luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Tag: Cristina Lattaro

Interlinee

 

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Parlare della nascita di una nuova creatura scrittoria è sempre una cosa bella.
A settembre è nata “Interlinee”, silloge di poesie per i tipi di Amarganta, grazie alla fiducia di Cristina Lattaro, editora in Rieti. Un debutto in versi finalmente da solista e non più in antologie di autori vari.

Per una prosatrice come me è una grande emozione darne qui notizia.
Attraverso le mie liriche, raggruppate in cinque nuclei tematici ( I buoni propositi, I paradisi perduti, Le dediche in versi, Gli appunti di viaggio, Miscellanea), racconto di me, della mia visione della vita, delle notazioni di cronaca prese durante i miei voli, della semplicità complessa di una vita fatta di piccoli ma significativi particolari. In un percorso di crescita in cui sforzarsi di agire con levità è, forse, la molla propulsiva migliore per andare avanti.

Un’occasione specialissima per osservare il mondo fuori e dentro di me, in compagnia di tutti i lettori che vorranno accompagnarmi in questa nuova impresa iniziata in punta di piedi ma con la forza e la tenacia di chi tenta una strada non semplice né scontata.
Naturalmente vi terrò aggiornati sul prosieguo di quest’avventura.
Nel frattempo, se ne avete piacere, “Interlinee” potete trovarla qui e qui.

A rileggerci presto

 

Lucia

 

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Al Salone di Sabato e di Maggio – Cronaca minimal di pancia di una mezza giornata al XXIX Salone Internazionale del Libro di Torino

Metti un weekend di metà maggio e la possibilità di programmare di trascorrerlo al Salone di Torino, complici due editore, Cristina Lattaro e Paola Fallerini, molto ma molto simpatiche e competenti, un libro nato per Amarganta da poco meno di tre mesi e una figlia universitaria book addicted che ha voglia di accompagnarti e condividere con te  quest’esperienza, facendoti da fotografa all’occorrenza. Aggiungi l’opportunità di tornare a Torino per visitarla ancora in primavera dopo ben 24 anni di assenza. Considera di aver deciso di vivere ogni occasione particolare che ti si prospetti all’orizzonte, sia pure con breve preavviso e senza troppi problemi.
Decidi senza tema di ripensarci di regalarti un paio di giorni per trascorrere un fine settimana fuori porta.
Preparando un mini trolley in due ore scarse con lo stretto indispensabile per poi partire con leggerezza. La stessa lievità che ti dà la consapevolezza di aver diritto a godere dell’attimo, assaporando ogni briciola di ciò che vivrai.

 

 
Amici  & Conoscenze 

Ho sempre considerato presentazioni, fiere e premiazioni di concorsi letterari occasioni uniche per conoscere gente nuova, rinsaldare rapporti a cui tengo, provare a imparare e a metabolizzare situazioni diversificate. Anche in questo caso è andata così, e l’Universo o chi per lui mi ha dato una mano regalandomi conferme di vario genere, alcune molto piacevoli, alle idee che mi ero fatta a suo tempo. Gran bella bussola esistenziale l’istinto. A sapergli dare la giusta importanza e ad accettare di seguirlo con fiducia è capace di condurti per strade felici e in piano.

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presentando ‘Romanzo Popolare’ di Amarganta – Incubatore, sabato 14 maggio 2016
foto di Cristina Lattaro

 

Drink 

Sono convinta che la convivialità in un evento letterario sia un ottimo complemento. Non mi ha, quindi, stupita notare come in molti degli stand al firmacopie sia stato abbinato un momento di degustazione di bevande alcooliche, dal prosecco al vinello di riguardo. Peccato, però, che molte major abbiano deciso di coccolare esclusivamente gli ospiti vip oltre all’autore presente, evitando di estendere anche al lettore e/o acquirente estemporaneo la possibilità di brindare con loro.

Cin cin, allora, da me a tutti noi, senza distinzioni di sorta …

 

The White Planet

ph. credits: iber-press.com

 

File & Giri

Al Salone se ne fanno parecchi di entrambi. Tra uno stand e l’altro, tra le varie sezioni, in ogni singolo box. A caccia di case editrici conosciute e meno conosciute, bei libri, personaggi scrittorii di spessore e amanti del defilé. Il visitatore del Salone è attento e disponibile, ben disposto a incolonnarsi in ordine per ambire a partecipare a margine di un’intervista importante, ricevere l’autografo sulla prima pagina del libro dal suo scrittore preferito,  rifocillarsi e bere in caffetteria e accedere alla toilette. Non protesta per il tempo che si dilata a dismisura anche in questa location privilegiata. Aspetta con pazienza che arrivi il suo turno, che sia per un cappuccino o una sbirciata al suo idolo tra una marea di teste che fanno da separé. E la serata procede, tra un traccheggio e l’altro, con indolenza.

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ph. credits: Salone Internazionale del Libro 2016

 

 

Shopping

 

Anche al Salone esiste la possibilità di acquistare libri allettati dal tre per due, in stand di case editrici importanti tanto quanto nei box delle case editrici minori. La Cultura paga sempre, specie se accompagnata dalla prospettiva di ‘far la spesa’ in modo oculato.

 

 

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ph. credits: Salone Internazionale del Libro 2016

 

Terzo Paradiso

 

E’ il titolo dell’installazione di circa 10.000 libri salvati dal macero o ricevuti in dono, composti da  Michelangelo Pistoletto, artista a tutto campo, in un suggestivo simbolo dell’infinito che reca al centro un cerchio magico; immagini, per ammissione del maestro, della circolarità del tempo e della rigenerazione della materia. Un’idea realistica dell’incertezza dell’oggi che è al tempo stesso speranza in un futuro meno confuso e sbiadito. Idea profetica, mi sia concesso, dell’avvenire stesso del mondo dell’editoria, in continuo divenire e in un alternarsi di salite e discese senza fine.

 

 

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‘Terzo Tempo’, Installazione di Michelangelo Pistoletto. Foto di Lucia Guida

 

Utenti & Visitatori

 

Seduta su una panchina colorata di verde in un attimo di riposo ho cercato di farmi un’idea sulla loro provenienza, non riuscendoci del tutto. Ne ho intravisti di convinti e di titubanti, trendy e regimental, fashion e radical chic.
Le mie simpatie sono andate tutte ai bambini, molti impegnati in laboratori creativi o in semplici spazi di gioco attrezzati ad hoc, a seguito dei loro genitori in passeggini, seduti sulla moquette del pavimento per un momento di relax o in un capriccio per un istante di stanchezza. Con i loro trofei in mano, che, manco a parlarne, erano libri.

