luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing

Mese: dicembre, 2014

Welcome, 2015 …

Sono grata al 2014 per essersi annunciato in sordina e avermi regalato tante piccole soddisfazioni, scrittorie e personali. Di aver reso il mio sguardo più limpido; forse meno disincantato che in passato ma certamente più consapevole.

Non ho avuto tempo di preparare poesie o racconti ad hoc nel turbinio di queste ultime giornate e ve ne chiedo venia; saluterò con voi, quindi, l’anno vecchio che se ne va con una poesia di un’autrice americana, da me tradotta con molta libertà.

Ricordando a me stessa e a voi che siamo sempre noi a connotare nel bene e nel male il Tempo che scivola lentamente tra le nostre mani. Facciamone buon uso, tanto da non rimpiangerlo mai

Auguri di cose belle ma soprattutto buone a tutti

Buon e sereno 2015

Lucia

The Year

“What can be said in New Year rhymes,
That’s not been said a thousand times?
The new years come, the old years go,
We know we dream, we dream we know.
We rise up laughing with the light,
We lie down weeping with the night.
We hug the world until it stings,
We curse it then and sigh for wings.
We live, we love, we woo, we wed,
We breathe our prides, we sheet our dead.
We laugh, we weep, we hope, we fear,
And that’s the burden of a year.”

 

Ella Wheeler Wilcox (1850-1919)

 

 

“Cosa si può dire in rima di un nuovo anno, che non sia stato detto mille volte? Gli anni nuovi vengono, quelli vecchi vanno, sappiamo che sogneremo, sogniamo di sapere. Ci risolleveremo ridendo con la luce, ci sdraieremo piangendo con la notte. Abbracceremo il mondo fino a che non pungerà, lo malediremo e poi sospireremo per un paio d’ali. Viviamo, amiamo, corteggiamo, ci sposiamo, respiriamo il nostro orgoglio, piangiamo i nostri morti. Ridiamo, piangiamo, speriamo, temiamo, e questo è il peso di un anno “.

 

 

 

 

photo by www.bride.ca

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Di domenica in una giornata ottobrina di sole

Provare a raccontare con attenzione presente e sguardo retrospettivo fatto di ricordi pescati nel cuore e nella mente   una giornata particolare, quella della cerimonia finale del “Premio Lupo” 2014

Buona lettura e a presto
Baci

Di domenica in una giornata ottobrina di sole

Apro gli occhi su un mattino luminoso. E’ domenica 19 ottobre ed è la giornata della cerimonia finale del Premio Lupo 2014. Sono nella mia cameretta da ragazza a casa dei miei genitori a San Severo e mi diverto per qualche minuto a osservare i raggi di sole che filtrano tra le stecche della tapparella appena sollevata. Dall’aria insolitamente calda so che sarà anche una giornata dal sapore estivo più che autunnale.

Sveglio mio figlio che dorme nella stanza accanto e ci prepariamo al viaggio che ci attende. La distanza tra S. Severo e Roseto non è tantissima, poco meno di sessanta chilometri, ma voglio arrivare per tempo e godermi il tragitto con calma.

Lascio la mia città natale che è ancora assonnata, pochissime automobili e altrettanta poca gente per le strade, intenta a prepararsi per i riti finali, sacri e profani, con processione per le vie del centro e batteria finale in onore della Madonna del Rosario, celebrata pochi giorni prima. Guido con tranquillità tagliando campi lineari dall’aspetto familiare   fino alle prime ondulazioni che preannunciano con gradualità le colline e poi le montagne che incontreremo, quasi a dare a noi viandanti cittadini la possibilità di passare da un territorio all’altro con la dovuta morbidezza e, per una volta tanto, senza nessuna fretta. La strada diventa meno squadrata e più sinuosa, di sicuro impegnativa, regalandoci tuttavia squarci mozzafiato di natura selvaggia alternati ad altopiani che svettano chiari sui colori cupi della vegetazione boschiva. Ricordando le spiegazioni di mio nonno paterno Angelo riesco a riconoscere querce, cirr e, cioè, alberi di acacia, ma anche faggi.
Mi sembra quasi di essere tornata bambina e di passeggiare ancora per la Defensa, il bosco che sovrastava il paese di mio padre, S. Marco in Lamis, meta di tante passeggiate e picnic durante la mia infanzia. Le immagini attuali si mescolano ai ricordi e tutto, quasi per magia, assume contorni di nostalgia ma anche di consapevolezza di essere parte di un unicum, di un universo privilegiato, una sorta di microcosmo nascosto ai più e, forse, per questo ancora più prezioso e speciale, fatto di colori ma anche di profumi e sapori connotati da vita passata e presente.

