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PRESENTAZIONI D’AUTORE – “Vita senza tempo” di Caterina Regazzi e Paolo D’Arpini

“Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso”

‘Che tu sia per me il coltello’, David Grossman

 

 

Un amore “settembrino”, quasi “senza tempo”, quello narrato da Paolo D’Arpini e da Caterina Regazzi nel loro bel libro “Vita senza tempo”, raccolta epistolare della selezione di un nutritissimo carteggio virtuale che inizia il 24 aprile 2009 e si conclude il 7 luglio 2010.

Ne abbiamo parlato con passione e con sentimento domenica 9 dicembre 2012 a OliS in un’intervista a tre mani, caratterizzata anche dal pieno coinvolgimento empatico del pubblico presente.

Il libro si dispiega in maniera graduale, partendo dall’iniziale fase amichevole della conoscenza reciproca di Paolo e Caterina, nutrendosi di un corposo segmento intermedio di approfondimento e approdando, infine, a una relazione stabile sentimentale. Un ruscello che convoglia le proprie acque in modo equilibrato prima di diventare fiume e sfociare in una conclusione ideale, quella di apertura verso il mare e verso la vita stessa, rivista da Caterina e Paolo in un’ottica di condivisione e comprensione l’una per i punti di forza e i punti di debolezza dell’altro e viceversa, come in un amore maturo e realmente fruibile dovrebbe sempre essere. Un sentimento forte e corposo ma non scevro da  dubbi, piccole incertezze, sussulti dovuti alla frenesia del vivere quotidiano sperimentati da Caterina, veterinaria, accolta in un abbraccio ideale dalla disponibilità  “appassionata/spassionata” di Paolo, spirito libero e pensionato, spesso ago della bilancia della quotidianità di entrambi. Il dialogo  procede secondo ritmi variabili, trattando moltissimi temi attuali e contemporanei: relazioni umane e loro spendibilità nel reale e nel web ( quest’ultimo visto come modalità privilegiata e catalizzante di comunicazione, seguita tuttavia da un’indispensabile conoscenza “de visu” );   accettazione amorevole e consapevole di se stessi come premessa indispensabile per l’instaurazione di rapporti affettivo-sentimentali-relazionali positivi e durevoli di amicizia e amore; scelte esistenziali sentite con particolare riferimento alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela del benessere degli animali anche in rapporto a stili alimentari vegetariani o vegani. Accomunate sempre e comunque dal profondo rispetto di tutto ciò che ci circonda.

L’idea di vivere spensieratamente ma non superficialmente per arrivare gradualmente ma in modo maggiormente sentito e con naturalezza a determinate scelte di vita, senza forzare la mano a un processo che, una volta innescato, porta inevitabilmente alle giuste conclusioni. L’attribuzione, infine, di un peso rilevante al momento presente, da gustare intensamente scevro da ombre passate ( o forse, meglio, non appesantito ma arricchito dalla positività di ciò che è stato ) e di moderata propedeuticità verso un futuro ancora tutto da costruire con i piedi ben piantati per terra in un hic et nunc concreto e costruttivo.

 

Gli autori

 

Caterina Regazzi (classe 1959), veterinaria, è il referente della Rete Bioregionale Italiana per il rapporto uomo-animali. Vive a Spilamberto (MO) dal 2000 dove lavora e “si prende cura del proprio sé”.

 

Paolo D’Arpini (classe 1944), pensionato, è stato uno dei primi ri-abitanti della comunità di sperimentazione artistica, politica, sociale e spirituale di Calcata, alle porte di Roma. Dagli anni ’70 agli anni ’90 ha ripetutamente soggiornato in India ed in Africa. Ha collaborato in qualità di free lance con numerose testate, televisioni e radio. Vive attualmente a Treia (MC) dove si dedica soprattutto alla sua attività di blogger.

 

Le citazioni

 

Ben amalgamate nella narrazione, le riflessioni di Caterina e Paolo abbondano senza, tuttavia, il minimo sentore di  pretenziosità. Una sorta di corollario, fruibilissimo per tutti, di vita vissuta, agita.

 

Paolo D’Arpini

 

“ Viviamo in una società che non tiene conto del valore della vita di altre specie ed è per questo che una dieta vegetariana sarebbe indicata sia per motivi etici, che tuttavia sono meno importanti, che ecologici.”

“Le sensazioni più negative sono solo oscuramenti che sorgono nella mente, tanto vale non tenerne conto e procedere risolutamente nel bene … “

“Occorre accettare la propria solitudine e volersi bene come siamo, senza aspettative né desideri, allora nel silenzio l’amore fiorisce e non è più compensazione ma una semplice espressione di sé”

“Quando sono in viaggio mi muovo come se fossi in sogno, non so mai quello che succede realmente e quali sono le cose da fare, anche se un sottofondo di conoscenza o di ricordo dei percorsi e dei modi mi resta nella memoria”

“Le cose accadono perché ce le cerchiamo ma anche a volte contro la nostra volontà. Io, sinceramente, non credo che il nostro destino sia segnato ma che “attiriamo” o “respingiamo” le persone, gli eventi, le atmosfere a seconda di quello che siamo e che sentiamo e quindi di come noi ci poniamo”

