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Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Categoria: recensione letteraria

Tre Storie: “Due occhi azzurri” di Thomas Hardy

Terzo e ultimo appuntamento della triade hardiana da me prescelta per la recensione d’Autore con il romanzo “Sotto gli alberi”, letto nella edizione Fazi del 2017 con traduzione a cura di Maria Felicita Melchiorri.
Buona lettura

 

DUE OCCHI AZZURRI

Elfride Swancourt, ragazza le cui emozioni risiedevano vicinissime alla superficie, è giovane e bella, innamorata dell’amore e ansiosa di vivere una storia affettiva con un uomo che la aiuti a svincolarsi dall’entourage della parrocchia situata nei sobborghi spazzati del Wessex inferiore, diretta da suo padre,  poco propenso a dedicarsi con devozione all’ingrato compito di crescere una figlia in età da marito. L’occasione arriva provvida grazie alla necessità di ristrutturare la torre e la navata laterale della chiesa di Endelstow   da lui retta affidata da Lord Luxellian, notabile del luogo, a un giovane architetto, Stephen Smith, in rappresentanza di un famoso studio londinese interpellato a tale scopo. Su di lui si concentrano le fantasie romantiche di Elfride, rafforzate dall’idea paterna che il giovane appartenga a un casato nobiliare locale. Il sogno d’amore sfuma nel momento in cui, a fronte di ricerche maggiormente approfondite, Mr. Swancourt scopre che Stephen è in realtà di umili natali. Trasferitosi in giovane età a Londra è grazie alla generosità e all’appoggio di alcune personalità, tra cui il gentiluomo Henry Knight, che ha potuto studiare e procacciarsi un rispettabile impiego. La ragazza continua tuttavia a frequentarlo promettendosi a lui grazie ad alcune rocambolesche vicissitudini che costellano la sua contrastata storia d’amore.  L’idillio è destinato, tuttavia, a naufragare con la comparsa all’orizzonte di Knight, scapolo impenitente fino alla misoginia ma suo malgrado attratto dall’avvenenza e dall’ingenuità della ragazza di cui si crea un’immagine ideale del tutto personale collimante con gli stereotipi femminili posseduti:  per sua stessa ammissione, infatti, non sarebbe in grado di legarsi a nessuna donna con trascorsi amorosi importanti. Durante l’assenza di Stephen, trasferitosi nel frattempo in India alla ricerca di fortuna maggiore per riproporsi al padre dell’amata e guadagnarne finalmente il favore, Elfride decide all’improvviso di concedere le proprie attenzioni a Knight con la complicità di Mrs. Swancourt, nuova moglie del parroco, con cui Henry è alla lontana imparentato. Ma né Stephen, messo da parte dalla volubilità di Elfride, ora attratta dalla forte personalità del mentore del suo antico fidanzato, né lo stesso Knight, prigioniero della propria ristrettezza mentale in stridente contrasto con la cultura posseduta, riusciranno ad avere la bella ragazza dagli occhi azzurri che, messe da parte le iniziali idee romantiche, accetterà di convolare a nozze con Lord Luxellian, divenuto nel frattempo vedovo, l’unico ad averle saputo offrire quella protezione  e quell’amore da lei lungamente ricercati in una figura maschile.

Il romanzo, pubblicato nel 1873, si articola in 40 capitoli titolati com’è spesso usanza dell’autore, di una prefazione di quest’ultimo e di sue notazioni sui nomi dei luoghi da lui conferiti ai reali toponimi. 
Il personaggio di Elfride è tracciato con la consueta ricchezza di particolari e si conquista presto il favore del lettore intenerendolo con le sue gesta impulsive. La ragazza è tutta impeto ed assalto, profondamente intrisa dello spirito romantico del suo tempo e cresciuta nella mitizzazione di amori tormentati e avvincenti, vissuti a sprezzo anche della propria vita e  a dispetto delle convenzioni. Con la presunzione ingenua di poter essere trattata paritariamente dagli uomini che vorrebbe accanto che, però, mal si concilia con la pruderie vittoriana dell’epoca. Quest’ultima caratteristica fa di Elfride una Tess dei d’Urberville  eroina successiva hardiana in nuce, conferendole una parvenza di quell’intraprendenza e quella magnifica voglia di vivere e di adeguarsi appieno ai cicli naturali stagionali stravolgendo completamente la morale tardo-vittoriana contemporanea. La tirannia amorosa esercitata da Elfride su Stephen trova karmicamente una compensazione nell’esagerata accondiscendenza verso Henry macchiandosi di non detti fatali verso il nuovo fidanzato da cui lei vorrebbe essere accettata incondizionatamente mantenendo un barlume di autonomia personale. Ma i tempi non sono maturi per un atteggiamento tout court da suffragetta. Sarà la sua sincerità finale, tirata in ballo per stemperare l’errore di avergli taciuto sin all’inizio particolari trascurabili ma comunque importanti dei suoi pregressi affettivo-relazionali, a determinare la brusca fine della loro relazione: Henry ha infatti dell’amore un concetto assai tradizionale e molto poco elastico in cui non è contemplata la possibilità anche minima di errore della controparte femminile. Vorrebbe realmente che la sua donna ideale fosse un libro intonso ancora tutto da sfogliare racchiuso in un involucro esteriore seducente ed esteticamente accattivante. Quello di Elfride, certamente, ma sfrondato del temperamento passionale di quest’ultima considerato poco opportuno e addirittura moralmente riprovevole. Il Fato non concederà a nessuno dei due antichi pretendenti benevole chance verso la ragazza: quando entrambi, sia pure per motivi diversi, cercheranno di riabilitarsi agli occhi di Elfride troveranno ad attenderli da parte di quest’ultima una sorpresa amara ma assolutamente coerente dal punto di vista narrativo.

