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Tag: recensione letteraria

Presentazioni d’Autore: “La signorina Crovato” di Luciana Boccardi

La piccola Luciana è la primogenita di una coppia di musicisti, marito e moglie, formata da Raoul Masin Crovato, antifascista convinto e talentuoso artista, e Marcella Salvadori, maestra di piano, conosciuta da Raoul in occasione di una festina musicale organizzata dall’istituto religioso in cui la donna presta la sua opera come insegnante. Il matrimonio, all’inizio osteggiato dalla famiglia di artisti di riconosciuta fama Masin Crovato e dai Salvadori, borghesi benestanti e assai conservatori, è il frutto di amore e passione autentici ma è purtroppo funestato da molti avvenimenti dall’esito sfortunato a causa dell’indole artistica e del carattere impetuoso di Raoul, che in giovane età perde la vista e riporta gravi menomazioni fisiche cercando di trarre in salvo una famigliola durante un incendio del Cinema-Teatro Imperiale, di proprietà di sua madre, “Gingia” Fiorio ex ballerina di flamenco bohemienne, in cui presta servizio come factotum. La “disgrazia” paterna segna indelebilmente la sorte di Luciana bambina costringendola a una sorta di esilio forzato in casa d’altri per ben due anni in attesa di tempi familiari migliori. Sono attimi difficili ma al tempo stesso pieni di costruttività per la bimba che, nel suo piccolo si ingegna come può per ben integrarsi nelle due famiglie che la accolgono come figlia putativa benvoluta da tutti per il suo buon carattere e la sua voglia di fare. La permanenza in campagna va avanti inframezzata da visite brevi di nonni e zie materni e altrettanto fugaci sortite a Venezia, sua città natale, in occasione di eventi familiari importanti. Luciana accetta ogni cosa di buon grado pur sentendosi in certo qual senso abbandonata dai suoi affetti più cari. La stabilità affettiva raggiunta con fatica viene messa a repentaglio nel 1938, anno in cui i suoi genitori decidono che lei debba tornare a casa. Luciana si arma di buona volontà e impara con un uso di resilienza ammirevole a convivere in una situazione familiare difficile e precaria, costellata da problemi di ordine economico a cui la grande disponibilità di sua madre Marcella e l’aiuto dei nonni materni non sempre riescono a porre riparo, e difficoltà personali del padre, insofferente per la menomazione visiva che gli ha precluso ogni velleità artistica.  La ragazza si ingegna con molti lavoretti ed espedienti di vario tipo e con grande intelligenza e forza d’animo impara a traghettare sé stessa attraverso le mille problematicità femminili cui all’epoca vanno incontro giovani donne come lei a cui manca un’autorevole protezione familiare. Il lieto fine di tipo professionale per nulla scontato e molto lavorato prima che tangibile, sarà il frutto della sua grande tenacia e determinazione oltre che del suo generoso senso della famiglia condotti di pari passo con i suoi progressi personali.
Luciana Boccardi narra le vicissitudini delle famiglie Masin Crovato/Salvadori per bocca della piccola e poi giovane Luciana romanzandole quel tanto che basta per acquisire il favore del lettore, incollato sino all’ultima pagina per sapere come andrà a finire questa narrazione dai risvolti spesso amari ma condotta con estremo realismo e senso degli eventi. Una storia di crescita e formazione che è anche un’opportunità di speranza in un futuro migliore ottenuto lavorando duramente ma con molto amore verso sé stessi anche e soprattutto in presenza di circostanze avverse. Lo stile narrativo è scorrevole e mai ridondante, arricchito dall’iniziale albero genealogico familiare assai curato nei dettagli che offre anche uno spaccato molto verosimile della Venezia di primo e secondo Novecento accompagnato dalla cornice privilegiata dei principali eventi storici e artistici dell’epoca che gli conferiscono una prospettiva di spessore rafforzata ed efficace. 