Sono arrivata nel borgo di Roseto Valfortore e la prima sensazione che sperimento è l’odore di legna bruciata, segno che qualche camino è già acceso nonostante la giornata mite, oltre all’aria pulita e sottile, molto più fresca di quella respirata in pianura prima di partire. Il cielo è terso, di un colore azzurro che non tradisce.

Davanti a me riconosco la sagoma inconfondibile di un edificio scolastico in via G.B. d’Avanzo, sede della manifestazione che mi vedrà tra i premiati e anche questo, per me, è giocare in casa, dal momento che sono un’insegnante da tempo e che la scrittura è un piacevole completamento, un attimo di tregua e di gratificante creatività rubato a una professione che assorbe buona parte delle mie energie e che, spesso, mi vede in trincea, nello sforzo di far bene, nonostante i tanti condizionamenti, le mode del momento e l’aspetto marginale attributo, negli ultimi tempi,  alla Cultura e all’Istruzione da una società affaticata e, per certi versi, malata e talvolta incapace di vedere oltre l’apparenza.

La manifestazione è ben organizzata e non c’è nulla che sia stato lasciato al caso. Momenti letterari si alternano a scorci d’arte e di musica, legati sapientemente da un filo sottile ma robusto rappresentato dall’amore per le cose belle e la speranza che questa mattinata lasci un segno indelebile nel cuore e nell’anima di tutti i convenuti. Mi riprometto di parlarne alla fine con Pasquale Frisi, ideatore del premio e patron della manifestazione per congratularmi con lui delle scelte logistiche fatte. Per un’autrice come me, emersa anche grazie alla partecipazione a premi letterari nazionali, la fase finale di un concorso è un tassello importante, la classica ciliegina sulla torta a ulteriore testimonianza del buon funzionamento dell’intero progetto.

Alla premiazione letteraria è assegnato il momento finale.
Anch’io sono in attesa, le mani sudate e la bocca impastata come ai tempi dell’università prima di un esame. Non è il primo premio che ritiro ma la sensazione di grande emozione è la stessa di sempre, unita alla presa di coscienza di aver regalato un pezzetto di me stessa agli altri attraverso la scrittura, mettendomi per certi versi a nudo, oltre alla soddisfazione di avere incontrato con le mie parole la sensibilità dei giurati. Nel ritirare il bel premio, chiedo di dire anch’io qualcosa. E’ un atto di riconoscenza dovuta ma anche di amore verso una terra che mi ha vista nascere per metà dauna, da parte materna, e metà garganica, da parte di mio padre, prima di andare per la mia strada trascorrendo altrove la mia vita dell’oggi. In Lauretta, la bimba protagonista di “In un campo d’orzo e di papaveri”, il mio racconto premiato, ci sono generazioni e generazioni di donne pugliesi intraviste per strada o, più semplicemente, conosciute attraverso le storie narrate da persone di famiglia. C’è tutta la forza della disperazione ma anche la speranza in qualcosa di diverso, di migliore, conquistato attraverso piccole battaglie quotidiane fatte di gesti semplici, poco appariscenti, a dispetto di destini già segnati, per tentare di arricchirli di briciole di felicità e serenità.

Lascio Roseto con il dispiacere di non aver partecipato al momento finale fatto di convivialità altrettanto significativa tra spettatori, premiati e addetti ai lavori. So che i miei genitori aspettano a S. Severo me e mio figlio per consumare tutti assieme   il “pranzo della domenica” e non voglio che si faccia troppo tardi. Ho desiderio anch’io di gustare questo piccolo intermezzo familiare che per me è un vero e proprio lusso, prima di riprendere a viaggiare verso casa e verso Pescara, città adriatica di fiume e di mare, in cui io, donna di pianura, ho scelto di intessere la mia vita presente.

