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Au Feminin Thinking and Writing

Categoria: poesia

Presenting “Interlinee”, my first poetry collection

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Libreria ed Emporio del Benessere ‘I luoghi dell’anima’, 20th October 2018, Pescara 

From left to right M° Luciano Vittorio Di Bernardo, Arianna Di Tomasso, Lucia Guida and Tiziana Di Tonno – shot by Guerino Di Francesco

 

 

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FLA 2018 – XVI Edizione del Festival delle letterature dell’Adriatico, Pescara, 11th November 2018


Presenting my book with Daniela D’Alimonte, poet and essayst – shot by Luciano Onza

 

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“Pandolce” Pastry Shop and Literary Bistrot, Pescara, 9th December 2018

Lucia Guida with Flora Amelia Suárez Cárdenas, poet and writer, and Lucio Vitullo, poet – shot by D. Quaglietta

 

 

“Compito dello scrittore non è occuparsi del treno né dei suoi passeggeri stanchi e macilenti né del paesaggio che scorre veloce nella direzione opposta, ma del minuscolo coriandolo di carta che si stacca dal biglietto appena vidimato e che nel giro di qualche decimo di secondo sparisce in una dimensione della quale nessuno ha conoscenza”.

Paolo Zardi, writer (2013)

 

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Interlinee

 

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Parlare della nascita di una nuova creatura scrittoria è sempre una cosa bella.
A settembre è nata “Interlinee”, silloge di poesie per i tipi di Amarganta, grazie alla fiducia di Cristina Lattaro, editora in Rieti. Un debutto in versi finalmente da solista e non più in antologie di autori vari.

Per una prosatrice come me è una grande emozione darne qui notizia.
Attraverso le mie liriche, raggruppate in cinque nuclei tematici ( I buoni propositi, I paradisi perduti, Le dediche in versi, Gli appunti di viaggio, Miscellanea), racconto di me, della mia visione della vita, delle notazioni di cronaca prese durante i miei voli, della semplicità complessa di una vita fatta di piccoli ma significativi particolari. In un percorso di crescita in cui sforzarsi di agire con levità è, forse, la molla propulsiva migliore per andare avanti.

Un’occasione specialissima per osservare il mondo fuori e dentro di me, in compagnia di tutti i lettori che vorranno accompagnarmi in questa nuova impresa iniziata in punta di piedi ma con la forza e la tenacia di chi tenta una strada non semplice né scontata.
Naturalmente vi terrò aggiornati sul prosieguo di quest’avventura.
Nel frattempo, se ne avete piacere, “Interlinee” potete trovarla qui e qui.

A rileggerci presto

 

Lucia

 

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La Bella Poesia – da ‘Il canto di me stesso ‘, poesia di Walt Whitman

Cari amici, per l’estratto poetico di oggi ci trasferiamo oltreoceano, andando a centellinare le strofe di ‘Il canto di me stesso’, ‘Song of Myself’, di Walt Whitman, parte di una raccolta di poesie più organica intitolato “Leaves of Grass”, “Foglie d’erba”, pubblicata nel 1855.

Buona lettura

A presto

Il Canto di me stesso

Credo in te, anima mia,
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
Ozia con me sull’erba,
libera la tua gola da ogni impedimento,
né parole, né musica o rima voglio,
né consuetudini né discorsi,
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,
un trasparente mattino d’estate,
come tu posasti la tua testa
di per traverso sul mio fianco
ti voltasti dolcemente verso di me,
e apristi la camicia sul mio petto,
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,
e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

 Veloce si alzò in me
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza
che va oltre ogni argomento terreno,
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
e io conosco che lo spirito di Dio
è il fratello del mio,
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,
e che il fasciame della creazione è amore,
e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,
e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,
e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,
pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

Song of Myself

I believe in you my soul, the other I am must not abase itself to you,

And you must not be abased to the other.

Loafe with me on the grass, loose the stop from your throat,

Not words, not music or rhyme I want, not custom or lecture, not even the best,

Only the lull I like, the hum of your valvèd voice.

I mind how once we lay such a transparent summer morning,

How you settled your head athwart my hips and gently turn’d over upon me,

And parted the shirt from my bosom-bone, and plunged your tongue to my bare-stript heart,

And reach’d till you felt my beard, and reach’d till you held my feet.

Swiftly arose and spread around me the peace and knowledge that pass all the argument of the earth,

And I know that the hand of God is the promise of my own,

And I know that the spirit of God is the brother of my own,

And that all the men ever born are also my brothers, and the women my sisters and lovers,

And that a kelson of the creation is love,

And limitless are leaves stiff or drooping in the fields,

And brown ants in the little wells beneath them,

And mossy scabs of the worm fence, heap’d stones, elder, mullein and poke-weed.

W. Whitman

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“Amanti di Vence” (1957), M. Chagall