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Au Feminin Thinking and Writing

Presentazione d’autore: “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

L’ultimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, scrittrice abruzzese, è intitolato ‘L’Arminuta’ ed è stato pubblicato da Einaudi nel febbraio 2017.
Protagonista è una ragazza adolescente, a cui l’autrice non attribuirà mai un nome canonico per tutta la durata della storia, la cui colpa, se così si può dire, è quella di essere stata restituita alla sua famiglia di origine dai genitori adottivi, dopo essere stata coinvolta in una pratica assai diffusa nelle zone del centro-sud d’Italia nel  secolo scorso e nelle famiglie meno abbienti: quella di essere ‘ceduta’ come figlia acquisita a parenti o amici di famiglia benestanti incapaci, per vari motivi, di soddisfare il proprio desiderio di genitorialità.

Qualcosa, però, in questo meccanismo compensativo sembra, a un certo punto, incepparsi.

Come nel peggiore dei suoi incubi la ragazza si trova all’improvviso e di nuovo catapultata in un ambiente familiare che le è estraneo e, per certi versi, quasi ostile. Per i suoi fratelli di sangue lei non rappresenta altro che una bocca in più da sostentare e i suoi veri genitori  la accolgono senza fare storie probabilmente perché rassegnati con fatalismo al fluire impietoso della vita che non concede troppe chance a chi la osserva dai bordi.
Gli unici a mostrarsi accoglienti verso l’Arminuta, la ritornata, sono Adriana, che le si affeziona da subito, unica sorella in una famiglia composta esclusivamente da prole di sesso maschile, Vincenzo, primogenito e figlio prediletto, che la guarda tuttavia con occhi  diversi e il piccolo Giuseppe, segnato da un destino di stenti e di privazioni anche affettive che agirà per lui da deterrente nella sua crescita personale.

Da principio l’Arminuta tenterà di forzare la mano per riappropriarsi di spazi e tempi a lei promessi e poi negati, per poi accettare con resilienza la sua nuova condizione nel paese di nascita, monitorata a distanza da Adalgisa, la madre putativa che, vuoi per una forma residuale di affetto, vuoi per una serie di sensi di colpa, non l’abbandonerà mai del tutto. E grazie anche alla sua vita precedente la ragazza riuscirà ad affrancarsi da un futuro fatto di rinunce e mediocrità, costruendo la propria vita attraverso opportunità educative diverse rispetto a quelle concesse ai suoi fratelli.
La narrazione procede nella fabula e nell’intreccio con linearità ed eleganza, conducendo in modo agevole il lettore attraverso le vicende narrate, illustrate anche attraverso espressioni dialettali caratteristiche dei tanti paesi dell’entroterra abruzzese italianizzate ma senza forzature evidenti e quindi assai fruibili per il lettore. Mi viene da pensare che tale scelta lessicale,  condivisibile, sia stata intrapresa di comune accordo, contemplando esigenze autoriali ma anche di editing. L’ aspetto psicologico dei personaggi è curato ma mai ridondante, con un’essenzialità che sembra riflettere quella dei luoghi in cui la vicenda si snoda.

Se c’è un messaggio sotteso all’intero testo narrativo questo è probabilmente legato alla precarietà dell’esistenza umana, alla volubilità delle circostanze definibili sino a un certo punto dall’uomo, a una certa ‘liquidità’ emotivo-sentimentale ante litteram( la storia si svolge a metà degli anni settanta del secolo scorso), anticipazione di molte inquietudini della nostra epoca contemporanea.

Con un fondo di speranza autentica: la possibilità reale di risalire la china affidandosi al senso di determinazione individuale posseduto da ciascuno di noi.

 

L’autrice

Donatella Di Pietrantonio vive a Penne (PE), in Abruzzo. Ha esordito con il romanzo ‘Mia madre è un fiume’ (Elliot 2001), vincitore di numerosi premi. Con ‘Bella mia’ (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega.

Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta, ISBN 9788806232108, € 17,50

 

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Thinking and Writing as an English Teacher – 6th Lesson

“Media and real life overexposing is like taking a photo by using a too strong flash: the only thing we get is a blurry picture”

 

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ph.credit: it.pinterest.com

 

 

Translating into Italian:

“Sovraesporsi mediaticamente e nella vita reale è come farsi fotografare usando un flash troppo forte; ottenendo, come unica conseguenza, un’immagine sfocata.”

Splendida, splendida København – cronaca minimal di pancia di un lungo weekend danese

Quando a febbraio ho dovuto rinunciare al breve viaggio a Lisbona per un problema legato a orari di volo che non collimavano con le esigenze mie e di mia figlia, l’ho fatto con un sottile dispiacere. Avevamo già individuato il periodo che poteva andare bene a entrambe, a ridosso del  ponte del 25 aprile, per visitare un paese dell’Europa del Sud, ma la compagnia aerea aveva deciso in corso d’opera di cambiare le carte in tavola riservandoci orari scomodissimi. Ecco allora prospettarsi la possibilità di usufruire di un volo in partenza dalla mia città di residenza, da poco istituito per Copenaghen; un’occasione unica, che s’incastrava alla perfezione nei pochi giorni a disposizione. Anche la prenotazione dell’hotel, un meraviglioso ostello della Generator, era andata a buon fine, permettendomi di scegliere la tipologia della camera che cercavo.

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Generator Copenhagen, ph. credits EVASION

Un insieme di tasselli che combaciavano alla perfezione come a indicarmi qualcosa.
Raccontando a un’amica di ciò che mi era capitato, e partendo dal presupposto che nulla, nella vita, capita mai per caso, sono partita con la sensazione che questo viaggio sarebbe stato epifania di qualcosa che è dentro di me e che ha voglia di emergere in superficie.

Il giorno d’arrivo è stato caratterizzato da un cielo grigio screziato d’azzurro. Una sorta di benvenuto culminato con la comparsa del sole che ci ha accompagnate fino a sera inoltrata, permettendoci di visitare tutte le cose che ci eravamo prefisse di andare a vedere.

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La visita alla Rundetårn, in Købmagergade, ha contenuto per me in nuce l’intero viaggio. Cerco di spiegarmi attraverso tre  opere d’arte contemporanee ospitate nella sala della biblioteca della torre, per me estremamente evocative.

Un pannello di legno con scritte in metallo su cui, tra l’altro, spiccava il lemma ‘parola’ in un’infinità di lingue diverse. Quasi a suggerire come, a volte, la parola sia una semplice dimensione tra tante. E forse la meno esaustiva.

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Un’opera intitolata ‘The Transformation of Everything’, a firma dell’artista visuale  Kaspar Bonnén estremamente rappresentativa del percorso di tutti noi

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Pannelli di seta stampata messi assieme su una parete a formare ‘Prepare for the worst’, opera di Lise Harlev

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Potrei sintetizzare in cinque idee le mie impressioni nel nostro breve giro da turiste in questa capitale: Luce,  Fiori, Gente, Cibo, Colori

 

La Luce

A Copenaghen come del resto in molti paesi del nord europeo, l’illuminazione assume un’importanza topica. Dappertutto, a cominciare dalle finestre e a terminare dai tavolini nei bar, trovi candele, tea lights, semplici abat-jour schierati a indicare come, alla fine, sia facile sconfiggere il buio e la notte. Una sensazione piacevole e confortante che ti accompagna durante il giorno sino a sera inoltrata, guardando la cura con cui la gente espone sui davanzali delle finestre, quasi a mo’ di offerta,  lampade di varie fogge e dimensioni.

 

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Autumn evening by Anna Nikitina su Hygge, pinterest.com

I Fiori

Abbondano nei giardini, nelle aiuole, fuori dai supermercati in un tripudio di bouquet multicolori ma anche al centro dei tavolini delle caffetterie.O in fioriere messe in bella mostra al di fuori dei portoni d’entrata delle case danesi . E sono tulipani e narcisi ma anche rose e garofani.

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E con stupore scopri che quella rosa perfetta in un piccolo portafiori su un tavolino di un bar, accompagnata da una piccola lampada, non è di plastica o di stoffa ma è vera e dà l’impressione di essere stata appena colta per te.

