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Presentazioni d’autore:”Le cose dell’orologio” Mario Borghi

Una piccola città di provincia e la sua stazione ferroviaria, perno esistenziale e luogo di aggregazione attorno al quale ruotano le tranquille (o forse dovrei dire soporifere?) esistenze dei suoi abitanti.

A un tratto un evento imprevisto e imprevedibile ne scuote la consolidata e routinaria normalità: viene, infatti, prelevato nottetempo l’imponente orologio bifronte da sempre collocato in posizione strategica a beneficio degli utenti di questa stazioncina senza infamia e senza lode, approfittando dell’abbandono in cui versa l’abitazione del capostazione, location privilegiata in cui il furto viene perpetrato senza che nessuno possa impedirlo.

L’accaduto scatena, com’è intuibile, le fantasie più accese dei concittadini, portando a galla situazioni di vario genere connesse con le vite privatissime di molti di loro, ammantate da rispettabilità ma solo all’apparenza.
L’orologio scomparso agisce da catalizzatore in tal senso, portando a galla un coacervo di situazioni irrisolte nel tempo, messe a tacere per quieto vivere o per mera superficialità esistenziale. Un manipolo di indignati abitanti cerca in ogni modo di venirne a capo, ergendosi di volta in volta a investigatori, fustigatori, tuttologi, giudici delle altrui debolezze, alla ricerca spasmodica del colpevole: della persona che potrebbe aver compiuto il misfatto e che va braccata e presa in consegna per essere punita in modo esemplare. Solo in tal modo la comunità potrà tornare al suo originario equilibrio.

Da questa kermesse nazionalpopolare, in cui ogni cosa ha la sua collocazione coerente in una sorta di chaos nel senso etimologico della parola, emergono personaggi grotteschi ma assolutamente pertinenti alla storia  come la signorina Piccionetti, felice di poter dimostrare, anche in tal frangente, le sue qualità di donna di mondo (sic!), e tuttavia non scafata abbastanza per conquistare una volta per tutte  il flemmatico maresciallo dei Carabinieri di cui è da tempo immemore invaghita; Anna, domestica a ore in casa del vero ladro dell’orologio, persona bene informata su fatti e misfatti del suo datore di lavoro, interessata più a condurre con disinvoltura la sua vita virtuale, una sorta di second life  in cui ogni elemento esiste soltanto come proiezione della sua mente e nell’arco di tempo della sua permanenza dell’appartamento di cui ha cura, piuttosto che aiutare con una dritta ben piazzata tutti coloro che hanno fatto della ricerca di questo fantomatico oggetto priorità assoluta della loro vita.
L’idraulico, capro espiatorio della vicenda, dipinto nel prosieguo della storia a tinte sempre più fosche, inconsapevole parafulmine di un pugno di persone animate da velleità di giustizialismo sommario conquisterà la tenerezza e l’empatia del lettore assieme alla signora ottuagenaria incolpata di misfatti inenarrabili a lei attribuiti. Colpe mastodontiche che, manco a dirlo, non potranno mai essere chiarite, imputate a lei in virtù della sua provvidenziale dipartita. Il ladro stesso, infine, col suo passato nebuloso e le sue fobie, i suoi peccati mortali e le sue piccole manie compulsive estrinsecate attraverso una inconsapevole volontà di vendicarsi a tutto tondo del mondo intero.

La sensazione finale è che Mario Borghi abbia voluto giocare con il lettore prendendolo con eleganza in giro e facendo leva sull’umana debolezza per spingerlo a mettersi in discussione, a scavare dentro di sé vincendo ataviche pigrizie e compromessi eterni; stimolandolo a prendere posizione e a chiedersi se, poi, ci sia sempre in ogni evento esistenziale una verità unica e univoca. O se, invece, molto sia ahimè, oggi più che in passato, frutto di personali elucubrazioni e dei pregiudizi instillati in noi dai tanti profeti e manipolatori della realtà attraverso un subliminale difficile da scorgere se non si possiede il minimo allenamento per poterlo fare.

Il libro è scritto in un linguaggio funzionale alla storia e ai suoi molti passaggi: rapido in alcun tratti, tentacolare e aggrovigliato in altri, soprattutto quando l’autore vuol darci la sensazione netta di come sia complesso addentrarsi nei meandri del cervello umano nell’attimo in cui siamo pronti a giustificare e a rendere plausibile ogni nostra singola presa di posizione. Molto ben curato, infine, l’aspetto formale di questo romanzo che vanta la prefazione della blogger e autrice ferrarese Gaia Conventi e una molto ben congegnata copertina a cura di  Adalgisa Marrocco.

 

L’autore

Mario Borghi, segno zodiacale Cancro è nato a Sanremo (IM) nel 1964 ma vive a Sassari. Ha scritto due opere teatrali, ‘L’abbonamento alla TV’ e ‘Gli opinionisti’ messe in scena in vari teatri off di Roma. Nel febbraio del 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo, Le cose dell’orologio, per la collana Bandini di Rogas Edizioni (Roma). Nella vita, oltre a scrivere e a gestire il blog Pubblica Bettola Frammenti di Cobalto – Diario di un cialtrone  , seguitissimo e dissacrante lit-blog ,si occupa di servizi editoriali con PB Servizi Editoriali.

