luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Presentazioni d’Autore: “NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente” di Antonio Fresa

È un itinerario letterario-esistenziale quello rappresentato in “Nea-polis, ovvero contro l’ovvietà del presente”, da Antonio Fresa, giornalista, docente di filosofia nella scuola secondaria di secondo grado e presidente dell’università della Terza Età di Narni. Un viaggio che inizia da Portici, sua città natale, per poi ampliarsi e inglobare Napoli, da lui eletta come città dell’anima, discettandone a tutto tondo.
Un percorso che si snoda con gradualità, flessibilità e morbidezza attraverso la vita di Antonio dell’ieri e dell’oggi; un vero e proprio viaggio dell’eroe, complesso e circolare, in cui tutto contribuisce consapevolmente a far rientrare il protagonista alla base reggendo saldamente tra le dita un fil rouge sottile e robusto, ben assicurato a quel patrimonio  fatto di memorie proprie e terze e di cultura personale ed extrapersonale, elementi vissuti e metabolizzati in modo inalienabile. Antonio Fresa sente scorrere nelle proprie vene un forte senso di appartenenza e di napoletanità, punti di forza e punti di debolezza, nonostante egli abbia ‘per scelta’ consapevolmente deciso di recarsi altrove per continuare a costruire la propria biografia. E non c’è racconto, o riflessione o semplicemente cronaca di eventi che lo hanno visto protagonista a non risentirne in modo forte e chiaro.
Si parte da poche pagine che costituiscono la ‘Premessa’ di questo lavoro e che rappresentano un modo garbato per accogliere il lettore e mostrargli ciò che di lì a poco andrà a verificare brevi manu, per il tramite della lettura, di persona: sei capitoli muniti ciascuno di un titolo ben preciso e un’appendice finale in cui Fresa regala piccoli frammenti preziosi altrettanto significativi ed evocativi di quel senso di “miseria e nobiltà”, estremi potenti, compenetrati l’uno nell’altro e così ben amalgamati da non poter essere scissi rendendo per chi vi si reca unica e irripetibile l’atmosfera partenopea sin dalla primissima visita.
Non c’è spazio per luoghi comuni né per stereotipi o tipizzazioni in “Nea-polis”, né la possibilità di indulgere in episodi evidenziati sic et simpliciter per le note di folklore locale che possano offrire; a cominciare dal concetto di ‘accento’, inteso nella sua accezione migliore e non come particolare cadenza vocalica, per alcuni primo elemento inequivocabile per etichettare la provenienza di chi abbiamo di fronte e poi, in seguito, associato tout court a tutto un mondo interiore, spesso solo immaginato e non già esperito; e a terminare con l’idea di ‘mediterraneità’ considerata da Antonio come summa esistenziale di ciò che egli ha voluto proporci dal primo istante sino al termine di questo percorso virtuoso, fatto di  compimento e crescita: un ritorno alle origini con un elisir di ben-vivere generosamente condiviso con chi ha avuto l’accortezza di seguirlo in  quest’avventura:

Ecco la magia assoluta del Mediterraneo: luoghi e persone sono la stessa cosa; ci si presenta nella discendenza o nella città d’origine; si è figli di un re o si può essere re di Itaca; si è perché si fa parte di un luogo o comunità; si è perché si conosce il proprio volto nel volto dell’altro; si è perché ci si riconosce nelle parole che gli altri ci presentano  e nell’attenzione che gli altri ci riservano (…) E questo racconto vale per ogni punto del Mediterraneo (…)
E così comprendiamo, pienamente, dove noi siamo, guardandoci nello sguardo di chi giunge o in quello di chi parte o ritorna; e chi parte sa di allontanarsi da uno sguardo che continua a reclamarlo, definirlo, interrogarlo.

 

Lucia Guida

 

L’autore

Pubblicista, docente di filosofia e presidente dell’Università della Terza Età di Narni (TR), Antonio Fresa ha partecipato ad antologie di A.A.V.V. e pubblicato da solista nel 2016 la raccolta di racconti Delitti esemplari nel bel paese, l’Erudita, e nel 2019 NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente per INTERMEDIA Edizioni da cui è stata tratta un’opera teatrale portata sulle scene.
Si dichiara convintamente cittadino europeo senza barriere e senza preclusioni.