“Non è meglio immergersi nel tutto e accettare, vivendo e basta? Dove per accettare voglio dire anche lottare, se necessario”

“La santità è una cosa diversa dalla saggezza”

“Ognuno di noi ha bisogno di essere addomesticato per poter risultare consono in un rapporto ma questo non significa perdere le proprie caratteristiche, anzi significa capire come accettarle e farle accettare con dolcezza”

“Ama e non preoccuparti … ama e basta”

“Ricordiamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è a noi possibile, non ciò che riteniamo dovrebbe essere”

“L’amore è un gran livellatore dell’io”

“ (…) provo per te un infinito amore e cerco una fusione con te, uno stato dell’anima in cui non abbia più “bisogno” di chiederti alcuna spiegazione. Sciogliermi in te, restando me”

“Sii te stessa senza remore e non avrai mai da pentirti”.

 

 

Caterina Regazzi

 

“E’ più difficile fare di ogni scelta che ha risvolti commerciali una scelta consapevole sui risvolti  ecologici, etici, sociali che comporta (…) Tutti dovremmo guardare un po’ di più alle implicazioni che i nostri comportamenti sottendono … senza che il nostro ego ne abbia a gonfiarsi troppo.”

“Ero felice anche prima, Paolo, finalmente dopo tanti anni passati a subire la vita, ora ho imparato ad amarla incondizionatamente come si ama un figlio e forse proprio per questo ho incontrato te”

“L’amore non si può pretendere, ma non solo l’amore tra uomo e donna, tutti i tipi di amore (…) ti amo come sei senza chiedermi neanche più di tanto come sei”

 

“ (…) siamo tutti un po’ “sciroccati” e tutti, chi più, chi meno, ci attacchiamo a delle immagini, a delle esperienze fuori da noi, per poter dare “un valore aggiunto” alla nostra vita”  

 

“Se rinasco vorrei rinascere gabbiano, tanto lo so che dovrei retrocedere nella scala evolutiva ma almeno forse, per una vita di gabbiano mi sentirei più libera”

 

“Meravigliosi i momenti in cui non capisco dove finisci tu e dove comincio io”

 

“La ricerca della felicità è un istinto naturale (…) Per me la felicità si raggiunge essendo in armonia con il creato, provando amore per se stessi e per gli altri”

 

“ (…) sognando, ad occhi chiusi o aperti, a volte si scoprono energie e scenari che ci fanno vedere al di là delle semplici consuetudini e ci mettono in contatto con il nostro Sé”.

 

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Presentazione di “Vita senza tempo” a OliS, Associazione Culturale di Montesilvano (PE)
9 dicembre 2012

 

 

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Il blog di Paolo D’Arpini e di Caterina Regazzi:
http://paolodarpini.blogspot.it/

“Vita senza tempo”, edita da Viverealtrimenti è reperibile qui e nei principali store on-line

PRESENTAZIONI D’AUTORE – “ La figlia del sarto “ di Lucilla Pavoni.

Nel mio caldo autunno scrittorio 2012 c’è anche la conduzione di una rubrica letteraria di presentazioni librarie presso l’Associazione Culturale OliS di Montesilvano (PE), a cui sono iscritta da diversi anni, su espressa richiesta di Michele Meomartino, socio fondatore.

A inaugurazione di questo ciclo di incontri domenica 25 novembre 2012 l’opera prima di Lucilla Pavoni, intitolata “La figlia del sarto”. Il libro, pubblicato nel 2009 per la prima volta, è la narrazione lucidissima e attendibile di uno spaccato d’Italia, con riferimento particolare alla società rurale marchigiana del secondo dopoguerra. La Lucilla di un tempo analizza con silenziosa e attenta curiosità propria di una bimba di cinque anni la ciclicità dell’esistenza nelle sue varie fasi, dai primissimi istanti scanditi dalla descrizione di Marcellina di sua figlia ( “ Sei proprio ‘na contadina! Del resto sei nata su un campo! “ ) in “Le origini”, sino alle battute finali della giovanissima esistenza di “Alberto” nell’omonimo capitoletto, suo compagno di giochi, perito all’improvviso e prematuramente in “(…) un giorno bellissimo, felice più che mai .