 

Mario Borghi, Le cose dell’orologio, ISBN 978-88-99700-00-3  € 11,00

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L’è ‘n gran bel Proust! Oggi in compagnia di Lucia Guida.

Un’intervista sui generis del 21 novembre 2015 di Gaia Conventi, scrittrice e blogger ferrarese, alla sottoscritta sul suo blog “Giramenti” . Con leggerezza (ma anche no!)  si parla di cose importanti e altre che lo sono un po’ meno. Nella vita, scrittoria e non.
Buona lettura e a presto

L’È ‘N GRAN BEL PROUST!

L’è ‘n gran bel Proust! Oggi in compagnia di Lucia Guida.

Torna “L’è ‘n gran bel Proust”, oggi pigliamo uno spritz con Lucia Guida: «Acquario ascendente Gemelli, nativa di S. Severo (FG), vive e lavora a Pescara come docente di Lingua Inglese. Ha pubblicato racconti brevi in collane di autori vari e come solista per Nulla Die nel 2012 la raccolta di racconti Succo di melagrana e poi nel 2013 il suo romanzo d’esordio La casa dal pergolato di glicine. Cura un blog nella piattaforma di WordPress, una pagina di autrice su LiberArti Reader Social Artist e due pagine dedicate ai suoi libri su Facebook. È alla ricerca dell’editore e dell’uomo ideale ed è pronta a scommettere su chi dei due incontrerà per primo».
Donna interessante, mi spiace non poterla sposare e pubblicare… ma voi candidatevi. Anche per rispondere al Questionario di Proust, ovviamente.

Il Questionario di Proust e Lucia Guida

1. Qual è il colmo della miseria?
Sforzarmi di essere semiseria. Io sono serissima, sempre e comunque.

2. Dove le piacerebbe vivere?
In un paese caldo d’estate. In un paese nordico d’inverno. Giusto per contraddire i meteopatici e le signore di età alle fermate dell’autobus.

3. Il suo ideale di felicità terrena?
Nutella a colazione, pranzo e cena. E una bilancia compiacente come alleata.

4. Per quali errori ha più indulgenza?
Per i miei, manco a dirlo. E per quelli dei miei amici.

5. Qual è il suo personaggio storico preferito?
Anita Garibaldi, donna assai paziente col suo Giuseppe. La pazienza non è mai stata il mio forte con gli uomini.

6. I suoi pittori preferiti?
Kandisky, lo trovo molto trendy e bonton. Perfetto nei salotti bene cittadini.

7. I suoi musicisti preferiti?
Quelli ascoltati nei salotti bene di cui sopra. Fanno molto pendant con la pittura astratta.

8. Quale qualità predilige in un uomo?
La concretezza. Se ho voglia di giocare con le parole, so benissimo farlo da sola.

9. Quale sport pratica?
Relaxing a oltranza sul divano di casa. Almeno per tre serate a settimana.

10. Sarebbe capace di uccidere qualcuno?
Sì, se fosse possibile farlo con un sorriso a trentadue denti.

11. Qual è la sua occupazione preferita?
Prendere in giro con intelligenza e ironia la gente. Ma solo quella che se lo merita.

12. Chi le sarebbe piaciuto essere?
Giovanna d’Arco. Senza rogo, però. Sono intollerante all’odore della legna bruciata.

13. Qual è il tratto distintivo del suo carattere?
La tolleranza zero verso i rompiscatole (ma non lo diciamo all’uomo di cui sopra…).

14. Qual è il suo principale difetto?
Sono troppo buona. Lo dico sul serio, eh…

15. Qual è la prima cosa che la colpisce in un uomo?
Diciamo che degli uomini ho una visione d’emblée. In genere è alla fine che focalizzo i particolari. Alcune volte porta bene, altre un po’ meno.

16. Qual è il colore che preferisce?
Azzurro grigiolino e grigio azzurrino.

17. Qual è il suo fiore preferito?
Il crisantemo. Posso giocare a “m’ama, non m’ama” più a lungo e con più soddisfazione.

18. Quali scrittori preferisce?
Quelli maledetti e maledettamente bravi.

19. Quali poeti?
Quelli malinconicamente poetici.

20. Quali sono i suoi nomi preferiti?
Debora, Pamela per le femminucce. Mi piaceva moltissimo giocare con le Barbie da bambina.
Per i maschietti vado sul tradizionale: Asdrubale e Aristide, adoro le allitterazioni.

21. Che cosa, più di tutto, detesta?
La semplicità. Amo tutto ciò che è complicato. Se non è dannatamente complicato non fa per me: nella quotidianità spicciola, in amore, nella scrittura.

22. Quale talento naturale le piacerebbe possedere?
Saperle raccontare con sapienza ed essere creduta a ogni battito di ciglia. Un talento che non ho ancora imparato a coltivare. Ma prometto d’impegnarmi a farlo. Nella vita bisogna sempre tendere a migliorarsi.

23. Crede nella sopravvivenza dell’anima?
Ci credo e questa è la mia peggior condanna. O forse salvezza, se questo significherà riuscire a togliermi qualche sassolino dalla scarpa in versione esoterica

24. Di che morte vorrebbe morire?
Dolce, dolcissima: affogata in un mare di panna screziata di cioccolata fondente e croccantino.

Gaia Conventi

 

L’intervista originale la potete trovare qui

 

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