricerche per un saggio dedicato ai Grandi Padri, i suoi avi Nuragici. La curiosità e la voglia di documentare di persona l’hanno portata a fornire materiale a una rivista archeologica nazionale. Finalista a concorsi letterari regionali e nazionali, ha diversi racconti pubblicati, su carta stampata e riviste online. Nel 2009 ha curato la pubblicazione della monografia sul pittore Piero Ligas, in occasione dei suoi quarant’anni di attività. A marzo 2013 il suo “Crocus Oniricus” è compreso in un’antologia curata dalla associazione Alba Scriptorum, nata per finanziare un Parco Letterario nel cuore della Sardegna. ‘Il gusto della vita’ è il suo primo romanzo ed è stato pubblicato a giugno 2015 per Amarganta Editrice.

 

Luciana Ortu, Il gusto della vita, ISBN: 9788899344078  € 12,00

 

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Presenting “Romanzo Popolare”, my second novel

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Centro Polivalente ‘Mons. G. Britti’, 27th February 2016 , Pescara, Italy

From left to right Daniela D’Alimonte, Lucia Guida, Umberto Braccili and Edmea Marzoli

(Photo by Luciano Onza)

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Rossella Circeo’s Pottery Studio, 12th March 2016, Pescara, Italy

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” Primo Vere ” Fair Trade Emporium in Pescara,  Italy, 19th March 2016

Ilaria Grasso and Lucia Guida talking about “Romanzo Popolare”

(Photo by Lucio Vitullo)

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“Caffè Letterario Notturno Sud” in Bologna, Italy, 9th April 2016

Angela Di Bartolo introducing Lucia Guida’s ‘Romanzo Popolare’

(photo by Daniela Biagini)

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Libreria Coop, S. Giovanni Teatino (Ch) 15th April 2016

Arianna Di Tomasso and Lucia Guida introducing  “Romanzo Popolare”

(photo by Erika Panichi, Libreria Coop bookseller)

 

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Salone del Libro 2016 , Turin – 14th May 2016

(ph. credits: Cristina Lattaro)

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‘Mercoledì d’Autore’, Gran Caffè Cigno, Chieti Scalo (Italy), 1st June 2016

with the authors Alessio Masciulli and Angela Iezzi and Luigi Di Leonardo, Mondadori Bookstore bookseller

( photo by Alessandra Zaccagnini)

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(shot by Cristian Palmieri)

FLA 2016 – XIV Edizione del Festival delle letterature dell’Adriatico, Pescara, 13th November 2016


Presenting my book with Arianna Di Tomasso, Premio Aurum and Settimo Senso International Film Festival Art Director and Creator

 

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‘Buone Feste con i libri’

Gran Caffè Cigno

Chieti Scalo, 21st December 2016

Lucia presenting herself

(photo by Alessio Masciulli)

 

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“UnLibroInUnQuartoDora”

Rosadonna Festival 2017

Pescara, Aurum, Sala Barbella

 

Presenting my novel with Gianni Totaro, poet

(photo by Flora Amelia Suàrez Càrdenas)

27th May 2017

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‘Presentazioni fuori dal coro’
Palazzo del mare in Roseto degli Abruzzi (Te)
Lucia Guida with Gianni Totaro, poet
15th October 2017

(Evila Rosa Tovar photographer)

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‘Poeti e Scrittori d’Abruzzo’

Circolo Aternino in Pescara, 19th October 2017
Lucia presenting ‘Romanzo Popolare’ by L. Guida

 

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Festival dello Scrittore, Tolè (Bo)
15th July 2018

with Cristina Orlandi

(Katia Brentani photographer)

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Abruzzo Book Festival, Castellalto (TE)

21st  July  2018

with Luisa Ferretti

(Ph. credit: Abruzzo Book Festival)

 

 

” (…) for one writes only half  the book; the other half is with the reader (…)”

‘Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore.’
Letter to Cunninghame Graham (1897), Joseph Conrad

Presentazioni d’autore: “Darkside” Federica Gnomo

Il romanzo

“Darkside” è la seconda fatica scrittoria da solista di Federica Gnomo, pseudonimo di Alessandra Gaggioli, architetto, blogger e scrittrice.