Si parte dall’immagine scultorea di Edmondo, il sartore, misuratore sociale del  piccolo microcosmo contadino di appartenenza e personaggio di spicco al pari di artigiani come barbiere e calzolaio, capaci di trasformare, con la loro abilità in signore  “ anche l’ultimo miserabile di questa terra ”, accompagnato nel suo girovagare professionale dalla figlioletta in paese e nelle campagne circostanti, accolto da tutti a braccia aperte, per poi proseguire con Lucilla oramai adulta alla ricerca delle proprie origini fatte di “foglia e ramo e albero e terra su cui tutto poggia”, grata per essere riuscita, sia pure con fatica, a ritrovare se stessa e la propria anima. La rassegna continua con la narrazione di “camilli e donne vestite nude” di colonialistica memoria seguita dalla descrizione particolareggiata di incontro, promessa, corteggiamento e matrimonio in “Li spusi”, con l’elencazione perfetta di tutto ciò che a corollario caratterizzava tale stagione di vita; un esempio tra i tanti la lenta costituzione della “cassa del corredo”, “viatico per tutta la vita” per le donne di una volta. Di pari passo scorrono come perfetti fotogrammi di una vita all’insegna della semplicità  e dell’essenzialità i momenti fatti di ineluttabilità in cui con un conforto dato dalla saggia accettazione  dell’imponderabile “la morte era meno morte” e immagini impresse indelebilmente di cose, personaggi e piccole e grandi creature della natura: Pacì, Annina e una piccola figlia di contadì compagna di scuola, umanità variegata e specialissima nella propria unicità, fatta di tangibilissimi punti di forza e di fragilità. Il volo “impazzito” delle candelore trattate come minuscoli aquiloni viventi e i bachi da seta di Dorina, “insaziabili, ansiosi di crescere” e tuttavia condannati a fine certa sia pure preceduta da un bagno generoso nel sangiovese. Piccoli lussi come la scatola di Idrolitina ottenuta dalla “vergara” in cambio del surplus delle uova prodotte dalle galline del suo pollaio; erbe curative  come “grugni, crispigne e pimpinelle” capaci di togliere di torno ogni male, rafforzate nell’effetto benevolo dall’uso antico di gratitudine, speranza e fede nella positività che è insita in ciascuno di noi e nell’energia potente e rigeneratrice dell’Universo stesso.  La consapevolezza di giudei, contadì e paesà di essere piccoli tasselli di un unico, irripetibile quadro, accomunati da sentimenti, paure ancestrali di malesseri come un fastidiosissimo mal di denti, vissuto come interruzione forzata del fluire incessante e doveroso dell’esistenza, di “ove pinte” di riconosciuta bontà a esorcizzazione di un presente di molti affanni e pochissime soddisfazioni, di amore sviscerato per la terra “bottega dove trovi tutto”, desiderio di “fortuna” e timore della malasorte e voglia  incessante di ”libertà” sacrosanta e imprescindibile, connaturata a tutti gli esseri viventi.

Tutto ciò e molto altro ancora in 124 pagine, prologo e indice inclusi nella ristampa del luglio 2011 a cura di Scriptorama , caratterizzate da un’attestazione costante di profondo e sentito amore per le cose perdute di un tempo, appena velato dalla malinconica consapevolezza dell’autrice che ciò che è stato non potrà più essere.  Affiancato, tuttavia, da altrettanta coscienza di essere a buon punto del proprio cammino di crescita personale per aver saputo rivalutare odori, colori, sapori, sensazioni di vita vera in un oggi possibile e maggiormente sostenibile con una scelta di vita radicale ma necessaria.

L’autrice 

Lucilla Pavoni è nata a Filottrano (AN) nel 1948. Dopo varie perigrazioni che l’hanno portata anche in Africa, ha oggi finalmente realizzato il sogno di tornare a vivere nella campagna marchigiana, a diretto contatto con la natura e gli animali. “La figlia del sarto” è la sua opera prima.

Le citazioni

In “Le origini”:

“ Ci ho messo tanto a ritrovarmi, confusa da mondi che mi avevano fatto perdere la strada, ma poi ho cominciato a ricordare e a  capire dove poter ritrovare l’essenza della mia Anima”

A proposito del “corredo”:

“ In quella cassapanca di legno c’era tutto, il passato, il presente, il futuro; era un viatico per tutta la vita ”

“Anche un semplice orlo può raccontare tante cose: l’imperizia del ricamo nei primi centimetri del lavoro, la confidenza che si prende man mano che si va avanti, le soste forzate quando non si ha più soldi per il filo da ricamo, gli attimi di esitazione e di inutilità del lavoro quando litighi col fidanzato, la ripresa piena di gioia quando si fa pace, la fretta di vederlo già finito sul letto da
sposa”

In “ Profumo di mosto”:

“ I vecchi sapori sono scomparsi. C’era il sudore in quello che mangiavi e la trepidazione di un’annata incerta; c’era l’incenso delle processioni per chiedere pioggia quando la siccità bruciava tutto, e le litanie a Sant’Antonio quando “lu porcu s’ammalava”

In “La mamma dei bachi”:

“ A volte mi sono sentita così, racchiusa in un bozzolo che sembrava una protezione dal quale non avrei voluto uscire perché era bello e rassicurante rimanere all’interno, ma ogni volta mi tornava in mente Dorina con i suoi occhi verdi così belli, il suo grembiule ordinato, le sue mani delicate e gentili, e mi sono ricordata che tutto questo era sinonimo di morte e allora ho ripudiato tutte le Dorine di questo mondo, rassicuranti, amorevoli ma assassine. Ho fatto un buco nel mio bozzolo e ho scelto la vita”

Presentazione de “La figlia del sarto” a OliS, Associazione Culturale di Montesilvano (PE)
25 novembre 2012

Il gruppo creato dall’autrice su Facebook:

https://www.facebook.com/#!/groups/335294759881980/

“La figlia del sarto” è reperibile qui e nei principali store on-line