luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Tre Storie: “Sotto gli alberi” di Thomas Hardy

Secondo appuntamento per la recensione d’Autore con il romanzo hardiano “Sotto gli alberi”, letto nella edizione Fazi del 2018 con traduzione a cura di Marco Pettenello.
Buona lettura

 

SOTTO GLI ALBERI

“Sotto gli alberi”, scritto nel 1872, è un romanzo di transizione tra il fortunato “Estremi rimedi” e “Due occhi azzurri”, pubblicato l’anno successivo.

Ha al suo attivo una trama accattivante, briosa e sottilmente ironica, tutta giocata sui tentennamenti amorosi di Fancy Day, maestra di campagna da poco parte della comunità rurale di Mellstock riguardo al fatto se sia più opportuno scegliersi un marito basandosi meramente sul senso della convenienza che ne potrebbe derivare o, invece, privilegiare il sentimento e orientarsi verso una persona che ci attragga realmente. È palese da parte della ragazza, molto attenta a fare esercizio di bon ton anche nella scelta dell’abito più  appropriato da sfoggiare nelle varie circostanze in cui si percepisce protagonista, considerare l’istituzione matrimoniale come mezzo di ascesa sociale; ed è in base a questo parametro che, pur avendo già scelto col cuore Dick Dewy, appartenente a una generazione di carrettieri e abile violinista, si lasci tentare dalla maggior ampiezza di sostanze di Mr. Maybold, il nuovo vicario della parrocchia, elegante nei modi e nell’aspetto, ma anche da Mr. Shiner, proprietario terriero locale desideroso anch’esso di prender moglie e affascinato dall’intraprendenza e dal senso di protagonismo della ragazza. La coralità dell’opera è rappresentata di nome e di fatto dal gruppo dei musicisti di Mellock a cui è affidato il compito di discettare di piccole e grandi cose esistenziali in maniera assolutamente naturale e fatalistica in cui poco è lo spazio attribuito a filosofeggiamenti che non risentano della naturalità della Vita stessa. Il gruppo di cantori di cui fa parte Dick stesso e buona parte della sua famiglia è tutto teso alla riaffermazione del proprio principio di sopravvivenza a fronte dell’esigenza di smantellarlo da parte di terzi (non si sa bene se incarnata dal personale desiderio di Mr. Maybold di liberarsene per svecchiare la cerchia dei collaboratori della parrocchia che gli è stata affidata oppure, molto più concretamente, segno di rispetto verso Mr. Shiner che è tra i suoi maggiori benefattori e che da sempre è acerrimo nemico dei musici/parrocchiani).
Il libro si articola in quattro sezioni  di tipo naturalistico e stagionale, culminando in un‘ultima parte, la quinta, costituita da due capitoli in cui Hardy, da buon narratore onnisciente, si diverte a tirare le fila della storia imbastita cercando di posizionare nel modo più coerente tutti i tasselli lasciati in sospeso nel corso della narrazione.
Anche in questo romanzo vi è un’ampia componente di tipo descrittivo in cui la magistralità dello scrittore si mostra in tutto il suo splendore anche grazie alla fruibilità che è maggiore rispetto ad altre opere forse più profonde e significative ma meno scorrevoli di questo riuscito divertissement.

La perla finale è rappresentata dalla teoria amorosa hardiana, disincantata ed emblematica e, per certi versi assai attuale, espressa per bocca del sentimentale Dick e dell’accorta Fancy in un duetto memorabile alla fine della loro festa di nozze:

«Fancy», disse «se siamo tanto felici è perché tra di noi c’è una confidenza assoluta. Da quando mi hai confessato della tua piccola avventura con Shiner vicino al fiume – che in realtà non fu affatto un avventura- ho sempre pensato quanto candida e buona devi essere per raccontarmi una cosa tanto insignificante, e per esserne spaventata com’eri tu. Da allora ho deciso di raccontarti ogni mia azione e parola. Non avremo mai segreti l’uno per l’altra, non è vero? assolutamente nessun segreto».

«Nessuno a partire da oggi», disse Fancy. «Ascolta che cos’è?».

Da un vicino roveto all’improvviso una voce forte, musicale liquida pronunciò queste parole: «Tippiuit! Suicchichicchichì! Vieni qua, vieni qua, vieni qua!»

«Oh, è l’usignolo» mormorò lei, e pensò un segreto che non avrebbe mai rivelato.

