luciaguida

Au Feminin Thinking and Writing and Not Only

Tag: poesia

Untitled – Senza Titolo

A proposito di Amore e di poesia.

Buona lettura a tutti

A presto

PROMESSA

Mi avvolgerò in un raggio di sole

e ti aspetterò.

Noncurante del vento

che mi scompiglierà i capelli,

dei granelli di sabbia impalpabili

che danzeranno davanti ai miei occhi.

Dimenticando albe pallide

e notti blu oltremare

senza luce di stelle e di luna.

Ti aspetterò amandomi

e giurandomi amore eterno

per amarti

con la pienezza dei miei anni maturi,

fatti di zucchero e sale

di lacrime e sorrisi

di corse sotto la pioggia

e di arcobaleni brevi e mutevoli

consolatori.

Sarai per me mezzo pane e companatico

e frutta acerba colta innanzi tempo

mescolata a polpa matura.

L’ultimo sguardo

in cui annegare

alla sera

e il primo

in cui rinascere

al mattino.*

Lucia Guida 

*All rights reserved

 

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“Les Amants bleus”, M, Chagall

 

 

Presenting “Interlinee”, my first poetry collection

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Libreria ed Emporio del Benessere ‘I luoghi dell’anima’, 20th October 2018, Pescara 

From left to right M° Luciano Vittorio Di Bernardo, Arianna Di Tomasso, Lucia Guida and Tiziana Di Tonno – shot by Guerino Di Francesco

 

 

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FLA 2018 – XVI Edizione del Festival delle letterature dell’Adriatico, Pescara, 11th November 2018


Presenting my book with Daniela D’Alimonte, poet and essayst – shot by Luciano Onza

 

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“Pandolce” Pastry Shop and Literary Bistrot, Pescara, 9th December 2018

Lucia Guida with Flora Amelia Suárez Cárdenas, poet and writer, and Lucio Vitullo, poet – shot by D. Quaglietta

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“Bottega Il Mandorlo”, Fair Trade Emporium in Pescara, 3rd January 2019

Lucia Guida with Rosy Siani, counselor- shot by Lucio Vitullo

 

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“Buffet di Libri”, Aurum, Sala Tosti in Pescara, Italy, 22nd February 2019
with Vittorina Castellano

shot by Flora Amelia Suárez Cárdenas

 

“Compito dello scrittore non è occuparsi del treno né dei suoi passeggeri stanchi e macilenti né del paesaggio che scorre veloce nella direzione opposta, ma del minuscolo coriandolo di carta che si stacca dal biglietto appena vidimato e che nel giro di qualche decimo di secondo sparisce in una dimensione della quale nessuno ha conoscenza”.

Paolo Zardi, writer (2013)

 

La Bella Poesia – da ‘Il canto di me stesso ‘, poesia di Walt Whitman

Cari amici, per l’estratto poetico di oggi ci trasferiamo oltreoceano, andando a centellinare le strofe di ‘Il canto di me stesso’, ‘Song of Myself’, di Walt Whitman, parte di una raccolta di poesie più organica intitolato “Leaves of Grass”, “Foglie d’erba”, pubblicata nel 1855.

Buona lettura

A presto

Il Canto di me stesso

Credo in te, anima mia,
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
Ozia con me sull’erba,
libera la tua gola da ogni impedimento,
né parole, né musica o rima voglio,
né consuetudini né discorsi,
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,
un trasparente mattino d’estate,
come tu posasti la tua testa
di per traverso sul mio fianco
ti voltasti dolcemente verso di me,
e apristi la camicia sul mio petto,
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,
e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

 Veloce si alzò in me
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza
che va oltre ogni argomento terreno,
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
e io conosco che lo spirito di Dio
è il fratello del mio,
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,
e che il fasciame della creazione è amore,
e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,
e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,
e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,
pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

Song of Myself

I believe in you my soul, the other I am must not abase itself to you,

And you must not be abased to the other.

Loafe with me on the grass, loose the stop from your throat,

Not words, not music or rhyme I want, not custom or lecture, not even the best,

Only the lull I like, the hum of your valvèd voice.

I mind how once we lay such a transparent summer morning,

How you settled your head athwart my hips and gently turn’d over upon me,

And parted the shirt from my bosom-bone, and plunged your tongue to my bare-stript heart,

And reach’d till you felt my beard, and reach’d till you held my feet.

