luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing

Mese: ottobre, 2012

Passioni creative

La  mia passione per la cucina nasce un po’ per gioco e un po’ per sfida. Ai tempi dell’adolescenza e di pari passo con altre attività con cui mi piaceva trascorrere buona parte del mio tempo libero e che contemplavano situazioni di natura estremamente variegata: dipingere, disegnare, lavorare con i ferri e con l’uncinetto, scrivere poesie e inventarmi storie su cui confezionare racconti lunghi o romanzi brevi. Nonostante il mio periodare lunghetto, nelle mie storie non sono mai stata troppo prolissa, forse perché il timore di non portarle a compiutezza non mi abbandona mai del tutto.
Nell’intervista che oggi vi posto, realizzata da Federica Gnomo per il sito ITODEI.blogspot.it e poi replicata nel suo blog Gnomosopralerighe, parlo di me come autrice di manicaretti oltre che di testi scrittori. Con un finale a sorpresa, l’indicazione di una ricetta di facile e sicura realizzazione, una torta al cioccolato adatta ai gusti di tutti. Uno dei miei cavalli di battaglia storici. Provare per credere.

IN CUCINA CON LO SCRITTORE: Lucia Guida

Interviste culinarie di Federica Gnomo

Oggi salutiamo e ringraziamo Lucia Guida, autrice della silloge di racconti “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” pubblicata dalla Nulla Die, casa editrice NAP di Piazza Armerina, nel gennaio 2012, per averci aperto la porta della sua cucina.

Succo di Melagrana racconta al femminile attimi di quotidianità spicciola. Le protagoniste dei racconti — caratterizzati da diversità di epoche, età e situazioni personali — sono colte nei fotogrammi del loro percorso esistenziale. Le storie sono collocate cronologicamente in senso crescente dal periodo pre e post bellico sino ai nostri giorni in una provincia microcosmo puntuale, punto di forza e di debolezza, dell’esistenza umana più ampia. Tempo e Spazio diventano pretesti per comunicare un messaggio essenziale, quello dell’infinita capacità rigeneratrice di ogni donna, chiaro invito a cercare orizzonti migliori.

      

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?

Considero mangiar bene uno dei piaceri della vita e cucinare un’attività creativa e gratificante altrettanto quanto la scrittura. Amo sperimentare nuove ricette pur preferendo andare sul sicuro e ripiegare sui miei “cavalli di battaglia” se ho ospiti a pranzo o cena

 Lo fa per dovere o per piacere?

Dipende. Cucinare può talvolta essere entrambe le cose; diventa un piacere soprattutto se hai a tavola con te qualcuno che apprezzi le tue fatiche culinarie e che te ne dia merito mostrando di gradire con entusiasmo quello che hai preparato per lui

Invita amici o è invitata?

Per me i piaceri si equivalgono; certamente  essere ospitata in casa d’altri ti dà la possibilità di goderti, forse, maggiormente, la circostanza. Invitare, invece, è un po’ più impegnativo, dal punto emotivo oltre che come fatica “fisica” in senso stretto. Quando lo faccio amo coccolare i miei ospiti preparando un’infinità di manicaretti, ad esempio puntando su una serie di antipastini stuzzicanti e di bell’aspetto. In ogni caso le mie sono ricette di facile e veloce realizzazione. Raramente  ho la possibilità di passare molto tempo ai fornelli

Ha mai conquistato amici cucinando?

Un antico adagio recita che per giungere al cuore di un uomo si debba necessariamente passare per la sua gola. Mi sento di condividere quest’affermazione, o forse gli uomini che ho incontrato erano tutti amanti della buona cucina, chissà … Parlando in generale di amicizie, devo dire che in più di una circostanza mi è capitato di sorprenderli piacevolmente: non pensavano che io fossi una cuoca capace. E’ stato gratificante, soprattutto se considera che nell’arte culinaria sono praticamente un’autodidatta: mia madre, bravissima in tantissime cose, non ha mai amato particolarmente cimentarvisi

Vivrebbe con  un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?