Lucia Guida

L’autrice

Nata a Venezia in una famiglia di musicisti, ha lavorato per anni alla Biennale di Venezia partecipando all’organizzazione dei più importanti festival di musica e teatro. Giornalista, studiosa di moda e di costume, è stata per decenni – ed è tuttora – la firma di riferimento per la moda de «Il Gazzettino».*

*minibio presa dal sito di Fazi Editore

Luciana Boccardi, La signorina Crovato, ISBN 9788893258463, € 18

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Presentazioni d’Autore: “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” di Remo Rapino

La vita di Liborio Bonfiglio appare da subito segnata da quelli che Liborio medesimo, voce narrante di questo romanzo corposo vincitore del Premio Campiello 2020, chiama  “segni neri”: circostanze sfortunate, a cominciare dal temporale fragoroso che ne annuncia la nascita in una serata agostana sui generis in cui sua madre e suo nonno materno attendono medico e levatrice che tardano ad arrivare, e a terminare con l’attesa paziente del protagonista seduto in perfetta solitudine su una sedia spagliata nella sua modesta abitazione, pensando alla vita colorita in maggior parte di controversie che, si sa, “sono  come le cirasce, una tira all’altra”.
Eppure Liborio da bravo traghettatore cerca di reagire alla malasorte vivendo per ben ottantaquattro anni; attraversando il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale, il boom economico, gli anni di crisi politica e morale del Belpaese, da lui percorso da centro-sud a nord e viceversa in lungo e in largo, alla ricerca di occasioni di vita migliore, di compagnie maschili e femminili mitizzate in cui identificarsi, come quella di  Venturi Ermes, conosciuto ai tempi del militare e mai più dimenticato assieme a Giordani Teresa, il suo primo amore e la figura del maestro Cianfarra Romeo, pietra miliare della sua infanzia e ricordo costante di ciò che avrebbe potuto essere se soltanto il destino gli avesse regalato occasioni più propizie. Liborio va avanti per la sua strada abbracciando fedi politiche e dottrine sociali in cui si riconosce, conservando in tasca la copia del romanzo deamicisiano “Cuore”, dono del buon maestro Romeo che mostra soltanto a chi sente affine al suo destino tanto da sceglierlo come depositario dei suoi racconti di vita e di strada e delle sue confidenze. Dei suoi sogni e delle sue speranze coltivati con estremo senso delle proporzioni, tipico atteggiamento di chi sa di poter osare sino a un certo punto perché ha tasche che possono contenere soltanto sassi con cui restare ancorato al suolo nelle giornate di vento forte. Un Cocciamatte savio a detta del dottor Mattolini Alvise del manicomio di Imola, luogo in cui Liborio soggiornerà a lungo a seguito di una vicissitudine tragica che lo ha visto protagonista e che ha segnato la sua fine lavorativa. Personaggio autorevole da cui l’operaio aspetterà invano in dono un camice bianco a testimonianza del pieno riconoscimento della consapevolezza e lungimiranza mostrate, certamente migliori e più profonde di quelle di tanta brava gente; un poveraccio connotato, invece,  da uno phisique du rôle ben preciso una volta di ritorno al luogo di nascita, appena tollerato dai suoi compaesani, incarnazione per qualcuno di essi dei peggiori disegni esistenziali. Eppure Liborio riuscirà a prendersi comunque la sua rivincita personale sull’Amore che a suo tempo non lo ha benedetto e su Maccarone, benestante marito di  Giordani Teresa, andando ben al di là del bacio casto di gioventù rubato in una giornata di grandi celebrazioni. Con il placet solidale dei lettori, attenti e curiosi sino all’ultima pagina di questa storia dolceamara in cui luci e ombre, sorrisi sfumati di malinconia autentica, si alternano e si fondono in spaccati di grande umanità culminando in un finale  scenografico ed evocativo ma certamente coerente. Un finale costruito da Liborio a sua immagine e somiglianza, allo stesso tempo rassicurante e intriso di pathos.

Il linguaggio con cui Remo Rapino fa parlare Liborio Bonfiglio è un mixage accurato di italiano standard e dialetto abruzzese, ricco di neologismi coniati dallo stesso Liborio per mantenere il passo e la storia all’altezza di tempi e luoghi da egli menzionati. L’opera è, infine, corredata da un piccolo glossario finale pertinente e utile a chi ha poca dimestichezza con il registro linguistico del protagonista.