C’è chi ha ravvisato particolari autobiografici in questo romanzo collegandoli alla moglie di Hardy, Emma Gifford, soprattutto nelle pagine del romanzo dedicate alla ristrutturazione di parte di Endelstow  Parrish e al rapporto costellato da alti e bassi che legò lo scrittore alla sua prima moglie. A ogni modo le vicende umane di questi personaggi rappresentano un fantastico espediente per dare voce ai paesaggi e all’ambientazione nel maestoso Wessex, protagonista indiscusso anche stavolta e voce potente capace di trasformare in flebile lamento le sia pur giuste e coerenti rivendicazioni degli esseri umani a cui ha concesso asilo temporaneo presso di sé.

Collana:
Le strade
Numero Collana:
323
Pagine:
428
Codice isbn:
9788893252249
Prezzo in libreria:
€ 18
Codice isbn Epub:
9788876251771
Prezzo E-Book:
€ 9.99
Data Pubblicazione:
13-07-2017
 
 
 
ph.credit: fazieditoredotit

Tre Storie: “Sotto gli alberi” di Thomas Hardy

Secondo appuntamento per la recensione d’Autore con il romanzo hardiano “Sotto gli alberi”, letto nella edizione Fazi del 2018 con traduzione a cura di Marco Pettenello.
Buona lettura

 

SOTTO GLI ALBERI

“Sotto gli alberi”, scritto nel 1872, è un romanzo di transizione tra il fortunato “Estremi rimedi” e “Due occhi azzurri”, pubblicato l’anno successivo.

Ha al suo attivo una trama accattivante, briosa e sottilmente ironica, tutta giocata sui tentennamenti amorosi di Fancy Day, maestra di campagna da poco parte della comunità rurale di Mellstock riguardo al fatto se sia più opportuno scegliersi un marito basandosi meramente sul senso della convenienza che ne potrebbe derivare o, invece, privilegiare il sentimento e orientarsi verso una persona che ci attragga realmente. È palese da parte della ragazza, molto attenta a fare esercizio di bon ton anche nella scelta dell’abito più  appropriato da sfoggiare nelle varie circostanze in cui si percepisce protagonista, considerare l’istituzione matrimoniale come mezzo di ascesa sociale; ed è in base a questo parametro che, pur avendo già scelto col cuore Dick Dewy, appartenente a una generazione di carrettieri e abile violinista, si lasci tentare dalla maggior ampiezza di sostanze di Mr. Maybold, il nuovo vicario della parrocchia, elegante nei modi e nell’aspetto, ma anche da Mr. Shiner, proprietario terriero locale desideroso anch’esso di prender moglie e affascinato dall’intraprendenza e dal senso di protagonismo della ragazza. La coralità dell’opera è rappresentata di nome e di fatto dal gruppo dei musicisti di Mellock a cui è affidato il compito di discettare di piccole e grandi cose esistenziali in maniera assolutamente naturale e fatalistica in cui poco è lo spazio attribuito a filosofeggiamenti che non risentano della naturalità della Vita stessa. Il gruppo di cantori di cui fa parte Dick stesso e buona parte della sua famiglia è tutto teso alla riaffermazione del proprio principio di sopravvivenza a fronte dell’esigenza di smantellarlo da parte di terzi (non si sa bene se incarnata dal personale desiderio di Mr. Maybold di liberarsene per svecchiare la cerchia dei collaboratori della parrocchia che gli è stata affidata oppure, molto più concretamente, segno di rispetto verso Mr. Shiner che è tra i suoi maggiori benefattori e che da sempre è acerrimo nemico dei musici/parrocchiani).
Il libro si articola in quattro sezioni  di tipo naturalistico e stagionale, culminando in un‘ultima parte, la quinta, costituita da due capitoli in cui Hardy, da buon narratore onnisciente, si diverte a tirare le fila della storia imbastita cercando di posizionare nel modo più coerente tutti i tasselli lasciati in sospeso nel corso della narrazione.
Anche in questo romanzo vi è un’ampia componente di tipo descrittivo in cui la magistralità dello scrittore si mostra in tutto il suo splendore anche grazie alla fruibilità che è maggiore rispetto ad altre opere forse più profonde e significative ma meno scorrevoli di questo riuscito divertissement.

La perla finale è rappresentata dalla teoria amorosa hardiana, disincantata ed emblematica e, per certi versi assai attuale, espressa per bocca del sentimentale Dick e dell’accorta Fancy in un duetto memorabile alla fine della loro festa di nozze:

«Fancy», disse «se siamo tanto felici è perché tra di noi c’è una confidenza assoluta. Da quando mi hai confessato della tua piccola avventura con Shiner vicino al fiume – che in realtà non fu affatto un avventura- ho sempre pensato quanto candida e buona devi essere per raccontarmi una cosa tanto insignificante, e per esserne spaventata com’eri tu. Da allora ho deciso di raccontarti ogni mia azione e parola. Non avremo mai segreti l’uno per l’altra, non è vero? assolutamente nessun segreto».

«Nessuno a partire da oggi», disse Fancy. «Ascolta che cos’è?».

Da un vicino roveto all’improvviso una voce forte, musicale liquida pronunciò queste parole: «Tippiuit! Suicchichicchichì! Vieni qua, vieni qua, vieni qua!»

«Oh, è l’usignolo» mormorò lei, e pensò un segreto che non avrebbe mai rivelato.

