luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Categoria: recensione letteraria

Presentazioni d’Autore: “Il sapore del vino e altri racconti” di Roberta Andres

Undici storie legate l’una all’altra dalla medesima ricerca di amore sono il leitmotiv esistenziale e scrittorio de ‘Il sapore del vino e altri racconti’, ultimo lavoro di Roberta Andres per Le Mezzelane. L’autrice declina a tutto tondo questo paradigma sondando da prospettive diverse cosa spinga ad amare. La sua narrazione  parte inizialmente dal mondo reale e dai primissimi anni di vita di ciascun essere umano arrivando a toccare l’età adulta; procede, quindi, con l’indagare nei meandri fumosi della virtualità, ultima frontiera nelle relazioni interpersonali di tipo emotivo-sentimentale soprattutto per le apparenti poche implicazioni che parrebbe comportare. Dietro lo schermo di un pc o il display di un cellulare molto si può tacere e/o mistificare e molto altro ancora immaginare, in una prospettiva in cui spesso realtà parallele faticano a combaciare in un’ottica di coerenza riservando a entrambi gli attori di questo processo comunicativo sorprese inimmaginabili.

La sua disamina procede con lucidità chirurgica, portando alla superficie ciò che di buono questo sentimento rappresenta assieme a sedimenti grezzi: e sono pagliuzze preziose mescolate a detriti sul setaccio di un cercatore d’oro impegnato, in riva al fiume, in un paziente e faticoso lavoro di cernita nel flusso irreversibile della quotidianità.
Una ricerca d’Amore totalizzante racchiusa nel gusto aspro, contro natura, dei granelli di detersivo della protagonista del primo racconto e che continua a essere presente con la stessa intensità nel grido di dolore della protagonista dell’ultima storia, straziata dalla fine di un sentimento nato per caso e poi cresciuto sino a essere soffocato con capricciosità dal suo stesso ispiratore.
Nel percorso emotivo tracciato dall’autrice non ci sono vinti o vincitori; uomini e donne giacciono sullo stesso piano e mostrano la stessa fragilità, lo stesso bisogno di essere accettati appieno, dalla nascita sino alla maturità. L’esperienza acquisita temporalmente che, in teoria, dovrebbe mettere ciascuno di noi al riparo dagli errori compiuti evitando di ricadervi, in realtà non protegge dalla speranza/illusione di poter un giorno incontrare una persona che ci comprenda, ci accetti nella nostra finitezza umana e ci sublimi grazie a un sentimento intenso e duraturo, marcato dal retrogusto di poche gocce di vino o dall’incertezza di un buio non semplicemente fisico e concreto di  un blackout. Uno stacco forzoso  che permette, tuttavia, a chi ha voglia di cimentarvisi, di fermarsi a riflettere sul senso della vita e su ciò che resta quando ogni cosa perde consistenza e sfuma in ombre indistinte.
Roberta Andres utilizza varie tecniche scrittorie giustificate probabilmente dall’aver elaborato i vari racconti in momenti diversi della sua vita; questa caratteristica, tuttavia, è l’ennesima riprova di quanto si continui a crescere e di quanto ci si possa evolvere anche attraverso l’uso della parola e la capacità di affabulare in un processo sinergico in cui non ha troppa importanza pensare a quanto la scrittrice Roberta sia disgiunta da Roberta donna e persona.   L’ultima parola resta al lettore  a cui viene conferita dignità decisionale e interpretativa per trarre in autonomia, se vuole, una personale morale in tutto ciò.

Lucia Guida

 

L’autrice


Roberta Andres, laureata in lettere, è neodirigente nella scuola statale pubblica italiana. Ha insegnato scrittura creativa e autobiografica e partecipato a svariate antologie di A.A.V.V., pubblicando da solista ‘Le foto di Tiffany’ (2015) , ‘Perfetto Blu’ e ‘Flora la Pazza’ nel 2017, ‘Lingerie’ (2018) con lo pseudonimo di Demetra Kanakis nella collana ‘Live &Love’ sempre per Le Mezzelane.

 

Roberta Andres, Il sapore del vino e altri racconti,  ISBN 9788833282701, € 12,00

 

9788833282701_0_0_551_75

Annunci

Presentazioni d’Autore: “Non ci salveranno di melograni” di Maristella Lippolis

“Si dice che tutte le isole si somiglino un po’, ma ognuna nasconde un’anima segreta che si svela solo a chi sa cercarla”