Lucia Guida

 

L’autore

È stato insegnante di filosofia nei licei. Vive a Lanciano. Ha pubblicato i racconti Esercizi di ribellione (Carabba 2012) e alcune raccolte di poesia, tra cui La profezia di Kavafis (Moby-dick 2003) e Le biciclette alle case di ringhiera (Tabula Fati 2017).*

 

*minibio presa dalla quarta di copertina dell’opera edita da Minimum Fax

Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, ISBN 9788833890876, € 17

 

La recensione originale è presente su questa pagina

“Tre Storie”: Gianrico Carofiglio

Cari amici,

tre proposte di lettura e/o rilettura dedicate a Gianrico Carofiglio da me pubblicate sulla mia pagina di recensioni  “Tre Storie” sul sito di  Cinema, Teatro, Libri, Arte, Musica e Viaggi culturali Cyrano Factory .
Per il mio viaggio attraverso la scrittura di quest’autore ho scelto tre romanzi, “Ad occhi chiusi”, Sellerio, 2003, “Né qui né altrove, Una notte a Bari”, Laterza (2008) e “Il silenzio dell’onda”, Rizzoli (2012).
Perché un libro salva sempre. Ed è un salvataggio che dura in eterno.
A rileggerci presto

Lucia

 

 

Presentazioni d’Autore: “Il sapore del vino e altri racconti” di Roberta Andres

Undici storie legate l’una all’altra dalla medesima ricerca di amore sono il leitmotiv esistenziale e scrittorio de ‘Il sapore del vino e altri racconti’, ultimo lavoro di Roberta Andres per Le Mezzelane. L’autrice declina a tutto tondo questo paradigma sondando da prospettive diverse cosa spinga ad amare. La sua narrazione  parte inizialmente dal mondo reale e dai primissimi anni di vita di ciascun essere umano arrivando a toccare l’età adulta; procede, quindi, con l’indagare nei meandri fumosi della virtualità, ultima frontiera nelle relazioni interpersonali di tipo emotivo-sentimentale soprattutto per le apparenti poche implicazioni che parrebbe comportare. Dietro lo schermo di un pc o il display di un cellulare molto si può tacere e/o mistificare e molto altro ancora immaginare, in una prospettiva in cui spesso realtà parallele faticano a combaciare in un’ottica di coerenza riservando a entrambi gli attori di questo processo comunicativo sorprese inimmaginabili.

La sua disamina procede con lucidità chirurgica, portando alla superficie ciò che di buono questo sentimento rappresenta assieme a sedimenti grezzi: e sono pagliuzze preziose mescolate a detriti sul setaccio di un cercatore d’oro impegnato, in riva al fiume, in un paziente e faticoso lavoro di cernita nel flusso irreversibile della quotidianità.
Una ricerca d’Amore totalizzante racchiusa nel gusto aspro, contro natura, dei granelli di detersivo della protagonista del primo racconto e che continua a essere presente con la stessa intensità nel grido di dolore della protagonista dell’ultima storia, straziata dalla fine di un sentimento nato per caso e poi cresciuto sino a essere soffocato con capricciosità dal suo stesso ispiratore.
Nel percorso emotivo tracciato dall’autrice non ci sono vinti o vincitori; uomini e donne giacciono sullo stesso piano e mostrano la stessa fragilità, lo stesso bisogno di essere accettati appieno, dalla nascita sino alla maturità. L’esperienza acquisita temporalmente che, in teoria, dovrebbe mettere ciascuno di noi al riparo dagli errori compiuti evitando di ricadervi, in realtà non protegge dalla speranza/illusione di poter un giorno incontrare una persona che ci comprenda, ci accetti nella nostra finitezza umana e ci sublimi grazie a un sentimento intenso e duraturo, marcato dal retrogusto di poche gocce di vino o dall’incertezza di un buio non semplicemente fisico e concreto di  un blackout. Uno stacco forzoso  che permette, tuttavia, a chi ha voglia di cimentarvisi, di fermarsi a riflettere sul senso della vita e su ciò che resta quando ogni cosa perde consistenza e sfuma in ombre indistinte.
Roberta Andres utilizza varie tecniche scrittorie giustificate probabilmente dall’aver elaborato i vari racconti in momenti diversi della sua vita; questa caratteristica, tuttavia, è l’ennesima riprova di quanto si continui a crescere e di quanto ci si possa evolvere anche attraverso l’uso della parola e la capacità di affabulare in un processo sinergico in cui non ha troppa importanza pensare a quanto la scrittrice Roberta sia disgiunta da Roberta donna e persona.   L’ultima parola resta al lettore  a cui viene conferita dignità decisionale e interpretativa per trarre in autonomia, se vuole, una personale morale in tutto ciò.

Lucia Guida

 

L’autrice


Roberta Andres, laureata in lettere, è neodirigente nella scuola statale pubblica italiana. Ha insegnato scrittura creativa e autobiografica e partecipato a svariate antologie di A.A.V.V., pubblicando da solista ‘Le foto di Tiffany’ (2015) , ‘Perfetto Blu’ e ‘Flora la Pazza’ nel 2017, ‘Lingerie’ (2018) con lo pseudonimo di Demetra Kanakis nella collana ‘Live &Love’ sempre per Le Mezzelane.

