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Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

La Bella Poesia: ‘Certe volte’ di Daniela D’Alimonte

Ci sono attimi impregnati di ricordi che affiorano all’improvviso riportandoci con prepotenza indietro nel tempo anche se imperativo categorico resta quello dell’andare avanti. È quanto con precisione e ricercatezza essenziali, mai debordanti, Daniela D’Alimonte ha inteso esprimere nella silloge di poesie ‘Un anno e altri giorni’, Tabula Fati, 2018, raccontandosi sul filo di un intero anno in cui trovano ampio posto digressioni esistenziali fatte di eccezioni alla routine, al tempo che scorre, al dolore e alla mancanza di azione che vorrebbe obbligarci a non scegliere.

Buona lettura

Certe volte

Ma certe volte

torna nel pensiero

e per la strada

quel taglio di sguardo

verde-azzurro

e il cipiglio

che travolge le fortezze.

È un abbaglio

che dispone

il cuore a strati e

lo scompiglia

Daniela D’Alimonte

 

 

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Thinking and Writing as an English Teacher – 10th Lesson

“If you are perfectly in tune with yourself, you are never alone”

 

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“Se sei in sintonia perfetta con te stesso non sei mai solo”

L. Guida

Alla fine del 2018

Il 2018 è stato per me un anno di conferme scrittorie, di nuove pubblicazioni e di buone notizie sotto l’albero di Natale.
Ho partecipato a festival nazionali e premiazioni letterarie, presentazioni librarie e ad antologie di autori vari, dando alle stampe anche come solista nel settembre scorso per Amarganta una silloge di poesie, ‘Interlinee’, frutto di un lavoro di riflessione decennale su cose, persone e situazioni.

Cose belle che mi hanno aiutata a crescere, e come autrice e come persona, di cui sono estremamente grata. Bei traguardi raggiunti passo dopo passo, senza fretta. Piccoli atti di coraggio e di impegno da parte mia.

A tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la bontà di seguirmi durante questi sei anni di pubblicazioni dedico ‘Di scrittura’, riflessione in versi contenuta nella sezione ‘Miscellanea’ parte di ‘Interlinee’. Pensieri scritti con emozione genuina per un mestiere, quello di penna, in cui il posto per i ripensamenti, le brusche frenate, le partenze in sordina e le risalite fanno parte del gioco e ci aiutano a conservare il nostro valore di esseri umani, punti di forza e punti di debolezza. Un cammino in cui di scontato non v’è mai nulla. Nasciamo, cresciamo, ci evolviamo in primis come persone e poi come affabulatori. E le cose che fissiamo nero su bianco o su un file di word sono specchio fedele di noi stessi, nella buona e nella cattiva sorte. In una continua spinta in avanti fatta anche di prove ed errori.

Auguri di cuore a tutti e a rileggerci presto

Lucia

 

Di Scrittura
Quando comprendi
che affabulare
non è tout court
esercizio di bella scrittura
ma riflesso
di vita
concreta e agìta,
ti fermi a pensare.
Per valutare
-con serietà estrema –
se sia giusto o saggio
continuare a mostrare
al mondo intero
quello che ti balla in petto.
Se quella gioia
o quel dolore
valgano la pena
-e la trepidazione –
di essere esposti en plein air
agli occhi di tutti,
come un lenzuolo nuziale d’altri tempi
all’indomani della prima notte.
Ci rifletti con attenzione
e con il pudore nuovo
che non pensavi di possedere
ben diversi
dall’ingenua sfrontatezza
d’inizio.
Quel desiderio
di mostrarti agli altri
con civetteria naïve
che ti faceva mescolare
rena e polvere d’oro
in attesa di conferme
sulla ricchezza
che già possedevi
pur non sapendo di averla.
Un’abbondanza,
di terra scura e grassa,
che stringevi a te
timorosa
di perderla
ma che nessuno
ti avrebbe mai
potuto togliere
perché sostanza tua,
piega nascosta,
ma presente, e fonda,
della tua anima.

Lucia Guida

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Rossana Lamanna photographer.