Quando Laura si concede una vacanza in un’isola della Dalmazia nel periodo immediatamente precedente la guerra dei Balcani del 1991, lo fa principalmente per offrire a se stessa una boccata d’ossigeno in un periodo complesso della sua vita.  La donna, che svolge la professione di avvocato civilista, non riesce a uscire con distacco dal suicidio di una cliente, avvenuto davanti ai suoi occhi nel giorno fissato per un l’udienza di separazione di quest’ultima. A Laura quella circostanza tristissima riporta alla memoria un’immagine indelebile della sua infanzia: quella di sua madre, in bilico sul davanzale della finestra di casa e in procinto di lanciarsi anch’ella nel vuoto. La donna desisterà dall’intento nell’attimo in cui si accorgerà che la bimba è alle sue spalle. Laura è schiacciata dai sensi di colpa derivanti da queste due circostanze tragiche che le impediscono di lasciar fluire liberamente in se stessa e al suo esterno energie vitali indispensabili.
La scoperta della pensione di Vera nell’isola di Soline, visitata durante il suo viaggio, e la decisione repentina di soggiornarvi successivamente al giorno da lei fissato per la partenza, fino a buona parte della stagione successiva, è un’ancora di salvezza che il destino, se così si può dire, le offre all’improvviso per riflettere su se stessa attraverso lunghe passeggiate in luoghi naturali incontaminati e meditazioni scritte, lettere e pagine di diario, per fissare nero su bianco e tentare di dipanare i nodi esistenziali che le impediscono di accettare ciò che è stato ma anche ciò che presumibilmente sarà.
Laura ritrova nell’anziana donna croata, vedova e ancora innamorata del proprio marito scomparso in circostanze non chiarite, un importante trait d’union che le permetterà di recuperare lentamente ma stabilmente un rapporto più equilibrato con la propria madre riconoscendo in quest’ultima un’amorevolezza nei suoi confronti forse mal espressa ma presente sin dall’inizio.
Anche l’affetto complice e solidale di Goran, professore di filosofia e figlio di Vera, servirà alla giovane donna per riconciliarsi con se stessa e con quella parte di femminilità fatta di passionalità e razionalità mantenute, forse, troppo in sordina negli ultimi tempi della sua vita.
La routine semplice e spartana, mai banale, condotta sull’isola, la vicinanza ai quattro elementi che scandiscono la quotidianità essenziale dei suoi abitanti e una natura generosa che offre a piene mani a chi sa ascoltarla ad ampio spettro; i sentimenti gestiti allo stato primordiale scevri da sovrastrutture dai personaggi di questa storia, saranno un toccasana che permetterà a Laura di ripartire verso l’Italia forse con un retrogusto di tristezza per ciò che non si è compiuto ma con una consapevolezza e un senso di autostima rafforzati e approfonditi che le serviranno a progredire  a passo sciolto per le strade della vita.
Il romanzo di Maristella Lippolis, nell’edizione di Ianieri del 2018, è anche interessante per i molti  e attuali spunti di rielaborazione che offre al lettore in un’epoca in cui la tentazione di procedere per le vie del mondo in maniera epidermica per non soffrire (o soffrire poco!) è una tentazione sempre in agguato. La narrazione procede con attenzione e accuratezza stilistiche ma anche scrittorie sul filo del romanzo di introspezione psicologica affiancando tuttavia episodi di vita concreta e agita estremamente verosimili. L’autrice si impegna a toccare l’anima di suoi protagonisti e del potenziale lettore con estrema delicatezza alternando il non detto a descrizioni minuziose ma mai debordanti a corredo di una scrittura fluida e coinvolgente.

Lucia Guida

 

L’autrice 

Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista “Tuttestorie”. Vincitrice del premio Piero Chiara 1999 con la raccolta ‘La storia di un’altra’, ha pubblicato i romanzi ‘Adele né bella né brutta’, Piemme, 2008, finalista al Premio Stresa dello stesso anno, ‘Una furtiva lacrima’, Piemme, 2013, ‘Raccontami tu’, L’iguana editrice, 2017. Collabora con la rivista ‘Leggendaria’, il ‘LetterateMagazine’, il MagFest.

Maristella Lippolis, Non ci salveranno i melograni, ISBN 978-88-94890-64-8,  €   14,50 

 

9496753_3780955

Presentazioni d’autore: “Vinpeel degli orizzonti” di Peppe Millanta

È un viaggio dell’eroe bambino che è in ciascuno di noi quello di Vinpeel, adolescente che vive a Dinterbild, villaggio in un tempo e uno spazio collocati in un futuro possibile postmoderno e molto vicino al futuribile che ciascuno di noi potrebbe immaginarsi: ‘un pugno di case gettato alla rinfusa. Una comunità sospesa nel tempo. Una strada da dove non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti’.
Un non-lieu, coacervo di esistenze giunte a uno stallo, sia esso costituito da una vita priva di emozioni, di speranze tramutatesi in illusioni e poi lasciate al vento o alla risacca della stessa spiaggia in cui padre e figlio si ritrovano talvolta per affidare a conchiglie riempite di parole, di aspettative e rimpianti, ciò che entrambi non hanno il coraggio di pronunciare per pigrizia o, forse, mancanza di intraprendenza. Sentimenti che stentano a manifestarsi en plein air ma che, pure, alla fine della storia, Ned Bundy troverà il modo per far riaffiorare all’esterno con tardiva consapevolezza.