Per me non costituirebbe affatto un problema. In passato mi è capitato e questa caratteristica non è stata affatto motivo di contrasto. Non ho, però, mai provato cosa significhi vivere con un gourmet che abbia anche una buona dimestichezza in cucina. E’ una cosa che mi incuriosisce parecchio

Quando ha scoperto questa sua passione?

Da bambina nel momento in cui mia nonna materna mi ha insegnato a otto anni a cucinare un’ottima omelette.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?

La sofferenza di non poter mangiare un bacio perugina con gli altri bambini presenti; avevo quattro anni e non riuscivo a capacitarmi come potesse essermi negato un piacere del genere. In realtà ero reduce da una bruttissima intossicazione alimentare e la cioccolata in quel frangente sarebbe stata per me veleno puro

Ha un piatto che ama e uno che detesta?

Non ho mai provato a mangiare la trippa, a mia madre non piaceva e quindi non l’ha mai preparata né io ho mai avvertito il desiderio di provarla. Adoro, invece, le lasagne e in generale i pasticci di pasta e le torte rustiche

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?

Per me il cibo è anche piacere per la vista. Nei manicaretti che preparo cerco sempre di alternare colori caldi e freddi cercando di stuzzicare la curiosità dei convitati anche attraverso questo.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O the, una bibita speciale per stare ferma a scrivere?

Dipende da come prosegue la mia attività. Amando scrivere di primo mattino ( quando mi è possibile e quando non sono al lavoro! ) è fondamentale per me iniziare con una buona prima colazione. Se, invece, provo a farlo in altri momenti della giornata trovo piacevole bere succhi di frutta, colorati e rinfrescanti

Scrive mai in cucina?

Mi è capitato più di una volta per “indisponibilità” di uno spazio tutto mio e non mi ha creato particolari  problemi, anzi. La cucina è un luogo circoscritto, certamente meno dispersivo di altri ambienti domestici e forse per questo maggiormente accattivante

Dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale?

Non avendo a disposizione uno studiolo tutto per me mi rifugio in soggiorno, stanza piuttosto lontana dal resto della casa ( abito in un duplex suddiviso in zona giorno  e zona notte ). Potendo scegliere, come già accennato, preferisco farlo a mente più fresca, nelle prime ore del mattino

 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?

Se sono impegnata a risolvere un nodo narrativo un tramezzino veloce da preparare è certamente la scelta migliore per placare l’appetito. Cucinare qualcosa di più elaborato richiederebbe tempo ed energia necessari in quel frangente per altre priorità

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è presa dal suo lavoro? Salato o dolce?

Qualcosa di stuzzicante e di salato se sono in un momento di stasi creativa. Un dolce, invece, se sento di aver concluso in modo soddisfacente quello in cui ero impegnata

Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?

Da piccola mi piaceva moltissimo la pasta di mandorle, dolcissima e ipercalorica, modellata a forma di frutta di vario tipo. E la cioccolata. Una volta, in assenza di mia madre sono stata capace di terminare un’intera scatola di pocket coffee. Poi ho aspettato che rientrasse dal lavoro e con tranquillità le ho annunciato che di lì a poco sarei morta(sic!): era quanto lei mi aveva paventato, nel caso avessi dato fondo a tutti i suoi cioccolatini

Lei è una scrittrice di narrativa; quando esce a cena con i suoi figli o amici  che tipo di locale preferisce?

Adoro girovagare per agriturismi e trattorie, specialmente fuoriporta. Credo che un posto rustico e caratteristico dia “più sapore”, se così si può dire, al cibo che lì viene servito. Sono comunque e sempre una patita dello slow food

Per festeggiare una pubblicazione cosa tende a ordinare in un locale?

Quando hanno pubblicato i miei lavori ho preferito festeggiare a casa da me mettendomi alla prova con qualcosa che piacesse particolarmente ai miei figli

Ha mai usato il cibo in qualche storia?