 

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La mia idea è che quest’usanza, diffusissima, serva in certo qual modo a esorcizzare il lungo inverno nordico. Richiamando a gran voce la primavera che stenta a decollare.

 

La Gente

A noi è apparsa molto ospitale. Un esempio tra i tanti: un signore anziano a passeggio con sua moglie, vedendo me e mia figlia che consultavamo una cartina della città ci ha chiesto se ci eravamo perse con la palese intenzione di aiutarci nel caso gli avessimo risposto in senso affermativo.  Al ristorante i camerieri si sono prestati a darci tutte le informazioni sul migliore Danish Way of Life soddisfacendo le nostre tante curiosità. Insomma, ci è sembrato che la tipizzazione della gente del nord Europa, distaccata e poco aperta, naufragasse miseramente di fronte a una disponibilità che non era meramente di tipo utilitaristico.

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Il Cibo

Per quanto possibile abbiamo cercato di adeguarci e assaggiare pietanze locali, molte delle quali a base di pescato, aromatizzate con ingredienti come lo zenzero, le bacche di ginepro o la cannella, in un mix di sapori agrodolci davvero particolari. Ottime anche le torte e i dolci in generale.

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il buffet di aringhe da Nyhavns Færgekro, nel centro storico di Copenaghen, lungo il canale di Nyhavns

I Colori

Dalle pareti esterne di alcuni angoli caratteristici della zona portuale, alle pietanze, ai fiori che abbondano nei parchi e nei giardini pubblici e nei parchi a tema come i Giardini di Tivoli, dal look  sgargiante,o i quartieri non omologati e alternativi come Christania dal gusto un po’ fané e malinconico.
A ogni modo ai danesi piace il bello. Le vetrine sono sobrie e ricercate nella varietà merceologica che offrono. Una menzione a parte meritano le porcellane e il design di oggetti di uso comune, dalle linee pulite ed essenziali, che conquistano per la capacità di non essere mai eccessivi ben coniugando funzionalità ed eleganza.

 

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Bilancio finale

Credo di aver lasciato a Copenaghen un pezzetto del  mio cuore. Oltre a ricevere la riprova che puntare sulla luminosità, dentro e fuori, paga sempre ed è comunque una scelta possibile, sia che la Luce tu ce l’abbia dentro o che te la vada a cercare con tenacia all’esterno.

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Sakura blossom, Langelinie Park a Copenaghen

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Presentazione d’autore: “Grazie di te” di Francesco Pomponio

Zeb e Anna e sono i protagonisti di ‘Grazie di te’, edito da Amarganta  a settembre del 2016 a firma di Francesco Pomponio, autore al suo terzo romanzo, il primo per questa casa editrice.
Il libro narra una storia d’amore, dai suoi timidissimi prodromi sino alla fine. Una storia di sentimenti e di persone in cui confluiscono le esperienze di vita dei suoi protagonisti, costretti loro malgrado a un’espiazione lenta di colpe mai commesse e a dover fare  i conti con un bel fardello esistenziale e con avvenimenti che tendono a metterli a dura prova nel corso dell’intera narrazione.

Zeb è un autotrasportatore che si è fatto da sé e che può gestire la sua vita, anche professionale, senza rendere conto a nessuno se non a se stesso; un cane sciolto che a un certo punto del cammino incontra Anna, all’apparenza personaggio etereo, una cameriera di uno dei tanti hotel che lui è costretto a bazzicare per motivi di lavoro. Con estrema pazienza, ma anche con la determinazione che lo ha contraddistinto nelle tante vicissitudini della sua vita, costruita pezzo dopo pezzo da solo, dopo un’infanzia durissima che lo ha segnato ma che non gli ha fatto perdere il senso d’orientamento, ( come, invece, è accaduto per molti dei suoi ex compagni di borgata), Zeb decide di rivoluzionare le sue giornate cambiando dimora e lavoro pur di poter restare al fianco della donna di cui si è innamorato, prendendosi totalmente carico dei sospesi che la affliggono e accettando di condividerli in toto, nella buona e nella cattiva sorte, nonostante le fasi altalenanti della loro relazione.