Vinpeel è anche celebrazione dell’amicizia: verso un amico immaginario e sorta di alias, Doan, che, tuttavia, qualcuno oltre al protagonista, ha la possibilità di intravedere con lui in concreto; verso una ragazza che non sa più parlare, Muna, ma che riacquisterà questo potere grazie anche agli sforzi del suo amico Vinpeel per aiutarla a connotare emotivamente le sue giornate. Tra sognatori e matti del villaggio c’è Krisheb, accomunato dallo stesso desiderio di  Vinpeel di tentare l’impresa verso un ‘Altrove’ che sa di esistere oltre il mare. Un mare che non è semplicemente divisione o separatezza ma che potrebbe, volendo, diventare unione.

Il miracolo, però, si compirà, paradossalmente riunendo l’intero villaggio sotto le enormi cupole di una miriade di mongolfiere e di un unico sogno comune, quello di aspirare a un futuro migliore e più colorato, con un escamotage a metà strada tra una modalità filmica zavattiniana e di neorealismo desichiano: una gigantesca fuga verso l’ignoto e l’ancora possibile a cui neanche i più scettici avranno il coraggio di sottrarsi in un disperato tentativo di dare un senso alla loro esistenza.
Un fil rouge salvifico simile a quello del piatto tipico offerto dal gestore dell’unica Locanbadel borgo, la famosa zuppa Biton, pasto condiviso e richiesto da tutti gli abitanti di Dinterbild, amici e nemici, ricetta segreta di cui, solo alla fine, si conosceranno gli ingredienti per gentile concessione dell’autore.

‘Vinpeel degli orizzonti’ non può definirsi solo un semplice fantasy, sarebbe troppo riduttivo farlo.
Mi piace più pensare a questo libro, romanzo d’esordio pluripremiato del suo giovane e poliedrico autore, come a una bella fiaba permeata di poesia e di molte verità, alcune forse più scomode di altre. Una proposta di riflessione per tutti noi sulle cose della vita, a cominciare da quelle spicciole e a terminare con i grandi perché racchiusi nella forma gentile di conchiglie abbandonate alla carezza e alla benevolenza delle onde del mare su una spiaggia deserta luogo d’incontro di generazioni diverse.

Lucia Guida

 

L’autore

Peppe Millanta si diploma in Sceneggiatura e Drammaturgia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma. È vincitore di numerosi premi nazionali dedicati al teatro e alla narrativa. Nel 2018 con il suo romanzo d’esordio, “Vinpeel degli orizzonti”, si aggiudica tra gli altri il prestigioso Premio John Fante Opera Prima. È Direttore della “Scuola Macondo – l’Officina delle Storie” di Pescara, realtà dedicata alla scrittura e alle arti narrative.

Peppe Millanta, Vinpeel degli orizzonti, ISBN 9788896176566, € 15,00

 

Piatto_Vinpeel_Print

 

 

la recensione originale la trovate qui 

Presentazioni d’autore: “Le spose sepolte” di Marilù Oliva

Nella vita di Micol Medici, giovane ispettrice bolognese c’è più di un bandolo della matassa da dipanare.
Un’indagine complessa da portare avanti, rafforzando la stima e la considerazione del suo diretto superiore, il commissario Elio Maccagnini e un rapporto affettivo-sentimentale col suo fidanzato storico, Ludovico, che ha iniziato a mostrare importanti segni di cedimento.
Partire per Monterocca per impegni di lavoro, borgo dell’appennino bolognese tutto al femminile, dalla giunta comunale alle insegne dei negozi e i nomi delle vie, lago artificiale compreso intitolato alla divina Eleonora Duse costituisce per Micol un’occasione per crescere professionalmente e per cercare di riequilibrare la propria vita personale.
In quest’indagine, condotta dapprima informalmente intervistando gli abitanti selezionatissimi di questa utopia diventata realtà in cui buonsenso e intraprendenza femminili si coniugano felicemente, assicurando ai residenti e ai visitatori occasionali del paesino  standard di vita elevati sotto ogni punto di vista, Micol deve confrontarsi anche con la palese competitività di Antonio Iacobacci, sovrintendente e suo sottoposto, intenzionato ad adombrarla per guadagnare terreno dal punto di vista lavorativo a sue spese.

L’indagine ruota attorno al Pentothal-21, o meglio alle tracce rinvenute nei cadaveri di alcuni uomini coinvolti in femminicidi ‘bianchi’ di questa sostanza, presumibilmente usata per far loro confessare il luogo di occultamento delle ‘spose sepolte’, delle loro compagne misteriosamente scomparse dall’oggi al domani abbandonando oltre al consorte anche la prole. Quei figli di donna che nessuna madre, coscientemente, si sognerebbe di ripudiare dissolvendosi nel nulla, se non costretta forzatamente da qualcosa o da qualcuno a farlo.