A special thank to Lido 186 Village, Pescara, for the shooting location

Presenting “Interlinee”, my first poetry collection

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Libreria ed Emporio del Benessere ‘I luoghi dell’anima’, 20th October 2018, Pescara 

From left to right M° Luciano Vittorio Di Bernardo, Arianna Di Tomasso, Lucia Guida and Tiziana Di Tonno – shot by Guerino Di Francesco

 

 

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FLA 2018 – XVI Edizione del Festival delle letterature dell’Adriatico, Pescara, 11th November 2018


Presenting my book with Daniela D’Alimonte, poet and essayst – shot by Luciano Onza

 

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“Pandolce” Pastry Shop and Literary Bistrot, Pescara, 9th December 2018

Lucia Guida with Flora Amelia Suárez Cárdenas, poet and writer, and Lucio Vitullo, poet – shot by D. Quaglietta

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“Bottega Il Mandorlo”, Fair Trade Emporium in Pescara, 3rd January 2019

Lucia Guida with Rosy Siani, counselor- shot by Lucio Vitullo

 

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“Buffet di Libri”, Aurum, Sala Tosti in Pescara, Italy, 22nd February 2019
with Vittorina Castellano

shot by Flora Amelia Suárez Cárdenas

 

“Compito dello scrittore non è occuparsi del treno né dei suoi passeggeri stanchi e macilenti né del paesaggio che scorre veloce nella direzione opposta, ma del minuscolo coriandolo di carta che si stacca dal biglietto appena vidimato e che nel giro di qualche decimo di secondo sparisce in una dimensione della quale nessuno ha conoscenza”.

Paolo Zardi, writer (2013)

 

Cosa bolle in pentola

Chiedo venia se ultimamente aggiorno col contagocce questo mio pezzetto di  vita virtuale autorale; sono il mio solo e unico ufficio stampa e talvolta ho poco tempo per  far fronte a tutto. Però continuo a esserci.

Ho, tuttavia, belle cose da condividere con chi con disponibilità continua a seguirmi lungo questo percorso fatto, forse, più di mondo concreto che di mediaticità.

Il 3 novembre 2018 in quel di Chiari (BS) il mio ‘Romanzo Popolare’, Amarganta, 2016, riceverà il Marchio Microeditoria di Qualità per la narrativa assieme ad altre opere  partecipanti al concorso omonimo che si sono distinte per il loro valore contenutistico, stilistico ed editoriale. Il Premio è inserito nella Rassegna della Microeditoria Italiana che annualmente si volge a   Villa Mazzotti Biancinelli sempre a Chiari (Brescia)

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L’11 novembre 2018 presenterò ‘Interlinee’ nell’ambito degli eventi letterari L.o.c. del FLA 2018 Festival di Libri e Altrecose a Pescara presso il Circolo Aternino. Relatrice Daniela D’Alimonte.

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‘Interlinee’, mia silloge di poesia, è stata di recente battezzata presso la libreria I Luoghi dell’Anima di Pescara  in una presentazione che è stata connubio di musica, conversazione e recitazione a cura mia, della critica letteraria Arianna Di Tomasso, di Tiziana Di Tonno, attrice, e del M° Vittorio Luciano Di Bernardo

 

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Dietro, infine, consiglio di mia figlia, pubblicitaria migliore di me stessa di quanto lo sia io, ho finalmente creato dopo la pubblicazione del mio quarto libro da solista la mia pagina di autrice su FB. Se avete voglia di curiosare, la trovate qui.

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Un grazie di cuore per esserci.

A rileggerci e risentirci presto.

Lucia

Interlinee

 

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Parlare della nascita di una nuova creatura scrittoria è sempre una cosa bella.
A settembre è nata “Interlinee”, silloge di poesie per i tipi di Amarganta, grazie alla fiducia di Cristina Lattaro, editora in Rieti. Un debutto in versi finalmente da solista e non più in antologie di autori vari.

Per una prosatrice come me è una grande emozione darne qui notizia.
Attraverso le mie liriche, raggruppate in cinque nuclei tematici ( I buoni propositi, I paradisi perduti, Le dediche in versi, Gli appunti di viaggio, Miscellanea), racconto di me, della mia visione della vita, delle notazioni di cronaca prese durante i miei voli, della semplicità complessa di una vita fatta di piccoli ma significativi particolari. In un percorso di crescita in cui sforzarsi di agire con levità è, forse, la molla propulsiva migliore per andare avanti.

Un’occasione specialissima per osservare il mondo fuori e dentro di me, in compagnia di tutti i lettori che vorranno accompagnarmi in questa nuova impresa iniziata in punta di piedi ma con la forza e la tenacia di chi tenta una strada non semplice né scontata.
Naturalmente vi terrò aggiornati sul prosieguo di quest’avventura.
Nel frattempo, se ne avete piacere, “Interlinee” potete trovarla qui e qui.