L’uomo si costringe ad acconsentire anche al fatto che Anna, a un certo punto, stabilisca di allontanarlo dalla propria vita; lo fa consapevole che il loro destino sarà sempre legato a doppio filo. Una dedizione totale che alla fine darà il giusto frutto con gli interessi, facendo comprendere alla donna tutta l’importanza rivestita dalla presenza costante e mai ingombrante di lui.

La narrazione è condotta in terza persona toccando momenti corali costellati dai numerosi personaggi di secondo piano ma assolutamente funzionali alla storia, che hanno il pregio di enfatizzare le caratteristiche dei due protagonisti, fornendo ottimi ganci scrittorii per il prosieguo della vicenda.  Ottimamente curati ed estremamente verosimili, come del resto è d’abitudine per Pomponio, i dialoghi, venati dall’ironia di Zebedeo che non perde occasione per fornire al lettore perle di buonsenso e saggezza, e dall’essenzialità della sua compagna, meno propensa a fornire ricette di vita forse perché più pronta ad agire anche a costo lasciare troppo spazio alla propria impulsività.

 

L’autore

 

Francesco Pomponio, nato in Abruzzo, ha vissuto a Roma per tutta la vita. Attualmente vive fra le montagne, anche se comincia a odiare la neve. Scrive da quando aveva 18 anni, ha cominciato con racconti per poi arrivare ai romanzi. Ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “La macchina del tempo esiste già” e due romanzi: “La lavagna di Amerigo” e “Soave sia il vento”. Ha tre romanzi inediti e ne sta scrivendo un altro. Considera il lettore il vero protagonista di ogni storia e cerca di raccontarne di interessanti, dove succede qualcosa, popolate da personaggi unici, come uniche sono le persone. Attualmente si occupa di tecnologia e organizzazione di eventi per aziende. Scrive nei ritagli di tempo, ogni giorno una sola pagina alla volta, quando va bene due. Non aspetta l’ispirazione, scrive per sapere come la storia andrà a finire. Corregge molto, ma spera di avere la capacità di capire quando molto diventa troppo.

Francesco Pomponio, Grazie di te, ISBN 978-153724146-3  € 13,00

 

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Thinking and Writing as an English Teacher – 5th Lesson

   “Although artistic, seductive and attractive, a mask is always a mask”

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photo by Lucia Guida

Translating into Italian:

“Una maschera per quanto artistica, seduttiva e piacente, è sempre una maschera.”

Storie di città – Tra cielo, mare e fiume

Tratteggiare in poche righe un angolo della città in cui riesci a riconoscerti può sembrare cosa apparentemente facile ma non lo è. Non sempre. Soprattutto se la città di cui vuoi descrivere una sfumatura non ti ha vista nascere ma si è comunque premurata di accoglierti con disponibilità.
In questo breve racconto provo a parlare ancora di Pescara, mio attuale luogo di residenza. Lo faccio nell’unico modo di cui sono capace. E la mia veloce sosta sul ‘Ponte del mare’ finisce col diventare un bel pretesto per ragionare, com’è di solito per me, in punta di cuore.
Buona lettura

A presto

Lucia

Tra cielo, mare e fiume*

Sono sospesa tra cielo e fiume.

Davanti a me la città che pulsa con le sue mille contraddizioni, le sue belle vetrine e i luoghi nascosti che faticano a svelarsi a chi non ha occhi attenti per coglierli.

Alle mie spalle c’è il mare, ora colto in un momento di quiete, dall’aspetto rasserenante come i colori che a quest’ora del crepuscolo lo caratterizzano.

La brezza scompiglia i miei capelli per ricordarmi che anche in un attimo di tranquillità siamo tutti soggetti alle leggi del mondo e alle sue bizzarrie.

Sono al centro di un universo che, al momento, non ha confini se non la mia capacità di dare libero sfogo ai miei pensieri.