Autore:

Thomas Hardy

Titolo:

Sotto gli alberi

Collana:

Le strade

Numero Collana:

352

Pagine:

238

Codice isbn:

9788893253772

Prezzo in libreria:

€ 17

Codice isbn Epub:

9788864116617

Prezzo E-Book:

€ 9.99

Data Pubblicazione:

17-05-2018

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ph.credit: fazi Editore
L’articolo originale pubblicato su Cyrano Factor è qui

Dove eravamo rimasti? – Tre Storie, quando recensire un libro non è solo questione di marketing

Più di tre mesi senza scrivere un rigo. Una pandemia ancora latente (che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e di rapportarci col prossimo) a cui prestare la giusta e dovuta attenzione continuando a vivere al meglio, più di un progetto scrittorio e non in essere. Il bisogno di riflettere ma soprattutto di agire sulle cose, imprimendo alle mie giornate un nuovo impulso.
Ricomincio qui su WordPress con una nuova rubrica intitolata “Tre Storie” da una cosa che penso di saper fare bene: leggere e poi recensire libri sul filo delle mie memorie letterarie e delle suggestioni personali. Perché la lettura è atto di consapevolezza e metascoperta ma anche libera interpretazione personale.

Buona lettura a tutti e a presto

Gentili lettori,

a partire da oggi inauguro un nuovo tipo di recensione letteraria incentrata su tre opere elaborate dal medesimo autore nell’arco della propria carriera scrittoria.
Ho deciso di rompere il ghiaccio partendo dal grande Thomas Hardy, autore a me particolarmente caro sin dai tempi dei miei studi universitari, esaminando la sua produzione meno nota per il tramite delle impressioni di lettura ricevute attraverso “Estremi rimedi”, opera del 1871, per poi proseguire a intervalli regolari con “Sotto gli alberi” (1872) e “Due occhi azzurri” (1873). Tre romanzi scritti in perfetta successione cronologica e molto evocativi, a mio giudizio, della sensibilità del loro artefice.
Per la mia analisi ho scelto di affidarmi alla traduzione di Chiara Vatteroni elaborata per la collana Le strade di Fazi Editore (2019).
Buona lettura a tutti

ESTREMI RIMEDI

Quando Thomas Hardy inizia a scrivere il suo Desperate Remedies, in italiano “Estremi Rimedi” è il 1871 ed egli ha già abbandonato la professione di architetto per dedicarsi a quella di scrittore trasferendosi nel Dorset, contea da lui ribattezzata Wessex come uno dei sette regni anglosassoni.
Un ravvedimento professionale  arrivato al momento giusto, il suo.  Con una prosa intrisa di Realismo Vittoriano e di Romanticismo in questo romanzo, pubblicato in forma anonima, cercò di risollevare le sue sorti letterarie con una narrazione al passo dei migliori sensation novels dell’epoca (in origine opere forse un po’ troppo macchinose nell’intreccio) ma tuttavia permeando questo nuovo lavoro del proprio senso esistenziale  in materia di amore, religione, riconoscimenti sociali, lavoro. Tutte tematiche trattate con grande verosimiglianza attraverso uno sguardo attento e non falsamente benevolo sulle tante contraddizioni alla base di un way of living tipicamente vittoriano, fatto di chiaroscuri e profonde ingiustizie  sociali.
La trama è accattivante e ruota tutta attorno alla figura di Cytherea Gray, giovane orfana di belle speranze, ben decisa a conquistarsi un posto di autonomia e indipendenza  anche economiche nella comunità in cui vive senza per questo rinunciare ad aspirazioni tipicamente femminili caratteristiche dei  suoi tempi: amare romanticamente qualcuno reputato alla propria altezza ma non in maniera preponderatamente passionale, con giudizio e senso delle circostanze concrete.
Nelle sue vicissitudini è presente uno dei leitmotiv hardiani: la stretta interconnessione tra ambiente e personaggi che tanto ha avuto peso nella poetica di questo autore. I protagonisti dei suoi romanzi amano, soffrono, agiscono e spesso cercano di fare buon viso a cattivo gioco con un sapiente uso di resilienza nelle circostanze più avverse, mantenendosi tuttavia fedeli al ruolo che il loro creatore ha ad essi attribuito con precisione chirurgica e sottile ironia anche con riferimento alla Natura e a ciò che il Fato ha per essi in serbo.
Altri personaggi di spicco del romanzo sono Miss Adclyffe, anziana notabile che prende a occuparsi di Cytherea con l’azzardato compito di riequilibrare le sorti di un destino che non le è stato in gioventù benevolo;  Aeneas Manston, sovrintendente della gentildonna, dalla figura ambivalente e ricca di ombre, altrettanto manipolatore quanto la sua datrice di lavoro,  a questa legato da circostanze misteriose ma facilmente intuibili nel prosieguo della storia.
Edward Springrove, innamorato di Cytherea e da lei ricambiato, piccolo proprietario terriero locale convince poco con un atteggiamento non sempre incisivo, almeno a principio della storia, riscattandosi soltanto nelle ultime battute laddove riesce finalmente a contrastare in maniera accettabile Aeneas, suo antagonista.
Il romanzo, diviso in tre libri, fu ideato in tale formato per poter essere forse pubblicato a puntate corteggiando a episodi il pubblico di lettori cui era destinato. Gli amanti di Thomas Hardy troveranno assai apprezzabili le descrizioni paesaggistiche  e quelle di introspezione psicologica  a fronte di un andamento in generale di velocità variabile riscontrando, tuttavia, più di un’occasione per leggerlo sino alla fine e portare a compimento il patto narrativo all’inizio contratto con l’autore. Ricevendone un happy ending seduttivo ma di certo coerente con fabula e intreccio.