Il libro di quest’autrice non si incasella prevalentemente in nessun genere letterario ma è la riuscita fusione di un romance con un’opera di sci-fi, evidenziando le qualità migliori di entrambe le predette categorie.
Narra la storia di Breeze, pluriomicida, costretta a vagare su una zattera spaziale alla ricerca di un essere umano che possa assumersi la responsabilità di redimerla facendosene carico e provando a riabilitarla per il resto dei suoi giorni; di Thomas, emblematico comandante di navicella spaziale e di Vegan, infermiera di bordo e amante di quest’ultimo.
Non dirò nulla della trama se non per evidenziare come alla fine questa sia mero pretesto per parlare di una storia d’amore sui generis, al di là del tempo e dello spazio, come solo la Gaggioli sa fare, partendo da situazioni soltanto all’apparenza banali (una vittima in cerca di un eroe che si ‘appropri’ di lei non soltanto dal punto di vista letterale per riconvertirla all’amore e alla vita)  approfondendo trama e intreccio da angolature decisamente originali.
La storia di quest’eroina dal nome evocatore di freschezza e di leggerezza non è affatto semplice.
In realtà il suo destino, marcato da un aspetto fisico opulento che non sempre le consente vita facile, è anche appesantito da una sorta di ‘maledizione affettiva’: quella che le dà modo di sopravvivere soltanto appropriandosi dell’energia vitale di chi accetterà di stare con lei.

Attraverso una serie infinita di colpi di scena in cui il prosieguo è solo in minima parte immaginabile, Breeze riuscirà a riconquistare l’amore verso se stessa e verso Thomas per tentare di reinvertarsi una nuova vita sul pianeta Terra assieme al suo compagno e a una micia dagli occhi violetti che le mostra da subito simpatia e attaccamento ricordandole con grande precisione qualcuno di una vita passata che ha deciso di sacrificarsi perché lei potesse finalmente avere un’opportunità esistenziale certa.

Lo stile di Alessandra è essenziale ed estremamente scorrevole anche in quei passaggi in cui vengono trattate problematiche delicate come quella dell’incesto o della violenza sessuale, mai affrontate con inutile dovizia di particolari. Suggerite, invece,  in punta di piedi perché il lettore se ne possa ricavare un’idea personale.

Valore aggiunto per questo romanzo è, infine, dato dall’essersi piazzato in finale nel torneo “Io Scrittore” qualche anno fa, ricevendo il favore e il plauso degli altri concorrenti.

 

L’autrice

Nata a Viterbo Alessandra Gaggioli, alias Federica Gnomo, si è laureata con lode in Architettura e Restauro a Firenze dove  ha vissuto  per molti anni. Ha avuto diverse esperienze di lavoro e di impegno sociale come architetto, direttore d’azienda nel tessile, direttore di piccola casa editrice per due anni, direttore provinciale Fismo (federazione italiana moda) e tenente di Croce Rossa Italiana. E’ sposata e ha una figlia scrittrice, Dorotea De Spirito. Vive in campagna con due cani. Ama leggere da sempre, soprattutto romanzi classici e storici e autori di altre culture e ama cucinare. Da tre anni è redattrice della rubrica cucina del magazine on line  Lovvy.it  e ha pubblicato ricette per i due libri di Cotto e Mangiato, editi da Fivestore.Il suo primo vero romanzo, Il ragazzo alla pari, commedia rosa leggermente hot, è uscito per Gremese editore, nel maggio 2013.

Federica Gnomo, Darkside, ISBN 978-88-99344-02-3 € 11,00

 

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NB: Il link originale della presente recensione è qui

 

Prospettive

Sabato 27 febbraio 2016 presenterò il mio terzo figlietto, un’opera di narrativa intitolata “Romanzo Popolare” edita da Amarganta Editrice, a Pescara presso il Centro Polivalente Britti di San Donato. Mi accompagneranno in questa avventura in rigoroso ordine alfabetico Umberto Braccili, giornalista RAI, Daniela D’Alimonte, docente, poetessa e saggista, Edmea Marzoli, musicista e attrice.

Ad alcuni amici che interverranno, e che mi hanno chiesto il perché di questa location, dico semplicemente che il viaggio di un libro, lunghissimo e imprevedibile, ha bisogno di iniziare in maniera mirata. E quale partenza migliore se non quella di spiccare il volo da San Donato, il quartiere di Pescara dove ho immaginato di intessere la mia storia?

In attesa di questa giornata, posto un po’ di foto pre, peri e post natali della mia creaturina, come tutte le neomamme ultrafiere della loro neonata prole.