 

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ph. credits: Salone Internazionale del Libro 2016

 

Suggestioni finali

 

Torino è una città signora dall’eleganza ricercata e mai ostentata. Ha fatto da padrona per tutto il tempo con un cielo velato di grigio e un acquazzone deciso che non ha minimamente scalfito nel pomeriggio la gioia di chi al Salone si era recato per passare ore di puro godimento libresco prima di affollare le vie del centro storico sino al fiume.  La giornata si è conclusa con promesse di sole e tepore. Promesse mantenute il giorno seguente.

Una signora realizza sempre sul proprio onore ciò che si è impegnata a fare. Comportandosi con la generosità di chi non conta il resto ma porge a piene mani tutto ciò che ha per il mondo intero prima che per se stessa.

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‘Mole Antonelliana’, foto di Lucia Guida

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Salone del Libro al tramonto, sabato 14 maggio 2016 – foto di L. Guida

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Io donna: Lucia Guida

Una piccola intervista a corredo del nuovo saggio di Isabella Giomi intitolato “Quando ingrassare è il male minore, Restare se stesse a dispetto del tempo”, Amarganta Editrice, in cui esprimo la mia idea attuale di benessere psicofisico femminile.

Buona lettura e auguri a tutti di Buona Pasqua

A presto

Quando ingrassare è il male minore

luciaGuida_01Lucia Guida, docente e autrice. Segno zodiacale Acquario.
I miei siti: https://luciaguida.wordpress.com/about/,
http://www.liberarti.com/utenti.cfm?id=1346&lucia_guida

1) Come convivi con l’idealizzazione mediatica della bellezza e della magrezza che caratterizza la nostra società.
In modo equilibrato, grazie anche alla maturità da me raggiunta tra l’essere e l’apparire. Mi amo per quella che al momento sono e non per ciò che potrei essere, al di là delle mode del giorno. La Bellezza autentica, quella vera e non ostentata, se c’è finisce col trasparire sempre.

2) Quali sono le te migliori abitudini e quali le peggiori?
Un’ottima abitudine, spesso trascurata, è quella di fare colazione iniziando la giornata con un pasto equilibrato e abbondante. Un pessimo vizio quello di spilluzzicare tra un pasto e l’altro

3) Come vivi il passare del tempo?
Con serenità. A 51 anni compiuti a febbraio 2016 mi percepisco di sicuro più bella di quanto non fossi a 20. Anche questo…

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Prospettive

Sabato 27 febbraio 2016 presenterò il mio terzo figlietto, un’opera di narrativa intitolata “Romanzo Popolare” edita da Amarganta Editrice, a Pescara presso il Centro Polivalente Britti di San Donato. Mi accompagneranno in questa avventura in rigoroso ordine alfabetico Umberto Braccili, giornalista RAI, Daniela D’Alimonte, docente, poetessa e saggista, Edmea Marzoli, musicista e attrice.

Ad alcuni amici che interverranno, e che mi hanno chiesto il perché di questa location, dico semplicemente che il viaggio di un libro, lunghissimo e imprevedibile, ha bisogno di iniziare in maniera mirata. E quale partenza migliore se non quella di spiccare il volo da San Donato, il quartiere di Pescara dove ho immaginato di intessere la mia storia?

In attesa di questa giornata, posto un po’ di foto pre, peri e post natali della mia creaturina, come tutte le neomamme ultrafiere della loro neonata prole.

A presto

Lucia

al pc Romanzo

All’inizio era editing e gianduiotti, connubio perfetto.

Pescara, dicembre 2015, casa dell’autrice.

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Poi fu banner pubblicitario per uscita programmata per il 18 febbraio 2016.

Associazione Amarganta, gennaio 2016

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Infine diventò libro in carne e ossa, concretizzato in copertina e quarta di copertina

A cura di Cristina Lattaro e Paola Fallerini per Amarganta Editrice

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La sua mamma iniziò a fantasticare su di lui…

Pescara, febbraio 2016, casa dell’autrice

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… e a progettare inviti ed eventi estesi agli amici che, come lei, credevano in questo sogno

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Foto di famiglia in un interno – madre e figli.
Casa dell’autrice – Pescara febbraio 2016.

“The best books … are those that tell what you know already”

G. Orwell, Nineteen Eighty-Four,  (1949)

 

Presenting a Book is Fun

La presentazione di un libro è simile al primo appuntamento.
Se avete intenzione di piacere alla persona che avete accettato di incontrare cercherete di dare il meglio di voi stessi. Sarete brillanti ma senza esagerare, memori del fatto che
la vita va presa con leggerezza ma non con superficialità.
In queste immagini, tratte dai book fotografici di eventi librari cui ho preso parte come autrice o relatrice, vi mostro come parlare di un libro possa essere divertente oltre che istruttivo. Che sia, cioè,  possibile farlo con vivacità e con brio, aggiungendo valore all’opera di cui siete madrine o creatrici.
La nascita e la prima conoscenza di un nuovo libro sono cosa gioiosa e non atto dovuto.
Presentare un’opera, dando l’idea concreta di farlo con piacere, è sempre una scelta vincente.

Buona visione a tutti

A presto

annalisa e lucia

Cosa succede se chiedi a una tua amica collega di presentare con te il tuo primo lavoro? E se lei ti risponde di si, dichiarando di amare le  nuove sfide e le avventure?

‘Emporio Primo Vere’, Pescara, giugno 2012

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La scrittura a volte diventa un mezzo privilegiato per stringere nuove amicizie. Conoscenze che, poi, restano per tutta la vita

‘Più Libri, Più Liberi’, Roma, dicembre 2012

Ari e Lucy alla Feltrinelli

Donne che si raccontano in libreria.

‘Libreria Feltrinelli’, Pescara, ottobre 2013

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Amore e Tradimenti, quante Storie

‘Più Libri, Più Liberi’, Roma, dicembre 2013

il maggio dei libri

Un flûte di prosecco, un amico di penna e scarpette rosse per l’autrice

‘Libreria Shakespeare & Co.’, Roma, Il Maggio dei Libri 2014

Premio Città di Parole

Un premio letterario val bene un sorriso

‘Premiazione del Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia Città di Parole III Edizione’, Firenze, ottobre 2014

Lucy e Ari al FLA

Fiori, libri, storie di donne e festival letterari

‘Festival delle Letterature dell’Adriatico 2014’, Pescara, novembre 2014

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C’è più gusto a presentare il proprio lavoro o quello di un amico?

‘Centro Visite Fiume Tirino’, Bussi sul Tirino (Pe), fine novembre 2014

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Introducendo un’amica: stessa emozione che farlo con una propria creatura scrittoria

‘Libreria Mondadori di Pescara’, marzo 2015

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Conversando di poesia a un festival tutto al femminile

‘Festival RosaDonna 2015’, Pescara, maggio 2015

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I libri non hanno scadenza. Parlando di ‘Pergolato’ in amicizia e relax

‘Cultura e Arte: Cibo per la Mente’ Caffè Letterario, Pescara novembre 2015.