Autore:Thomas Hardy

Titolo:Estremi rimedi

Collana:Le strade

Pagine:542

Codice isbn:9788893254472

Prezzo in libreria:€ 18

Codice isbn

Epub:9788864119618

Prezzo E-Book:€ 9.99

Data Pubblicazione:26.09.2019

ph.credit: fazieditoredotit

L’articolo originale pubblicato su Cyrano Factor è qui

Presentazioni d’Autore: “NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente” di Antonio Fresa

È un itinerario letterario-esistenziale quello rappresentato in “Nea-polis, ovvero contro l’ovvietà del presente”, da Antonio Fresa, giornalista, docente di filosofia nella scuola secondaria di secondo grado e presidente dell’università della Terza Età di Narni. Un viaggio che inizia da Portici, sua città natale, per poi ampliarsi e inglobare Napoli, da lui eletta come città dell’anima, discettandone a tutto tondo.
Un percorso che si snoda con gradualità, flessibilità e morbidezza attraverso la vita di Antonio dell’ieri e dell’oggi; un vero e proprio viaggio dell’eroe, complesso e circolare, in cui tutto contribuisce consapevolmente a far rientrare il protagonista alla base reggendo saldamente tra le dita un fil rouge sottile e robusto, ben assicurato a quel patrimonio  fatto di memorie proprie e terze e di cultura personale ed extrapersonale, elementi vissuti e metabolizzati in modo inalienabile. Antonio Fresa sente scorrere nelle proprie vene un forte senso di appartenenza e di napoletanità, punti di forza e punti di debolezza, nonostante egli abbia ‘per scelta’ consapevolmente deciso di recarsi altrove per continuare a costruire la propria biografia. E non c’è racconto, o riflessione o semplicemente cronaca di eventi che lo hanno visto protagonista a non risentirne in modo forte e chiaro.
Si parte da poche pagine che costituiscono la ‘Premessa’ di questo lavoro e che rappresentano un modo garbato per accogliere il lettore e mostrargli ciò che di lì a poco andrà a verificare brevi manu, per il tramite della lettura, di persona: sei capitoli muniti ciascuno di un titolo ben preciso e un’appendice finale in cui Fresa regala piccoli frammenti preziosi altrettanto significativi ed evocativi di quel senso di “miseria e nobiltà”, estremi potenti, compenetrati l’uno nell’altro e così ben amalgamati da non poter essere scissi rendendo per chi vi si reca unica e irripetibile l’atmosfera partenopea sin dalla primissima visita.
Non c’è spazio per luoghi comuni né per stereotipi o tipizzazioni in “Nea-polis”, né la possibilità di indulgere in episodi evidenziati sic et simpliciter per le note di folklore locale che possano offrire; a cominciare dal concetto di ‘accento’, inteso nella sua accezione migliore e non come particolare cadenza vocalica, per alcuni primo elemento inequivocabile per etichettare la provenienza di chi abbiamo di fronte e poi, in seguito, associato tout court a tutto un mondo interiore, spesso solo immaginato e non già esperito; e a terminare con l’idea di ‘mediterraneità’ considerata da Antonio come summa esistenziale di ciò che egli ha voluto proporci dal primo istante sino al termine di questo percorso virtuoso, fatto di  compimento e crescita: un ritorno alle origini con un elisir di ben-vivere generosamente condiviso con chi ha avuto l’accortezza di seguirlo in  quest’avventura:

Ecco la magia assoluta del Mediterraneo: luoghi e persone sono la stessa cosa; ci si presenta nella discendenza o nella città d’origine; si è figli di un re o si può essere re di Itaca; si è perché si fa parte di un luogo o comunità; si è perché si conosce il proprio volto nel volto dell’altro; si è perché ci si riconosce nelle parole che gli altri ci presentano  e nell’attenzione che gli altri ci riservano (…) E questo racconto vale per ogni punto del Mediterraneo (…)
E così comprendiamo, pienamente, dove noi siamo, guardandoci nello sguardo di chi giunge o in quello di chi parte o ritorna; e chi parte sa di allontanarsi da uno sguardo che continua a reclamarlo, definirlo, interrogarlo.

 

Lucia Guida

 

L’autore

Pubblicista, docente di filosofia e presidente dell’Università della Terza Età di Narni (TR), Antonio Fresa ha partecipato ad antologie di A.A.V.V. e pubblicato da solista nel 2016 la raccolta di racconti Delitti esemplari nel bel paese, l’Erudita, e nel 2019 NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente per INTERMEDIA Edizioni da cui è stata tratta un’opera teatrale portata sulle scene.
Si dichiara convintamente cittadino europeo senza barriere e senza preclusioni.

Antonio Fresa, NEA-POLIS ovvero contro l’ovvietà del presente, ISBN 978-88-6786-165-1,   €    10,00 

 

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La recensione originale è presente su questa pagina  

Presentazioni d’Autore: “Il sapore del vino e altri racconti” di Roberta Andres

Undici storie legate l’una all’altra dalla medesima ricerca di amore sono il leitmotiv esistenziale e scrittorio de ‘Il sapore del vino e altri racconti’, ultimo lavoro di Roberta Andres per Le Mezzelane. L’autrice declina a tutto tondo questo paradigma sondando da prospettive diverse cosa spinga ad amare. La sua narrazione  parte inizialmente dal mondo reale e dai primissimi anni di vita di ciascun essere umano arrivando a toccare l’età adulta; procede, quindi, con l’indagare nei meandri fumosi della virtualità, ultima frontiera nelle relazioni interpersonali di tipo emotivo-sentimentale soprattutto per le apparenti poche implicazioni che parrebbe comportare. Dietro lo schermo di un pc o il display di un cellulare molto si può tacere e/o mistificare e molto altro ancora immaginare, in una prospettiva in cui spesso realtà parallele faticano a combaciare in un’ottica di coerenza riservando a entrambi gli attori di questo processo comunicativo sorprese inimmaginabili.