A presto

Lucia

al pc Romanzo

All’inizio era editing e gianduiotti, connubio perfetto.

Pescara, dicembre 2015, casa dell’autrice.

amarganta banner

Poi fu banner pubblicitario per uscita programmata per il 18 febbraio 2016.

Associazione Amarganta, gennaio 2016

copertina romanzo ok

Infine diventò libro in carne e ossa, concretizzato in copertina e quarta di copertina

A cura di Cristina Lattaro e Paola Fallerini per Amarganta Editrice

castello di Romanzo

La sua mamma iniziò a fantasticare su di lui…

Pescara, febbraio 2016, casa dell’autrice

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… e a progettare inviti ed eventi estesi agli amici che, come lei, credevano in questo sogno

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Foto di famiglia in un interno – madre e figli.
Casa dell’autrice – Pescara febbraio 2016.

“The best books … are those that tell what you know already”

G. Orwell, Nineteen Eighty-Four,  (1949)

 

Dietro le quinte di “Romanzo Popolare”

Iniziare una nuova avventura scrittoria è sempre una cosa stimolante. Se, poi, lo fa una come me abituata a condire per questioni caratteriali ogni aspetto della propria vita con abbondante emotività il risultato è decisamente quello di sentirsi sulla pedana di una giostra in movimento continuo.
Oggi mi percepisco così e temo che sarà la stessa cosa ancora per un bel pezzo.

Ieri ho potuto ufficializzare l’uscita del mio terzo ‘figlietto’, un romanzo di narrativa intitolato Romanzo Popolare per Amarganta, giovane e grintosa associazione culturale e casa editrice rigorosamente no eap di Rieti, condotta da Cristina Lattaro, scrittrice, editrice e ingegnere e da Paola Fallerini, docente e saggista, oltre a un gruppo ben affiatato di collaboratori che si ripartiscono equamente le collane di cui questa casa editrice si occupa.
“Romanzo” nasce da un periodo di riflessione scrittoria e personale. Un arco temporale in cui mi sono chiesta se il ruolo di affabulatore fosse per me davvero così importante da riuscire a sovrastare i dubbi, le incertezze, la tentazione di guardare altrove, magari seduta a gambe incrociate sulla riva del famoso fiume. Osservando l’acqua scorrere con lentezza verso il mare. Il cielo che ti sovrasta è sempre quello, ma tu non lo scruti con la leggerezza di un tempo. Possiedi occhi certamente più consapevoli, che ti offrono la possibilità di sfrondare l’inutile e di guardare con il giusto distacco alla realtà. Eppure senti la mancanza di qualcosa: una nuvola di entusiasmo o forse di beata incoscienza, in passato piccoli segnali di grande apertura verso un mondo ancora sconosciuto e denso di promesse, che ora hanno lasciato il posto a una visione più pacata delle cose del mondo.
Ti fa piacere continuare a narrare ma cerchi di andare al nocciolo della questione, senza però sottovalutare l’aspetto formale. Una bella storia deve anche essere agile oltre che avvincente.

“Romanzo Popolare” è la storia di due famiglie che amano, soffrono e vanno avanti attraverso un decennio, dal 1965 al 1975, nella città di Pescara abitando nel popoloso quartiere di San Donato.
Anche in questo mio lavoro ho privilegiato per fabula e intreccio punti di vista femminili. Le donne, è risaputo, hanno occhi per guardare dappertutto con fermezza, disincanto ed efficacia solo all’apparenza privi di tenerezza.

Sarà presente in formato cartaceo a partire dal 18 febbraio presso Amarganta  e in ebook su Amazon e Kobo. Per quegli amici che vorranno assicurarsela un po’ prima c’è la possibilità di averla in prevendita con un piccolo sconto dall’8 gennaio al 17 febbraio prossimi. Lo scrivo perché nonostante la questione economica sia sempre un po’ spinosa per noi autori trovo che faccia comunque parte del gioco e non possa essere con finta morigeratezza ignorata.
La mia speranza più profonda è che voi leggiate la mia storia e che questa vi possa piacere.La sensibilità e l’impegno dell’autore si tramutano in premi quando incontrano a metà strada e in perfetta par condicio e rispetto il comune sentire dei lettori.
Sarebbe davvero grandioso che capitasse anche stavolta.
A rileggerci presto

Lucia

 

 

copertina romanzo ok

“Romanzo Popolare” è un’opera di Lucia Guida per Amarganta Editrice