A rileggerci presto

 

Lucia

 

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Presentazioni d’autore: “Le spose sepolte” di Marilù Oliva

Nella vita di Micol Medici, giovane ispettrice bolognese c’è più di un bandolo della matassa da dipanare.
Un’indagine complessa da portare avanti, rafforzando la stima e la considerazione del suo diretto superiore, il commissario Elio Maccagnini e un rapporto affettivo-sentimentale col suo fidanzato storico, Ludovico, che ha iniziato a mostrare importanti segni di cedimento.
Partire per Monterocca per impegni di lavoro, borgo dell’appennino bolognese tutto al femminile, dalla giunta comunale alle insegne dei negozi e i nomi delle vie, lago artificiale compreso intitolato alla divina Eleonora Duse costituisce per Micol un’occasione per crescere professionalmente e per cercare di riequilibrare la propria vita personale.
In quest’indagine, condotta dapprima informalmente intervistando gli abitanti selezionatissimi di questa utopia diventata realtà in cui buonsenso e intraprendenza femminili si coniugano felicemente, assicurando ai residenti e ai visitatori occasionali del paesino  standard di vita elevati sotto ogni punto di vista, Micol deve confrontarsi anche con la palese competitività di Antonio Iacobacci, sovrintendente e suo sottoposto, intenzionato ad adombrarla per guadagnare terreno dal punto di vista lavorativo a sue spese.

L’indagine ruota attorno al Pentothal-21, o meglio alle tracce rinvenute nei cadaveri di alcuni uomini coinvolti in femminicidi ‘bianchi’ di questa sostanza, presumibilmente usata per far loro confessare il luogo di occultamento delle ‘spose sepolte’, delle loro compagne misteriosamente scomparse dall’oggi al domani abbandonando oltre al consorte anche la prole. Quei figli di donna che nessuna madre, coscientemente, si sognerebbe di ripudiare dissolvendosi nel nulla, se non costretta forzatamente da qualcosa o da qualcuno a farlo.

Micol è giovane ma ha una visione precisa e netta del mondo, aiutata in ciò da una mentalità spiccatamente matematica completata da percezioni extrasensoriali preziose anche se non del tutto da lei accettate a livello conscio.  Questo binomio indissolubile le dà la possibilità di penetrare la realtà dopo averla sfrondata dell’inutile per arrivare al nocciolo del problema: in questo caso la soluzione di un enigma che ha radici lontane nel tempo.
Le sequenze narrative sono ben articolate attraverso episodi di analessi, narrati in prima persona in rapida progressione verso il momento di epifania finale, e sequenze narrative e dinamiche, con un ampio margine concesso alla riflessione sulle cose della vita di cui Micol si fa portavoce attraverso gli eventi a cui assiste dal punto di vista privilegiato di protagonista/testimone.
Il linguaggio è agile e procede con sveltezza tra descrizioni, esposizioni e argomentazioni ben bilanciate per fornire gli elementi essenziali  senza forzature, stimolando il lettore a guadagnare le ultime pagine per arrivare al compimento della vicenda mantenendo un climax costante sino alla fine.

Lucia Guida

 

L’autrice

Nata a Bologna, è scrittrice e insegna lettere alle superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post.

 

Marilù Oliva, Le spose sepolte, ISBN 9788869053016, € 17,00

 

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Puoi leggere la recensione originaria qui

Thinking and Writing as an English Teacher – 9th Lesson

“A puppet streered by a clever female pupetteeer always remains a puppet.
And when his mistress disappears, he   miserably  plumps down on the stage.”

 

 

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Opera di Bruno Gianesi

“Una marionetta manovrata da un’abile pupara resta sempre una marionetta. E quando la sua padrona scompare, si affloscia miseramente sul palcoscenico.”

L. Guida

 

 

Presenting should be fun and fair – Come presentare in eventi collettivi con levità e correttezza

C’è un bon ton scrittorio e letterario da seguire nelle presentazioni di gruppo e da solisti di autori emergenti, esordienti o già noti al grande pubblico?
In questo post provo a parlarne in maniera leggera e con molto buonsenso, senza altri tipi di velleità, a fronte dell’esperienza pluriennale conquistata. Ricordando a chi si diletta di quest’arte che la buona educazione non va mai data per scontata, men che meno in ambito letterario.