Micol è giovane ma ha una visione precisa e netta del mondo, aiutata in ciò da una mentalità spiccatamente matematica completata da percezioni extrasensoriali preziose anche se non del tutto da lei accettate a livello conscio.  Questo binomio indissolubile le dà la possibilità di penetrare la realtà dopo averla sfrondata dell’inutile per arrivare al nocciolo del problema: in questo caso la soluzione di un enigma che ha radici lontane nel tempo.
Le sequenze narrative sono ben articolate attraverso episodi di analessi, narrati in prima persona in rapida progressione verso il momento di epifania finale, e sequenze narrative e dinamiche, con un ampio margine concesso alla riflessione sulle cose della vita di cui Micol si fa portavoce attraverso gli eventi a cui assiste dal punto di vista privilegiato di protagonista/testimone.
Il linguaggio è agile e procede con sveltezza tra descrizioni, esposizioni e argomentazioni ben bilanciate per fornire gli elementi essenziali  senza forzature, stimolando il lettore a guadagnare le ultime pagine per arrivare al compimento della vicenda mantenendo un climax costante sino alla fine.

Lucia Guida

 

L’autrice

Nata a Bologna, è scrittrice e insegna lettere alle superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post.

 

Marilù Oliva, Le spose sepolte, ISBN 9788869053016, € 17,00

 

413ri4114fL

 

 

 

Puoi leggere la recensione originaria qui

Presentazioni d’autore: “Gli opinionisti” di Mario Borghi

Nella giornata di ferragosto una piccola corte dei miracoli composta da personaggi di diversa provenienza ed estrazione culturale e sociale popola il salotto  che è luogo di lavoro di una donna delle pulizie molto sui generis, dedita a un hobby curioso e ben remunerato, per sua stessa affermazione: quello di raccogliere le opinioni e le esternazioni di chi, vuoi per un motivo vuoi per un altro, finisce per incontrarla mentre governa, ‘per scelta’ e non per imposizione, pochi e ben scelti appartamenti. La donna possiede una formale autorizzazione a divulgare, legati a un palloncino, pareri e opinioni forniti dai tanti avventori casuali che le capitano a tiro, indirizzandoli alla luna.
Pareri e opinioni che, fino a prova contraria, si rivelano messaggi in bottiglia accuratamente sigillati, lanciati nel mare magnum dell’umana incomprensione.
La donna ha anche il compito di controllare che nessuno abbia a impossessarsi di una refurtiva preziosa, una targhetta di ottone recante l’intestazione di un dottore, trafugata e finita in un mobile del soggiorno di una delle case affidate alla sua cura. I suoi modi sono seduttivi al punto tale da far leva sulla perfetta buonafede di due poliziotti in visita programmata all’appartamento a lei in carico portandoli a pensare che non sia implicata nel furto della targa e che il vero colpevole sia piuttosto il ragionier Taldeitali che, testimone del  misfatto vorrebbe, da bravo cittadino, fare il proprio dovere segnalando loro la presenza della refurtiva.

Altri personaggi de ‘Gli opinionisti’ , edito da Le Mezzelane, sono la soubrette televisiva, concentrata sul compito di organizzare le proprie esequie in modo memorabile tanto da lasciare il segno molto più che attraverso la propria carriera artistica; i due poliziotti, uno alto e l’altro basso, privi della licenza per esplicitare pubblicamente pareri, come, invece, agli altri è concesso; il  Bello di Siviglia ex Bello di Biella, alla ricerca di una rinnovata visibilità mediatica assieme allo psicologo criminologo, il sociologo  politologo e la scrittrice famosa sempre disponibili a ospitate televisive e radiofoniche purché supportate da telecamere funzionanti.

Questa è la storia senza capo né coda, cioè la coda ci sarebbe, eccome, ma è invisibile ai più. E ci siamo tutti in coda, per quella coda, di problemi, in coda uno dietro l’altro. Non è più nemmeno una fila, ché nulla più fila, battuta quasi al termine della pièce teatrale, è la summa e al tempo stesso il fil rouge di quest’opera, con i balletti estemporanei con cui i personaggi inframezzano la narrazione nei frangenti in cui occorre stemperare i toni o, forse, lenire temi scottanti, a mo’ di intermezzo pubblicitario, rifugiandosi in luoghi comuni.

L’idea di fondo è che Mario Borghi si diverta a dar voce alle numerose ansie, stereotipie e tipizzazioni della nostra contemporaneità  lasciando che i suoi personaggi si muovano nella nebulosità del tempo presente, sbracciandosi e alzando la voce, senza, tuttavia, lasciare un vero e proprio segno ai posteri. Agendo con poca convinzione nello sforzo immane di mantenersi sempre a pelo d’acqua. Ciascun personaggio è quindi condannato suo malgrado a barcamenarsi tra soliloqui, monologhi interiori e flussi di coscienza: solo all’apparenza il contrario l’uno dell’altro, ma in realtà indicativi delle diverse ottiche narrative che si incrociano e a cui danno voce.

Anche Taldeitali, che parrebbe possedere una qualche risposta quanto meno immediata ed estemporanea, non potrà essere supportato dall’appoggio reale di interlocutori attenti e obiettivi, che rendano merito alle ipotesi e ai pensieri che si è fatto di sé e dei suoi compagni di scena. Ciò perché prodigandosi nell’affermare la propria ‘correttezza’ (sic!) sortisce, in mezzo a tanta mistificazione, l’effetto contrario. Il suo modello comportamentale, lineare anche se forse un po’ bigotto, lo rende ben diverso da un cavaliere dalla corazza lucente, fascinoso e attraente. Uno specchio dei tempi opaco, condannato a pagare come capro espiatorio per la propria e altrui inconsistenza.