Swiftly arose and spread around me the peace and knowledge that pass all the argument of the earth,

And I know that the hand of God is the promise of my own,

And I know that the spirit of God is the brother of my own,

And that all the men ever born are also my brothers, and the women my sisters and lovers,

And that a kelson of the creation is love,

And limitless are leaves stiff or drooping in the fields,

And brown ants in the little wells beneath them,

And mossy scabs of the worm fence, heap’d stones, elder, mullein and poke-weed.

W. Whitman

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“Amanti di Vence” (1957), M. Chagall

La Bella Poesia – ‘Ad occhi chiusi rifletto’, lirica di Daniela D’Alimonte

Cari Amici, da oggi inauguro una nuova pagina ospitante del mio blog intitolata ‘La Bella Poesia’. Sarà uno spazio privilegiato per accogliere poeti noti ed emergenti, accomunati dall’arte di fare ottima poesia coniugando perfezione formale e contenuti accattivanti.
La poetessa di oggi è Daniela D’Alimonte , classe 1974. L’opera che propongo alla vostra lettura è intitolata “Ad occhi chiusi rifletti” ed è tratta  dalla silloge di poesie La geometria del Tempo  edita da Tabula Fati nel 2014. Una delicata e pacata lettura del fluire del tempo che, inesorabile, scorre in avanti privandoci delle persone che hanno arricchito la nostra vita e che, ora, non sono più con noi.

Buona poesia e a presto

 

Ad occhi chiusi rifletti

 

Ad occhi chiusi rifletti

che forse la vita

è una donna gelosa.

 

Poi ti scuoti

e un tedio autunnale

bussa al tuo cuore.

 

Nel vetro disegni

realtà con un dito

e pensi a chi sai

non potrai più vedere.

 

Daniela D’Alimonte    

 

 

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photo credits: pinterest.com

 

 

Question Time

Può capitare che la poesia presti gli strumenti a chi poeta non è per tirar fuori ciò che in quel momento è al centro delle nostre riflessioni.
Nella poesia “Question Time”, scritta ai tempi del mio primo blog dal mio alias Springfreesia, provo a parlare sottovoce delle tante contraddizioni  e di quelle piccole delusioni, prevedibili e imprescindibili,   che conferiscono un retrogusto amaro alla quotidianità di ciascuno di noi. Ricordandoci, tuttavia, di essere comunque unici e, soprattutto, ancora vivi.

Buona lettura e buon fine settimana

A prestissimo

Question Time

 

Spesso mi chiedo che mondo sia quello in cui

il tondo è ormai quadrato,

la luce velata dal buio,

il rosso tristezza e il nero allegria.

 

Solitudine

mantello confortevole per la compagnia

chiasso ostentato silenzio negato

aiuole sintetiche di un verde brillante

al posto di erba spontanea

ai bordi delle strade.

 

Un cielo che è azzurro poi grigio poi nuvole

e da capo sole,

mille cambiamenti in una sola giornata,

e gente che ti sorride ma non lo fa col cuore

mostrando certezze estreme ed estrema

perfezione.

 

E ancora gente che esiste e che ha bisogno di te

ma che diventa

trasparente

per chi fugge il dolore,

inesistente

per chi è costantemente sulla giostra.

 

Questa nostra vita che va

e che somiglia sempre più a un canovaccio

della Commedia dell’Arte

in cui tutto non è quello che sembra

e quello che è

un qualcosa che,

forse,

più

non c’è

Lucia Guida

 

 

 

 

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ph credits: Gilbert Garcin on  smashinghub.com

 

6 febbraio 2015

Il 6 febbraio di quest’anno compirò 50 anni. Al di là dei tanti bilanci che potrei fare e che non farò mi piace pensare di aver realizzato tante cose, alcune ben riuscite e altre meno. Sono soprattutto fiera di aver provato con tutte le mie energie a essere sempre me stessa e a non tradirmi mai. Di aver tentato di rimediare ai miei errori esistenziali quando ho capito di aver sbagliato per potermi guardare con trasparenza allo specchio ogni mattina e, magari, provare a sorridermi un po’.
Per voi amici, oggi, una poesia scritta nel 2007 sul mio primo blog che parla del mio giorno natale, il 6 febbraio.
Buona lettura e a presto

Lucia

6 febbraio 1965

Sono nata in un giorno di neve

e dai cristalli di neve ho preso  trasparenza lieve e freddo intenso che diventa calore su una mano quando li stringi in pugno.