La sua disamina procede con lucidità chirurgica, portando alla superficie ciò che di buono questo sentimento rappresenta assieme a sedimenti grezzi: e sono pagliuzze preziose mescolate a detriti sul setaccio di un cercatore d’oro impegnato, in riva al fiume, in un paziente e faticoso lavoro di cernita nel flusso irreversibile della quotidianità.
Una ricerca d’Amore totalizzante racchiusa nel gusto aspro, contro natura, dei granelli di detersivo della protagonista del primo racconto e che continua a essere presente con la stessa intensità nel grido di dolore della protagonista dell’ultima storia, straziata dalla fine di un sentimento nato per caso e poi cresciuto sino a essere soffocato con capricciosità dal suo stesso ispiratore.
Nel percorso emotivo tracciato dall’autrice non ci sono vinti o vincitori; uomini e donne giacciono sullo stesso piano e mostrano la stessa fragilità, lo stesso bisogno di essere accettati appieno, dalla nascita sino alla maturità. L’esperienza acquisita temporalmente che, in teoria, dovrebbe mettere ciascuno di noi al riparo dagli errori compiuti evitando di ricadervi, in realtà non protegge dalla speranza/illusione di poter un giorno incontrare una persona che ci comprenda, ci accetti nella nostra finitezza umana e ci sublimi grazie a un sentimento intenso e duraturo, marcato dal retrogusto di poche gocce di vino o dall’incertezza di un buio non semplicemente fisico e concreto di  un blackout. Uno stacco forzoso  che permette, tuttavia, a chi ha voglia di cimentarvisi, di fermarsi a riflettere sul senso della vita e su ciò che resta quando ogni cosa perde consistenza e sfuma in ombre indistinte.
Roberta Andres utilizza varie tecniche scrittorie giustificate probabilmente dall’aver elaborato i vari racconti in momenti diversi della sua vita; questa caratteristica, tuttavia, è l’ennesima riprova di quanto si continui a crescere e di quanto ci si possa evolvere anche attraverso l’uso della parola e la capacità di affabulare in un processo sinergico in cui non ha troppa importanza pensare a quanto la scrittrice Roberta sia disgiunta da Roberta donna e persona.   L’ultima parola resta al lettore  a cui viene conferita dignità decisionale e interpretativa per trarre in autonomia, se vuole, una personale morale in tutto ciò.

Lucia Guida

 

L’autrice


Roberta Andres, laureata in lettere, è neodirigente nella scuola statale pubblica italiana. Ha insegnato scrittura creativa e autobiografica e partecipato a svariate antologie di A.A.V.V., pubblicando da solista ‘Le foto di Tiffany’ (2015) , ‘Perfetto Blu’ e ‘Flora la Pazza’ nel 2017, ‘Lingerie’ (2018) con lo pseudonimo di Demetra Kanakis nella collana ‘Live &Love’ sempre per Le Mezzelane.

 

Roberta Andres, Il sapore del vino e altri racconti,  ISBN 9788833282701, € 12,00

 

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Presentazioni d’Autore: “Non ci salveranno di melograni” di Maristella Lippolis

“Si dice che tutte le isole si somiglino un po’, ma ognuna nasconde un’anima segreta che si svela solo a chi sa cercarla”

Quando Laura si concede una vacanza in un’isola della Dalmazia nel periodo immediatamente precedente la guerra dei Balcani del 1991, lo fa principalmente per offrire a se stessa una boccata d’ossigeno in un periodo complesso della sua vita.  La donna, che svolge la professione di avvocato civilista, non riesce a uscire con distacco dal suicidio di una cliente, avvenuto davanti ai suoi occhi nel giorno fissato per un l’udienza di separazione di quest’ultima. A Laura quella circostanza tristissima riporta alla memoria un’immagine indelebile della sua infanzia: quella di sua madre, in bilico sul davanzale della finestra di casa e in procinto di lanciarsi anch’ella nel vuoto. La donna desisterà dall’intento nell’attimo in cui si accorgerà che la bimba è alle sue spalle. Laura è schiacciata dai sensi di colpa derivanti da queste due circostanze tragiche che le impediscono di lasciar fluire liberamente in se stessa e al suo esterno energie vitali indispensabili.
La scoperta della pensione di Vera nell’isola di Soline, visitata durante il suo viaggio, e la decisione repentina di soggiornarvi successivamente al giorno da lei fissato per la partenza, fino a buona parte della stagione successiva, è un’ancora di salvezza che il destino, se così si può dire, le offre all’improvviso per riflettere su se stessa attraverso lunghe passeggiate in luoghi naturali incontaminati e meditazioni scritte, lettere e pagine di diario, per fissare nero su bianco e tentare di dipanare i nodi esistenziali che le impediscono di accettare ciò che è stato ma anche ciò che presumibilmente sarà.
Laura ritrova nell’anziana donna croata, vedova e ancora innamorata del proprio marito scomparso in circostanze non chiarite, un importante trait d’union che le permetterà di recuperare lentamente ma stabilmente un rapporto più equilibrato con la propria madre riconoscendo in quest’ultima un’amorevolezza nei suoi confronti forse mal espressa ma presente sin dall’inizio.
Anche l’affetto complice e solidale di Goran, professore di filosofia e figlio di Vera, servirà alla giovane donna per riconciliarsi con se stessa e con quella parte di femminilità fatta di passionalità e razionalità mantenute, forse, troppo in sordina negli ultimi tempi della sua vita.
La routine semplice e spartana, mai banale, condotta sull’isola, la vicinanza ai quattro elementi che scandiscono la quotidianità essenziale dei suoi abitanti e una natura generosa che offre a piene mani a chi sa ascoltarla ad ampio spettro; i sentimenti gestiti allo stato primordiale scevri da sovrastrutture dai personaggi di questa storia, saranno un toccasana che permetterà a Laura di ripartire verso l’Italia forse con un retrogusto di tristezza per ciò che non si è compiuto ma con una consapevolezza e un senso di autostima rafforzati e approfonditi che le serviranno a progredire  a passo sciolto per le strade della vita.
Il romanzo di Maristella Lippolis, nell’edizione di Ianieri del 2018, è anche interessante per i molti  e attuali spunti di rielaborazione che offre al lettore in un’epoca in cui la tentazione di procedere per le vie del mondo in maniera epidermica per non soffrire (o soffrire poco!) è una tentazione sempre in agguato. La narrazione procede con attenzione e accuratezza stilistiche ma anche scrittorie sul filo del romanzo di introspezione psicologica affiancando tuttavia episodi di vita concreta e agita estremamente verosimili. L’autrice si impegna a toccare l’anima di suoi protagonisti e del potenziale lettore con estrema delicatezza alternando il non detto a descrizioni minuziose ma mai debordanti a corredo di una scrittura fluida e coinvolgente.