 

Roberta Andres, Il sapore del vino e altri racconti,  ISBN 9788833282701, € 12,00

 

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Presentazioni d’autore: “Vinpeel degli orizzonti” di Peppe Millanta

È un viaggio dell’eroe bambino che è in ciascuno di noi quello di Vinpeel, adolescente che vive a Dinterbild, villaggio in un tempo e uno spazio collocati in un futuro possibile postmoderno e molto vicino al futuribile che ciascuno di noi potrebbe immaginarsi: ‘un pugno di case gettato alla rinfusa. Una comunità sospesa nel tempo. Una strada da dove non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti’.
Un non-lieu, coacervo di esistenze giunte a uno stallo, sia esso costituito da una vita priva di emozioni, di speranze tramutatesi in illusioni e poi lasciate al vento o alla risacca della stessa spiaggia in cui padre e figlio si ritrovano talvolta per affidare a conchiglie riempite di parole, di aspettative e rimpianti, ciò che entrambi non hanno il coraggio di pronunciare per pigrizia o, forse, mancanza di intraprendenza. Sentimenti che stentano a manifestarsi en plein air ma che, pure, alla fine della storia, Ned Bundy troverà il modo per far riaffiorare all’esterno con tardiva consapevolezza.

Vinpeel è anche celebrazione dell’amicizia: verso un amico immaginario e sorta di alias, Doan, che, tuttavia, qualcuno oltre al protagonista, ha la possibilità di intravedere con lui in concreto; verso una ragazza che non sa più parlare, Muna, ma che riacquisterà questo potere grazie anche agli sforzi del suo amico Vinpeel per aiutarla a connotare emotivamente le sue giornate. Tra sognatori e matti del villaggio c’è Krisheb, accomunato dallo stesso desiderio di  Vinpeel di tentare l’impresa verso un ‘Altrove’ che sa di esistere oltre il mare. Un mare che non è semplicemente divisione o separatezza ma che potrebbe, volendo, diventare unione.

Il miracolo, però, si compirà, paradossalmente riunendo l’intero villaggio sotto le enormi cupole di una miriade di mongolfiere e di un unico sogno comune, quello di aspirare a un futuro migliore e più colorato, con un escamotage a metà strada tra una modalità filmica zavattiniana e di neorealismo desichiano: una gigantesca fuga verso l’ignoto e l’ancora possibile a cui neanche i più scettici avranno il coraggio di sottrarsi in un disperato tentativo di dare un senso alla loro esistenza.
Un fil rouge salvifico simile a quello del piatto tipico offerto dal gestore dell’unica Locanbadel borgo, la famosa zuppa Biton, pasto condiviso e richiesto da tutti gli abitanti di Dinterbild, amici e nemici, ricetta segreta di cui, solo alla fine, si conosceranno gli ingredienti per gentile concessione dell’autore.

‘Vinpeel degli orizzonti’ non può definirsi solo un semplice fantasy, sarebbe troppo riduttivo farlo.
Mi piace più pensare a questo libro, romanzo d’esordio pluripremiato del suo giovane e poliedrico autore, come a una bella fiaba permeata di poesia e di molte verità, alcune forse più scomode di altre. Una proposta di riflessione per tutti noi sulle cose della vita, a cominciare da quelle spicciole e a terminare con i grandi perché racchiusi nella forma gentile di conchiglie abbandonate alla carezza e alla benevolenza delle onde del mare su una spiaggia deserta luogo d’incontro di generazioni diverse.

Lucia Guida

 

L’autore

Peppe Millanta si diploma in Sceneggiatura e Drammaturgia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma. È vincitore di numerosi premi nazionali dedicati al teatro e alla narrativa. Nel 2018 con il suo romanzo d’esordio, “Vinpeel degli orizzonti”, si aggiudica tra gli altri il prestigioso Premio John Fante Opera Prima. È Direttore della “Scuola Macondo – l’Officina delle Storie” di Pescara, realtà dedicata alla scrittura e alle arti narrative.