Lucia Guida

L’autore

Mario Borghi, segno zodiacale Cancro è nato a Sanremo (IM) nel 1964 ma vive a Sassari. Ha scritto due opere teatrali, ‘L’abbonamento alla TV’ e ‘Gli opinionisti’ ( qui recensita e pubblicata da Le Mezzelane nel 2016 )messe in scena in vari teatri off di Roma. Nel febbraio del 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo, Le cose dell’orologio, per la collana Bandini di Rogas Edizioni (Roma). Nella vita, oltre a scrivere e a gestire il blog Pubblica Bettola Frammenti di Cobalto – Diario di un cialtrone  , seguitissimo e dissacrante lit-blog ,si occupa di servizi editoriali con PB Servizi Editoriali.

Mario Borghi, Gli Opinionisti, ISBN 9788833280042, € 8,90
in versione cartacea

Mario Borghi, Gli Opinionisti, ISBN 9788833280059, € 2,99

in  versione ebook

 

9788833280042_0_0_0_75

Presentazione d’autore: “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

L’ultimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, scrittrice abruzzese, è intitolato ‘L’Arminuta’ ed è stato pubblicato da Einaudi nel febbraio 2017.
Protagonista è una ragazza adolescente, a cui l’autrice non attribuirà mai un nome canonico per tutta la durata della storia, la cui colpa, se così si può dire, è quella di essere stata restituita alla sua famiglia di origine dai genitori adottivi, dopo essere stata coinvolta in una pratica assai diffusa nelle zone del centro-sud d’Italia nel  secolo scorso e nelle famiglie meno abbienti: quella di essere ‘ceduta’ come figlia acquisita a parenti o amici di famiglia benestanti incapaci, per vari motivi, di soddisfare il proprio desiderio di genitorialità.

Qualcosa, però, in questo meccanismo compensativo sembra, a un certo punto, incepparsi.

Come nel peggiore dei suoi incubi la ragazza si trova all’improvviso e di nuovo catapultata in un ambiente familiare che le è estraneo e, per certi versi, quasi ostile. Per i suoi fratelli di sangue lei non rappresenta altro che una bocca in più da sostentare e i suoi veri genitori  la accolgono senza fare storie probabilmente perché rassegnati con fatalismo al fluire impietoso della vita che non concede troppe chance a chi la osserva dai bordi.
Gli unici a mostrarsi accoglienti verso l’Arminuta, la ritornata, sono Adriana, che le si affeziona da subito, unica sorella in una famiglia composta esclusivamente da prole di sesso maschile, Vincenzo, primogenito e figlio prediletto, che la guarda tuttavia con occhi  diversi e il piccolo Giuseppe, segnato da un destino di stenti e di privazioni anche affettive che agirà per lui da deterrente nella sua crescita personale.

Da principio l’Arminuta tenterà di forzare la mano per riappropriarsi di spazi e tempi a lei promessi e poi negati, per poi accettare con resilienza la sua nuova condizione nel paese di nascita, monitorata a distanza da Adalgisa, la madre putativa che, vuoi per una forma residuale di affetto, vuoi per una serie di sensi di colpa, non l’abbandonerà mai del tutto. E grazie anche alla sua vita precedente la ragazza riuscirà ad affrancarsi da un futuro fatto di rinunce e mediocrità, costruendo la propria vita attraverso opportunità educative diverse rispetto a quelle concesse ai suoi fratelli.
La narrazione procede nella fabula e nell’intreccio con linearità ed eleganza, conducendo in modo agevole il lettore attraverso le vicende narrate, illustrate anche attraverso espressioni dialettali caratteristiche dei tanti paesi dell’entroterra abruzzese italianizzate ma senza forzature evidenti e quindi assai fruibili per il lettore. Mi viene da pensare che tale scelta lessicale,  condivisibile, sia stata intrapresa di comune accordo, contemplando esigenze autoriali ma anche di editing. L’ aspetto psicologico dei personaggi è curato ma mai ridondante, con un’essenzialità che sembra riflettere quella dei luoghi in cui la vicenda si snoda.

Se c’è un messaggio sotteso all’intero testo narrativo questo è probabilmente legato alla precarietà dell’esistenza umana, alla volubilità delle circostanze definibili sino a un certo punto dall’uomo, a una certa ‘liquidità’ emotivo-sentimentale ante litteram( la storia si svolge a metà degli anni settanta del secolo scorso), anticipazione di molte inquietudini della nostra epoca contemporanea.

Con un fondo di speranza autentica: la possibilità reale di risalire la china affidandosi al senso di determinazione individuale posseduto da ciascuno di noi.

 

L’autrice

Donatella Di Pietrantonio vive a Penne (PE), in Abruzzo. Ha esordito con il romanzo ‘Mia madre è un fiume’ (Elliot 2001), vincitore di numerosi premi. Con ‘Bella mia’ (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega.

Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta, ISBN 9788806232108, € 17,50

 

_arminuta-1484673929

Presentazione d’autore: “Grazie di te” di Francesco Pomponio

Zeb e Anna e sono i protagonisti di ‘Grazie di te’, edito da Amarganta  a settembre del 2016 a firma di Francesco Pomponio, autore al suo terzo romanzo, il primo per questa casa editrice.
Il libro narra una storia d’amore, dai suoi timidissimi prodromi sino alla fine. Una storia di sentimenti e di persone in cui confluiscono le esperienze di vita dei suoi protagonisti, costretti loro malgrado a un’espiazione lenta di colpe mai commesse e a dover fare  i conti con un bel fardello esistenziale e con avvenimenti che tendono a metterli a dura prova nel corso dell’intera narrazione.

Zeb è un autotrasportatore che si è fatto da sé e che può gestire la sua vita, anche professionale, senza rendere conto a nessuno se non a se stesso; un cane sciolto che a un certo punto del cammino incontra Anna, all’apparenza personaggio etereo, una cameriera di uno dei tanti hotel che lui è costretto a bazzicare per motivi di lavoro. Con estrema pazienza, ma anche con la determinazione che lo ha contraddistinto nelle tante vicissitudini della sua vita, costruita pezzo dopo pezzo da solo, dopo un’infanzia durissima che lo ha segnato ma che non gli ha fatto perdere il senso d’orientamento, ( come, invece, è accaduto per molti dei suoi ex compagni di borgata), Zeb decide di rivoluzionare le sue giornate cambiando dimora e lavoro pur di poter restare al fianco della donna di cui si è innamorato, prendendosi totalmente carico dei sospesi che la affliggono e accettando di condividerli in toto, nella buona e nella cattiva sorte, nonostante le fasi altalenanti della loro relazione.

L’uomo si costringe ad acconsentire anche al fatto che Anna, a un certo punto, stabilisca di allontanarlo dalla propria vita; lo fa consapevole che il loro destino sarà sempre legato a doppio filo. Una dedizione totale che alla fine darà il giusto frutto con gli interessi, facendo comprendere alla donna tutta l’importanza rivestita dalla presenza costante e mai ingombrante di lui.

La narrazione è condotta in terza persona toccando momenti corali costellati dai numerosi personaggi di secondo piano ma assolutamente funzionali alla storia, che hanno il pregio di enfatizzare le caratteristiche dei due protagonisti, fornendo ottimi ganci scrittorii per il prosieguo della vicenda.  Ottimamente curati ed estremamente verosimili, come del resto è d’abitudine per Pomponio, i dialoghi, venati dall’ironia di Zebedeo che non perde occasione per fornire al lettore perle di buonsenso e saggezza, e dall’essenzialità della sua compagna, meno propensa a fornire ricette di vita forse perché più pronta ad agire anche a costo lasciare troppo spazio alla propria impulsività.

 

L’autore

 

Francesco Pomponio, nato in Abruzzo, ha vissuto a Roma per tutta la vita. Attualmente vive fra le montagne, anche se comincia a odiare la neve. Scrive da quando aveva 18 anni, ha cominciato con racconti per poi arrivare ai romanzi. Ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “La macchina del tempo esiste già” e due romanzi: “La lavagna di Amerigo” e “Soave sia il vento”. Ha tre romanzi inediti e ne sta scrivendo un altro. Considera il lettore il vero protagonista di ogni storia e cerca di raccontarne di interessanti, dove succede qualcosa, popolate da personaggi unici, come uniche sono le persone. Attualmente si occupa di tecnologia e organizzazione di eventi per aziende. Scrive nei ritagli di tempo, ogni giorno una sola pagina alla volta, quando va bene due. Non aspetta l’ispirazione, scrive per sapere come la storia andrà a finire. Corregge molto, ma spera di avere la capacità di capire quando molto diventa troppo.

Francesco Pomponio, Grazie di te, ISBN 978-153724146-3  € 13,00

 

51jwryThUvL._SY346_

Libri e Recensioni sotto l’albero – Alla fine di un anno di scrittura e pubblicazione

Cari amici, quest’anno è stato caratterizzato per me  da grandi battaglie, scrittorie e personali, ma anche da piccole e significative soddisfazioni. ‘Romanzo’ ha raccolto un discreto numero di consensi e apprezzamenti da lettori e addetti ai lavori e questo non può che farmi piacere.
Qualcuno una volta mi ha detto che le recensioni servono a rimpinguare il narcisismo di un autore. Concordo con lui solo in parte. Le recensioni, quelle fatte in modo trasparente e con assoluta obiettività, hanno a mio giudizio anche il pregio di aiutare a crescere quegli autori che le leggono con serenità e che hanno voglia di trarre nuovi stimoli a fare sempre meglio. Senza considerare l’importanza che rivestono nell’orientare il pubblico dei potenziali lettori, di continuo sballottati tra le tante e variegate proposte scrittorie oggi in commercio.
Ho, quindi, pensato di lasciare in questo articolo di dicembre i link di tutte quelle  al momento realizzate per il mio ultimo lavoro.
Se ne avete piacere, date loro uno sguardo. E poi, magari, se le trovate interessanti tanto da incuriosirvi a leggere il mio libro, mettete da parte una copia del mio ‘Romanzo’ sotto l’albero per le persone a cui tenete.