Lucia Guida

 

L’autrice 

Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista “Tuttestorie”. Vincitrice del premio Piero Chiara 1999 con la raccolta ‘La storia di un’altra’, ha pubblicato i romanzi ‘Adele né bella né brutta’, Piemme, 2008, finalista al Premio Stresa dello stesso anno, ‘Una furtiva lacrima’, Piemme, 2013, ‘Raccontami tu’, L’iguana editrice, 2017. Collabora con la rivista ‘Leggendaria’, il ‘LetterateMagazine’, il MagFest.

Maristella Lippolis, Non ci salveranno i melograni, ISBN 978-88-94890-64-8,  €   14,50 

 

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Presentazioni d’autore: “Vinpeel degli orizzonti” di Peppe Millanta

È un viaggio dell’eroe bambino che è in ciascuno di noi quello di Vinpeel, adolescente che vive a Dinterbild, villaggio in un tempo e uno spazio collocati in un futuro possibile postmoderno e molto vicino al futuribile che ciascuno di noi potrebbe immaginarsi: ‘un pugno di case gettato alla rinfusa. Una comunità sospesa nel tempo. Una strada da dove non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti’.
Un non-lieu, coacervo di esistenze giunte a uno stallo, sia esso costituito da una vita priva di emozioni, di speranze tramutatesi in illusioni e poi lasciate al vento o alla risacca della stessa spiaggia in cui padre e figlio si ritrovano talvolta per affidare a conchiglie riempite di parole, di aspettative e rimpianti, ciò che entrambi non hanno il coraggio di pronunciare per pigrizia o, forse, mancanza di intraprendenza. Sentimenti che stentano a manifestarsi en plein air ma che, pure, alla fine della storia, Ned Bundy troverà il modo per far riaffiorare all’esterno con tardiva consapevolezza.

Vinpeel è anche celebrazione dell’amicizia: verso un amico immaginario e sorta di alias, Doan, che, tuttavia, qualcuno oltre al protagonista, ha la possibilità di intravedere con lui in concreto; verso una ragazza che non sa più parlare, Muna, ma che riacquisterà questo potere grazie anche agli sforzi del suo amico Vinpeel per aiutarla a connotare emotivamente le sue giornate. Tra sognatori e matti del villaggio c’è Krisheb, accomunato dallo stesso desiderio di  Vinpeel di tentare l’impresa verso un ‘Altrove’ che sa di esistere oltre il mare. Un mare che non è semplicemente divisione o separatezza ma che potrebbe, volendo, diventare unione.

Il miracolo, però, si compirà, paradossalmente riunendo l’intero villaggio sotto le enormi cupole di una miriade di mongolfiere e di un unico sogno comune, quello di aspirare a un futuro migliore e più colorato, con un escamotage a metà strada tra una modalità filmica zavattiniana e di neorealismo desichiano: una gigantesca fuga verso l’ignoto e l’ancora possibile a cui neanche i più scettici avranno il coraggio di sottrarsi in un disperato tentativo di dare un senso alla loro esistenza.
Un fil rouge salvifico simile a quello del piatto tipico offerto dal gestore dell’unica Locanbadel borgo, la famosa zuppa Biton, pasto condiviso e richiesto da tutti gli abitanti di Dinterbild, amici e nemici, ricetta segreta di cui, solo alla fine, si conosceranno gli ingredienti per gentile concessione dell’autore.

‘Vinpeel degli orizzonti’ non può definirsi solo un semplice fantasy, sarebbe troppo riduttivo farlo.
Mi piace più pensare a questo libro, romanzo d’esordio pluripremiato del suo giovane e poliedrico autore, come a una bella fiaba permeata di poesia e di molte verità, alcune forse più scomode di altre. Una proposta di riflessione per tutti noi sulle cose della vita, a cominciare da quelle spicciole e a terminare con i grandi perché racchiusi nella forma gentile di conchiglie abbandonate alla carezza e alla benevolenza delle onde del mare su una spiaggia deserta luogo d’incontro di generazioni diverse.

Lucia Guida

 

L’autore

Peppe Millanta si diploma in Sceneggiatura e Drammaturgia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma. È vincitore di numerosi premi nazionali dedicati al teatro e alla narrativa. Nel 2018 con il suo romanzo d’esordio, “Vinpeel degli orizzonti”, si aggiudica tra gli altri il prestigioso Premio John Fante Opera Prima. È Direttore della “Scuola Macondo – l’Officina delle Storie” di Pescara, realtà dedicata alla scrittura e alle arti narrative.

Peppe Millanta, Vinpeel degli orizzonti, ISBN 9788896176566, € 15,00

 

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la recensione originale la trovate qui 

Presentazioni d’autore: “Le spose sepolte” di Marilù Oliva

Nella vita di Micol Medici, giovane ispettrice bolognese c’è più di un bandolo della matassa da dipanare.
Un’indagine complessa da portare avanti, rafforzando la stima e la considerazione del suo diretto superiore, il commissario Elio Maccagnini e un rapporto affettivo-sentimentale col suo fidanzato storico, Ludovico, che ha iniziato a mostrare importanti segni di cedimento.
Partire per Monterocca per impegni di lavoro, borgo dell’appennino bolognese tutto al femminile, dalla giunta comunale alle insegne dei negozi e i nomi delle vie, lago artificiale compreso intitolato alla divina Eleonora Duse costituisce per Micol un’occasione per crescere professionalmente e per cercare di riequilibrare la propria vita personale.
In quest’indagine, condotta dapprima informalmente intervistando gli abitanti selezionatissimi di questa utopia diventata realtà in cui buonsenso e intraprendenza femminili si coniugano felicemente, assicurando ai residenti e ai visitatori occasionali del paesino  standard di vita elevati sotto ogni punto di vista, Micol deve confrontarsi anche con la palese competitività di Antonio Iacobacci, sovrintendente e suo sottoposto, intenzionato ad adombrarla per guadagnare terreno dal punto di vista lavorativo a sue spese.