A oggi non ho mai incentrato interamente le mie storie sul cibo ma i riferimenti a pietanze e bevande ci sono senz’altro. Le basti pensare al titolo della mia raccolta di racconti, “Succo di melagrana” e al mio romanzo, attualmente in visione dal mio editore, in cui c’è posto per più di un riferimento conviviale.

In “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?

I riferimenti a sensazioni gustative e olfattive trovano ampio spazio nel mio stile  narrativo. A me piace “tirar dentro” nella storia il lettore, farlo immedesimare nella vicenda anche attraverso descrizioni particolareggiate che lo facciano sentire “ a casa”. A partire dall’aroma intenso evocato da un tè al bergamotto

 Parliamo ancora di “Succo “: a che ricetta lo legherebbe, e perché?

Se potessi paragonarlo a una portata sceglierei di farlo attraverso un dessert: una mousse, ad esempio. Delicata ma incisiva a completamento di un buon pranzo o di un’ottima cena. Questo perché da golosa quale io sono i miei pasti, specie se in buona compagnia, terminano sempre con un  dolce o un sorbetto

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?

Il cibo è un ottimo elemento aggregante e socializzante e mi è capitato di concludere qualche presentazione con un flute di spumante, dei dolci e degli stuzzichini salati. Un modo per ringraziare piacevolmente gli intervenuti chiudendo l’evento in bellezza e in allegria

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

Una torta al cioccolato, facile da realizzare e plurisperimentata. Uno dei miei successi gastronomici.

La ricetta:

 

Torta al cioccolato
Ingredienti:
-125 gr di burro o margarina;
– 130 gr di zucchero;
– 3 uova intere;
– 130 gr di farina;
– cacao amaro q. b. ( da 25 gr in su, se la gradite bella “carica” );
– 1 bustina di lievito x dolci.

Preparazione
Battete le uova con lo zucchero aggiungendo poco per volta la farina e il burro liquefatto e freddo, il cacao in polvere e il lievito ben setacciato. Infornate a cottura tradizionale (forno elettrico) a 150°/175° per 45′ più 5′ a forno spento.
Se preferite potete tagliarla a metà e farcirla con una cremina al cioccolato preparata così:
– 200 gr di panna da cucina ( quella x i tortellini);
– 100 gr di ciocciolato fondente;
– 100 gr di cioccolato al latte.
Mettete la panna in un recipiente a bagnomaria e aggiungeteci i pezzetti di cioccolato fondente e al latte. Rimestate bene sino a quando il cioccolato non si squaglierà e con la panna diventerà cremoso. Lasciate raffreddare e poi utilizzate i due terzi della crema ottenuta per farcire il dolce di cui sopra che avrete provveduto a tagliare a metà. Utilizzate il terzo di cremina avanzato per spennellare la superficie dell’ intero dolce. Ponete in frigo e lasciate riposare per almeno un’ ora. La crema si solidificherà assumendo l’ aspetto di una copertura. Servite questa torta sempre fredda: rende meglio!

 

Quale complimento le piace di più come cuoca? E come scrittrice?

Sono felice quando i miei ospiti fanno onore al menu da me ideato, dando fondo a tutto ciò che ho preparato: per me è il complimento migliore che mi si possa rivolgere. Come autrice è bello sentirsi dire di essere stata capace di trasmettere emozioni e sensazioni attraverso scene che ben evocano un sentire comune, condiviso

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?

Io credo che la poesia che costituisce il prologo della mia raccolta di racconti sia in tal senso illuminante. Parlando di ciò che rappresenta la mia interiorità recita testualmente così:
“ Io sono   (…)

Succo agrodolce

di melagrana

che ti disseta

con discrezione

lasciando traccia

vermiglia

indelebile

sulla tua mano. “

 

Grazie per la sua disponibilità

Grazie a lei, di cuore

Federica Gnomo

il link dell’intervista in versione integrale su Gnomosopralerighe:

http://gnomosopralerighe.blogspot.it/2012/10/in-cucina-con-lo-scrittore-lucia-guida.html?spref=fb

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Il ricordo d’infanzia

“ Il ricordo è un poco di eternità. “

A. Porchia

Il mio primo ricordo risale, credo, a un paio d’anni di vita. Mi rivedo distesa in posizione supina sul letto dei miei genitori in un’atmosfera sfocata, probabilmente pomeridiana ed estiva, avvolta dal biancore di un lenzuolo e da suoni e rumori provenienti dall’esterno, alcuni dei quali già per me riconoscibili.