Antonio Fresa, NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente, ISBN 978-88-6786-165-1,   €    10,00 

 

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La recensione originale è presente su questa pagina  

About Sevilla, a city seen and imagined through its windows

Le finestre sono occhi aperti o chiusi sulle cose del mondo.
Sta a noi decidere se utilizzarle o meno e, nel caso decidessimo di aprirle, selezionarne l’ampiezza.
Qui di seguito troverete alcuni scatti miei e di mia figlia Roberta* presi a Siviglia in occasione di un nostro recente viaggio accompagnati da citazioni d’autore indicative delle emozioni e sensazioni che ciascuno di essi mi ha ispirato.
Buona visione e buona lettura a tutti.

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Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra, talvolta vediamo la vita nell’aria. E la chiamiamo polvere.
S. Benni

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Guarderò attraverso la finestra dei tuoi occhi per vedere te.
F. Kahlo

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Siamo tutti prigionieri, ma alcuni si trovano in celle con finestre, altri senza.
K. Gibran

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Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra catene d’oro da stella a stella, e danzo.
A. Rimbaud

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Sei la finestra a volte verso cui indirizzo parole di notte, quando mi splende il cuore.
A. Merini

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Quando una camera ha una finestra, si ha la propria porzione di cielo. Cos’altro da desiderare?
A. Nothomb

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                                         La mia casa è piccola ma le mie finestre si aprono su un mondo infinito Confucio

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Tutto ciò di cui uno aveva bisogno era un cortile pieno di luce.
H. Roth

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Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra per occultare il vuoto della stanza. Dalai Lama
*Le foto sono state scattate nel centro storico di Siviglia e presso il Real Alcazar, La Casa de Pilatos, la Torre del Oro.
  (All Rights Reserved)

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A proposito di Amore e di poesia.

Buona lettura a tutti

A presto

PROMESSA

Mi avvolgerò in un raggio di sole

e ti aspetterò.

Noncurante del vento

che mi scompiglierà i capelli,

dei granelli di sabbia impalpabili

che danzeranno davanti ai miei occhi.

Dimenticando albe pallide

e notti blu oltremare

senza luce di stelle e di luna.

Ti aspetterò amandomi

e giurandomi amore eterno

per amarti

con la pienezza dei miei anni maturi,

fatti di zucchero e sale

di lacrime e sorrisi

di corse sotto la pioggia

e di arcobaleni brevi e mutevoli

consolatori.

Sarai per me mezzo pane e companatico

e frutta acerba colta innanzi tempo

mescolata a polpa matura.

L’ultimo sguardo

in cui annegare

alla sera

e il primo

in cui rinascere

al mattino.*

Lucia Guida 

*All rights reserved

 

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“Les Amants bleus”, M, Chagall

 

 

Visione d’Autore: “La Dea Fortuna” di F. Ozpetek

Cari amici, dopo ben due mesi di pausa riprendo a postare qualcosa di mio. Questa volta mi cimento in una recensione filmica, pubblicata sul sito Cyrano Factory il 23 dicembre 2019, a ridosso della sua uscita nelle sale cinematografiche.
Un modo come un altro per riflettere sulla vita e sule cose del mondo. Con il valore aggiunto di aver visionato tra i primi l’ultima opera di un regista che apprezzo tantissimo e da tempi non sospetti.
Buona lettura e buona visione a tutti
Lucia