Un grazie di cuore a tutti gli amici presenti in queste foto meravigliose.

Lucia riconoscente

Luglio

Dodicidio è una collection letteraria, un romanzo noir in dodici capitoli realizzato da me e da alcuni membri del F.I.A.E. Ha contribuito alla giusta causa dello  I.O.V.Art di Padova attraverso la donazione delle royalties derivanti dalla sua vendita.

Nasce da un’idea degli scrittori Fabio Musati e Amneris Di Cesare ed è stato pubblicato dalle Edizioni La Gru nel luglio 2013

Questa è la sua quarta di copertina:

Un uomo sui cinquant’anni, un contabile, fissato con i numeri e i calcoli. Uno che si confonde tra la folla, che non si fa notare, che non vuole farsi notare. Fa bene il suo noioso lavoro; onesto, pignolo, puntuale, preciso. Un brav’uomo. Un Grigio, insomma. Prima di Natale viene licenziato e il suo mondo frana improvvisamente. A farlo crollare è l’Ingegnere, padrone dell’azienda in cui lavora, uomo influente, di successo, introdotto negli ambienti che contano nella piccola cittadina dove vivono entrambi; lui diviene il nemico da abbattere, da eliminare. Da anonimo uomo di provincia, e da neo disoccupato, eccolo quindi diventare il Protagonista, eccolo trasformarsi in eclettico serial killer che medita con precisione, e minuziosa pedanteria, il delitto perfetto. Gli autori: Fabio Musati, Amneris Di Cesare, Luca Fadda, Francesca De Logu, Francesca Montomoli, Falconiere Del Bosco, Luciana Ortu, Valerio Piga, Fabrizio Colonna, Lucia Guida, Cristiana Pivari, Cristina Lattaro, Massimiliano Mistri.

 

Per voi, oggi, in lettura il mio piccolo contributo. A presto

 

LUGLIO*

 

La guida è giovane e carina, avrà circa vent’anni. Forse è una studentessa di Architettura che ha deciso di arrotondare le sue magre entrate da universitaria. Finge di darsi un contegno, ma in realtà ha una paura fottuta. Fortuna che il giro di visite che guiderà, è composto da poca gente. I turisti più accorti sono tutti in piazza, sotto le nuvole evanescenti degli evaporatori, all’ombra di ampi tendoni chiari.

La ragazza scruta i suoi compagni di sventura, pentita di aver indossato, per un po’ di frescura in più, quegli shorts che lasciano ben poco all’immaginazione. Riceve conferma della propria avventatezza dallo sguardo famelico di un padre di famiglia in bermuda, sandali da frate e t-shirt stile make-love-not-war. Lui le gira attorno lasciandole poco respiro; porta la guida-radio noleggiata all’ingresso al collo e un voluminoso libricino intitolato all’imponente Palazzo Ducale di Mantova in cima al borsello portato a mo’ di cartucciera a tracolla.

La ragazza sospira con insofferenza, valutando desolatamente lo sguardo di puro odio della moglie dell’uomo: una tizia bionda, capelli alla maschietto, piatta e magra come un chiodo, chiaramente esasperata tanto dal machismo del marito, quanto dal ragazzino di una decina d’anni, certamente loro progenie, arrampicato con sguardo assassino sulla transenna di metallo all’ingresso delle stanze museali.

Di fronte a lei c’è una coppia di turisti orientali. Con irritazione la ragazza pensa che le toccherà sfoderare il suo inglese scolastico. Del resto il tour promette pomposamente una visita guidata della durata di mezzora con la possibilità di ricevere informazioni in lingua. Che giornata! Dà un’ultima sbirciata all’orologio da polso: ancora cinque minuti allo start. Cinque minuti di attesa snervante, appena attenuata dal fresco garantito dagli spessi muri di quella casa patrizia, vanto e fiore all’occhiello della città oggi deserta.

Il nostro uomo, oggi in versione globetrotter, sogghigna per la fortuna di essere capitato al Palazzo Ducale proprio in questo sonnacchioso pomeriggio domenicale. Un momento reso ancor più propizio dalla distrazione di quella specie di Barbie occhialuta che non si è nemmeno accorta della sua sparizione, intenta com’è a messaggiare col suo smartphone. Sarà che di matti al mondo ce n’è a iosa, ma di sprovveduti ce n’è almeno il doppio. Superare la transenna fatiscente è stato un gioco da ragazzi, e lo è stato altrettanto proseguire silenzioso, sulle morbide suole delle sneakers, per gli ampi corridoi. Scarpe fantastiche sui cui lui è intervenuto creando una leggera ombra sul dorso limando la mina di una matita e applicando poi la polvere usando un batuffolo di cotone. L’effetto è perfetto. Si ferma un attimo solo, giusto per individuare il pannello di controllo delle telecamere a circuito chiuso, e per manometterne qualcuna, tanto per cancellare ogni traccia di sé, se mai ne dovessero restare. Nello zainetto ha tutto ciò che gli occorre per lavorare in modo pulito e professionale in qualsiasi circostanza. Bastano pochi minuti per allentare i tasselli e i fermi che tengono ancorato alla parete l’imponente arazzo, protetto da una pesante teca di vetro, riportato con tanta fedeltà sulla copertina della guida turistica.

Una scena silvestre in cui c’è tutto quello che gli serve: l’orrore della dama che si copre con una mano gli occhi per non vedere i tre caprioli inondati di sangue ai piedi del trionfatore, il cacciatore impavido. Un arazzo dal sapore profetico e per lui beneaugurante. Pronto a cedere rovinosamente al battito d’ali di una farfalla.

Luglio si veste di novembre se non arrivi tu. Luglio sarebbe

un grosso sbaglio non rivedersi più.

Alla comitiva, intanto, si sono aggiunti un uomo sulla cinquantina in polo di piquet, pantaloni color kaki e mocassini ai piedi, e un tipo con uno zainetto in spalla e un ridicolo berrettino da baseball americano unto e bisunto. La famigliola, la coppia di cinesi di Shangai e i due uomini seguono la guida per le stanze. Lei si impegna sfoderando un italiano fluido e un inglese accettabile nel descrivere i particolari che sa a memoria. Sogna un ghiacciolo alla menta e una doccia tiepida.

Mancano ancora un paio di sale da vedere.