 

Lucia Guida

Roseto Valfortore (FG), 19 ottobre 2014

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Photo by Gianni Lepore

La casa dal pergolato di glicine

Recensendo col cuore
“Pergolato” nella visione attenta ed emotiva di Cateviola, Caterina Grassi.
Buona lettura e a presto

briciole di nuvola

nuvole e dune“Sono una nube.
Una nube che si confonde con gli oggetti,
ma ad essi non si unisce.
Sono una nube,
e nella nube è la mia solitudine
la mia fame e la mia sete.
Ma la mia sventura è che la nube, mia realtà,
anela di udire qualcun altro che le dica:
Non sei sola a questo mondo
ma siamo due, insieme,
e io so chi sei tu”

da L’anelito di una nube di Kahlil Gibran

La casa dal pergolato di glicine copertina

“Mi piacerebbe camminare sulla battigia ma non so se mi sarà permesso ancora. Forse potrei addirittura rivederlo nella cresta bianca di un’onda marina con la stessa intensità con cui i suoi lineamenti sono scolpiti nelle mie notti buie e nei miei giorni di nebbia”

è Marina che vive ancora, come in un eterno presente, l’amore effimero di un’estate unica, una passione nata sulla sabbia davanti al mare e spezzata sulla sabbia delle dune di…

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Terminare in bellezza – piccoli traguardi di fine 2014

Novembre ha continuato a regalarmi piccole soddisfazioni, spianando la strada a un bel dicembre frizzante e beneaugurante.

La mia poesia “Ode alla Primavera”, ( se avete voglia di rileggerla la trovare in un post di qualche tempo fa ), è stata selezionata per far parte di un’antologia di autori vari, pubblicata da V edizioni, fatta di alcuni dei partecipanti al Premio Zucchi 2014, concorso bandito dall’associazione emiliana “Succede solo a Bologna”. La cosa più bella è che i proventi derivanti dalle vendite verranno devoluti alla sezione AIL bolognese.

zucchi

Ho, poi, tenuto a battesimo un libro da me già recensito, “Il bosco senza tempo”, dello scrittore aquilano Stefano Carnicelli che lo ha presentato presso la Cooperativa “Il Bosso” di Bussi sul Tirino (Pe) venerdì 21 novembre 2014 assieme alla voce narrante di Adriano Sabatini.

Non so voi, ma ogni volta che parlo di un romanzo al grande pubblico mi sembra quasi parlare di una mia creatura: stessa emozione, stessa sensazione “protettiva”, stessa voglia di vederlo volare sempre più in alto.

foto bussi

In foto Lucia, Stefano Carnicelli, Adriano Sabatini e Luciano Alberici

A dicembre, e precisamente sabato 13 dicembre, ci sarà anche il mio piccolo contributo all’evento giornalistico, fotografico e letterario Intorno alle parole – Officina ( e sinonimi ) dei fatti attorno alle parole, organizzato dall’Associazione Il cassetto delle Idee. Si parlerà di editoria, mercato editoriale, scrittura, premi letterari e di arte in senso ampio attraverso installazioni pittoriche e fotografiche, con degustazione finale di “Show Food” al BR1 Cultural Space di Montesilvano Colle (PE). Trovo che sia una bella coincidenza far parte di questa interessante iniziativa nel giorno del mio nome. E’ la seconda volta che mi capita una cosa del genere: l’anno passato, sempre il 13 dicembre presentavo “Pergolato” all’Emporio Primo Vere, Bottega del Commercio Equo e Solidale di Pescara, egregiamente supportata dalla scrittrice Rita Pelusi.
Naturalmente se ne avete piacere siete tutti invitati a intervenire. Inizio ore 16.45, ingresso libero

Locandina intorno alle parole

Nella calza di Babbo Natale o della Befana ci sono, infine, almeno un paio di altre cosette di cui mi riservo di parlarvi quanto prima

Nel frattempo vi abbraccio forte tutti

A presto con nuove letture e nuove parole

Lucia