Gli anni vanno avanti con disinvoltura chiedendomi a gran voce di strutturare la mia quotidianità in modo più o meno consapevole e le memorie di un tempo si affievoliscono fin quasi a scomparire, sostituite da atteggiamenti concreti e vissuti molto più seducenti. Il fascino un po’ fané del passato contrapposto a quello brillante del presente  ha poco mordente per un’adolescente, è risaputo.

Ci sono, tuttavia, cose che non si liquidano con facilità nel bene e nel male e non è detto che ciò non possa, alla fine, rivelarsi una specie di fortuna, specialmente se a prevalere sono quei flashback infantili permeati da una certa serenità.

L’idea di Giulio Mozzi e del suo “Ricordo d’infanzia” è stata per me un’occasione unica per rispolverare ad hoc, lo confesso, e con autentico piacere qualcuna di queste chicche. Certamente la mia è stata una scelta di parte, privilegiando immagini a tinte pastello tra i tanti tasselli di coloritura diversa che costellano i miei quarantasette anni. Credo, però, di avere comunque pagato, per questo, già pegno; guardare retrospettivamente con una certa indulgenza alle cose passate significa in certo qual senso averle accettate. Tanto da provare a trasformarle in parole pensanti con un po’ di fortuna e un briciolo di inventiva. Racconti e storie da narrare ad altri in assoluta libertà e con una certa leggerezza.

Se avete voglia di condividere con noi quest’esperienza scrittoria questo è il primo post di “Ricordo d’infanzia”  sul blog di Giulio Mozzi e questa la pagina dei ricordi concreti di alcuni di noi.

Il “Ricordo”, infine, parteciperà alla fiera della piccola editoria “Più libri più liberi”, venerdì 7 dicembre 2012.

Ricordi d’infanzia: un’estate al mare

Vasto (CH), agosto 1966

Lettera d’Amore

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A chi non è mai capitato, nel periodo del massimo innamoramento, di non scrivere un bigliettino d’amore, telefonare con passione o, ancor meglio, fermare  con compiutezza maggiore su un pezzo di carta emozioni e sensazioni per dar voce concreta a quello che sentiva? Magari scrivendo pagine poi cestinate, mai giunte all’oggetto dei propri desideri.

Alle missive d’amore d’autore le edizioni Noubs hanno dedicato un concorso letterario internazionale, quest’anno giunto alla XII edizione, e un vero e proprio Museo Internazionale della Lettera d’Amore ospitato a Palazzo Valignani a Torrevecchia Teatina (CH).

Quest’anno la manifestazione si è arricchita di un nuovo evento, quello dell’inaugurazione di una sala e un parco in onore di Giovanni Paolo II il 16 ottobre 2012; occasione celebrata con concerti di musica classica e bandistici,  letture di lettere d’amore d’autore e uno speciale annullo filatelico commemorativo della giornata.

Tra i lavori letti al pubblico dei numerosi visitatori accorsi c’era anche il mio testo, rigorosamente in stile epistolare, inviato all’omonimo concorso qualche anno fa dietro suggerimento della mia amica scrittrice Grazia d’Altilia.

Decidendo di ambientarla in un’atmosfera un po’ rétro, in piena seconda guerra mondiale, ho immaginato di narrare  le speranze e le incertezze racchiuse in una notte d’estate nutrite da Giovanna per suo marito Mario partito per il fronte, cercando di riprodurre, per quanto in mio potere, immagini e soluzioni linguistiche d’epoca.