Il ragazzino ricomincia a dare di matto. Probabilmente gli mancherà la playstation. La guida è certa che la scelta dei suoi genitori di andare per palazzi d’epoca sia stata dettata dalla necessità di sopravvivere alla cappa di calore insopportabile. Il marito le dà più l’impressione di un frequentatore di YouPorn che quella di un cultore d’arte, mentre la sua compagna è intenta a chiacchierare al telefono con un’amica. I due cinesi sembrano gli unici interessati al contenuto delle teche polverose. Il globetrotter, con le cuffie della guida-radio in testa, poco si cura delle sue spiegazioni.

Poco male.

La Barbie occhialuta procede con buona volontà negli approfondimenti, mentre l’ingegnere con i pantaloni kaki si premura di controllare che questi corrispondano alla virgola a quanto riportato nel suo libricino. Il globetrotter non può evitare di osservare con disgusto il suo dannato ex capo, fiscale e bacchettone persino nei momenti di relax. In un paio di circostanze l’ingegnere si spinge a correggere la guida, guadagnandosi un’alzata di spalle di quest’ultima, incurante della sua spocchiosa meticolosità.

Mancano circa dieci minuti alla fine del giro e la ragazza non vede l’ora di terminarlo. A passo spedito entra nella grande sala da pranzo, portando il suo gruppo al cospetto dell’arazzo. Il globetrotter si asciuga il sudore dalla fronte. I cinesi osservano rapiti i corpi dei caprioli straziati dai colpi del cacciatore. Persino il maniaco padre di famiglia e l’ingegnere si avvicinano incuriositi all’enorme pannello per osservarlo meglio. Il bambino tira fuori da una tasca una hot wheels. Vuole farla passare tra le gambe del distinto professionista che è impegnato in un’interminabile discussione con la guida, visibilmente scocciata. L’uomo insiste nel voler oltrepassare il sottile cordone di protezione per ammirare da vicino.

Il bambino sta per lanciare la macchinina, ma sua madre lo afferra per la collottola, esasperata dalle sue intemperanze, e lo strattona via.

La hot wheels cade al suolo. Il globetrotter la raccoglie, senza essere visto, e la scaglia contro l’arazzo davanti al quale la guida e l’ingegnere discutono animatamente attirando l’attenzione di tutti i presenti che si sono avvicinati ai due. Poi, silenziosamente, l’uomo si distacca dal gruppo e guadagna l’uscita. In sottofondo sente un fragore celestiale  e le urla di paura e dolore dei visitatori.

Aiutata dai due cinesi, la ragazza cerca di estrarre il corpo del padre di famiglia martoriato dai frammenti di vetro della teca. La moglie, basita, regge per un braccio il ragazzino finalmente ridotto al silenzio.

L’unico a non battere ciglio è l’ingegnere, stizzito per questa fastidiosa interruzione.

Ormai giunto in strada, il globetrotter si frega le mani soddisfatto. Stavolta è andata. Con audacia si nasconde dietro un capannello di curiosi prontamente accorsi, per ascoltare i primi commenti sull’accaduto. Una scarica gli attraversa il corpo quando vede avvicinarsi una sagoma a lui familiare. È lui! Possibile che…? Possibile che sia ancora vivo? Possibile sì, accidenti!

Luglio ha ritrovato il sole non ho più freddo al cuore

perché tu sei con me…

Maledetta schifosissima canzone.

 

Lucia Guida

 

“Luglio” in A.A.V.V. (2013) Dodicidio, Padova, Edizioni La Gru

 

                       

“All’ombra del Pergolato” – intervista a cura di INFOGESTIONE per “I Caffè Culturali”

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Nel mese di luglio 2013, grazie a una dritta di Cristina Lattaro, scrittrice versatile e ottima compagna di scuderia per un pezzetto del mio cammino editoriale,  ho avuto la possibilità di partecipare a un’esperienza davvero interessante: l’elaborazione di un’intervista online “a puntate” per conto de “I Caffè Culturali” , sito di INFOGESTIONE “dedicato alle parole e ad ogni loro espressione”. Questa conversazione a più voci è terminata ieri, 3 settembre 2013. Seduta comodamente a uno dei “tavolini riservati” agli autori che, come me, hanno voluto aderire a quest’iniziativa stimolante, ho avuto la possibilità di parlare dei miei trascorsi personali e professionali, delle mie idee sulla scrittura, di letteratura e cultura, quest’ultima intesa nella sua accezione più ampia, grazie alla competenza attenta di Gian Stefano Mandrino, Oriana Deiulio e Fabio Lauri.

Ve la propongo qui di seguito senza soluzione di continuità, aspettando i vostri commenti di contrappunto alle mie risposte e ringraziandovi sin da ora per la vostra pazienza e disponibilità