Autore:

Thomas Hardy

Titolo:

Sotto gli alberi

Collana:

Le strade

Numero Collana:

352

Pagine:

238

Codice isbn:

9788893253772

Prezzo in libreria:

€ 17

Codice isbn Epub:

9788864116617

Prezzo E-Book:

€ 9.99

Data Pubblicazione:

17-05-2018

8672962_3216390

ph.credit: fazi Editore
L’articolo originale pubblicato su Cyrano Factor è qui

Ricette d’Autore – Pane serbo soffice

La mia idea di creatività è quella di un’arte da esercitare davvero a 360° rispolverando antiche virtù e impegnando in contemporanea i cinque sensi in aggiunta a un esercizio di buona manualità.
Cucinare per me e per le persone a me care è un piacere e un privilegio che mi concedo spesso tempo permettendo; essere impegnata ‘con le mani in pasta’ mi aiuta a pensare, a misurarmi con me stessa e a rielaborare con un pizzico di originalità ricette della tradizione nazionale e internazionale. Insomma, mi fornisce una forma di meditazione estremamente pratica, economica e gratificante: anche il piatto meno riuscito è un’occasione per imparare qualcosa in un’ottica migliorativa.
Per queste ragioni a partire da oggi ho pensato di condividere con voi in maniera  sistematica alcune delle mie produzioni culinarie, accompagnandole con mie brevi riflessioni o citazioni famose pertinenti e significative. Il vecchio adagio che recita di come il cibo sia uno dei diletti della vita non può che trovarmi più che concorde. Specialmente se buon cibo, creatività e frammenti esistenziali sono parti essenziali in un unicum vitale che, se in sintonia perfetta, aiuta certamente a stare bene.
Buona lettura e buon lavoro

Pane serbo soffice

Ingredienti per uno stampo a cerniera di 18 cm di diametro :

  • 175 gr. di farina 00
  • 125 gr. di latte fresco intero
  • mezzo cucchiaino da caffè di zucchero
  • 5 gr. di sale
  • 5 gr. di lievito di birra fresco
  • 20 gr. di burro liquefatto freddo per la decorazione
  • semi di sesamo a piacere.

Preparazione

Sciogliere nel latte a temperatura ambiente il lievito di birra e lo zucchero e lasciare riposare per una mezzora il composto ottenuto.
Al termine di questa operazione porre in una ciotola la farina e il sale aggiungendovi il latte ‘arricchito’ di cui sopra e mescolare il tutto con energia per un quarto d’ora sino a ottenere un impasto compatto che verrà lasciato riposare ben coperto un’ora e mezza o comunque fino al raddoppio del volume.
Sistemare, quindi, su una spianatoia la pasta di pane e procedere a suddividerla in sei piccole porzioni che verranno spianate a mo’ di piccole focacce e spennellate solo in superficie col burro liquefatto. In uno stampo precedentemente oliato disporre le sei parti a cerchio in modo che l’una sia aggettante sull’altra, coprire con un panno e lasciar lievitare per un’altra mezzora.

cottura-pane-serbo

ph. credit: misyadotinfo

Decorare, infine, a piacere con i semi di sesamo e infornare a 180° circa, cottura tradizionale.

pane serbo

NB: la dose da me sperimentata è per due, tre persone. Il pane serbo è ottimo da servire in una prima colazione spalmato di burro e marmellata ma è comunque molto versatile in ogni circostanza a tavola.

La citazione:

«Io ci penso ancora ai pomeriggi in cui preparavo per tutti e tre una merenda di pane, burro e zucchero. Mi si riempivano gli occhi nel guardarli mangiare. Tutto era più semplice e dovevamo solo preoccuparci di amarli, accudirli nelle loro necessità quotidiane.»

Guida, L., 2016, Romanzo Popolare, Rieti, Amarganta.

 

Ripartenze letterarie e non.