Peppe Millanta, Vinpeel degli orizzonti, ISBN 9788896176566, € 15,00

 

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la recensione originale la trovate qui 

Presentazione d’autore: “Grazie di te” di Francesco Pomponio

Zeb e Anna e sono i protagonisti di ‘Grazie di te’, edito da Amarganta  a settembre del 2016 a firma di Francesco Pomponio, autore al suo terzo romanzo, il primo per questa casa editrice.
Il libro narra una storia d’amore, dai suoi timidissimi prodromi sino alla fine. Una storia di sentimenti e di persone in cui confluiscono le esperienze di vita dei suoi protagonisti, costretti loro malgrado a un’espiazione lenta di colpe mai commesse e a dover fare  i conti con un bel fardello esistenziale e con avvenimenti che tendono a metterli a dura prova nel corso dell’intera narrazione.

Zeb è un autotrasportatore che si è fatto da sé e che può gestire la sua vita, anche professionale, senza rendere conto a nessuno se non a se stesso; un cane sciolto che a un certo punto del cammino incontra Anna, all’apparenza personaggio etereo, una cameriera di uno dei tanti hotel che lui è costretto a bazzicare per motivi di lavoro. Con estrema pazienza, ma anche con la determinazione che lo ha contraddistinto nelle tante vicissitudini della sua vita, costruita pezzo dopo pezzo da solo, dopo un’infanzia durissima che lo ha segnato ma che non gli ha fatto perdere il senso d’orientamento, ( come, invece, è accaduto per molti dei suoi ex compagni di borgata), Zeb decide di rivoluzionare le sue giornate cambiando dimora e lavoro pur di poter restare al fianco della donna di cui si è innamorato, prendendosi totalmente carico dei sospesi che la affliggono e accettando di condividerli in toto, nella buona e nella cattiva sorte, nonostante le fasi altalenanti della loro relazione.

L’uomo si costringe ad acconsentire anche al fatto che Anna, a un certo punto, stabilisca di allontanarlo dalla propria vita; lo fa consapevole che il loro destino sarà sempre legato a doppio filo. Una dedizione totale che alla fine darà il giusto frutto con gli interessi, facendo comprendere alla donna tutta l’importanza rivestita dalla presenza costante e mai ingombrante di lui.

La narrazione è condotta in terza persona toccando momenti corali costellati dai numerosi personaggi di secondo piano ma assolutamente funzionali alla storia, che hanno il pregio di enfatizzare le caratteristiche dei due protagonisti, fornendo ottimi ganci scrittorii per il prosieguo della vicenda.  Ottimamente curati ed estremamente verosimili, come del resto è d’abitudine per Pomponio, i dialoghi, venati dall’ironia di Zebedeo che non perde occasione per fornire al lettore perle di buonsenso e saggezza, e dall’essenzialità della sua compagna, meno propensa a fornire ricette di vita forse perché più pronta ad agire anche a costo lasciare troppo spazio alla propria impulsività.

 

L’autore

 

Francesco Pomponio, nato in Abruzzo, ha vissuto a Roma per tutta la vita. Attualmente vive fra le montagne, anche se comincia a odiare la neve. Scrive da quando aveva 18 anni, ha cominciato con racconti per poi arrivare ai romanzi. Ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “La macchina del tempo esiste già” e due romanzi: “La lavagna di Amerigo” e “Soave sia il vento”. Ha tre romanzi inediti e ne sta scrivendo un altro. Considera il lettore il vero protagonista di ogni storia e cerca di raccontarne di interessanti, dove succede qualcosa, popolate da personaggi unici, come uniche sono le persone. Attualmente si occupa di tecnologia e organizzazione di eventi per aziende. Scrive nei ritagli di tempo, ogni giorno una sola pagina alla volta, quando va bene due. Non aspetta l’ispirazione, scrive per sapere come la storia andrà a finire. Corregge molto, ma spera di avere la capacità di capire quando molto diventa troppo.

Francesco Pomponio, Grazie di te, ISBN 978-153724146-3  € 13,00

 

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Presentazioni d’autore: “Milites – soldati” di Cristina Lattaro

Cari amici, in questo post vi presento il romanzo “Milites-soldati” di Cristina Lattaro, versatile autrice reatina da me conosciuta personalmente in occasione di una tavola rotonda incentrata sulla scrittura al femminile organizzata dalla Nulla Die, casa editrice siciliana indipendente, nell’ambito di “Più Libri Più Liberi”, fiera della piccola e media editoria, edizione 2012.

“Milites” è stato pubblicato a inizio del 2013 dalla casa editrice Lettere Animate per la collana di narrativa contemporanea Raccontando.