ALL’OMBRA DEL PERGOLATO

L’intervista all’ospite
I Caffè Culturali: “Chi è Lucia Guida?”.
Lucia Guida: “Gran bella domanda. Lucia Guida, classe 1965, segno zodiacale Acquario ascendente Gemelli, è un’apprendista affabulatrice in continua crescita. Ha iniziato a scrivere quando era una scolara delle elementari, continuando a farlo per buona parte della sua adolescenza. Poi si è dedicata ad altro, laureandosi nel marzo 1987 in Lingue e Letterature Straniere con una tesi di letteratura inglese su due romanzi di Thomas Hardy, Tess of the d’Ubervilles e The Return of the Native. Erano anni in cui non c’era corso monografico di letteratura in cui non si accennasse a buone pratiche come quella dell’analisi testuale. Ha, poi, per un anno insegnato all’estero italiano e all’età di 23 anni è diventata docente a tempo indeterminato della scuola statale italiana, continuando a studiare. L’ultimo corso di perfezionamento in Cultura, Diritto, Economia e Politica della Comunità Europea l’ha frequentato nell’a.a. 1993/94 presso la facoltà di Economia e Commercio di Pescara concludendolo prima di partorire sua figlia Roberta. Una lunga parentesi dedicata alla famiglia e ai figli. Nel 2006 ha partecipato a esperienze di lifelong learning per insegnanti di Lingua Straniera presso l’Università di Limerick, in Irlanda, partecipando a un progetto Comenius ed è risultata intestataria di una borsa di studio messa a disposizione dal Consiglio d’Europa per docenti dei paesi membri nel 2007. Nel medesimo anno si è nuovamente avvicinata alla scrittura aprendo il suo primo blog; nel 2008 si è cimentata con discreto successo in concorsi letterari nazionali e internazionali, pubblicando racconti brevi per diverse case editrici in volumi di autori vari. Nel settembre 2011 ha deciso di tentare da solista la strada della pubblicazione, realizzando con la Nulla Die di Piazza Armerina (EN), casa editrice non a pagamento, la silloge di racconti Succo di melagrana incentrata su storie di donne in bilico tra passato e presente. Figure femminili di riferimento che potremmo definire della porta accanto: l’universo femminile è così variegato che non si ha davvero necessità di andare troppo lontano per parlarne diffusamente. Nel luglio 2013 è, infine, stato dato alle stampe il suo primo romanzo La casa dal pergolato di glicine: una nuova storia al femminile per parlare di donne ma anche di uomini, di amicizia, di amore, di tematiche attuali come quella dell’Alzheimer e di molto altro ancora”.
I Caffè Culturali: “Perché Lucia Guida scrive?”.
Lucia Guida: “All’inizio confesso di averlo fatto per scopo terapeutico: scrivere nero su bianco su un foglio cartaceo o virtuale mi ha aiutata a mettere a fuoco molti dei miei pensieri e talvolta a riequilibrarli. Ho continuato a farlo perché i feedback sul mio primo blog, aperto nella community di libero per provare a vedere come buttava in quell’ambiente, erano più che accettabili: condividere sensazioni ed emozioni con i miei amici blogger mi gratificava tantissimo. Una grossa spinta in tal senso me l’hanno data anche i concorsi letterari nazionali e internazionali cui ho partecipato a partire dal 2008, dopo aver acquisito una maggiore disinvoltura scrittoria. Dopo il primo riscontro positivo ottenuto dall’essere rientrata in finale di un premio bandito dalla biblioteca di Capoterra (Cagliari), ho deciso di continuare a mettermi alla prova. L’ho fatto con sistematicità fino al 2011. In Italia si bandiscono tantissimi premi letterari, molti di pregio e altri di valore discutibile. Con un minimo di attenzione e di buonsenso si può riuscire a ricavare da quelli migliori, certamente non orientati al profitto di chi li organizza, spunti apprezzabili a migliorare e a tirar fuori ciò che si vuol condividere con gli altri. La parola è un potentissimo mezzo di comunicazione e premia sempre chi la utilizza con discrezione, senza snaturarne il senso. Alla filosofia olistica, che sento di abbracciare per molti versi devo, inoltre, l’idea che la parola, proprio in virtù della forte potenzialità evocativa che esprime, si riesca a concretizzare in azione pratica concreta. Un invito chiaro e forte a non abusarne, mai. Un’ultima considerazione, non meno importante, e in questo mi sento molto prof: la parola educa, che ci piaccia o no. Quindi attenzione ai messaggi che vogliamo dare scrivendo. L’arte giustifica le nostre scelte valoriali fino a un certo punto. Non si può correre il rischio di sbagliare in tal senso”.
I Caffè Culturali: “Cosa rappresentano gli altri per Lucia Guida ed in particolare per una scrittrice?”.
Lucia Guida: “Certamente potenziale umano. Da trattare con cura ma anche da osservare attentamente, in un’ottica possibilmente empatica. Come scrittrice e come essere umano. A volte mi capita di fare ciò in modo maggiormente distaccato e avviene che io prenda spunto, nelle mie storie, dalle persone che ho incontrato nel corso della mia vita. Da buona narratrice onnisciente cerco sempre di descriverle evitando di esprimere giudizi, per portare il lettore a farsi del personaggio un’idea propria, personale. Se accade che io mi affezioni a qualcuna delle mie creature scrittorie (e può succedere, le emozioni non si comandano sempre a bacchetta, neanche quando sono frutto di un processo di pensiero, creativo!) cerco di non farlo trasparire. Dagli altri, infine, si impara sempre e comunque qualcosa, anche da quelli che ci hanno fatto soffrire. Quanto meno a non ricadere negli stessi errori. Con un briciolo di consapevolezza si utilizzano le scelte di vita meno felici per andare avanti con maggior consapevolezza nel nostro percorso di crescita, cercando di tenere sempre bene a mente che, come qualcuno ha già detto, non esistono scelte sbagliate ma scelte funzionali a quel determinato momento. Una sorta di resilienza esistenziale, se così si può dire”.
I Caffè Culturali: “Cosa scrive Lucia Guida?”.
Lucia Guida: “Sono nata come autrice di racconti brevi e la mia preferenza va tutta a questo genere ingiustamente ritenuto ancora da molti minore. In realtà, almeno per quanto mi riguarda, c’è una sottile soddisfazione a creare in un arco narrativo temporale e scrittorio così breve una storia che abbia un inizio, uno svolgimento e un termine con coerenza e coesione testuali. E sempre a proposito del racconto breve, ho ancora alcune mail conservate in memoria di case editrici che, pur lodando il mio stile narrativo, mi esortavano a cimentarmi in qualcosa di più corposo: un romanzo, ad esempio. Vedere sei delle mie storie pubblicate da Nulla Die nella silloge Succo di melagrana è stata una piacevole sorpresa, riconciliandomi con un’editoria percepita per certi versi come matrigna e poco attenta ai bisogni/ interessi degli autori esordienti.
Nei primi mesi del 2012 ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, La casa dal pergolato di glicine, terminato a ottobre dell’anno passato. E’ stata una fatica enorme, forse anche in virtù di ciò che vi ho già raccontato: la mia attitudine di vedere in poco tempo realizzate le mie fatiche. La scrittura per me è ancora un piacevole passatempo accanto a impegni lavorativi e familiari sostanziosi. Non avere talvolta il tempo di dedicarmici mollando tutto il resto è davvero desolante. Alla fine ce l’ho fatta ed è nato Pergolato.
Al centro di molte delle mie narrazioni c’è il mondo interiore femminile con le sue mille sfaccettature ma ho scritto anche di altro: ad esempio il mio racconto La Cumparsita, presentato al Modena Buk Festival 2013 in una raccolta di autori vari per il Violino, è la storia dell’ultimo giorno di vita di Mario, pensionato. Il mio battesimo scrittorio, avvenuto nel dicembre 2008, era, invece, incentrato sulla storia di Valerio, un bimbo di sei anni, e del suo primo giorno di scuola e si intitolava Il volo dell’aquilone. A me piace partire dalle piccole cose anche routinarie: un oggetto, un’idea peregrina, il ricordo di un particolare di qualcosa che qualcuno mi ha a suo tempo narrato e poi ricamarci attorno una storia. Trovo sia grandioso ed estremamente gratificante trasformare la realtà in qualcosa di unico, di nuovo, pur restando sempre e comunque ancorati a essa”.
I Caffè Culturali: “Come sono state accolte dal pubblico le sue opere?”.
Lucia Guida: “Dei racconti brevi pubblicati in collane di autori vari non saprei dire; in queste circostante fare gruppo aiuta certamente a raggiungere un buon risultato e nella diffusione e nelle vendite. La mia prima raccolta Succo di melagrana è andata in ristampa dopo due mesi, un risultato niente male per un’autrice esordiente/emergente come me. Sono soddisfatta anche delle recensioni ottenute dagli addetti ai lavori, complessivamente più che positive. Per il resto mi emoziona sapere che il mio libricino ( Succo conta 65 pagine, ringraziamenti e indice inclusi ) sia riuscito a toccare il cuore delle persone che l’hanno letto e mi auguro di cuore che per Pergolato possa ripetersi la stessa magia”.
I Caffè Culturali: “Cos’è il successo per un’autrice? Quanto è importante il pubblico per una scrittrice?”.
Lucia Guida: “Per come la vedo io successo è vedere bene accolte le tue produzioni dai tuoi lettori: da quelle persone, cioè, che hanno deciso di camminarti accanto nel processo di affabulazione da te iniziato; oppure passare la selezione di un concorso letterario, piccolo o grande che sia, perché evidentemente il messaggio che volevi trasmettere attraverso il tuo lavoro è arrivato al destinatario. E’ comunque continuare a mettersi in discussione e ad aggiornarsi, leggendo le opere di scrittori contemporanei noti e meno noti senza pregiudizi o atti di snobismo di sorta. Tutto serve a imparare qualcosa, anche il romanzo scritto in maniera forse un po’ troppo rapida, con sovrabbondanza di d eufoniche e scelte sintattiche e lessicali che non faresti mai. La scrittura è certamente un atto tecnico, di padronanza linguistica e stilistica, ma è anche un atto di cuore e, forse, talvolta di pancia.