Solo vita quotidiana e concreta nell’ultimo film di Ozpetek.
Una narrazione fatta di piccoli e significativi episodi che potrebbero avere ciascuno di noi come protagonisti: l’amica storica che ricompare a sorpresa con un problema familiare alle spalle per cui chiede aiuto durante i festeggiamenti per il coronamento di un sogno d’amore di due sposi gay celebrato con una grande kermesse coloratissima, vociante e festosa; una coppia alle prese con le prime avvisaglie di una demenza precoce che ha colpito uno dei due; un vissuto in condivisione, gioie e dolori, con vicini-amici di casa e non semplicemente conoscenti; un rapporto affettivo-sentimentale che pare arrivato al capolinea dopo una lunga convivenza;  Roma con le sue mille contraddizioni e sottofondo pregiato che, tuttavia, emerge a testa alta nel prosieguo della storia; una divinità antica, la Dea Fortuna, dallo sguardo enigmatico e magnetico che pare abbracciare tutti senza toccare intimamente nessuno, pronta a tessere un filo invisibile ma robusto che alla fine riuscirà a legare indissolubilmente i protagonisti della storia.
E poi Sandro e Martina, due bambini cresciuti con la saggezza di chi ha imparato a confrontarsi col mondo adulto con un potente esercizio di resilienza in bilico tra l’autenticità propria dei pochi anni posseduti e la sfrontatezza tenera e caparbia di chi ha appreso presto ad amministrarsi da sé nel mondo dei grandi e che fa dire a Martina “tu sei già vecchio” ad Arturo (Stefano Accorsi), mettendo un freno alla sua accorata e forse un po’ troppo melodrammatica disamina esistenziale personale.
E poi c’è la magia femminile dolente e festosa raccontata dal regista di Annamaria (un tempo innamorata del suo amico di sempre, Alessandro, tanto da chiamare suo figlio con lo stesso nome e artefice della creazione della coppia Alessandro-Arturo); una delicata tratteggiatura dell’universo femminile fatta di determinazione, ingenuità, speranza messa a tacere per poi disvelarsi in un finale per qualcuno buonista ma assolutamente coerente all’intreccio come solo Ozpetek è capace di fare. Annamaria soffre paradossalmente di una patologia congenita cerebrale, lei che per una vita si è barcamenata tra ragione e sentimento, dosando consapevolmente l’uno e l’altro nelle proprie vicissitudini ma anche nell’educazione e nell’allevamento dei propri figli. Una madre single che ‘osa’ replicare una maternità difficile da sola forse per riparare ai danni subìti durante l’infanzia per mano di Elena, algida e spietata nobildonna siciliana, genitrice di fatto ma mai ‘madre’ fino in fondo.
Un film che  conserva di sottofondo l’onirico caratteristico del regista e che val la pena di andare a vedere, non fosse altro che per ricordare che c’è sempre una felicità (o forse serendipità?) possibile a saperla ben intravvedere e, poi, costruire sporcandosi le mani (e cioè agendo fino a reinterpretare regole che al bisogno possono ben essere riscritte per il bene di tutti). Con un’ultima chicca finale: la canzone “Luna Diamante” scritta da Ivano Fossati e interpretata da Mina, valore aggiunto e ultimo tocco di passionalità per blandire la malinconia di questa storia dolceamara.

Lucia Guida

 

trovate la recensione in originale  qui 

 

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ph. credit: Ansadotit

 

A Trip to Luzern

Il bello di godere di ampia autonomia personale è poter decidere all’ultimo momento di partire e farlo in fretta e furia, scegliendo di viaggiare in treno per diletto e non semplicemente sull’onda emotiva scatenata da Greta Thunberg e dalla necessità di buone pratiche ecosostenibili.

E così, in molto meno tempo di quanto non si crederebbe, nasce il mio fine settimana trascorso in Svizzera, a Lucerna nell’ottobre di quest’anno.  Per voi alcuni scatti alla Lucia’s Way of Life: brevi e intensi, assolutamente non convenzionali o programmati.
Buona visione

Lucia

 

 

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Partire al mattino presto dalla tua città scoprendo che il Frecciarossa che ti porterà a Milano per la tua prima tranche di viaggio nasce proprio da Pescara ripaga dalla levataccia e dall’ansia di dover aspettare in stazione su un binario solitario

 

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La sera sopraggiunge con morbidezza consentendo uno scatto nella Old City, cuore di Luzern, popolata come in pieno giorno e sfavillante di luci

 

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Giochi di luce riflessa sul Reuss e ancora cielo che non ha voglia di abbracciare la notte

 

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Lucerna ripresa dal Kapellbrücke, foto di Roberta Di Nicola

 

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Una visita veloce a questa città bella ed elegante val bene un giro al Sammlung Rosengart, pregevole museo che racchiude opere d’arte di Klee, Picasso e oltre 20 maestri del XIX e XX secolo. Consigliatissimo.

 

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Amo da sempre i ponti e l’idea di congiunzione di rive opposte che veicolano attraverso la loro concretezza. Affacciarmi da un parapetto di ferro battuto come questo, decorato e vaporoso, ha dato leggerezza e brio ai miei pensieri.

 

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L’autunno è meraviglioso anche in riva al fiume, specialmente se è benedetto da un raggio di sole inaspettato

 

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Ruote panoramiche e riflessi di luce colorati sul lago, foto di Roberta Di Nicola

 

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I congedi e i viaggi di rientro sono più accettabili se addolciti dalla musica  di un pianoforte verticale nella Luzern Bahnhof

 

Thinking and Writing as an English Teacher – 13th Lesson

Good habits are like juicy pomegranate grains: you can gently taste them after a painstaking digging job

 

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“Le buone abitudini sono simili ai chicchi succosi di una melagrana: vanno assaporati lentamente, dopo un lavoro certosino di scavo”.