Auguri di buone feste e buona lettura a tutti

A presto

Lucia

 

Dal sito Mentinfuga, bollettino dell’associazione culturale omonima, recensione a cura di Antonio Fresa, scrittore

Il post completo lo trovate qui 

 

ghirigori

 

Dal blog Lettrice al contrario   di Désirée Pedrinelli, ‘(…)  lettrice forte e appassionata ,che si diverte a scovare autori esordienti e piccole realtà editoriali, perché quello che conta è la storia e il talento di chi la scrive’

Qui  l’articolo

 

ghirigori

 

Dal sito di lettura e scrittura Mangialibri a cura di David Frati

Questo il link della recensione fatta per il mio ‘Romanzo Popolare’

 

ghirigori

 

La recensione di Federica Gnomo Twins, blogger e scrittrice per Paper Blog, sito di attualità, cultura e società

Ecco la pagina in web dedicata al mio libro

 

ghirigori

 

‘Chili di libri’ e  e le sue blogger, lettrici appassionate, recensiscono il mio ‘Romanzo’

Ecco l’articolo completo

 

ghirigori

 

Per la rubrica libri del web magazine Sulmona Post, la recensione del mio ‘Romanzo Popolare’ di Stefano Carnicelli, scrittore

Questo il suo post

 

ghirigori

 

Elisa Occhipinti Gelsomino parla del mio libro su ‘Odor di gelsomino’, blog di lettura e scrittura

La sua recensione è qui

 

ghirigori

DSCN8617.JPG

La parola al recensore: “Romanzo Popolare” visto attraverso gli occhi di Daniela del sito “Chili di libri”

Cari amici, un saluto veloce per proporvi l’ultima recensione di ‘Romanzo Popolare’ pubblicata in ordine di tempo sperando di fare cosa grata, a cura della blogger Daniela, coautrice e fondatrice con Anita, del sito letterario Chili di Libri.

Buona lettura e a presto

Lucia

profilofb_180x180-2

Romanzo Popolare

di Lucia Guida

Dal sito dell’editore

Destini incrociati di donne che vivono in una Pescara variegata. Donne che rinunciano ai propri sentimenti per il bene della famiglia. Donne capaci di inedita determinazione per offrire una possibilità agli affetti più cari. Donne che immolano se stesse per superare l’indifferenza di un amore incondizionato. Esistenze mortificate eppure sublimate da un indomito spirito di sacrificio. Ricorsi che illuminano di una luce nuova fatali coincidenze. Tratti comuni che emergono a dispetto di conoscenze reali. Motivi che si fondono, saldati assieme dall’esistenza disperata di Matteo, bello e perverso, malato dentro perché la mela non cade mai lontana dall’albero suo.

Recensione

Appena ho iniziato a leggere il libro, me ne è subito venuto in mente un altro: due donne, palazzoni, figli coetanei, un marito violento e la difficoltà di arrivare a fine mese… Poi per fortuna, molto presto, questa storia ha preso una piega diversa.

La signora vittima del marito continua a essere vittima, fino a che una provvidenziale caduta (con una spintarella, certo), non la rende vedova. Sarà stata lei o il figlio? Poco importa. Uno dei due ha avuto il coraggio di liberarsi da quel giogo, da quella violenza quotidiana che è prima di tutto psicologica, che ti impedisce di vivere, di respirare, di star serena due minuti, senza avere paura di essere poi massacrata di botte, riempita di urla e improperi.

Matteo,il figlio undicenne si deve nascondere, cerca di non farsi vedere, non ha amici.

“Non avrebbe mai ammesso con chicchessia di desiderare una famiglia migliore. Si ripeteva spesso di non aver bisogno di nessuno e nei suoi sogni non c’erano calciatori famosi o biciclette fiammanti. Fremeva dal desiderio di cercare la propria strada altrove, lo avrebbe fatto da grande. Lontano mille miglia da una casa in cui non si sentiva protetto, succube dell’umore di un uomo che l’aveva spesso costretto, anche in giornate di pioggia o di freddo, a fuggire all’aperto per evitare le botte.”

L’altra signora, la vicina del piano di sopra, ha due figli, Lidia e Giacomo, e si è appena trasferita a Pescara. Ha lasciato non solo il conforto degli amici e di luoghi conosciuti, ma anche il calore del vero amore, quello che non prova più per suo marito, il quale si accontenta di non domandare per non sapere.

La storia va via veloce, come la vita. In men che non si dica sono passati dieci anni, i figli sono grandi, uno è partito militare, uno lavora come meccanico e la figlia sta diventando donna. Inizia ad attirare le attenzioni dei ragazzi e sono tutti presi dai propri affari. Non ci sono più i bei pranzi tutti a tavola, Maria si è risposata e il figlio Matteo rifiuta qualsiasi contatto, assomiglia sempre di più al padre.