Eppure non ho voglia di impegnare la mia mente in cose complicate. Il mio desiderio è quello di perdere il mio sguardo in questa immensità di acqua che cerca di abbracciare il cielo.
Poggiata al parapetto con entrambi i gomiti come da bambina quando, con attenzione, cercavo di cogliere ogni sillaba delle storie narrate da mia nonna, scruto l’acqua di fiume che lentamente scorre verso il mare, riflettendo la luce e i colori di questo tramonto miracoloso, felice epilogo di una giornata di sole incastonata tra giornate di pioggia silente, rassegnata, ottobrina.

Il fiume porta con sé rami spezzati rubati alla vegetazione e alle sponde che lo contengono. Lo fa con autorevolezza e con una pacatezza disarmante per riaffermare il suo pieno diritto a esistere, sia pure tra  le mille contraddizioni e i limiti a lui imposti dall’uomo.
Si trascina verso il mare a voler sottolineare che tutto va come deve andare, portando, però, sulla sua superficie un pezzo di cielo riflesso per segnalare che una possibilità di salvezza c’è sempre, basta saperla cogliere.
Il mare è lì ad attendere l’acqua di fiume che avanza senza sosta per un ultimo  abbraccio totale, coinvolgente.

Non esisterà più differenza tra dolce e salato, colore e consistenza si uniformeranno nella buona e nella cattiva sorte in un’unica grande onda grigio-azzurra verso l’indefinito.

I passanti si avvicendano l’un l’altro per scendere o salire, incrociandosi a poca distanza dal mio punto di osservazione. Lo fanno in silenzio, solcando a passi composti questo Ponte del Mare che è punto di unione tra due rive differenti. Rappresenta con sapienza il futuro con la sua voglia di fare e le sue grandi incognite, le delusioni sottili e la sorpresa gioiosa fatta di piccoli gesti di generosità e gentilezza gratuite.
Non ci sono ombre capaci di fugare la dolcezza di questo momento di sospensione temporale.
C’è solo la consapevolezza di appartenere al qui e all’ora, con l’entusiasmo di vivere ogni singolo soffio di vita come istante irripetibile e prezioso.

Qualsiasi cosa accada.

Oggi e per sempre.

Lucia Guida

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Pescara, Ponte del mare. Foto di Guerino Di Francesco

*L’articolo originale lo trovi qui

N.B. Storie di città è un progetto di scrittura in web. Visita la pagina per saperne di più.

Perché non sarò mai una brava beta reader

Essere o no beta reader?
Le mie considerazioni in punta di penna e di cuore sull’argomento.

Buona lettura a tutti

A presto

Perché non sarò mai una brava beta reader *

Può capitare a ogni autore di venire interpellato per dare un parere sull’ultima creatura scrittoria di un collega. A me succede regolarmente. La cosa dovrebbe riempirmi d’orgoglio. Significa, cioè, che c’è chi al mio giudizio  tiene ed è comunque un’implicita asserzione sul buono di ciò che scrivo anch’io. Altrimenti, perché chiedermi di esprimermi in merito?
Confesso, però, che questo mi mette sempre in difficoltà. Se, cioè, da un lato mi fa piacere leggere quanto scritto da altri, dall’altro versante mi pone nella condizione di recensirlo in fieri, sia pure a fin di bene e dopo esplicita richiesta di qualcuno. Il disagio nasce quando mi trovo di fronte a scritti che non sono nelle mie corde. Per dirla tutta, che non mi piacciono. Un anno fa, per esempio, mi è capitato di promettere con leggerezza e a scatola chiusa ( leggi: senza aver letto nulla del manoscritto a priori) un romanzo breve di cui mi era stato chiesto di fare la prefazione.
Come riferire al suo artefice che la trama non mi convinceva, ma soprattutto che quelle pagine erano piene di errori ortografici, morfologici, stilistici … chiaro sentore del fatto che fosse stato buttato giù in fretta e furia senza un barlume di revisione? Un po’ come immaginare di uscire di casa senza guardarci allo specchio, indossando abiti trasandati, senza esserci dati una pettinata veloce o una semplice lavata di viso. È andata a finire che mi sono arrampicata sugli specchi, giustificando il fatto di aver cambiato idea e di non essere disponibile a fare la prefazione promessa per sopraggiunti  e consistenti impegni che l’altro non ha capito né accettato, provvedendo a cancellarmi dalla lista delle sue amicizie su un noto social. Non so se sia maggiormente discutibile il fatto di essere ricorsa a una pietosa bugia, suscitando le vivaci rimostranze della mia controparte, piuttosto che prendere a quattro mani il coraggio e avere l’audacia di affermare l’inconsistenza di quell’opera. Non so poi come sia finita, se cioè l’autore abbia poi deciso, prefazione o no, di dare alle stampe quanto elaborato. Da come stanno andando le cose nel mondo dell’editoria minore e maggiore, e dal grado leggerezza e fluttuazione riscontrate  in  molte cose da me di recente lette, devo ragionevolmente pensare che l’affaire sia, poi, andato in porto. Che un altro libro sia, quindi, stato comunque stampato e magari pubblicizzato e venduto in una cerchia di fedeli aficionados. Non giudicatemi una snob. Sto semplicemente dicendo che la mia principale difficoltà, nella scrittura come in altre cose della mia vita, consiste nel non saper sempre dire di ‘no’. Salvo, poi, cambiare orientamento all’ultimo minuto passando, magari, per indecisa o confusa.