Sono nata in un giorno d’inverno e dall’inverno ho preso il rigore e il lento grigiore delle giornate nuvole. Ma anche la dolcezza inaspettata e il tepore di insperati raggi di sole

Sono nata in Febbraio e da Febbraio ho preso la leggerezza di un corteo mascherato pieno di colori e allegria, stelle filanti e coriandoli in un turbinio di festa. E poi silenzio e quiete nelle strade prima traboccanti di suoni e risate

Sono nata di sabato e dal sabato ho preso il pigro fluire delle ore dopo lo scorrere incessante degli eventi attraverso la settimana.

Sono nata nell’anno della guerra del Vietnam ma anche delle marce della pace,  delle serate al Piper e degli Oscar Mondatori.

Sono nata e poi rinata a nuova vita con consapevolezza a volte sorridente e a volte dolente conservando sguardo schietto e diretto, sempre.

In un cassetto qualche speranza custodita con cura, strette a me le poche certezze raggiunte.

Gli occhi rivolti a cielo e nuvole e il viso offerto al bacio e alla carezza lieve della brezza.

 I miei pensieri accompagnati dalla luna luminosa e silenziosa di un cielo notturno e dal riverbero del sole su onde che muoiono e poi rinascono coraggiose a riva.

Lucia Guida


L’immagine del dipinto “Il compleanno” di M. Chagall è presa dal blog settemuse

Sulla riva del mio Presente

Fino a qualche anno fa ho lasciato che fossero le pagine di un blog della community di libero a custodire le mie riflessioni, divertendomi, da prosatrice più che da poeta, a esprimerle qualche volta in versi.

Approfittando dell’indefinitezza di questa giornata festiva di agosto, tutta nuvole e sole, vi propongo un mio componimento intitolato “Sulla riva del mio Presente”

A presto

Lucia

Sulla riva del mio Presente

 

Sulla riva del mio Presente

mi son seduta,

lo sguardo al cielo

e al cielo i miei pensieri.

Sentendomi  ricca dentro

ho taciuto,

crogiolandomi nel tepore

insperato

di una giornata di festa,

di sole e di sereno.

Il Passato è lì

che attende,

sagoma di monti all’orizzonte

sfumata nel blu

di ciò che è già stato.

Ma è un’ attesa pacata,

simile al saluto di chi

resta;

mentre il treno

dell’ancora possibile

pian piano prende la rincorsa

per portarmi

via e lontano.

 

L. Guida  (2011)

 

 

“Past. Present. Future.1” , Anna Razumovskaya

Succo di melagrana

 

 

 

“Succo di melagrana” è un mio componimento poetico in versi sciolti da cui prende il nome la mia prima opera da solista, una silloge di  sei racconti in cui narro storie di donne in bilico tra passato e presente, pubblicata dalle edizioni Nulla Die di Piazza Armerina a principio del 2012.

E’ un ritratto al femminile di ciò che ciascuna donna potrebbe diventare a un certo punto del cammino intrapreso grazie alla consapevolezza acquisita in itinere.

La melagrana, agrodolce e succosa, poco appariscente ma in realtà scrigno dell’essenza femminile per antonomasia, viene da me indicata come frutto privilegiato per rappresentarci a tutto tondo al mondo intero

Buona lettura

 

 

Succo di melagrana

 

Mi chiedi come sono

e insisti per saperlo.

Io sono io

e non so spiegarlo

talvolta neanche a me.

Sono tessuto leggero di

pashmina del Kashmir,

morbida e avvolgente dal

disegno piccolo e ricercato,

e non pezza di velluto di seta

sfrontatamente

impositiva;

sono argento indiano

lavorato con turchese o

ametista

e non trilogy di brillanti

in elegante confezione regalo.

Sono sottobosco d’autunno

dorato

e non esplosione di verde rigoglio

Sono tramonto che sfuma nel blu violetto della sera

o alba che tinge appena di luce e colori

tenui l’orizzonte

e non mezzogiorno accecante

e torrido.

Felice di essere così,

A volte anche senza parole,

mai più senza speranze

o amore verso me stessa.

Con una piantina

da crescere sul mio balcone,

o un fiore da curare,

in un goccio d’acqua

in un vaso di vetro

colorato

in camera

da me.

Succo agrodolce

di melagrana

che ti disseta

con discrezione

lasciando traccia

vermiglia

indelebile

sulla tua mano.

 

L. Guida *

“Succo di melagrana” in Guida, L. (2012) Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile, Piazza Armerina (EN), Nulla Die

 

in foto immagine di Persefone presa dal web

Viaggio

In una conversazione di qualche tempo fa mi è stato fatto notare come a volte la poesia, più della prosa, risponda all’esigenza di tirare fuori quello che continua a macerarci dentro. Ho pensato, allora, di proporvi in questo post un mio componimento in versi la cui unica pretesa è quella di ricordare una persona cara scomparsa pochi giorni fa, celebrando con lei la generosità di una precoce e mite giornata di febbraio che l’ha amorevolmente salutata nel suo ultimo giorno terreno.

