La Bella Poesia – da ‘Il canto di me stesso ‘, poesia di Walt Whitman

Cari amici, per l’estratto poetico di oggi ci trasferiamo oltreoceano, andando a centellinare le strofe di ‘Il canto di me stesso’, ‘Song of Myself’, di Walt Whitman, parte di una raccolta di poesie più organica intitolato “Leaves of Grass”, “Foglie d’erba”, pubblicata nel 1855.

Buona lettura

A presto

Il Canto di me stesso

Credo in te, anima mia,
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
Ozia con me sull’erba,
libera la tua gola da ogni impedimento,
né parole, né musica o rima voglio,
né consuetudini né discorsi,
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,
un trasparente mattino d’estate,
come tu posasti la tua testa
di per traverso sul mio fianco
ti voltasti dolcemente verso di me,
e apristi la camicia sul mio petto,
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,
e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

 Veloce si alzò in me
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza
che va oltre ogni argomento terreno,
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
e io conosco che lo spirito di Dio
è il fratello del mio,
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,
e che il fasciame della creazione è amore,
e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,
e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,
e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,
pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

Song of Myself

I believe in you my soul, the other I am must not abase itself to you,

And you must not be abased to the other.

Loafe with me on the grass, loose the stop from your throat,

Not words, not music or rhyme I want, not custom or lecture, not even the best,

Only the lull I like, the hum of your valvèd voice.

I mind how once we lay such a transparent summer morning,

How you settled your head athwart my hips and gently turn’d over upon me,

And parted the shirt from my bosom-bone, and plunged your tongue to my bare-stript heart,

And reach’d till you felt my beard, and reach’d till you held my feet.

Swiftly arose and spread around me the peace and knowledge that pass all the argument of the earth,

And I know that the hand of God is the promise of my own,

And I know that the spirit of God is the brother of my own,

And that all the men ever born are also my brothers, and the women my sisters and lovers,

And that a kelson of the creation is love,

And limitless are leaves stiff or drooping in the fields,

And brown ants in the little wells beneath them,

And mossy scabs of the worm fence, heap’d stones, elder, mullein and poke-weed.

W. Whitman

12-Gli-amanti-di-Venezia-1957-0

“Amanti di Vence” (1957), M. Chagall

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