Il web è pieno di decaloghi che illustrano le qualità intrinseche ed estrinseche di un bravo beta reader e che mi rafforza nell’idea di essere, probabilmente, anche capace di dare un parere positivo o negativo in cui non ci sia posto per tecnicismi  né sfoggio di virtuosismi anche per una come me, qualche pubblicazione per case editrici tutte rigorosamente non a pagamento, oltre a una bella gavetta fatta di racconti brevi in antologie di autori vari e qualche concorso letterario di buon livello superato. Sarà forse pigrizia la mia, o più banalmente la difficoltà di dire pane al pane e vino al vino, soprattutto se messa di fronte a pagine che non mi convincono, e non solo per una questione di stile o contenuto che non combaciano con i miei.

Sbaglia, tuttavia, chi pensa che io non sottoponga a nessuno le cose che scrivo per paura di giudizi negativi. Lo faccio e anche spesso; sono piuttosto intransigente con me stessa, mettendomi in discussione su tutto, con una certa tendenza a modellarmi sul contributo ricevuto se reputo che sia stato formulato con cognizione di causa.

Col permesso dei miei amici autori vorrei, quindi, bypassare la fase di beta reader e passare direttamente a quella di recensore. Tanto, a ben vedere, se le vostre opere valgono, verranno di sicuro pubblicate.
Il risvolto esistenziale di questa medaglia che qualcuno vorrebbe a tutti i costi appuntarmi in petto è che è davvero difficile, a volte, dire no. Incapacità di farlo? Non credo. Forse eccessiva sensibilità e considerazione per chi ho di fronte a me. Una morbosa forma di pudore autorale che mi proibisce di esternare ciò che penso di un’opera a chi ha faticato per scriverla. E sto, in questo caso, parlando per la stragrande maggioranza di colleghi che stimo e di cui ho un’ottima considerazione.

Lucia Guida

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ph. credit: pictaram.com

l’articolo in originale è qui

Libri e Recensioni sotto l’albero – Alla fine di un anno di scrittura e pubblicazione

Cari amici, quest’anno è stato caratterizzato per me  da grandi battaglie, scrittorie e personali, ma anche da piccole e significative soddisfazioni. ‘Romanzo’ ha raccolto un discreto numero di consensi e apprezzamenti da lettori e addetti ai lavori e questo non può che farmi piacere.
Qualcuno una volta mi ha detto che le recensioni servono a rimpinguare il narcisismo di un autore. Concordo con lui solo in parte. Le recensioni, quelle fatte in modo trasparente e con assoluta obiettività, hanno a mio giudizio anche il pregio di aiutare a crescere quegli autori che le leggono con serenità e che hanno voglia di trarre nuovi stimoli a fare sempre meglio. Senza considerare l’importanza che rivestono nell’orientare il pubblico dei potenziali lettori, di continuo sballottati tra le tante e variegate proposte scrittorie oggi in commercio.
Ho, quindi, pensato di lasciare in questo articolo di dicembre i link di tutte quelle  al momento realizzate per il mio ultimo lavoro.
Se ne avete piacere, date loro uno sguardo. E poi, magari, se le trovate interessanti tanto da incuriosirvi a leggere il mio libro, mettete da parte una copia del mio ‘Romanzo’ sotto l’albero per le persone a cui tenete.

