luciaguida

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Categoria: POVs Points of View

POVs, Points of View: Vivere è ‘sporcarsi le mani’ (cit.)

VIVERE È SPORCARSI LE MANI.

A volte mi chiedo se trincerarsi in una torre eburnea, chiudendosi occhi, orecchie e bocca, potrebbe servire ad accettare l’inaccettabile che quotidianamente ci viene propinato.
L’utopia di chi procede per strada sotto un acquazzone, cercando inutilmente di non infangarsi la suola delle scarpe.
Poi mi rispondo che, tanto, non ne sarei capace.
Non potrei starmene zitta e subire con la noncuranza di chi crede di poter guardare a distanza il mondo. Semplicemente perché di quella folla, che mi piaccia o no, seppure in maniera infinitesimale io faccio parte. E posso fare la differenza, se soltanto lo voglio. Se soltanto permetto a me stessa di provarci.
‘Sporcarsi le mani’ serve molto di più di quanto non si pensi. E se, magari, non avrà sortito l’effetto sperato, aiuterà il pensiero di averci provato. Magari districandosi tra prove ed errori, ma in qualche modo agendo.

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ph.credit: thinkdonnadotit

 

 

 

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POVs, Points of View: Di armadi reali e armadi mentali

Cari amici,
qualcuno a me assai vicino mi ha fatto notare che le riflessioni che dedico e rivolgo ai miei contatti su un famoso social potrebbero benissimo essere postate anche qui. Da oggi, con cadenza (spero!) regolare proverò a farlo.
Dipanerò un fil rouge sottile ma robusto per accompagnare i miei aforismi, le mie recensioni d’autore, i miei weekend e dintorni e le notizie di quanti vorranno seguire Lucia tra l’uscita di un suo libro e l’altro.
Siete tutti i benvenuti

DI ARMADI REALI E ARMADI MENTALI

Ieri ho fatto una cosa che mi costa molta fatica: ho provato a esplorare i recessi più nascosti dei miei armadi, a rimettere un po’ d’ordine e a scartare capi di abbigliamento e accessori che da tempo non uso più.
Ho cercato di non farmi dissuadere da considerazioni come ‘questo lo tengo, potrebbe sempre servirmi’, impilando non senza sforzo capi di vestiario e borse l’uno sull’altro fino a riempire tre bustoni medi che al momento sono parcheggiati sul pianerottolo della zona notte di casa mia in attesa che io li depositi da qualche parte per liberarmene.
Quest’operazione non è stata indolore né semplice da fare. La mia emotività ha colorato molti di quegli oggetti, riportandomi indietro nel tempo in cui, indossandoli, ho contribuito a legarli all’unicità di momenti che non si possono liquidare con facilità.
Quando mettiamo da parte qualcosa, mettiamo via con essa emozioni, detti e non detti, sensazioni che l’hanno comunque connotata in maniera più o meno felice. Almeno questo è ciò che io provo.
Eppure, sono convinta che colmando le mie tre sporte da boutique io non abbia solo rinunciato a qualcosa ma abbia, contestualmente, riacquistato spazio da impiegare in maniera ottimale non rimpiazzandolo semplicemente con nuovi abiti frutto di futuri acquisti.
Se ci pensate questa cosa può applicarsi a tanti campi della nostra vita. Con i dovuti distinguo, certamente.
Il nuovo chiama inevocabilmente altro nuovo. Pensiero che, a ben vedere, non è così drammatico o sconvolgente come potrebbe, d’emblée, sembrare.

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ph. credit: wwwdotonekingslanedotcom