Lucia Guida

ph.credit: ilquorumdotit

Presentazioni d’Autore: “Il sapore del vino e altri racconti” di Roberta Andres

Undici storie legate l’una all’altra dalla medesima ricerca di amore sono il leitmotiv esistenziale e scrittorio de ‘Il sapore del vino e altri racconti’, ultimo lavoro di Roberta Andres per Le Mezzelane. L’autrice declina a tutto tondo questo paradigma sondando da prospettive diverse cosa spinga ad amare. La sua narrazione  parte inizialmente dal mondo reale e dai primissimi anni di vita di ciascun essere umano arrivando a toccare l’età adulta; procede, quindi, con l’indagare nei meandri fumosi della virtualità, ultima frontiera nelle relazioni interpersonali di tipo emotivo-sentimentale soprattutto per le apparenti poche implicazioni che parrebbe comportare. Dietro lo schermo di un pc o il display di un cellulare molto si può tacere e/o mistificare e molto altro ancora immaginare, in una prospettiva in cui spesso realtà parallele faticano a combaciare in un’ottica di coerenza riservando a entrambi gli attori di questo processo comunicativo sorprese inimmaginabili.

La sua disamina procede con lucidità chirurgica, portando alla superficie ciò che di buono questo sentimento rappresenta assieme a sedimenti grezzi: e sono pagliuzze preziose mescolate a detriti sul setaccio di un cercatore d’oro impegnato, in riva al fiume, in un paziente e faticoso lavoro di cernita nel flusso irreversibile della quotidianità.
Una ricerca d’Amore totalizzante racchiusa nel gusto aspro, contro natura, dei granelli di detersivo della protagonista del primo racconto e che continua a essere presente con la stessa intensità nel grido di dolore della protagonista dell’ultima storia, straziata dalla fine di un sentimento nato per caso e poi cresciuto sino a essere soffocato con capricciosità dal suo stesso ispiratore.
Nel percorso emotivo tracciato dall’autrice non ci sono vinti o vincitori; uomini e donne giacciono sullo stesso piano e mostrano la stessa fragilità, lo stesso bisogno di essere accettati appieno, dalla nascita sino alla maturità. L’esperienza acquisita temporalmente che, in teoria, dovrebbe mettere ciascuno di noi al riparo dagli errori compiuti evitando di ricadervi, in realtà non protegge dalla speranza/illusione di poter un giorno incontrare una persona che ci comprenda, ci accetti nella nostra finitezza umana e ci sublimi grazie a un sentimento intenso e duraturo, marcato dal retrogusto di poche gocce di vino o dall’incertezza di un buio non semplicemente fisico e concreto di  un blackout. Uno stacco forzoso  che permette, tuttavia, a chi ha voglia di cimentarvisi, di fermarsi a riflettere sul senso della vita e su ciò che resta quando ogni cosa perde consistenza e sfuma in ombre indistinte.
Roberta Andres utilizza varie tecniche scrittorie giustificate probabilmente dall’aver elaborato i vari racconti in momenti diversi della sua vita; questa caratteristica, tuttavia, è l’ennesima riprova di quanto si continui a crescere e di quanto ci si possa evolvere anche attraverso l’uso della parola e la capacità di affabulare in un processo sinergico in cui non ha troppa importanza pensare a quanto la scrittrice Roberta sia disgiunta da Roberta donna e persona.   L’ultima parola resta al lettore  a cui viene conferita dignità decisionale e interpretativa per trarre in autonomia, se vuole, una personale morale in tutto ciò.

Lucia Guida

 

L’autrice


Roberta Andres, laureata in lettere, è neodirigente nella scuola statale pubblica italiana. Ha insegnato scrittura creativa e autobiografica e partecipato a svariate antologie di A.A.V.V., pubblicando da solista ‘Le foto di Tiffany’ (2015) , ‘Perfetto Blu’ e ‘Flora la Pazza’ nel 2017, ‘Lingerie’ (2018) con lo pseudonimo di Demetra Kanakis nella collana ‘Live &Love’ sempre per Le Mezzelane.