Un esperimento letterario a cui sono molto affezionata e un atto d’amore per due persone, i miei nonni materni, che da sempre occupano un posto esclusivo nel mio cuore.

 

Caro Mario,

sei partito ormai da più di  un mese e mi manchi tantissimo.

Ti abbiamo accompagnato alla stazione io e i ragazzi, in una giornata  di caldo intenso, immersi nel viavai di tanti come te in uniforme grigio-verde in partenza per il fronte, tra un pianto di madre e il bacio di due fidanzati. Mi rivedo come in una pellicola da cinematografo: Marida compresa nel ruolo di figlia maggiore, appena nove anni e già tante responsabilità, Gabriele serioso nel suo completo  giacca e calzoncini corti da ometto, diviso tra il dispiacere per te che vai via e l’interesse per quella locomotiva sbuffante. La piccola Anna, attaccata alle mie gonne, timida, con un grande fiocco bianco per traverso tra i capelli biondi e mossi. Tu, il loro babbo, che parte per andare a far la guerra, di prima stanza a Milano. E io, col cuore che mi batte segretamente all’impazzata, che resto sola qui nella nostra  casa.

Poi un abbraccio forte e tu che sali sul vagone di terza classe. E noi che ti salutiamo sforzandoci di sorriderti.

Qui in paese la vita scorre con i ritmi di sempre. Le scuole sono chiuse per Regio Decreto e io continuo il mio lavoro da maestra in  casa, affollando il tavolo del tinello di alunni che mi pagano con provviste e grano che vado a prendere nascondendoli nella vecchia carrozzina dei ragazzi sotto una copertina di lana ricamata.

I nostri figli stanno bene; anche Annuccia ha imparato a distinguere l’allarme della contraerei e sa che deve prepararsi con sveltezza al suono della sirena per scendere nel rifugio. Ieri, alle prime avvisaglie di un nuovo bombardamento aereo, mi si è avvinghiata al collo lamentandosi per il forte mal di pancia. Sono scesa giù per le scale con lei ancora in braccio reggendo la valigetta dei pochi gioielli di famiglia, preceduta da Marida che teneva, su mia richiesta e per mano, Gabriele.

I ragazzi  avevano, come di consueto, indossato più di un indumento per evitare di portare eccessivi fagotti con sé.

Ti sto scrivendo alla luce di una lampadina azzurrata ben mimetizzata dalla pesante tenda di panno scuro che evita che anche un solo raggio di luce filtri all’esterno. L’estate è ormai nel pieno. Non appena terminata questa lettera proverò ad aprire il battente della portafinestra per respirare la fresca aria notturna, lasciando che i suoni e le voci smorzate dal coprifuoco mi arrivino gentili. Tua madre mi ha insegnato con un rito antico a trarre auspici dalle invocazioni dei rari passanti. Lo farò senz’altro stanotte, aspetto da molto che il portalettere mi consegni tue notizie e il mio cuore è stretto nella morsa dell’incertezza.

Nei giorni a venire giungeranno i tuoi genitori, tuo fratello e tua sorella e questa casa che non ode da tempo la tua voce si riempirà di quella dei tuoi familiari. La loro casa non esiste più a seguito dei pesanti bombardamenti e ciò li ha trasformati in sfollati senza più fissa dimora. Confido nella Provvidenza e spero di saper bene amministrare il poco che abbiamo perché basti per tutti.

Ma il mio cruccio più grande, marito mio, è il non averti più con me a condividere da fratello, padre, amico, amante  le piccole quotidianità, la crescita dei nostri figli, le molte preoccupazioni e le poche soddisfazioni di questi tempi difficili in cui il senso delle cose, anche di quelle più semplici, sembra smarrito. Mi manca l’impronta del tuo capo nel cuscino che è accanto a me e l’odore penetrante della tua ultima sigaretta che   segnava ogni sera l’approssimarsi del sonno.    