È una storia tristemente quotidiana: le piccole meschinità della vita, i tradimenti, le violenze, la difficoltà di fidarsi, l’invidia e l’angoscia, la sensazione che non ci sia più speranza. Sentirsi un sacco vuoto per la morte del figlio e dover, in qualche modo, andare avanti.

È un libro scritto bene, che parla anche di argomenti difficili, come se fossero un contorno, nel trambusto della vita quotidiana, senza tuttavia negar loro l’importanza che rivestono.

 

Daniela

L’articolo originale lo trovate qui 

 

13327433_1155708131148494_4847045137965962885_n

Presentazione di ‘Romanzo Popolare’ al Gran Caffè Cigno di Chieti Scalo del 1° giugno 2016 per la rassegna ‘Mercoledì d’Autore’ a cura dello scrittore Alessio Masciulli

La parola al recensore: “Romanzo Popolare” visto attraverso gli occhi di Mario Borghi, per “Pubblica Bettola Frammenti di cobalto”

Buongiorno. La recensione di ‘Romanzo’ che,  oggi, vi propongo in lettura è a cura di Mario Borghi, critico letterario, autore e oste della Pubblica Bettola ‘Frammenti di Cobalto’.

Ringrazio Mario per due motivi: per essersi preso la briga di leggere con attenzione il mio testo non limitandosi a sfogliarlo, e per essere andato al nocciolo della questione con l’accuratezza e la puntigliosità che sono marchio di fabbrica delle cose che scrive e del sito che cura.
A riprova di quanto sia importante, nella recensione e/o presentazione di un’opera, affidarsi a una persona che abbia la tua stessa sensibilità, scrittoria e non. E ciò a prescindere dai risultati finali ottenibili.

A presto

Lucia

 

DSCN8239

‘Romanzo on the Road’, photo by Lucia Guida

 

 

Romanzo Popolare, di Lucia Guida 

 

Romanzo popolare, terza opera della scrittrice e docente pescarese Lucia Guida, edito da Amarganta nel 2016, è un romanzo assolutamente femminile e al femminile. È anche un romanzo d’amore, ma non è un rosa. Si tratta della formazione di due famiglie che nel 1965 si trasferiscono nello stesso palazzo, a Pescara.
Sarà che gli opposti si attraggono – e queste due famiglie sono proprio una l’opposto dell’altra – sarà che per un certo periodo i rispettivi figli frequentano la stessa scuola, sarà, forse più pragmaticamente, che tra vicini di casa si tende a socializzare, tra le donne delle due famiglie si crea un legame particolarissimo. Un legame che, anche se per ragioni e origini opposte, ha in sé l’esigenza di capire e di raggiungere una consapevolezza, allora come spesso ancora oggi, compromessa dal retaggio che vede il maschio prendere in mano le redini della famiglia.
L’equilibrio, sottile ma efficace come i fili di una ragnatela, trova il suo valore nel concetto di vicinanza, che prescinde da meri interventi o aiuti materiali.
Tra le due si instaura una sorta di telepatia che, riesce, per quanto il destino conceda all’umanità, di limitare i danni e ciò, secondo me, dovrebbe animare ognuno: una vicinanza discreta ma continua che, anche se oramai sembra banale, ma purtroppo è così, impedisca a chiunque di dire, di fronte alle tragedie che quotidianamente infestano le cronache: «Sembravano così brave persone…».
Il legame tra Teresa e Maria, così si chiamano, è anche complicità, tacita e implicita, che deriva dall’infelicità insita nei rispettivi matrimoni; infelicità e insoddisfazione declinata in ogni loro forma e gestita con difficoltà, ma resistente anche ai vari fraintendimenti sempre in agguato e figli sociologici della sopravvivenza.
Tuttavia, nonostante tutto, gli effetti negativi – come purtroppo capita di solito – derivanti dai rispettivi rapporti seppur lì per lì neutralizzati dalla reciproca assistenza delle due, sembrano sfuggire a ogni argine e confluire sul più fragile: il figlio di Maria che, quasi a mo’ di agnello sacrificale, paga colpe non sue sotto un boia che applica sentenze sempre più misteriose.
Teresa non ha problemi economici, ha un marito con un ottimo impiego e due figli modello, mentre Maria ha un figlio scapestrato ed è sposata con un alcolizzato attaccabrighe che non riesce a tenersi un lavoro per più di qualche mese, costringendo così la sua famiglia a sacrifici immani e di cui lui non si rende neppure conto.
Ecco dove sta il valore di questo romanzo, in cui si racconta di un disagio, anche, latente: nell’identificazione del paradigma comune e degli obblighi reciproci tra esseri umani, meglio ancora se vicini di casa e inconsapevoli. Se non altro per riuscire a non andare a fondo del tutto, da soli.
Un piccolo appunto andrebbe alla copertina: non rende pienamente onore alla profondità dell’opera, scritta in punta di penna e con uno stile inclemente e sottile.

Mario Borghi, 13 giugno 2016

 

 

L’articolo originale lo trovate qui

 

Cris__le-2-amiche_g

“Le due amiche”, acrilico di Cristina Bertuzzi