Storie di città – Tra cielo, mare e fiume

Tratteggiare in poche righe un angolo della città in cui riesci a riconoscerti può sembrare cosa apparentemente facile ma non lo è. Non sempre. Soprattutto se la città di cui vuoi descrivere una sfumatura non ti ha vista nascere ma si è comunque premurata di accoglierti con disponibilità.
In questo breve racconto provo a parlare ancora di Pescara, mio attuale luogo di residenza. Lo faccio nell’unico modo di cui sono capace. E la mia veloce sosta sul ‘Ponte del mare’ finisce col diventare un bel pretesto per ragionare, com’è di solito per me, in punta di cuore.
Buona lettura

A presto

Lucia

Tra cielo, mare e fiume*

Sono sospesa tra cielo e fiume.

Davanti a me la città che pulsa con le sue mille contraddizioni, le sue belle vetrine e i luoghi nascosti che faticano a svelarsi a chi non ha occhi attenti per coglierli.

Alle mie spalle c’è il mare, ora colto in un momento di quiete, dall’aspetto rasserenante come i colori che a quest’ora del crepuscolo lo caratterizzano.

La brezza scompiglia i miei capelli per ricordarmi che anche in un attimo di tranquillità siamo tutti soggetti alle leggi del mondo e alle sue bizzarrie.

Sono al centro di un universo che, al momento, non ha confini se non la mia capacità di dare libero sfogo ai miei pensieri.

Eppure non ho voglia di impegnare la mia mente in cose complicate. Il mio desiderio è quello di perdere il mio sguardo in questa immensità di acqua che cerca di abbracciare il cielo.
Poggiata al parapetto con entrambi i gomiti come da bambina quando, con attenzione, cercavo di cogliere ogni sillaba delle storie narrate da mia nonna, scruto l’acqua di fiume che lentamente scorre verso il mare, riflettendo la luce e i colori di questo tramonto miracoloso, felice epilogo di una giornata di sole incastonata tra giornate di pioggia silente, rassegnata, ottobrina.

Il fiume porta con sé rami spezzati rubati alla vegetazione e alle sponde che lo contengono. Lo fa con autorevolezza e con una pacatezza disarmante per riaffermare il suo pieno diritto a esistere, sia pure tra  le mille contraddizioni e i limiti a lui imposti dall’uomo.
Si trascina verso il mare a voler sottolineare che tutto va come deve andare, portando, però, sulla sua superficie un pezzo di cielo riflesso per segnalare che una possibilità di salvezza c’è sempre, basta saperla cogliere.
Il mare è lì ad attendere l’acqua di fiume che avanza senza sosta per un ultimo  abbraccio totale, coinvolgente.

Non esisterà più differenza tra dolce e salato, colore e consistenza si uniformeranno nella buona e nella cattiva sorte in un’unica grande onda grigio-azzurra verso l’indefinito.

I passanti si avvicendano l’un l’altro per scendere o salire, incrociandosi a poca distanza dal mio punto di osservazione. Lo fanno in silenzio, solcando a passi composti questo Ponte del Mare che è punto di unione tra due rive differenti. Rappresenta con sapienza il futuro con la sua voglia di fare e le sue grandi incognite, le delusioni sottili e la sorpresa gioiosa fatta di piccoli gesti di generosità e gentilezza gratuite.
Non ci sono ombre capaci di fugare la dolcezza di questo momento di sospensione temporale.
C’è solo la consapevolezza di appartenere al qui e all’ora, con l’entusiasmo di vivere ogni singolo soffio di vita come istante irripetibile e prezioso.

Qualsiasi cosa accada.

Oggi e per sempre.

Lucia Guida

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Pescara, Ponte del mare. Foto di Guerino Di Francesco

*L’articolo originale lo trovi qui

N.B. Storie di città è un progetto di scrittura in web. Visita la pagina per saperne di più.

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