Mi mancano i tuoi abbracci e i tuoi baci e il nostro stare insieme. E quel tuo essere burbero per mimetizzare la tua vera natura di buono che tanto timore incuteva nei tuoi allievi ma che non mi ha mai incantata perché io so che il tuo cuore è tenero come l’amore di padre che tu nutri per i nostri ragazzi.

Spero che  questa lettera possa raggiungerti presto.

Con la mia grande speranza per molti e lunghi anni da vivere ancora insieme e tutto quello che di me stessa posso ancora offrirti.

                                                                                           Tua

                                                                                      Giovanna 

S. S., … agosto 1942

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Cortile interno del Palazzo Ducale Valignani di Torrevecchia Teatina (CH)

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Io e la mia “Lettera d’Amore”

Andar per fiere – due buoni motivi per farlo

ConTestiDiversi  è una Fiera della Piccola e Media Editoria alla seconda edizione, quest’anno ospitata, nelle giornate del 5 e 6 ottobre, dal comune di Labico (RM), parte del Sistema Bibliotecario dei Monti Prenestini. In quest’occasione ho avuto il piacere di incontrare finalmente de visu Vera Ambra, consulente editoriale di Akkuaria, Associazione di Web-Promozione artistico-culturale in Internet, da me conosciuta in occasione della IV edizione Premio Letterario “Fortunato Pasqualino” nel settembre 2011. Assieme ad altri autori selezionati nel corso di varie edizioni del predetto contest letterario, ho  tenuto a battesimo “Oro e Argento”, Piccola Enciclopedia di Autori Contemporanei “, nuovissimo progetto editoriale di Akkuaria a oggi composto da cinque volumi incentrati ciascuno su tematiche differenti. Nel volume “I volti delle donne” il mio racconto breve “Dagherrotipi emotivi”, storia della conversazione immaginaria di una bimba di pochi giorni con sua madre.

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L’aspetto positivo di eventi come questo risiede nell’ottima opera di propaganda e pubblicizzazione live delle opere presentate e nel poter condividere con gli autori e il pubblico di lettori presente esperienze scrittorie diverse. Io ne ho approfittato per parlare delle infinite potenzialità del racconto breve, ingiustamente ed erroneamente per lungo tempo considerato un genere letterario minore e, per tale ragione, snobbato dalla grande editoria   se non per proporre opere di autori già affermati. Il discorso, in realtà, è molto più complesso di quanto non si pensi; se, infatti, è risaputo come molte case editrici preferiscano non investire in pubblicazioni di racconti puntando su opere letterarie più corpose come il romanzo o il saggio, è altrettanto palese come la stesura di un buon racconto richieda una certa dose di abilità narrativa. Nel romanzo l’autore può tranquillamente giocare al rilancio grazie alla progressione in capitoli colmando eventuali lacune o defaillance narrative nel prosieguo della storia. La stessa cosa non si può dire del racconto; se quest’ultimo manca di incisività non ci si potrà avvalere di recuperi in differita. E continuando a parlare di racconti e romanzi e delle differenze tra gli uni e gli altri, l’immagine che più mi viene a mente è quella da me usata nell’intervista rilasciata a Tommaso Maria Lovato in cui paragonavo il romanzo a un film e il racconto breve a una scena dello stesso; considerando come sicuramente a ciascuno di noi sia capitato, almeno per una volta, di aver assistito a proiezioni filmiche deludenti conservando, viceversa, il ricordo nitido di  sequenze cinematografiche particolarmente incisive.

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photo by cartoonstock.com

La scrittura resta comunque un gran piacere e un atto creativo di grande importanza  da qualsiasi prospettiva lo si voglia inquadrare. E la lettura, seconda ma non per questo ultima, un atto dovuto  a noi stessi e una passione che aiuta a crescere. Da continuare a coltivare con sistematicità nella nostra quotidianità più spicciola come addetti ai lavori e semplici spettatori, a dieci come a novant’anni.

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ConTestiDiversi, 6 ottobre 2012. Palazzo Giuliani a Labico