 

Roberta Andres, Il sapore del vino e altri racconti,  ISBN 9788833282701, € 12,00

 

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Lisboa Cidade azul  semeada  de céu 

LISBOA

Cidade branca
semeada
de pedras

Cidade azul
semeada
de céu

Cidade negra
como um beco

Cidade desabitada
como um armazém

Cidade lilás
semeada
de jacarandás
Cidade dourada

semeada
de igrejas

Cidade prateada
semeada
de Tejo

Cidade que se degrada
cidade que acaba

Adília Lopes, in ‘Poemas Novos’ , & etc, 2004

 

Visitare Lisbona, sia pure per pochi giorni, era da tempo sulla mia travelling wishlist.
Alla fine di questo mese sono finalmente riuscita a partire e tra me e lei è stato subito colpo di fulmine. Purtroppo, per mancanza di tempo, non mi è stato possibile vedere tutte le cose che mi sarebbe piaciuto scoprire, ma ho comunque un appuntamento in sospeso con questa città onirica e luminosa in cui ogni cosa assume una consistenza singolare e insolita.
E quindi, Lisboa minha, aspettami perché , prima o poi, ritornerò da te.

Lucia

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Per visitare una città speciale occorre un punto d’appoggio altrettanto particolare. Per il mio breve soggiorno a Lisbona io ho alloggiato presso la  guest house Palacio Vila Flor, nel pittoresco quartiere di Alfama, in cui ogni cosa, anche la più piccola, era stata scelta con cura, creando un’atmosfera lievemente rétro, molto informale ma calda e accogliente.

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in foto Praça do Comércio, cielo di Lisbona e Teatro Nacional Dona Maria II

La luce è una caratteristica meravigliosa di questa città ponentina, persino al tramonto. E la sera, scesa ad accogliermi con il suo benvenuto riservato fatto di brezza fresca e di buio stemperato, non ha fatto eccezione.

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Palazzi d’epoca a Lisbona

La spigolosità è solo apparente nelle linee rigorose e lineari dei palazzi d’epoca che ben delineano l’essenza di questa città. Tutto appare mitigato: il caldo dai refoli di aria fresca che ti investe a ogni angolo di strada, la luce dalle molte zone d’ombra presenti, la praticità della gente in perfetto equilibrio con la sua gentilezza e pacatezza estreme. Un paradiso urbano fatto di pregi, molti, e difetti, pochi, in cui tutto è il contrario di tutto, multiculturalità inclusa, convivendo in armonia.

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Nella prima e seconda foto il Ponte 25 de Abril visto in prospettive diverse; nella terza foto Oceano Atlantico e parte terminale del Tejo visti dal Chapalimaud Centre for the Unknown di Lisbona.

La vita è sempre questione di prospettive, da qualsiasi parte la si voglia guardare. E allora divertiamoci a scrutare l’orizzonte, qualunque esso sia: se sia fatto di aria, d’acqua, di terra. Ne scopriremo di belle. E, forse, riacquisteremo un senso più autentico delle cose che abbiamo o che vorremmo avere.

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Nella prima foto, decorazioni caratteristiche di alcuni palazzi del secolo scorso del centro storico di Lisbona; nella terza e quarta foto, alcuni degli azulejos custoditi nel Museu Nacional do Azulejo presso l’ex Convento Madre de Deus della città

Oltre che caratteristica decorativa di ambienti esterni e interni, gli azulejos sono un modo di vivere e agire. Di percepire la realtà, da quella più spicciola a quella più altisonante. Offrono del mondo un aspetto vivido, lucente, colorato. Sono inalienabili. La loro anima è intrisa di semplicità complessa

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vista di Lisbona dalle mura del Castelo di S. Jorge

 

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caratteristica viuzza di Lisbona nei pressi della Rua do Recolhimento

La struttura di questa città è dolce nel degradare con lentezza verso le rive del Tejo, imponente e maestoso, che la bagna. Una piccola promessa di tranquillità silente.

 

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pasteles de nata, ph. credit: portuguesefooddotpt

 

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Torta de laranja

Dolcezza per dolcezza, credo sia fondamentale ricavarsi un piccolo spazio di beatitudine golosa per assaggiare i ‘pasteles de nata’ o uno dei tanti dolci aromatizzati agli agrumi e alla cannella, ingredienti ricorrenti che mi hanno riportata alla mia infanzia e all’uso che le donne della mia famiglia ne facevano  realizzando dolci tradizionali natalizi. 