Buona lettura

Viaggio 

Non è piacere

ma  amorevole nostalgia

condita, forse, con un pizzico

di malinconia piana

salutarti, oggi, in questa giornata

che è tripudio di primavera

precoce e bellissima.

Beffarda e per certi versi

irridente,

ma così speciale

nei mandorli in fiore,

nel verde minuto,tenue

e pieno di speranza

dei campi seminati a grano,

nel paesaggio cristallino degradante verso il piano.

Nitido e sincero Febbraio

generoso a offrirti doni e primizie di Natura

in quest’ultimo giorno di congedo

dagli affanni terreni.

Andata via nel giorno dell’Amore,

Carmena,

tu che hai amato un solo uomo

e non l’hai mai avuto,

vivendo con gioia e preoccupazione

riflesse la maternità

per il tramite

di figli di carne e sangue

dei tuoi fratelli e delle tue sorelle.

Un atto di clemenza estremo,

quello del Tempo degli uomini e di Dio,

farti accarezzare da raggi di sole

sorprendentemente  

tiepidi, avvolgenti,

nel giorno del compleanno

di tua madre.

Appena un attimo prima

del gelo eterno,

infinito;

lasciandoci qui, stupiti e inteneriti

dal ricordo dolente e pacato

di questo bel pomeriggio

di sole invernale.

Lucia Guida

“Paesaggio del Gargano”, Photo by Forum Natura Mediterraneo

Celebrating Women

Mala tempora currunt per le Donne italiane. Ciascuna di noi avverte la sofferenza segreta di far parte di una categoria a rischio, molto più a inizio di questo millennio che in precedenza. E’ come se la lunga strada percorsa da tantissime donne ( e da me avvertita con un brivido di vitalità nuova negli anni della mia adolescenza, vissuti all’ombra delle lotte quotidiane delle tante femministe che cercavano anche per me, allora poco più di una bambina, orizzonti migliori) si fosse a un certo punto interrotta e qualcuno ci avesse intimato con voce decisa di tornare indietro sui passi compiuti.

Sembra quasi un paradosso, ma di Donne si ha ancora la necessità di parlare. Ben vengano, allora, occasioni come il Festival Rosadonna, celebrato nelle giornate del 23, 24, 25 e 26 maggio 2013 a Pescara presso il  Circolo Aternino di piazza Garibaldi. Ideatrice poliedrica del festival Cinzia Maria Rossi, presidente provinciale dell’ANFE.

Nell’ambito della rassegna editoriale, venerdì 24  maggio 2013 ho parlato, attraverso i miei racconti, delle mie storie di donne in un clima di inclusività al femminile e al maschile. Chiudendo il mio breve intervento con questa poesia, scritta un paio di anni fa in occasione dell’8 marzo e recitata in più di una circostanza, per ricordare a tutti come il Rispetto verso la Donna non possa essere soltanto mera celebrazione episodica ma debba scaturire, piuttosto, da progetti educativi consapevoli, rinnovati da noi tutti nella quotidianità più spicciola come anche nelle grandi eventualità.

Non regalateci mimose

Non regalateci mimose

comperate da fiorai distratti,

vaporosi ed effimeri

pegni di risarcimento

di amori trascurati e delusi:

dureranno una manciata di pensieri

in un giorno isolato

che non ci farà sbocciare

esplodendo di vita piena.

Non riempite il vaso del vostro rimorso

con splendidi fiori recisi di serra;

quel dito d’ acqua che li terrà vitali per poche ore

non potrà sostituire

la terra grassa e bruna

di un campo all’ aria aperta.

Offriteci, invece, una pianta d’ ulivo;

minuscola

ma con radici ben piantate al suolo

sferzata dal vento

blandita dalla pioggia

accarezzata dal sole.

E’ quello di cui noi donne

più abbiamo bisogno:

bellezza infinita

che traspare da sembianze semplici

e cura costante degli elementi,

l’ abbraccio forte, vero

e fragile

di un uomo che è verità, forza

e fragilità.

Questo e questo soltanto

ci necessita

e non già vetro trasparente di serra

mentre fuori imperversa

la bufera.

Lucia Guida

 Immagine

“Ulivo pugliese”, Eva Evita