 

 

41676

ph.credit: eurekastreet.com.au

 

Che la scrittura sia una parte essenziale della mia vita a cui, ahimè, spesso non do il giusto spazio a causa delle contingenze del momento e della mia emotività spiccata (che non mi consente di scrivere se non in situazione di assoluta serenità), credo sia chiaro a chi mi conosce bene.
In questo lungo periodo di ‘riflessione narrativa’, chiamiamola così, non me ne sono stata totalmente con le mani in mano.
Ho ricevuto un paio di proposte di pubblicazione per il mio ultimo romanzo inedito su cui ho molto riflettuto (per me pubblicare bene non è semplicemente pubblicare), partecipato a un concorso letterario nazionale in cui sono arrivata in finale. Contribuito alla realizzazione di due antologie di A.A.V.V., la prima di imminente pubblicazione a cura della Lùdo Edizioni, intitolata “Abbracciamo il mondo” dal taglio positivo e costruttivo incentrata sulla progettualità di tutti noi durante il periodo di quarantena stretta. Il mio secondo contributo sarà di tipo sensoriale ad ampio spettro e verrà edito da una casa editrice abruzzese di cui per scaramanzia non dico nulla.
Un’altra mia storia apparirà a fine settembre nella rubrica “Il sabato del racconto” a cura di Tito Pioli per la Cronaca di Parma di Repubblica.it
Con le dovute accortezze e nel rispetto delle misure di contenimento era bene riprendere dimestichezza nella dimensione pubblica della scrittura. Ciò mi ha, infine, convinta a contribuire attivamente come autrice a un reading letterario nella città in cui vivo e lavoro.
Nella ‘vitadaLucia’ ho cambiato sede lavorativa per mia libera scelta
Ho,poi, ricominciato a viaggiare regalandomi una parentesi breve ma meravigliosa in Sardegna che, ne sono certa, mi offrirà tanti spunti di arricchimento personale oltre che scrittorio.
Insomma, sono consapevole che la vita continui e che sia un peccato non approfittare delle piccole e grandi gioie che offre.
Del doman non v’è certezza, forse mai come in questo periodo. C’è tuttavia la necessità di ricordarci che abbiamo il dovere di sfruttare tutte le possibilità esistenziali che ci vengono offerte. Magari stando bene attenti ad attraversare sempre sulle strisce pedonali col verde al semaforo.

Lucia

 

DSC_0811

Torre delle Stelle, Maracalagonis, (CA), luglio 2020, R.Di Nicola ph.

 

Dove eravamo rimasti? – Tre Storie, quando recensire un libro non è solo questione di marketing

Più di tre mesi senza scrivere un rigo. Una pandemia ancora latente (che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e di rapportarci col prossimo) a cui prestare la giusta e dovuta attenzione continuando a vivere al meglio, più di un progetto scrittorio e non in essere. Il bisogno di riflettere ma soprattutto di agire sulle cose, imprimendo alle mie giornate un nuovo impulso.
Ricomincio qui su WordPress con una nuova rubrica intitolata “Tre Storie” da una cosa che penso di saper fare bene: leggere e poi recensire libri sul filo delle mie memorie letterarie e delle suggestioni personali. Perché la lettura è atto di consapevolezza e metascoperta ma anche libera interpretazione personale.

Buona lettura a tutti e a presto

Gentili lettori,

a partire da oggi inauguro un nuovo tipo di recensione letteraria incentrata su tre opere elaborate dal medesimo autore nell’arco della propria carriera scrittoria.
Ho deciso di rompere il ghiaccio partendo dal grande Thomas Hardy, autore a me particolarmente caro sin dai tempi dei miei studi universitari, esaminando la sua produzione meno nota per il tramite delle impressioni di lettura ricevute attraverso “Estremi rimedi”, opera del 1871, per poi proseguire a intervalli regolari con “Sotto gli alberi” (1872) e “Due occhi azzurri” (1873). Tre romanzi scritti in perfetta successione cronologica e molto evocativi, a mio giudizio, della sensibilità del loro artefice.
Per la mia analisi ho scelto di affidarmi alla traduzione di Chiara Vatteroni elaborata per la collana Le strade di Fazi Editore (2019).
Buona lettura a tutti