 

 

 

 

Thinking and Writing as an English Teacher – 12th Lesson

“In Love, Convenience and Passion travel on tracks that will never meet”

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“Amore e comodità in amore viaggiano su binari distanti”

L. Guida

 

Ph.credit: ‘Pensieri distanti’, scatto di Corrado Ferrari su fotocommunitydotit

Presentazioni d’Autore: “Non ci salveranno di melograni” di Maristella Lippolis

“Si dice che tutte le isole si somiglino un po’, ma ognuna nasconde un’anima segreta che si svela solo a chi sa cercarla”

Quando Laura si concede una vacanza in un’isola della Dalmazia nel periodo immediatamente precedente la guerra dei Balcani del 1991, lo fa principalmente per offrire a se stessa una boccata d’ossigeno in un periodo complesso della sua vita.  La donna, che svolge la professione di avvocato civilista, non riesce a uscire con distacco dal suicidio di una cliente, avvenuto davanti ai suoi occhi nel giorno fissato per un l’udienza di separazione di quest’ultima. A Laura quella circostanza tristissima riporta alla memoria un’immagine indelebile della sua infanzia: quella di sua madre, in bilico sul davanzale della finestra di casa e in procinto di lanciarsi anch’ella nel vuoto. La donna desisterà dall’intento nell’attimo in cui si accorgerà che la bimba è alle sue spalle. Laura è schiacciata dai sensi di colpa derivanti da queste due circostanze tragiche che le impediscono di lasciar fluire liberamente in se stessa e al suo esterno energie vitali indispensabili.
La scoperta della pensione di Vera nell’isola di Soline, visitata durante il suo viaggio, e la decisione repentina di soggiornarvi successivamente al giorno da lei fissato per la partenza, fino a buona parte della stagione successiva, è un’ancora di salvezza che il destino, se così si può dire, le offre all’improvviso per riflettere su se stessa attraverso lunghe passeggiate in luoghi naturali incontaminati e meditazioni scritte, lettere e pagine di diario, per fissare nero su bianco e tentare di dipanare i nodi esistenziali che le impediscono di accettare ciò che è stato ma anche ciò che presumibilmente sarà.
Laura ritrova nell’anziana donna croata, vedova e ancora innamorata del proprio marito scomparso in circostanze non chiarite, un importante trait d’union che le permetterà di recuperare lentamente ma stabilmente un rapporto più equilibrato con la propria madre riconoscendo in quest’ultima un’amorevolezza nei suoi confronti forse mal espressa ma presente sin dall’inizio.
Anche l’affetto complice e solidale di Goran, professore di filosofia e figlio di Vera, servirà alla giovane donna per riconciliarsi con se stessa e con quella parte di femminilità fatta di passionalità e razionalità mantenute, forse, troppo in sordina negli ultimi tempi della sua vita.
La routine semplice e spartana, mai banale, condotta sull’isola, la vicinanza ai quattro elementi che scandiscono la quotidianità essenziale dei suoi abitanti e una natura generosa che offre a piene mani a chi sa ascoltarla ad ampio spettro; i sentimenti gestiti allo stato primordiale scevri da sovrastrutture dai personaggi di questa storia, saranno un toccasana che permetterà a Laura di ripartire verso l’Italia forse con un retrogusto di tristezza per ciò che non si è compiuto ma con una consapevolezza e un senso di autostima rafforzati e approfonditi che le serviranno a progredire  a passo sciolto per le strade della vita.
Il romanzo di Maristella Lippolis, nell’edizione di Ianieri del 2018, è anche interessante per i molti  e attuali spunti di rielaborazione che offre al lettore in un’epoca in cui la tentazione di procedere per le vie del mondo in maniera epidermica per non soffrire (o soffrire poco!) è una tentazione sempre in agguato. La narrazione procede con attenzione e accuratezza stilistiche ma anche scrittorie sul filo del romanzo di introspezione psicologica affiancando tuttavia episodi di vita concreta e agita estremamente verosimili. L’autrice si impegna a toccare l’anima di suoi protagonisti e del potenziale lettore con estrema delicatezza alternando il non detto a descrizioni minuziose ma mai debordanti a corredo di una scrittura fluida e coinvolgente.

Lucia Guida

 

L’autrice 

Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista “Tuttestorie”. Vincitrice del premio Piero Chiara 1999 con la raccolta ‘La storia di un’altra’, ha pubblicato i romanzi ‘Adele né bella né brutta’, Piemme, 2008, finalista al Premio Stresa dello stesso anno, ‘Una furtiva lacrima’, Piemme, 2013, ‘Raccontami tu’, L’iguana editrice, 2017. Collabora con la rivista ‘Leggendaria’, il ‘LetterateMagazine’, il MagFest.

Maristella Lippolis, Non ci salveranno i melograni, ISBN 978-88-94890-64-8,  €   14,50 

 

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