Se è importante il pubblico per uno scrittore? Certo che lo è; la prima immagine che mi viene in mente è la gratificazione che mi dava, ai tempi del mio primo blog, leggere il feedback dei miei followers dato dai commenti a fine post. Nella scrittura seria il meccanismo è fondamentalmente lo stesso. Continui a scrivere anche perché chi ti ha apprezzato ti ha fornito rinforzo necessario per farlo ancora. Con un occhio di riguardo maggiore, man mano che passa il tempo, per il tuo pubblico: non credo ci sia nulla di più triste della delusione di un lettore che su di te ha puntato per vedere espresse e rinnovate le sue emozioni più significative e che si è visto tradito nelle sue aspettative”.
I Caffè Culturali: “Come avviene il suo atto creativo? Come pensa i lettori, se a questi volge il pensiero, durante la composizione delle sue opere?”.
Lucia Guida: “Volendo e potendo scegliere mi piace scrivere in assoluto silenzio nelle prime ore del mattino: mi sembra in tal modo di rendere al meglio. La scrittura per me è consapevolezza espressa concretamente, farlo in condizioni che reputo ottimali agevola di molto il processo scrittorio ed è un piccolo lusso che mi concedo, diversamente da molte altre cose del mio quotidiano personale e professionale, spesso da me portate avanti in contemporanea e nelle condizioni più disparate per carenza di tempo. Quando mi capita di scrivere qualcosa lo faccio d’emblée pensando in primis alla mia esigenza di comunicare il mio messaggio in modo immediato. Il lavoro di labor limae, successivo all’atto creativo, invece, tiene in considerazione maggiore il potenziale lettore oltre a conferire valore aggiunto al testo stesso; di sovente noi autori abbiamo la pessima abitudine di dare per scontate troppe cose, credendo che il pubblico possa arrivare alle nostre stesse conclusioni procedendo con noi di pari passo sin dall’inizio. Non è così. I percorsi di pensiero di un prosatore non sono sempre lineari: un buon editing dovrebbe tenerne certamente conto. Per come la vedo io, tuttavia, l’editing dovrebbe poter portar fuori il meglio di un autore senza snaturarne lo stile, in una sinergia in cui non ci siano né vinti né vincitori, ma entrambe le figure di autore e di editor siano collocate su un piano di assoluta parità, nel rispetto reciproco delle competenze di entrambi”.
I Caffè Culturali: “Qual è il suo rapporto con il mercato editoriale e con la dimensione economica dell’attività compositiva?”.
Lucia Guida: “Essendo pubblicata da una piccola casa editrice indipendente free non può che essere attento all’utenza, ai suoi umori e al dato concreto delle tante pubblicazioni presenti attualmente sul mercato editoriale. Ciò, tuttavia, non significa affatto negare la mia idea di scrittura impelagandomi a torto o a ragione in progetti editoriali che non sento affatto. Scrivere su commissione può anche essere ma non può diventare la costante per un autore, almeno questa è la mia opinione. Un conto è partecipare a un’antologia di autori vari concentrandosi su un tema unico, un altro, invece, dedicarsi a tematiche che non sono nelle tue corde. Ammiro quegli autori che con estrema versatilità spaziano da un genere all’altro, abbracciando filoni al momento considerati trendy e certamente bene accetti al pubblico dei lettori. Anche se poi mi chiedo come si possa tradire il patto narrativo stipulato con questi ultimi. Un lettore continua a leggerti anche perché nel momento dell’imprinting gli sei piaciuto. Cambiare disinvoltamente d’abito indossando un bel vestito certamente alla moda non significa tuttavia essere bene abbigliati. Ciò che sta bene a me può non star bene a te e viceversa. In questo sono molto tradizionalista e, forse, estremamente rigorosa. Lo dico con estrema semplicità e senza tema di peccare di pedanteria”.
I Caffè Culturali: “In precedenza ha asserito che la parola educa: lo scrittore e la letteratura hanno un ruolo sociale?”.
Lucia Guida: “Io credo di sì. Per come la vedo io hanno la precisa responsabilità di educare al bello e al buono, che a loro piaccia o no. La cultura (e nello specifico la letteratura) è una delle tante agenzie sociali educative oggi molto più che ieri, grazie anche alla straordinaria opera di globalizzazione costantemente in atto. Al di là dei limiti di una cultura massificata e stratificata non possiamo non riconoscere la grande potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare di internet. E a questo punto, se mi è consentito, vorrei spezzare una lancia nei confronti della lettura. Si dice che nel nostro Paese si legga pochissimo con percentuali al di sotto del 50% e con un numero di titoli pro capite statisticamente basso. In questo vedo una precisa responsabilità da parte della famiglia di origine e, certamente, anche della scuola anche se in subordine: per esperienza diretta so che il docente più illuminato può fare davvero poco a fronte di un nucleo familiare in cui non c’è nemmeno l’abitudine di acquistare un quotidiano o una rivista. Un bambino abituato a leggere è certamente figlio di genitori lettori. Anche in quest’ambito le buone pratiche valgono più di mille sermoni. Poi c’è il problema del cosa leggere, niente affatto secondario: la mia impressione da neo addetta ai lavori, entrata in punta di piedi nel settore editoriale, è che spesso si sottovalutino i gusti del pubblico, proponendo pubblicazioni estremamente free: di puro intrattenimento, cosa che se presa a se stante non sarebbe del tutto negativa, se, tuttavia, ad essa non si affiancasse talvolta una confezione poco curata, con riferimento ad aspetti tecnici come quelli linguistici. Accanto, quindi, al ruolo sociale assunto dall’autore e da ciò che scrive io pretenderei maggior consapevolezza anche da parte delle case editrici, con un occhio più attento alla qualità dell’opera oltre che alle leggi di mercato. Auspicando che questa mia idea non resti mera utopia ma porti a una maggior riflessione in tal senso da parte di tutti: autore, pubblico dei lettori, casa editrice, ugualmente partecipi del processo di affabulazione in atto”.
I Caffè Culturali: “Come educatrice, insegnante ed autrice cosa suggerirebbe al sistema scolastico/educativo, per invogliare gli studenti alla lettura?”.
Lucia Guida: “Tutto ciò che a tal proposito sia lecito, a cominciare dal proporre libri da leggere in cartaceo ma anche in ebook; la tecnologia è una delle caratteristiche preponderanti della nostra epoca, perché non servirsene per una giusta causa? Invitare di sicuro i ragazzi a leggere i grandi classici del passato per indirizzarli a farsi le ossa, così come i nostri insegnanti facevano con noi. Senza, tuttavia, mettere limiti alla provvidenza: qualsiasi genere letterario possa avvicinare alla lettura è ben accetto. Poi io sono convinta che si cresca e si impari a sperimentare anche in quest’ambito: ciò che, magari, a vent’anni non ci piaceva potrebbe essere diventato oggi per noi pane quotidiano e viceversa. Ho già parlato, infine, della necessità di operare in sinergia con le famiglie di origine dei nostri studenti, stimolandole a proporre e coltivare anche in famiglia buone abitudini di lettura. Magari regalando un bel libro invece dell’ennesimo cellulare di ultimissima generazione. Non omologarsi in tal senso potrebbe produrre risultati sorprendenti in termini di creatività e duttilità di pensiero dei nostri figli. Provare per credere”.
I Caffè Culturali: “A proposito di figli e di avvenire: quale futuro per Lucia Guida, autrice?”.
Lucia Guida: “Un futuro molto lineare. Al momento la scrittura per me rappresenta una grande passione coltivata nel tempo libero accanto alla docenza in un istituto secondario statale e a impegni familiari di tutto rispetto. Lo dico con estrema semplicità e consapevolezza, pensando con un pizzico di invidia e ammirazione a coloro che, invece, hanno la fortuna di dedicarvisi con sacro furore a tutto tondo, conquistandosi giustamente il titolo di scrittori. La cosa, tuttavia, positiva di coltivare come interesse alternativo la scrittura è, a mio avviso, la possibilità di rimanere con i piedi ben piantati per terra senza perdere mai il contatto con la realtà che ci circonda. Una prerogativa a mio giudizio importante, una specie di valore aggiunto necessario per crescere scrittoriamente e non solo. Quanto ai progetti a lunga scadenza, la vita mi ha insegnato a non farne troppi; a oggi confesso che non so con estrema chiarezza dove questa mia passione mi condurrà in futuro. Nell’immediato ho un’idea di scrittura ambiziosa, momentaneamente messa da parte per portare avanti la promozione del mio primo romanzo La casa dal pergolato di glicini, edizioni Nulla Die, a fine settembre presentato anche a Narni (TR) nell’ambito del Festival Internazionale Alchimie e linguaggi di Donne, I Saperi tra Teoria e Narrazione a cura della dott. Esther Basile dell’Istituto Filosofico di Napoli. Ho, poi, in cantiere da tempo, un divertissement in cui ho cercato di coniugare poesia e prosa che mi piacerebbe vedere un giorno alle stampe. La partecipazione, infine, con racconti brevi ad antologie di autori vari. E poi si vedrà, alla provvidenza intesa come utilizzo creativo delle energie che ciascuno di noi, me compresa, possiede ho oramai imparato a non porre mai limiti …”.