ESTREMI RIMEDI

Quando Thomas Hardy inizia a scrivere il suo Desperate Remedies, in italiano “Estremi Rimedi” è il 1871 ed egli ha già abbandonato la professione di architetto per dedicarsi a quella di scrittore trasferendosi nel Dorset, contea da lui ribattezzata Wessex come uno dei sette regni anglosassoni.
Un ravvedimento professionale  arrivato al momento giusto, il suo.  Con una prosa intrisa di Realismo Vittoriano e di Romanticismo in questo romanzo, pubblicato in forma anonima, cercò di risollevare le sue sorti letterarie con una narrazione al passo dei migliori sensation novels dell’epoca (in origine opere forse un po’ troppo macchinose nell’intreccio) ma tuttavia permeando questo nuovo lavoro del proprio senso esistenziale  in materia di amore, religione, riconoscimenti sociali, lavoro. Tutte tematiche trattate con grande verosimiglianza attraverso uno sguardo attento e non falsamente benevolo sulle tante contraddizioni alla base di un way of living tipicamente vittoriano, fatto di chiaroscuri e profonde ingiustizie  sociali.
La trama è accattivante e ruota tutta attorno alla figura di Cytherea Gray, giovane orfana di belle speranze, ben decisa a conquistarsi un posto di autonomia e indipendenza  anche economiche nella comunità in cui vive senza per questo rinunciare ad aspirazioni tipicamente femminili caratteristiche dei  suoi tempi: amare romanticamente qualcuno reputato alla propria altezza ma non in maniera preponderatamente passionale, con giudizio e senso delle circostanze concrete.
Nelle sue vicissitudini è presente uno dei leitmotiv hardiani: la stretta interconnessione tra ambiente e personaggi che tanto ha avuto peso nella poetica di questo autore. I protagonisti dei suoi romanzi amano, soffrono, agiscono e spesso cercano di fare buon viso a cattivo gioco con un sapiente uso di resilienza nelle circostanze più avverse, mantenendosi tuttavia fedeli al ruolo che il loro creatore ha ad essi attribuito con precisione chirurgica e sottile ironia anche con riferimento alla Natura e a ciò che il Fato ha per essi in serbo.
Altri personaggi di spicco del romanzo sono Miss Adclyffe, anziana notabile che prende a occuparsi di Cytherea con l’azzardato compito di riequilibrare le sorti di un destino che non le è stato in gioventù benevolo;  Aeneas Manston, sovrintendente della gentildonna, dalla figura ambivalente e ricca di ombre, altrettanto manipolatore quanto la sua datrice di lavoro,  a questa legato da circostanze misteriose ma facilmente intuibili nel prosieguo della storia.
Edward Springrove, innamorato di Cytherea e da lei ricambiato, piccolo proprietario terriero locale convince poco con un atteggiamento non sempre incisivo, almeno a principio della storia, riscattandosi soltanto nelle ultime battute laddove riesce finalmente a contrastare in maniera accettabile Aeneas, suo antagonista.
Il romanzo, diviso in tre libri, fu ideato in tale formato per poter essere forse pubblicato a puntate corteggiando a episodi il pubblico di lettori cui era destinato. Gli amanti di Thomas Hardy troveranno assai apprezzabili le descrizioni paesaggistiche  e quelle di introspezione psicologica  a fronte di un andamento in generale di velocità variabile riscontrando, tuttavia, più di un’occasione per leggerlo sino alla fine e portare a compimento il patto narrativo all’inizio contratto con l’autore. Ricevendone un happy ending seduttivo ma di certo coerente con fabula e intreccio.

Autore:Thomas Hardy

Titolo:Estremi rimedi

Collana:Le strade

Pagine:542

Codice isbn:9788893254472

Prezzo in libreria:€ 18

Codice isbn

Epub:9788864119618

Prezzo E-Book:€ 9.99

Data Pubblicazione:26.09.2019

ph.credit: fazieditoredotit

L’articolo originale pubblicato su Cyrano Factor è qui

Presentazioni d’Autore: “NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente” di Antonio Fresa