L’indagine ruota attorno al Pentothal-21, o meglio alle tracce rinvenute nei cadaveri di alcuni uomini coinvolti in femminicidi ‘bianchi’ di questa sostanza, presumibilmente usata per far loro confessare il luogo di occultamento delle ‘spose sepolte’, delle loro compagne misteriosamente scomparse dall’oggi al domani abbandonando oltre al consorte anche la prole. Quei figli di donna che nessuna madre, coscientemente, si sognerebbe di ripudiare dissolvendosi nel nulla, se non costretta forzatamente da qualcosa o da qualcuno a farlo.

Micol è giovane ma ha una visione precisa e netta del mondo, aiutata in ciò da una mentalità spiccatamente matematica completata da percezioni extrasensoriali preziose anche se non del tutto da lei accettate a livello conscio.  Questo binomio indissolubile le dà la possibilità di penetrare la realtà dopo averla sfrondata dell’inutile per arrivare al nocciolo del problema: in questo caso la soluzione di un enigma che ha radici lontane nel tempo.
Le sequenze narrative sono ben articolate attraverso episodi di analessi, narrati in prima persona in rapida progressione verso il momento di epifania finale, e sequenze narrative e dinamiche, con un ampio margine concesso alla riflessione sulle cose della vita di cui Micol si fa portavoce attraverso gli eventi a cui assiste dal punto di vista privilegiato di protagonista/testimone.
Il linguaggio è agile e procede con sveltezza tra descrizioni, esposizioni e argomentazioni ben bilanciate per fornire gli elementi essenziali  senza forzature, stimolando il lettore a guadagnare le ultime pagine per arrivare al compimento della vicenda mantenendo un climax costante sino alla fine.

Lucia Guida

 

L’autrice

Nata a Bologna, è scrittrice e insegna lettere alle superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post.

 

Marilù Oliva, Le spose sepolte, ISBN 9788869053016, € 17,00

 

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Puoi leggere la recensione originaria qui

Presentazioni d’autore: “Gli opinionisti” di Mario Borghi

Nella giornata di ferragosto una piccola corte dei miracoli composta da personaggi di diversa provenienza ed estrazione culturale e sociale popola il salotto  che è luogo di lavoro di una donna delle pulizie molto sui generis, dedita a un hobby curioso e ben remunerato, per sua stessa affermazione: quello di raccogliere le opinioni e le esternazioni di chi, vuoi per un motivo vuoi per un altro, finisce per incontrarla mentre governa, ‘per scelta’ e non per imposizione, pochi e ben scelti appartamenti. La donna possiede una formale autorizzazione a divulgare, legati a un palloncino, pareri e opinioni forniti dai tanti avventori casuali che le capitano a tiro, indirizzandoli alla luna.
Pareri e opinioni che, fino a prova contraria, si rivelano messaggi in bottiglia accuratamente sigillati, lanciati nel mare magnum dell’umana incomprensione.
La donna ha anche il compito di controllare che nessuno abbia a impossessarsi di una refurtiva preziosa, una targhetta di ottone recante l’intestazione di un dottore, trafugata e finita in un mobile del soggiorno di una delle case affidate alla sua cura. I suoi modi sono seduttivi al punto tale da far leva sulla perfetta buonafede di due poliziotti in visita programmata all’appartamento a lei in carico portandoli a pensare che non sia implicata nel furto della targa e che il vero colpevole sia piuttosto il ragionier Taldeitali che, testimone del  misfatto vorrebbe, da bravo cittadino, fare il proprio dovere segnalando loro la presenza della refurtiva.

Altri personaggi de ‘Gli opinionisti’ , edito da Le Mezzelane, sono la soubrette televisiva, concentrata sul compito di organizzare le proprie esequie in modo memorabile tanto da lasciare il segno molto più che attraverso la propria carriera artistica; i due poliziotti, uno alto e l’altro basso, privi della licenza per esplicitare pubblicamente pareri, come, invece, agli altri è concesso; il  Bello di Siviglia ex Bello di Biella, alla ricerca di una rinnovata visibilità mediatica assieme allo psicologo criminologo, il sociologo  politologo e la scrittrice famosa sempre disponibili a ospitate televisive e radiofoniche purché supportate da telecamere funzionanti.

Questa è la storia senza capo né coda, cioè la coda ci sarebbe, eccome, ma è invisibile ai più. E ci siamo tutti in coda, per quella coda, di problemi, in coda uno dietro l’altro. Non è più nemmeno una fila, ché nulla più fila, battuta quasi al termine della pièce teatrale, è la summa e al tempo stesso il fil rouge di quest’opera, con i balletti estemporanei con cui i personaggi inframezzano la narrazione nei frangenti in cui occorre stemperare i toni o, forse, lenire temi scottanti, a mo’ di intermezzo pubblicitario, rifugiandosi in luoghi comuni.

L’idea di fondo è che Mario Borghi si diverta a dar voce alle numerose ansie, stereotipie e tipizzazioni della nostra contemporaneità  lasciando che i suoi personaggi si muovano nella nebulosità del tempo presente, sbracciandosi e alzando la voce, senza, tuttavia, lasciare un vero e proprio segno ai posteri. Agendo con poca convinzione nello sforzo immane di mantenersi sempre a pelo d’acqua. Ciascun personaggio è quindi condannato suo malgrado a barcamenarsi tra soliloqui, monologhi interiori e flussi di coscienza: solo all’apparenza il contrario l’uno dell’altro, ma in realtà indicativi delle diverse ottiche narrative che si incrociano e a cui danno voce.