 

Cose da fare (e da non fare) nelle presentazioni letterarie, con riferimento ad autori, relatori e pubblico presente

* Scegliere un buon relatore.

Credo sia una questione di importanza fondamentale, a prescindere dal grado di notorietà che un nome già conosciuto e acclamato potrebbe conferire all’evento come valore aggiunto. Una spalla ben ponderata, entusiasta di ciò che ha letto o comunque empatica è di gran lunga da preferire a un testimonial famoso ma distratto. Incapace di invogliare potenziali lettori all’acquisto e alla lettura della creatura che sta contribuendo a battezzare. Un’ultima cosa: il relatore deve aver letto l’opera che andrà a presentare; sembra un aspetto superfluo da sottolineare ma mi è capitato di assistere a presentazioni in cui era palpabile la non conoscenza di ciò che si andava a illustrare da parte del parlante. E di aver toccato, ahimè, con mano l’imbarazzo dell’autore e la pochezza di chi avrebbe dovuto rappresentarlo al meglio.

* Durata degli interventi

Io continuo a privilegiare la sostanza all’apparenza. Molto meglio una introduzione veloce ed efficace della durata di una ventina di minuti al massimo ( tale è la resistenza di un uditorio di abilità e competenze miste) di una lunga e verbosa lecture dal sapore universitario. Spesso finalizzata a porre in risalto le capacità verbali orali e la presunta conoscenza e sapienza (!) del relatore tralasciando di focalizzarsi sui pregi del libro posto sotto i riflettori. Il protagonismo per interposta persona, e opera, è la cosa a mio avviso più triste che possa accadere a un autore nell’attimo in cui è quest’ultimo a farne le spese: come dire, mi sostituisco allo sposo e con la sposa brindo, danzo e mi complimento con gli invitati nel giro dei tavoli di prammatica. Dimenticando di essere solo ed esclusivamente un partecipante, magari di riguardo, e non già il fulcro di quel piccolo microcosmo. Il che riporta inevitabilmente al punto di cui sopra; rimarcando, se ancora ce ne fosse bisogno, l’esigenza di prediligere compagni di avventura a cui siamo legati da un filo tenace e invisibile e felice di corrispondenza. Al di là dei sicuri vantaggi che potrebbero derivare dallo scegliere un padrino celeberrimo con un filino di opportunismo per l’effetto di risonanza dovuto alla sua presenza.

 

*Autori partecipanti ad eventi collettivi

A costo di sembrare bacchettona credo che sia preciso dovere di un autore partecipante a un evento collettivo (relativo al proprio libro o  a un’antologia a progetto di AA VV ) restare tra il pubblico sino alla fine possibilmente con ascolto fattivo e costruttivo.
Trovo desolante e deprecabile il  vezzo di un autore di andar via alla fine del tempo  a lui concesso per il suo intervento, abbandonando in corso d’opera i suoi compagni di cordata. E assai poco furbo: è un dato di fatto che  le presentazioni aiutino a conoscere gente, a creare nuovi legami, ad ampliare i propri orizzonti. Da qualsiasi punto di vista le si voglia inquadrate sono pura sinergia. E coadiuvano tanto anche a livello di consapevolezza personale in fieri, rappresentando un ottimo metro con cui confrontarsi in un’ottica di miglioramento.
Se ho deciso di aderire a un’iniziativa  sarò ben capace di organizzarmi di conseguenza fino alla fine. Le scuse della mamma anziana, dei pargoli da accudire, della casa che potrebbe andare a fuoco perché non ricordo se ho lasciato aperti i fornelli lasciano il tempo che trovano: se avessi davvero problemi seri, probabilmente a quell’evento avrei rinunciato sin dall’inizio. Prendere parte a un evento collettivo è frutto di libera scelta: e allora facciamolo bene. O rinunciamo a priori a farlo. Soprattutto perché non ci ha costretti nessuno in tal senso.

