Meglio la gallina domani o l’uovo oggi? – Piccole riflessioni a mezza voce su scrittura e lettura

di luciaguida

Qualche sera fa in chat su un sito social si parlava di editoria e di scrittura con un piccolo editore indipendente. Del fatto che sia l’una che l’altra non vivessero tempi felici e di come questa crisi toccasse indistintamente piccoli editori illuminati e autori non omologati.

La discussione è andata avanti per un po’. Io portavo avanti le mie ragioni scrittorie, l’editore le sue di divulgatore di idee e parole. Procedendo su due strade parallele alla fine ci siamo incontrati a un bivio. E manco a parlarne, il nostro trait d’union è stato il lettore.

Il ragionamento, assai semplice, contemplava la difficoltà di pubblicare buoni testi che potessero anche incontrare il favore del pubblico soprattutto da parte dei piccoli editori. Libri che potessero gratificare, quindi, autore ed editore. E la possibilità, molto più diffusa di quanto non si pensi, di stampare libri da parte di major assolutamente impubblicabili. Accolti, tuttavia, dal grande pubblico dei lettori con quello che io chiamo “favore di gloria riflessa”: legittimati, cioè, dal provenire da una scuderia di per sé garanzia di qualità legata a case editrici già conosciute e apprezzate.

Mi è venuto in mente qualcosa che ho letto in web diverso tempo fa in un articolo di scrittura. Si parlava di  quanto la comunicazione, in maniera di pubblicizzazione e propaganda editoriale, fosse importante. Di come un testo, a prescindere dalla sua bontà intrinseca, avesse comunque bisogno di essere conosciuto e diffuso per essere apprezzato. E che, paradossalmente, una pubblicità martellante o l’esposizione di un libro accanto ai pacchetti di caramelle, cioccolatini e chewing gum  ai lati delle casse di un supermercato spesso giocasse molto a favore facilitando l’acquisto di testi di qualunque tipo.

L’editore, indipendente ma grintoso, manifestava il proprio disagio nel compiere scelte di qualità a sprezzo delle scelte di mercato compiute da grandi gruppi editoriali, più ammiccanti e meno “di sostanza”, certamente favorite dalla prospettiva di proporre al grande pubblico su un terreno ben preparato e concimato dal fatto di vantare una lunga tradizione editoriale. Per altro con ottimi margini di guadagno. Molto maggiori di quelli da lui ottenuti per il medesimo autore a proposito di un testo formidabile e di spessore, commercializzato nel passato da lui con minor successo. La conclusione da me tratta, drastica forse per qualcuno, è stata che non gli conveniva colpevolizzarsi per aver incentivato un testo di qualità che aveva venduto in misura minore rispetto alle sue aspettative se, alla fine, i buoni lettori si potevano contare sulla punta delle dita.

Passano un paio di giorni e in un momento di pausa mi capita di intrattenere una conversazione più o meno dello stesso tenore con una mia collega accanita lettrice. Discorso che finisce inevitabilmente con la stessa considerazione: non si può, cioè, pensare che l’editoria italiana e internazionale si risollevi se chi dovrebbe ergersi a garante di opere di qualità finisce, poi, col pubblicare librini. Attirando in una sorta di spirale perversa lettori che, forti di un marchio editoriale di chiara fama, o di accorpamenti sapienti, accettano di buona volontà testi di media levatura come un qualsiasi consumatore poco consapevole porta a tavola di buon grado cibo di produzione e fattura industriale preconfezionato e megapubblicizzato.

Mi viene anche da pensare all’affermazione di Marcello Fois, scrittore e docente universitario, nella sua recente presentazione di “Luce perfetta” avvenuta un paio di settimane fa a Pescara in una libreria del centro. Della sua necessità di leggere in pagine scritte da terzi libri “altri”, e cioè romanzi e testi d’autore famosi collocati in una chiara prospettiva metascrittoria.  Che, poi, è come riuscire a scorgere nelle pennellate di un pittore fiammingo la storia e la tradizione di altri artisti di epoca contemporanea e precedente. Leggere con lo stesso impegno di un gourmet. Per qualcuno una mission impossible, ma probabilmente l’unica strada da seguire per tentare di salvare la buona editoria, quella fatta di pratiche ottimali e non di proposte mordi e fuggi di chiara matrice estemporanea.

Lucia Guida

ChickenOrEgg

photo credits : tiptop.az

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