Anche Taldeitali, che parrebbe possedere una qualche risposta quanto meno immediata ed estemporanea, non potrà essere supportato dall’appoggio reale di interlocutori attenti e obiettivi, che rendano merito alle ipotesi e ai pensieri che si è fatto di sé e dei suoi compagni di scena. Ciò perché prodigandosi nell’affermare la propria ‘correttezza’ (sic!) sortisce, in mezzo a tanta mistificazione, l’effetto contrario. Il suo modello comportamentale, lineare anche se forse un po’ bigotto, lo rende ben diverso da un cavaliere dalla corazza lucente, fascinoso e attraente. Uno specchio dei tempi opaco, condannato a pagare come capro espiatorio per la propria e altrui inconsistenza.

Lucia Guida

L’autore

Mario Borghi, segno zodiacale Cancro è nato a Sanremo (IM) nel 1964 ma vive a Sassari. Ha scritto due opere teatrali, ‘L’abbonamento alla TV’ e ‘Gli opinionisti’ ( qui recensita e pubblicata da Le Mezzelane nel 2016 )messe in scena in vari teatri off di Roma. Nel febbraio del 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo, Le cose dell’orologio, per la collana Bandini di Rogas Edizioni (Roma). Nella vita, oltre a scrivere e a gestire il blog Pubblica Bettola Frammenti di Cobalto – Diario di un cialtrone  , seguitissimo e dissacrante lit-blog ,si occupa di servizi editoriali con PB Servizi Editoriali.

Mario Borghi, Gli Opinionisti, ISBN 9788833280042, € 8,90
in versione cartacea

Mario Borghi, Gli Opinionisti, ISBN 9788833280059, € 2,99

in  versione ebook

 

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Presentazione d’autore: “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

L’ultimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, scrittrice abruzzese, è intitolato ‘L’Arminuta’ ed è stato pubblicato da Einaudi nel febbraio 2017.
Protagonista è una ragazza adolescente, a cui l’autrice non attribuirà mai un nome canonico per tutta la durata della storia, la cui colpa, se così si può dire, è quella di essere stata restituita alla sua famiglia di origine dai genitori adottivi, dopo essere stata coinvolta in una pratica assai diffusa nelle zone del centro-sud d’Italia nel  secolo scorso e nelle famiglie meno abbienti: quella di essere ‘ceduta’ come figlia acquisita a parenti o amici di famiglia benestanti incapaci, per vari motivi, di soddisfare il proprio desiderio di genitorialità.

Qualcosa, però, in questo meccanismo compensativo sembra, a un certo punto, incepparsi.

Come nel peggiore dei suoi incubi la ragazza si trova all’improvviso e di nuovo catapultata in un ambiente familiare che le è estraneo e, per certi versi, quasi ostile. Per i suoi fratelli di sangue lei non rappresenta altro che una bocca in più da sostentare e i suoi veri genitori  la accolgono senza fare storie probabilmente perché rassegnati con fatalismo al fluire impietoso della vita che non concede troppe chance a chi la osserva dai bordi.
Gli unici a mostrarsi accoglienti verso l’Arminuta, la ritornata, sono Adriana, che le si affeziona da subito, unica sorella in una famiglia composta esclusivamente da prole di sesso maschile, Vincenzo, primogenito e figlio prediletto, che la guarda tuttavia con occhi  diversi e il piccolo Giuseppe, segnato da un destino di stenti e di privazioni anche affettive che agirà per lui da deterrente nella sua crescita personale.

Da principio l’Arminuta tenterà di forzare la mano per riappropriarsi di spazi e tempi a lei promessi e poi negati, per poi accettare con resilienza la sua nuova condizione nel paese di nascita, monitorata a distanza da Adalgisa, la madre putativa che, vuoi per una forma residuale di affetto, vuoi per una serie di sensi di colpa, non l’abbandonerà mai del tutto. E grazie anche alla sua vita precedente la ragazza riuscirà ad affrancarsi da un futuro fatto di rinunce e mediocrità, costruendo la propria vita attraverso opportunità educative diverse rispetto a quelle concesse ai suoi fratelli.
La narrazione procede nella fabula e nell’intreccio con linearità ed eleganza, conducendo in modo agevole il lettore attraverso le vicende narrate, illustrate anche attraverso espressioni dialettali caratteristiche dei tanti paesi dell’entroterra abruzzese italianizzate ma senza forzature evidenti e quindi assai fruibili per il lettore. Mi viene da pensare che tale scelta lessicale,  condivisibile, sia stata intrapresa di comune accordo, contemplando esigenze autoriali ma anche di editing. L’ aspetto psicologico dei personaggi è curato ma mai ridondante, con un’essenzialità che sembra riflettere quella dei luoghi in cui la vicenda si snoda.

Se c’è un messaggio sotteso all’intero testo narrativo questo è probabilmente legato alla precarietà dell’esistenza umana, alla volubilità delle circostanze definibili sino a un certo punto dall’uomo, a una certa ‘liquidità’ emotivo-sentimentale ante litteram( la storia si svolge a metà degli anni settanta del secolo scorso), anticipazione di molte inquietudini della nostra epoca contemporanea.

Con un fondo di speranza autentica: la possibilità reale di risalire la china affidandosi al senso di determinazione individuale posseduto da ciascuno di noi.

 

L’autrice

Donatella Di Pietrantonio vive a Penne (PE), in Abruzzo. Ha esordito con il romanzo ‘Mia madre è un fiume’ (Elliot 2001), vincitore di numerosi premi. Con ‘Bella mia’ (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega.

Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta, ISBN 9788806232108, € 17,50

 

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