È un itinerario letterario-esistenziale quello rappresentato in “Nea-polis, ovvero contro l’ovvietà del presente”, da Antonio Fresa, giornalista, docente di filosofia nella scuola secondaria di secondo grado e presidente dell’università della Terza Età di Narni. Un viaggio che inizia da Portici, sua città natale, per poi ampliarsi e inglobare Napoli, da lui eletta come città dell’anima, discettandone a tutto tondo.
Un percorso che si snoda con gradualità, flessibilità e morbidezza attraverso la vita di Antonio dell’ieri e dell’oggi; un vero e proprio viaggio dell’eroe, complesso e circolare, in cui tutto contribuisce consapevolmente a far rientrare il protagonista alla base reggendo saldamente tra le dita un fil rouge sottile e robusto, ben assicurato a quel patrimonio  fatto di memorie proprie e terze e di cultura personale ed extrapersonale, elementi vissuti e metabolizzati in modo inalienabile. Antonio Fresa sente scorrere nelle proprie vene un forte senso di appartenenza e di napoletanità, punti di forza e punti di debolezza, nonostante egli abbia ‘per scelta’ consapevolmente deciso di recarsi altrove per continuare a costruire la propria biografia. E non c’è racconto, o riflessione o semplicemente cronaca di eventi che lo hanno visto protagonista a non risentirne in modo forte e chiaro.
Si parte da poche pagine che costituiscono la ‘Premessa’ di questo lavoro e che rappresentano un modo garbato per accogliere il lettore e mostrargli ciò che di lì a poco andrà a verificare brevi manu, per il tramite della lettura, di persona: sei capitoli muniti ciascuno di un titolo ben preciso e un’appendice finale in cui Fresa regala piccoli frammenti preziosi altrettanto significativi ed evocativi di quel senso di “miseria e nobiltà”, estremi potenti, compenetrati l’uno nell’altro e così ben amalgamati da non poter essere scissi rendendo per chi vi si reca unica e irripetibile l’atmosfera partenopea sin dalla primissima visita.
Non c’è spazio per luoghi comuni né per stereotipi o tipizzazioni in “Nea-polis”, né la possibilità di indulgere in episodi evidenziati sic et simpliciter per le note di folklore locale che possano offrire; a cominciare dal concetto di ‘accento’, inteso nella sua accezione migliore e non come particolare cadenza vocalica, per alcuni primo elemento inequivocabile per etichettare la provenienza di chi abbiamo di fronte e poi, in seguito, associato tout court a tutto un mondo interiore, spesso solo immaginato e non già esperito; e a terminare con l’idea di ‘mediterraneità’ considerata da Antonio come summa esistenziale di ciò che egli ha voluto proporci dal primo istante sino al termine di questo percorso virtuoso, fatto di  compimento e crescita: un ritorno alle origini con un elisir di ben-vivere generosamente condiviso con chi ha avuto l’accortezza di seguirlo in  quest’avventura:

Ecco la magia assoluta del Mediterraneo: luoghi e persone sono la stessa cosa; ci si presenta nella discendenza o nella città d’origine; si è figli di un re o si può essere re di Itaca; si è perché si fa parte di un luogo o comunità; si è perché si conosce il proprio volto nel volto dell’altro; si è perché ci si riconosce nelle parole che gli altri ci presentano  e nell’attenzione che gli altri ci riservano (…) E questo racconto vale per ogni punto del Mediterraneo (…)
E così comprendiamo, pienamente, dove noi siamo, guardandoci nello sguardo di chi giunge o in quello di chi parte o ritorna; e chi parte sa di allontanarsi da uno sguardo che continua a reclamarlo, definirlo, interrogarlo.

 

Lucia Guida

 

L’autore

Pubblicista, docente di filosofia e presidente dell’Università della Terza Età di Narni (TR), Antonio Fresa ha partecipato ad antologie di A.A.V.V. e pubblicato da solista nel 2016 la raccolta di racconti Delitti esemplari nel bel paese, l’Erudita, e nel 2019 NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente per INTERMEDIA Edizioni da cui è stata tratta un’opera teatrale portata sulle scene.
Si dichiara convintamente cittadino europeo senza barriere e senza preclusioni.

Antonio Fresa, NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente, ISBN 978-88-6786-165-1,   €    10,00 

 

31UZqTMUdgL._SX355_BO1204203200_-1

La recensione originale è presente su questa pagina  

About Sevilla, a city seen and imagined through its windows

Le finestre sono occhi aperti o chiusi sulle cose del mondo.
Sta a noi decidere se utilizzarle o meno e, nel caso decidessimo di aprirle, selezionarne l’ampiezza.
Qui di seguito troverete alcuni scatti miei e di mia figlia Roberta* presi a Siviglia in occasione di un nostro recente viaggio accompagnati da citazioni d’autore indicative delle emozioni e sensazioni che ciascuno di essi mi ha ispirato.
Buona visione e buona lettura a tutti.