Il mio “Tavolino Riservato”, profilo e intervista compresi, è consultabile qui, in versione integrale

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Presentazioni d’autore: “Milites – soldati” di Cristina Lattaro

Cari amici, in questo post vi presento il romanzo “Milites-soldati” di Cristina Lattaro, versatile autrice reatina da me conosciuta personalmente in occasione di una tavola rotonda incentrata sulla scrittura al femminile organizzata dalla Nulla Die, casa editrice siciliana indipendente, nell’ambito di “Più Libri Più Liberi”, fiera della piccola e media editoria, edizione 2012.

“Milites” è stato pubblicato a inizio del 2013 dalla casa editrice Lettere Animate per la collana di narrativa contemporanea Raccontando.

Se ne avete piacere potete leggere in prima battuta questa recensione nel mio spazio di LiberArti.

 

Il romanzo

Immaginate un libro ricco di riferimenti introspettivi contenuti in una cornice per certi versi da noir di buon livello in cui viene inoltre affrontata una tematica attuale e scottante, quella dell’omosessualità e della difficoltà di farne con consapevolezza outing in un ambiente sociale e professionale qual è quello militare.

“Milites” di Cristina Làttaro, Casa Editrice Lettere Animate, è questo e altro, tessendo con abilità e un linguaggio scrittorio di ottimo livello un sottile ma robusto filo di Arianna, affidato già in prima battuta al lettore chiedendogli di dipanarlo pian piano, lentamente attraverso le pagine dell’intreccio narrativo di questo romanzo costruito in maniera piana ma soltanto all’apparenza.

Fabio Mosto, protagonista, è un colonnello dell’esercito impegnato a riscattare la propria esistenza, quanto meno in ambito professionale, sperando che ciò lo ripaghi di una nascita illegittima e di un padre che non l’ha mai voluto incontrare pur essendosi sobbarcato del suo mantenimento e averlo favorito all’inizio della sua carriera militare. Domizio Bruni, al contrario, è un rampollo dell’aristocrazia concentrato nello spasmodico sforzo di autoaffermarsi, spesso a discapito degli altri, utilizzati e messi via con estrema leggerezza. Entrambi, anche se per ragioni distinte, hanno ripiegato sulla carriera militare e taciuto sulle proprie preferenze sessuali. All’indomani della morte per droga del suo amante David, dovuta al suo abbandono, Fabio è addirittura arrivato a ricostruirsi una nuova “verginità” sociale sposando Amina, donna incolore e insignificante che gli ha dato una figlia, Erica. Domizio ha, invece, continuato ad esercitare il proprio fascino maschile senza scrupoli di nessun genere, divertendosi a irretire commilitoni di esperienza tanto quanto giovani reclute alla ricerca di nuove sensazioni proibite. A un certo punto della vicenda entrambi si trovano l’uno al fianco dell’altro. L’irreparabile accadrà inevitabilmente ma questa volta Mosto cercherà di cautelare quanto meno sua figlia, avvicinata per vie traverse da Domizio per arrivare a lui.