Auguri di buone feste e buona lettura a tutti

A presto

Lucia

 

Dal sito Mentinfuga, bollettino dell’associazione culturale omonima, recensione a cura di Antonio Fresa, scrittore

Il post completo lo trovate qui 

 

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Dal blog Lettrice al contrario   di Désirée Pedrinelli, ‘(…)  lettrice forte e appassionata ,che si diverte a scovare autori esordienti e piccole realtà editoriali, perché quello che conta è la storia e il talento di chi la scrive’

Qui  l’articolo

 

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Dal sito di lettura e scrittura Mangialibri a cura di David Frati

Questo il link della recensione fatta per il mio ‘Romanzo Popolare’

 

ghirigori

 

La recensione di Federica Gnomo Twins, blogger e scrittrice per Paper Blog, sito di attualità, cultura e società

Ecco la pagina in web dedicata al mio libro

 

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‘Chili di libri’ e  e le sue blogger, lettrici appassionate, recensiscono il mio ‘Romanzo’

Ecco l’articolo completo

 

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Per la rubrica libri del web magazine Sulmona Post, la recensione del mio ‘Romanzo Popolare’ di Stefano Carnicelli, scrittore

Questo il suo post

 

ghirigori

 

Elisa Occhipinti Gelsomino parla del mio libro su ‘Odor di gelsomino’, blog di lettura e scrittura

La sua recensione è qui

 

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Eva non è sola

Il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, nasce nel 1981 come ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale nei confronti di questa problematica che da noi è diventata vera e propria emergenza nazionale,  facendo registrare quest’anno sino a oggi 116 femminicidi, avvenuti in contesti familiari per oltre il 75%.

Chi mi conosce quanto meno scrittoriamente sa che alla violenza di genere, e alla necessità di intravedere nella piaga del femminicidio una valenza da riequilibrare in primis dal punto di vista culturale oltre che socio-affettivo relazionale, ho dedicato alcune delle mie opere e buona parte dell’intreccio di ‘Romanzo Popolare’, mio secondo romanzo edito da Amarganta, pubblicato nel febbraio di quest’anno. C’è, poi, una battaglia personale e professionale da me da sempre condotta con le mie studentesse, finalizzata al loro pieno e consapevole riconoscimento di Persone oltre che di Donne. Nella certezza di quanto sia importante percepirsi e amarsi in ciò che abbiamo da offrire agli altri e in ciò che nella realtà siamo, pretendendo di ricevere Amore in cambio dell’Amore che con generosità doniamo a chi ci sta accanto.
Ho, quindi, accettato volentieri la proposta delle scrittrici Roberta Andres e Lorena Marcelli, quest’ultima curatrice dell’opera collettiva ‘Eva non è sola’, di inviare uno dei miei racconti a cui tenevo di più, ‘La stanza della memoria’, scritto qualche anno fa per un reading letterario a tema e poi pubblicato nella mia pagina di autrice di LiberArti, Social Reader Writer Artist, sito di Scrittura, Arte e Lettura diretto da Carmine Monaco.

Venerdì scorso si è tenuta la presentazione ufficiale di ‘Eva non è sola’, antologia di A.A.V.V., presso la Sala Consiliare del Comune di Roseto degli Abruzzi (TE) nella compagine di un incontro dibattito incentrato sui vari aspetti che caratterizzano anche a livello legale, la violenza di genere.

Il volume è costituito da 30 opere tra racconti brevi e poesie, scritte da autori professionisti e non, ed è già in vendita in ebook su Amazon. Per la versione cartacea, del prezzo di 10,00 €, è possibile rivolgersi a Lorena, contattandola a questa email: lorena.marcelli@libero.it.