88204925_216622146376105_4617330056425897984_n

Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra, talvolta vediamo la vita nell’aria. E la chiamiamo polvere.
S. Benni

    87417065_792681341142998_593395670912598016_n

Guarderò attraverso la finestra dei tuoi occhi per vedere te.
F. Kahlo

78214675_519136528806110_1872452934709542912_n

Siamo tutti prigionieri, ma alcuni si trovano in celle con finestre, altri senza.
K. Gibran

DSC_0435

Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra catene d’oro da stella a stella, e danzo.
A. Rimbaud

DSC_0259

Sei la finestra a volte verso cui indirizzo parole di notte, quando mi splende il cuore.
A. Merini

84212019_2221853884778118_1724799878992756736_n

Quando una camera ha una finestra, si ha la propria porzione di cielo. Cos’altro da desiderare?
A. Nothomb

88177401_130819378361870_3924326762409885696_n

                                         La mia casa è piccola ma le mie finestre si aprono su un mondo infinito Confucio

DSC_0312

Tutto ciò di cui uno aveva bisogno era un cortile pieno di luce.
H. Roth

88189374_542294536406554_2174791728672800768_n

Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra per occultare il vuoto della stanza. Dalai Lama
*Le foto sono state scattate nel centro storico di Siviglia e presso il Real Alcazar, La Casa de Pilatos, la Torre del Oro.
  (All Rights Reserved)

Untitled – Senza Titolo

A proposito di Amore e di poesia.

Buona lettura a tutti

A presto

PROMESSA

Mi avvolgerò in un raggio di sole

e ti aspetterò.

Noncurante del vento

che mi scompiglierà i capelli,

dei granelli di sabbia impalpabili

che danzeranno davanti ai miei occhi.

Dimenticando albe pallide

e notti blu oltremare

senza luce di stelle e di luna.

Ti aspetterò amandomi

e giurandomi amore eterno

per amarti

con la pienezza dei miei anni maturi,

fatti di zucchero e sale

di lacrime e sorrisi

di corse sotto la pioggia

e di arcobaleni brevi e mutevoli

consolatori.

Sarai per me mezzo pane e companatico

e frutta acerba colta innanzi tempo

mescolata a polpa matura.

L’ultimo sguardo

in cui annegare

alla sera

e il primo

in cui rinascere

al mattino.*

Lucia Guida 

*All rights reserved

 

Amanti-in-blu-1914

“Les Amants bleus”, M, Chagall

 

 

Visione d’Autore: “La Dea Fortuna” di F. Ozpetek

Cari amici, dopo ben due mesi di pausa riprendo a postare qualcosa di mio. Questa volta mi cimento in una recensione filmica, pubblicata sul sito Cyrano Factory il 23 dicembre 2019, a ridosso della sua uscita nelle sale cinematografiche.
Un modo come un altro per riflettere sulla vita e sule cose del mondo. Con il valore aggiunto di aver visionato tra i primi l’ultima opera di un regista che apprezzo tantissimo e da tempi non sospetti.
Buona lettura e buona visione a tutti
Lucia

Solo vita quotidiana e concreta nell’ultimo film di Ozpetek.
Una narrazione fatta di piccoli e significativi episodi che potrebbero avere ciascuno di noi come protagonisti: l’amica storica che ricompare a sorpresa con un problema familiare alle spalle per cui chiede aiuto durante i festeggiamenti per il coronamento di un sogno d’amore di due sposi gay celebrato con una grande kermesse coloratissima, vociante e festosa; una coppia alle prese con le prime avvisaglie di una demenza precoce che ha colpito uno dei due; un vissuto in condivisione, gioie e dolori, con vicini-amici di casa e non semplicemente conoscenti; un rapporto affettivo-sentimentale che pare arrivato al capolinea dopo una lunga convivenza;  Roma con le sue mille contraddizioni e sottofondo pregiato che, tuttavia, emerge a testa alta nel prosieguo della storia; una divinità antica, la Dea Fortuna, dallo sguardo enigmatico e magnetico che pare abbracciare tutti senza toccare intimamente nessuno, pronta a tessere un filo invisibile ma robusto che alla fine riuscirà a legare indissolubilmente i protagonisti della storia.
E poi Sandro e Martina, due bambini cresciuti con la saggezza di chi ha imparato a confrontarsi col mondo adulto con un potente esercizio di resilienza in bilico tra l’autenticità propria dei pochi anni posseduti e la sfrontatezza tenera e caparbia di chi ha appreso presto ad amministrarsi da sé nel mondo dei grandi e che fa dire a Martina “tu sei già vecchio” ad Arturo (Stefano Accorsi), mettendo un freno alla sua accorata e forse un po’ troppo melodrammatica disamina esistenziale personale.
E poi c’è la magia femminile dolente e festosa raccontata dal regista di Annamaria (un tempo innamorata del suo amico di sempre, Alessandro, tanto da chiamare suo figlio con lo stesso nome e artefice della creazione della coppia Alessandro-Arturo); una delicata tratteggiatura dell’universo femminile fatta di determinazione, ingenuità, speranza messa a tacere per poi disvelarsi in un finale per qualcuno buonista ma assolutamente coerente all’intreccio come solo Ozpetek è capace di fare. Annamaria soffre paradossalmente di una patologia congenita cerebrale, lei che per una vita si è barcamenata tra ragione e sentimento, dosando consapevolmente l’uno e l’altro nelle proprie vicissitudini ma anche nell’educazione e nell’allevamento dei propri figli. Una madre single che ‘osa’ replicare una maternità difficile da sola forse per riparare ai danni subìti durante l’infanzia per mano di Elena, algida e spietata nobildonna siciliana, genitrice di fatto ma mai ‘madre’ fino in fondo.
Un film che  conserva di sottofondo l’onirico caratteristico del regista e che val la pena di andare a vedere, non fosse altro che per ricordare che c’è sempre una felicità (o forse serendipità?) possibile a saperla ben intravvedere e, poi, costruire sporcandosi le mani (e cioè agendo fino a reinterpretare regole che al bisogno possono ben essere riscritte per il bene di tutti). Con un’ultima chicca finale: la canzone “Luna Diamante” scritta da Ivano Fossati e interpretata da Mina, valore aggiunto e ultimo tocco di passionalità per blandire la malinconia di questa storia dolceamara.