La narrazione si svolge secondo la falsariga di cronache militari contraddistinte non da capitoli ma da riferimenti topologici e da date non necessariamente disposte in ordine cronologico, finalizzate a condurre il lettore in profondità nella storia spaziando disinvoltamente nell’arco di più un decennio tra colpi di flashforward e flashback. Secondario ma non per questo meno rilevante è il tema del sovrannaturale, così caro all’autrice, racchiuso in un elemento piccolo ma significativo: un mammoccio di pezza costruito dal sergente Rocco Fani e investito da energie negative secondo i dettami tramandatigli dalla nonna, esperta in magia nera, per annientare Bruni col quale ha intrattenuto una relazione fugace e che di lui non vuole sapere più nulla.

Un’ultima notazione è sulla location del romanzo, ambientato in maniera preponderante a Rieti: una Rieti per certi versi misteriosa e riservata, descritta come testimone silente della complessità e del coacervo di emozioni e sensazioni di un gruppo di uomini spesso dipinti,  di certo per effetto di stereotipi e/o tipizzazioni ancora estremamente radicate nel nostro tessuto sociale, come machos incorruttibili, ben lontani  da quella che talvolta si rivela come concreta realtà.

 

L’autrice

Cristina Lattaro, prolifica e versatile scrittrice, nasce e vive a Rieti. Esercita la professione di ingegnere elettronico presso il reparto di Ricerca & Sviluppo di una multinazionale statunitense. Titolare di cinque brevetti USA e presente in due articoli scientifici, ha pubblicato nel dicembre 2011 La saggezza dei posteri, nell’aprile 2012 LusoresCalciatori, nel novembre 2012 Il volo di carta in due e-book, nel gennaio 2013 Milites – Soldati,  nel febbraio 2013 Stryx Julia, Biglia di vetro vol. 1 e 2 nel marzo e maggio 2013. Dal 30 agosto 2012 è ospite fisso in un ciclo di trasmissioni dedicate ai libri e all’editoria presso l’emittente televisiva Rieti Lazio TV  (RLTV, canale 677 digitale terrestre).

Cristina Lattaro, Milites – soldati, ISBN: 9788897801535, € 10,00 

 

 

 

 

 

 

RLTV 677 presenta “La casa dal pergolato di glicine” di Lucia Guida, edizioni Nulla Die

“Pomeriggio 2.0″ è una trasmissione in streaming di RLTV, emittente reatina, in cui Cristina Làttaro, scrittrice, e Sonia Rosatelli, conduttrice, parlano di libri di nuova pubblicazione e di editoria.
In questo video Cristina e Sonia presentano “La casa dal pergolato di glicini”, in uscita il 15 luglio 2013 e mio primo romanzo. L’intervista include una chiacchierata con Salvatore Giordano, Direttore Editoriale della Nulla Die, mia casa editrice.
Buona visione a tutti

Andar per fiere – a Più Libri Più Liberi con la Nulla Die

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Prendete cinque autrici grintose, mettetele insieme a parlare di scrittura al femminile e otterrete  risultati sorprendenti. Le donne, si sa, sono dotate di energia e inventiva inesauribili, pronte a dispensare potenziale umano a piene mani con generosità e obiettività non scevre di concretezza e realtà. L’evento a cui mi riferisco è stato il dibattito “La scrittura  è Donna. E il mercato editoriale?”, promosso il 6 dicembre 2012 dalla Nulla Die, casa editrice siciliana di Piazza Armerina (EN), ospitato nella Bibliolibreria del Palazzo dei Congressi di Roma in occasione della X edizione di Più Libri Più Liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria.

Antonella Santarelli, nel duplice ruolo di autrice e moderatrice, ha voluto sondare il terreno parlando di mercato editoriale e di proposte scrittorie con me, Greta Cerretti, Laura De Angelis e Cristina Lattaro in un’ottica rigorosamente femminile richiesta dal dato di fatto più oggettivo: che, cioè, la fetta di lettrici/ compratrici/fruitrici di libri sia a oggi costituita in maggioranza proprio dalle donne.   Nel panorama variegato e complesso dei libri editi in quest’ultimo periodo è palpabile un’attenzione in tal senso, non sempre corrisposta da un livello qualitativo adeguato. Come dire, citando Ogilvy à revers, che nel mare magnum del marketing editoriale non sempre contino realmente le persone che contano, almeno in un’ottica di onestà intellettuale. Molto più facile puntare sul livello di intrattenimento, di puro divertissement della lettura; e poco importa che si finiscano col sottovalutare volutamente e artatamente gusto e background socio-culturale femminile posseduti da buona parte delle lettrici, livellati senza mezze misure per rispondere in modo maggiormente funzionale a logiche di compravendita mordi-e-fuggi, spesso sulla falsariga di diktat esteri a partire dalle famose cinquanta sfumature jamesiane e oltre.

Le succitate autrici Nulla Die, impegnate ciascuna in forme di elaborazione  scrittoria di genere differente, hanno voluto dire la loro, sottolineando come l’erotismo non vada affatto confuso con il mom-porn o soft-porn  dilaganti e debordanti soprattutto negli ultimi tempi tanto da diventare punti di riferimento e offerta narrativa anche di note case editrici italiane. Che la scrittura impegnata ma anche fantasy, noir, di genere possa ben costituire una valida alternativa a ciò che si pone compulsivamente come moda del momento. In particolare Cristina Lattaro, in attivo due pubblicazioni in cartaceo con la Nulla Die e altrettante in versione e-book con la Sesat, si è detta pronta a  sperimentare il genere erotico noir stando bene attenta a non cedere alle lusinghe della pornografia tout court. Dello stesso avviso Greta Cerretti e Laura De Angelis, ciascuna autrice per la Nulla Die di un romanzo edito nella passata stagione, entrambe ben pronte a tentare nuovamente a breve la strada della pubblicazione con lavori inediti già ultimati. Alla domanda rivoltami da Antonella Santarelli,  autrice anch’essa per la Nulla Die di testi poetici e di prosa, se sia ancora il caso di proporre opere “impegnate” ho risposto di si; alle antieroine di “Succo di melagrana” impegnate nella quotidianità più spicciola a scegliere di imboccare strade diverse con una consapevolezza e una costruttività tutta al femminile credo fermamente.  E non è detto che in tal senso letture di qualità incentrate su buoni propositi permeati di positività e non di buonismo non possano fare la differenza. Quanto meno in termini di non omologazione di pensiero.

 

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