Se ne avete piacere potete leggere in prima battuta questa recensione nel mio spazio di LiberArti.

 

Il romanzo

Immaginate un libro ricco di riferimenti introspettivi contenuti in una cornice per certi versi da noir di buon livello in cui viene inoltre affrontata una tematica attuale e scottante, quella dell’omosessualità e della difficoltà di farne con consapevolezza outing in un ambiente sociale e professionale qual è quello militare.

“Milites” di Cristina Làttaro, Casa Editrice Lettere Animate, è questo e altro, tessendo con abilità e un linguaggio scrittorio di ottimo livello un sottile ma robusto filo di Arianna, affidato già in prima battuta al lettore chiedendogli di dipanarlo pian piano, lentamente attraverso le pagine dell’intreccio narrativo di questo romanzo costruito in maniera piana ma soltanto all’apparenza.

Fabio Mosto, protagonista, è un colonnello dell’esercito impegnato a riscattare la propria esistenza, quanto meno in ambito professionale, sperando che ciò lo ripaghi di una nascita illegittima e di un padre che non l’ha mai voluto incontrare pur essendosi sobbarcato del suo mantenimento e averlo favorito all’inizio della sua carriera militare. Domizio Bruni, al contrario, è un rampollo dell’aristocrazia concentrato nello spasmodico sforzo di autoaffermarsi, spesso a discapito degli altri, utilizzati e messi via con estrema leggerezza. Entrambi, anche se per ragioni distinte, hanno ripiegato sulla carriera militare e taciuto sulle proprie preferenze sessuali. All’indomani della morte per droga del suo amante David, dovuta al suo abbandono, Fabio è addirittura arrivato a ricostruirsi una nuova “verginità” sociale sposando Amina, donna incolore e insignificante che gli ha dato una figlia, Erica. Domizio ha, invece, continuato ad esercitare il proprio fascino maschile senza scrupoli di nessun genere, divertendosi a irretire commilitoni di esperienza tanto quanto giovani reclute alla ricerca di nuove sensazioni proibite. A un certo punto della vicenda entrambi si trovano l’uno al fianco dell’altro. L’irreparabile accadrà inevitabilmente ma questa volta Mosto cercherà di cautelare quanto meno sua figlia, avvicinata per vie traverse da Domizio per arrivare a lui.

La narrazione si svolge secondo la falsariga di cronache militari contraddistinte non da capitoli ma da riferimenti topologici e da date non necessariamente disposte in ordine cronologico, finalizzate a condurre il lettore in profondità nella storia spaziando disinvoltamente nell’arco di più un decennio tra colpi di flashforward e flashback. Secondario ma non per questo meno rilevante è il tema del sovrannaturale, così caro all’autrice, racchiuso in un elemento piccolo ma significativo: un mammoccio di pezza costruito dal sergente Rocco Fani e investito da energie negative secondo i dettami tramandatigli dalla nonna, esperta in magia nera, per annientare Bruni col quale ha intrattenuto una relazione fugace e che di lui non vuole sapere più nulla.

Un’ultima notazione è sulla location del romanzo, ambientato in maniera preponderante a Rieti: una Rieti per certi versi misteriosa e riservata, descritta come testimone silente della complessità e del coacervo di emozioni e sensazioni di un gruppo di uomini spesso dipinti,  di certo per effetto di stereotipi e/o tipizzazioni ancora estremamente radicate nel nostro tessuto sociale, come machos incorruttibili, ben lontani  da quella che talvolta si rivela come concreta realtà.

 

L’autrice

Cristina Lattaro, prolifica e versatile scrittrice, nasce e vive a Rieti. Esercita la professione di ingegnere elettronico presso il reparto di Ricerca & Sviluppo di una multinazionale statunitense. Titolare di cinque brevetti USA e presente in due articoli scientifici, ha pubblicato nel dicembre 2011 La saggezza dei posteri, nell’aprile 2012 LusoresCalciatori, nel novembre 2012 Il volo di carta in due e-book, nel gennaio 2013 Milites – Soldati,  nel febbraio 2013 Stryx Julia, Biglia di vetro vol. 1 e 2 nel marzo e maggio 2013. Dal 30 agosto 2012 è ospite fisso in un ciclo di trasmissioni dedicate ai libri e all’editoria presso l’emittente televisiva Rieti Lazio TV  (RLTV, canale 677 digitale terrestre).

Cristina Lattaro, Milites – soldati, ISBN: 9788897801535, € 10,00