Il ricavato delle vendite, tolte le spese vive, verrà devoluto a tre centri antiviolenza abruzzesi.

L’iniziativa è patrocinata dalla Provincia di Teramo, dal Comitato Pari opportunità della Provincia e del Comune di Giulianova. Partner ufficiale il Comune di Roseto degli Abruzzi. Tra le associazioni coinvolte troviamo il Circolo culturale ‘Il nome della rosa’ di Giulianova, l’associazione ‘Il faro’ di Cologna spiaggia,  ‘Artis – Scuola di teatro’ di Pescara.

Qui di seguito alcuni scatti miei e di Cristian Palmieri, fotografo ufficiale dell’evento, a ben documentare alcuni momenti di questa serata incentrata sulla solidarietà al femminile e non solo.

Buona lettura e buona visione a tutti

 

A presto

 

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Sala Consiliare del Comune di Roseto degli Abruzzi, incontro dibattito del 25.11.16, intervento di Stefania Pezzopane – foto di Lucia

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Lettura di Lucia di uno stralcio de ‘La stanza della memoria’, foto di Cristian Palmieri

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‘Eva non è sola’, antologia di A.A.V.V. è stata realizzata attraverso  crowdfunding con il libero contributo di autori e simpatizzanti del progetto – foto di Lucia

‘Romanzo Popolare’ al FLA 2016

Ci ho messo una settimana per fermare in questo blog in un articolo  le emozioni e le sensazioni che hanno accompagnato questa mia seconda partecipazione al FLA, il Festival delle Letterature dell’Adriatico di Pescara, città in cui vivo e lavoro, quest’anno alla sua quattordicesima edizione.

Saranno le foto di quattro amici fotografi a narrare, per chi volesse dar loro uno sguardo, un pomeriggio per me molto intenso, connotato da un’emotività a cui spesso non so dare un freno. Sono abituata a parlare in pubblico ma ogni presentazione di una mia creatura è sempre un salto nel vuoto. A tendere con disponibilità un telone pronto ad accogliermi con morbidezza ci sono stati gli amici di sempre, nuovi amici  e persone che di me non avevano mai sentito parlare e che mi hanno regalato un po’ della loro attenzione e del loro tempo.
Buona visione e buona lettura
Lucia

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Il principio di ogni cosa è fatto sempre di una sottile linea da travalicare. Eccomi qui con Arianna Di Tomasso, meravigliosa ‘madrina’ dell’evento, ad ascoltare l’introduzione di una delle tante volontarie del FLA prima di spiccare il volo.

Foto di Cristian Palmieri

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Per vincere l’emotività occorre concentrazione, tanta. Stringere tra le mani il mio libro mi ha aiutata a fare mente locale. Parlare vestita a festa mi ha dato la spinta giusta per celebrare questo terzo ‘figlietto’ che tanto mi ha fatta penare prima di venire al mondo

Foto di Guerino Di Francesco

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Buttarsi nella mischia con un sorriso interagendo con tutta me stessa alle domande belle e impegnative dell’intervista di Arianna è stata una bella sfida. Soprattutto con me stessa.

Foto di Ninoska Valente

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Ringraziare il mio pubblico un atto piacevole e dovuto di gratitudine per il tempo che tante persone hanno deciso di regalarmi in un pomeriggio domenicale soleggiato e lento.

Foto di Luciano Onza

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Il firmacopie, momento di relax per ogni autore, per me rappresenta la possibilità concreta di personalizzare il mio grazie più sincero

Foto di Valeria Maddalena

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La curiosità del festival: farmi prestare da una volontaria il ‘laccio’ per il mio pass. E poi restituirglielo in tempo dopo averne recuperato un altro a casa: la penitenza da pagare per essermi accreditata quest’anno in ritardo.

Foto di Lucia

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“Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni”.                                                               F.S. Fitzgerald                                            

La mia speranza di autrice è che qualche pezzetto del mio ‘Romanzo’ possa davvero conquistare la sensibilità dei suoi lettori anche grazie a begli eventi come questo.

Foto di Lucia