* La tua libertà oratoria e di esposizione termina laddove inizia la mia libertà di autore successivo

Sarebbe opportuno ricordare che in un evento che prevede la partecipazione di svariati autori la tempistica è fondamentale e necessita del massimo rispetto da parte di tutti. Se ho a disposizione dieci minuti è il caso di non sforare anche se sono convinto che possano non bastare. Sarà un bene per l’idea di correttezza che voglio dare di me ( ricordiamoci che la presentazione in alcuni casi è forse l’unica possibilità che l’autore possiede per dare di sé una dimensione pubblica concreta a potenziali lettori. E quindi, se io volessi farmi conoscere e apprezzare, non cercherei di giocare con fairplay? La prepotenza anche verbale lascia sempre il tempo che trova); e parimenti per l’autore che mi segue a ruota: che ha lo stesso sacrosanto diritto di esporre le sue ragioni, le sue idee, le sue riflessioni. Se ho bisogno di un surplus di tempo sarà mia cura organizzare in altra sede una presentazione da solista in cui potrò disporre di tutto il tempo che voglio. Ricordando, magari, che la sobrietà, e la qualità, di un intervento autorale sono sempre da preferirsi per una questione di incisività all’errore di traccheggiare in un’esposizione ripetitiva o, peggio, frammentata in rivoli infiniti,spesso inutili, di sapere ostentato o preteso. Di frequente gratuito ( vedi anche punto due).

* Presenting is fun 

Parlare inglese è il mio pane quotidiano e quindi, provocatoriamente, questo suggerimento in lingua straniera lo scrivo così. La presentazione di un libro deve contenere la sua buona dose di diletto. Deve essere seduttiva senza esagerazioni, empatica, coinvolgente. Tutte cose che dovrebbero portare ogni autore a lavorare anche sul proprio piano affettivo relazionale oltre che comunicativo. Un libro è un prodotto come un altro; al di là dell’indubbia qualità che dovrebbe racchiudere, e che qui non vado a sindacare perché non è oggetto esplicito di questo articolo, necessita di essere conosciuto per il tramite di un autore e di un relatore che con la massima sincerità possibile hanno l’arduo compito di dissodare un campicello comune con il lettore su cui poter seminare curiosità ed  entusiasmo in maniera personale e personalizzata. Ecco perché a eventi di scrittura ingessati, fatti di disamine puntualissime e accurate quanto vi pare ma in egual misura noiose e spesso debordanti, io preferisco le interviste condotte con domande mirate in cui la bravura, anche dialettica di uno scrittore, troverà il suo vero banco di prova.

 

Conclusioni: bravi autori non ci si improvvisa. Mai.Esiste, però, la possibilità di crescere e migliorarsi con un pizzico di umiltà evitando di sentirsi ‘arrivati’ o di  abitare in torri d’avorio che non aiutano a dare di noi un’immagine vera al lettore, capace di percepire la ‘fuffa’ molto più di quanto non si pensi. E di vedere oltre quegli effetti speciali da qualcuno tanto amati che a volte sono comodo paravento per occultare con eleganza il nulla totale.

 

 

 

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in foto Cristina Orlandi presenta ‘Romanzo Popolare’ di Amarganta al Festival dello Scrittore di Tolè (Bo) del 15.07.18 – foto di Daniela Biagini

Die Gaben sind wie di Geber – Com’è chi dona così è il dono (proverbio tedesco)

Per farmi perdonare dalla mia latitanza in web ecco per voi un piccolo reportage quasi muto del mio recente viaggio in Germania. Per una volta tanto sarete voi a commentare gli scatti miei e di mia figlia Roberta in questa pagina di diario molto poco autorale. Foto selezionate di pancia. Con piccole sottolineature da parte mia.  Apparentemente senza nessuna connessione tra di loro. Ma anche no. Nulla capita per caso, mai. Giusto?

A rileggerci presto!

Lucia

lubeck oh che bel castelloHolstentor, Lübeck, Schleswig-Holstein, March 2018

‘Oh che bel castello …’ 

(cit.)

 

metropolitana di berlino

Berlin Underground – Wagon Sliding Door Detail

‘Sorprendimi’, singolo degli Stadio pubblicato nel luglio 2002

 

ombelico del mondo

Alexanderplatz, Mitte, Berlin

Ci sono luoghi che, per un motivo o per l’altro, diventano ‘ombelico del mondo’.

 

Donna alla finestra Caspar David Friedrich Alte Nationalgalerie di Berlino

A Wonder: “Woman at a Window”, Caspar David Friedrich (1822), Alte Nationalgalerie,  Berlin, April 2018

Guardare il mondo dalla finestra è solo una delle prospettive possibili

 

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German Sunset, Lübeck

Che tramonti o sorga, prima o poi il sole fa sempre capolino all’orizzonte

 

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A Graffiti by Fulvio Pinna – East Side Gallery, Mühlenstrasse, Berlin.

Per non dimenticare