Lucia Guida

 

trovate la recensione in originale  qui 

 

8855ebbead4aaef2ffad16df9eb129cf

ph. credit: Ansadotit

 

A Trip to Luzern

Il bello di godere di ampia autonomia personale è poter decidere all’ultimo momento di partire e farlo in fretta e furia, scegliendo di viaggiare in treno per diletto e non semplicemente sull’onda emotiva scatenata da Greta Thunberg e dalla necessità di buone pratiche ecosostenibili.

E così, in molto meno tempo di quanto non si crederebbe, nasce il mio fine settimana trascorso in Svizzera, a Lucerna nell’ottobre di quest’anno.  Per voi alcuni scatti alla Lucia’s Way of Life: brevi e intensi, assolutamente non convenzionali o programmati.
Buona visione

Lucia

 

 

treno.jpg
Partire al mattino presto dalla tua città scoprendo che il Frecciarossa che ti porterà a Milano per la tua prima tranche di viaggio nasce proprio da Pescara ripaga dalla levataccia e dall’ansia di dover aspettare in stazione su un binario solitario

 

lucy intera.jpg

La sera sopraggiunge con morbidezza consentendo uno scatto nella Old City, cuore di Luzern, popolata come in pieno giorno e sfavillante di luci

 

città e fiume

Giochi di luce riflessa sul Reuss e ancora cielo che non ha voglia di abbracciare la notte

 

ok
Lucerna ripresa dal Kapellbrücke, foto di Roberta Di Nicola

 

museo1museo2

Una visita veloce a questa città bella ed elegante val bene un giro al Sammlung Rosengart, pregevole museo che racchiude opere d’arte di Klee, Picasso e oltre 20 maestri del XIX e XX secolo. Consigliatissimo.

 

ponte

Amo da sempre i ponti e l’idea di congiunzione di rive opposte che veicolano attraverso la loro concretezza. Affacciarmi da un parapetto di ferro battuto come questo, decorato e vaporoso, ha dato leggerezza e brio ai miei pensieri.

 

autumn

L’autunno è meraviglioso anche in riva al fiume, specialmente se è benedetto da un raggio di sole inaspettato

 

ruota.jpg

Ruote panoramiche e riflessi di luce colorati sul lago, foto di Roberta Di Nicola

 

musica.jpg

I congedi e i viaggi di rientro sono più accettabili se addolciti dalla musica  di un pianoforte verticale nella Luzern Bahnhof

 

Thinking and Writing as an English Teacher – 13th Lesson

Good habits are like juicy pomegranate grains: you can gently taste them after a painstaking digging job

 

melagrana

“Le buone abitudini sono simili ai chicchi succosi di una melagrana: vanno assaporati lentamente, dopo un lavoro certosino di scavo”.

Lucia Guida

ph.credit: ilquorumdotit